Evangelii Gaugdium: quattro chiavi di lettura per il Bene Comune e l’impegno sociale

La prima Esortazione Apostolica di Papa Francesco, Evangelii Gaudium, offre a noi giovani numerosi spunti di riflessione per poter agire nel quadro politico e sociale in modo tale che “nulla rimanga come prima”. Appare come un documento programmatico che, per quanto riguarda l’impegno per il bene comune e la pace sociale (cfr. n.217-237), poggia su quattro assiomi fondamentali che costituiscono l’insegnamento originale frutto della sua esperienza da gesuita. Per noi sono molto preziosi. Ognuno di questi può animare il nostro impegno nel sociale. Vediamoli insieme.

Il tempo è superiore allo spazio. «Questo principio permette di lavorare a lunga scadenza con pazienza, senza l’ossessione dei risultati immediati» (n.223). L’obiettivo del nostro agire politico, nelle sue varie forme, deve essere quello di innescare processi sociali basati sulla ragione e vocati al perseguimento del bene comune. Ciò risulta ostacolato continuamente dalla cultura nichilista e relativista. Partendo dal consiglio del Santo Padre dobbiamo avere perseveranza nello spenderci nel dialogo, basato sulla ragione, volto a demolire questa cultura che, pur non essendo salda nei suoi principi, è sorprendentemente radicata nella società moderna. L’antidoto al nichilismo e al relativismo è un uso coscienzioso della ragione e la testimonianza della Speranza. Ma perché proprio l’uso della ragione se ciò che ci guida è la Fede? Utilizzare la Fede come chiave del dialogo potrebbe diventare controproducente per via di alcuni pregiudizi e lesivo della sensibilità del nostro interlocutore, la ragione, invece, essendo insita in tutti gli uomini, diventa il passepartout  per entrare in dialogo con tutti. Inoltre, «la fede non ha paura della ragione; al contrario, la cerca e ha fiducia in essa, perché “la luce della ragione e quella della fede provengono ambedue da Dio”, e non possono contraddirsi tra loro» (n.242). Fondamentale è l’approccio. In questo modo i processi che innescheremo saranno mirabilmente aiutati dal tempo che «ordina gli spazi, li illumina e li trasforma in anelli di una catena in costante crescita, senza retromarce» (n. 223).

L’unità prevale sul conflitto. In questo nostro impegno troveremo inevitabilmente ostacoli e conflitti. Il conflitto « non può essere ignorato o dissimulato», bensì sopportato, risolto, trasformato «in un anello di collegamento di un nuovo processo» (n.227). Il Santo Padre ci invita a non rassegnarci di fronte agli impedimenti che troviamo durante il nostro agire politico, nelle sue varie forme, per il bene comune e la pace sociale. Il dialogo sociale va intrapreso con fervente coraggio e coesione. L’obiettivo è riportare alla base quei principi non negoziabili che sono radicati nell’essere umano e appartengono alla legge morale, la quale è «conforme alla natura, la si trova in tutti gli uomini, è immutabile ed eterna […] nessuno ha poi la possibilità di abrogarla completamente» (Cicerone, De Rep. III, 22,33).

La realtà è più importante dell’ idea. Con una formidabile chiosa il Pontefice afferma: «La realtà semplicemente è, l’idea si elabora» (n.231). Le idee diventano strumenti per cogliere, comprendere e dirigere quella che è la realtà. La realtà illuminata dal ragionamento, e quindi dalla ragione, è ciò che coinvolge l’uomo nel perseguimento di un obiettivo comune. Eliminando la realtà, tuttavia, si rischia di cadere nel sofisma e nell’ideologia: necessario diventa combattere fino in fondo le ideologie. Queste tendono a decostruire e ricostruire nuovamente la realtà secondo le proprie necessità propagandistiche.

Il tutto è superiore alla parte. Papa Francesco opera una metafora che vale più di mille parole: «Il modello è il poliedro, che riflette la confluenza di tutte le parzialità che in esso mantengono la loro originalità. Sia l’azione pastorale sia l’azione politica cercano di raccogliere in tale poliedro il meglio di ciascuno» (n.236). L’invito del Santo Padre è quello di cogliere la ricchezza che si trova nelle differenze, ma allo stesso tempo allargare lo sguardo all’unità che queste differenze costituiscono, al fine di riconoscere un bene più grande che porterà benefici a tutti: l’impegno individuale per il bene comune. Come perseguirlo concretamente? Il 16 Settembre 2013, in un’omelia mattutina a Santa Marta, il Pontefice ha dichiarato che «un buon cattolico si immischia in politica», divenendo strumento di servizio per la pace sociale e operando la più alta forma di carità da condividere con gli altri. Il termine “politica” è da intendersi come la presenza del fedele laico in campo sociale, caratterizzata dal servizio, segno ed espressione della carità, che si manifesta nella vita familiare, culturale, lavorativa, economica e soprattutto politica secondo alcuni profili specifici (cfr. Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, n.551).

Papa Francesco, in linea con i forti messaggi che ha consegnato ai giovani nel suo primo anno di pontificato, condensati maggiormente nella veglia della GMG di Rio 2013, ci esorta con vigore a “non rimanere spettatori passivi e lamentosi della vita” ma ad agire, a “non metterci nella coda della storia” ma esserne parte attiva e integrante, a non “guardare dal balcone la vita che passa” ma « emettere opinioni su tutto ciò che riguarda la vita delle persone, dal momento che il compito dell’evangelizzazione», come quello dell’agire politico, «implica ed esige una promozione integrale di ogni essere umano. Non si può più affermare che la religione deve limitarsi all’ambito privato e che esiste solo per preparare le anime per il cielo» (EV n.182).

Ora, abbiamo tutte le carte per vincere la partita, sei pronto a fare la prima mossa?

Massimo Magliocchetti

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