«Mi rifiutai di abortire»: così è nato Andrea Bocelli

Toscana, una donna in stato interessante si precipita in ospedale per un presunto attacco di appendicite. Dopo il trattamento d’urgenza i medici la informano di essere incinta. La gioia si manifesta visibile sul volto. Arriva, poi, una seconda notizia: il bambino è affetto da una grave disabilità, il glaucoma congenito, che lo renderà poi cieco in giovane età. I medici propongono alla donna la scelta più facile: abortire. La donna si rifiuta e nasce uno dei più amati e importanti tenori al mondo, Andrea Bocelli.

È proprio il tenore di Volterra a raccontare del virtuoso gesto della «giovane e coraggiosa sposa», come amò chiamare la madre, Edi Arighieri, in occasione di una esibizione durante una serata organizzata dalla Nph-Italia nel 2009. L’accaduto è stato riproposto su Rai1 lo scorso 21 gennaio, durante la trasmissione Domenica In.

Questa storia ci offre due spunti di riflessione. Il primo attiene al rischio di giudicare non degna di essere vissuta una vita soltanto sulla base delle condizioni in cui può o potrà vivere. È un rischio che ormai è sempre più facile riscontrare. Basti pensare a quante donne arrivano nei nostri Centri di Aiuto alla Vita disorientate da discutibili consigli dati da medici a seguito di diagnosi problematiche circa la gravidanza. Sono le storie come quelle di Andrea Bocelli che ci insegnano che anche un non vedente può fare della sua vita un capolavoro.

La seconda riflessione attiene alla corresponsabilità che abbiamo nei confronti di queste donne e dei bambini che portano in grembo, soprattutto se in condizioni di disabilità. È grazie ad una mano tesa che spesso le paure lasciano spazio alla speranza. L’opera dei Centri di Aiuto alla Vita diviene in questo fondamentale. E in quest’ottica non dobbiamo mai smettere di ribadire che ogni vita è degna di essere vissuta.

Massimo Magliocchetti

 

Foto: ©Huffington Post

I grandi anniversari del 2018: dalla 194 all’Humanae Vitae di Paolo VI

Il 2018 è sicuramente un anno importante. Tanti sono gli anniversari che riportano alla mente fatti, personaggi, idee che hanno scritto la storia che oggi siamo chiamati a osservare, studiare, capire e su cui fare un serio discernimento per organizzare strategicamente le mosse per il futuro. Per il “popolo della Vita” il 2018 è un anno molto particolare. Ma può essere anche un punto di svolta. Per rinnovare il vigore fisico e intellettuale utile a non smettere di ribadire la dignità del bambino non ancora nato, colui che dal concepimento è “uno di noi”. E sono proprio alcuni di questi anniversari che vale la pena ricordare. Continua a leggere “I grandi anniversari del 2018: dalla 194 all’Humanae Vitae di Paolo VI”

Boldrini apre all’utero in affitto

Laura Boldrini apre all’utero in affitto. Io chiuderei alla Boldrini. 
In questi giorni ha fatto molto discutere l’ultima apertura della presidente della Camera, Laura Boldrini, che in un’intervista a Repubblica TV ha dichiarato: “la maternità surrogata e’ un tema delicato. Esistono situazioni diverse, questa pratica viene esercitata sia da coppie italiane eterosessuali che coppie italiane omosessuali che vanno all’estero. Poi tornano in Italia e non c’e’ una regolamentazione. Ci va bene cosi? Vogliamo mettere la testa sotto la sabbia? Se una cosa esiste nella realtà’ bisogna regolarla anziché’ lasciarla alla libera gestione dell’individuo”.

Peccato che alla presidente della Camera sfugga un particolare non da poco. In Italia la maternità surrogata – cioè l’utero in affitto – è vietata e perseguita penalmente. Infatti è proprio la legge 40/2004 che all’articolo 12 prevede che chiunque, in qualsiasi forma, realizza, organizza o pubblicizza la commercializzazione di gameti o di embrioni o la surrogazione di maternità è punito con la reclusione da tre mesi a due anni e con la multa da 600.000 a un milione di euro. Inoltre, sono note le forme di sfruttamento che si celano dietro questa pratica barbara.

La maternità surrogata è la schiavitù del terzo millennio. E’ indecoroso che la terza carica dello Stato auspichi che sia regolamentata aprendo, di fatto, alla possibilità di introdurla nel nostro ordinamento.

Massimo Magliocchetti