La nascita di una nuova vita è sempre una gioia

 

Giovanni Paolo IIIl 25 marzo del 1995 l’allora Pontefice Giovanni Paolo II, oggi Santo, nel suo diciottesimo anno di pontificato, decide di pubblicare un’enciclica che abbia come tema centrale quello della vita. Proprio per questo suo contributo magisteriale, oltre che per i numerosi interventi pubblici sul tema, viene ricordato come il “Papa della Vita”. L’enciclica in questione è, appunto, l’Evangelium Vitæ, Il Vangelo della Vita”.

Attualità e profezia di un’enciclica. Questo prezioso contributo, studiato ed apprezzato da molti, non può non essere conosciuto da coloro i quali sono impegnati nella difesa e nella promozione della vita. Può sembrare strano che nel 2015 ciò che è stato scritto vent’anni prima rimanga ancora attuale. È proprio il caso di dirlo: l’Evangelium Vitæ è una enciclica profetica, vera ed attuale.

Ogni nuova nascita è una gioia. Ogni opera del magistero dei pontefici, come di consueto, si apre con una breve introduzione che presenta il tema trattato. Non è difficile individuare il messaggio che il Papa intende lanciare: ogni nuova nascita è una gioia. A ben vedere, la parola “gioia” si ripete ben quattro volte in poche righe, sempre accostata all’evento della nascita. Giovanni Paolo II, infatti, porta l’attenzione del lettore all’evento della nascita di Gesù Cristo ricordando come questo fatto storico, ancor prima che religioso, abbia portato grande gioia ad un intero popolo. Ma perché il Santo Padre ci parla proprio del Natale all’inizio di una enciclica sul tema della vita? La risposta è molto semplice: «nel Natale è svelato anche il senso pieno di ogni nascita umana, e la gioia messianica appare così fondamento e compimento della gioia per ogni bimbo che nasce» (EV n.1).

La denatalità: una questione sociale. Eppure oggi sembra che questo sentimento di gioia sia con forza soffocato da una serie di situazioni sociali e culturali. Analizziamole.

IndividualismoPrimo fra tutte vi è l’individualismo, il cui messaggio può essere riassunto nell’aforisma “ognuno è sufficiente a se stesso, esisto io e solo io”. Questa miope cultura ha come conseguenza quella di sterilizzare tutte le relazioni, ossia tutti quei momenti in cui un soggetto entra in contatto con un “altro”. L’ipotesi che possa nascere una nuova vita diventa un ostacolo alla realizzazione dei propri obiettivi e interessi: sebbene il problema sia più complesso, in linea di massima possiamo dire che si cerca di eliminare alla radice il problema con l’aborto.

crisi-economicaVi è poi l’aspetto economico. Su questo punto è doveroso fare alcune precisazioni e sfatare luoghi comuni. Sebbene sia vero che accogliere una nuova vita comporta dei costi e che, spesso, chi deve accoglierla può versare in condizioni economiche negative, non si può in alcun modo addurre questa motivazione per legittimare l’uccisione di una vita nascente. Ma, visto che non viviamo nel platonico mondo delle idee bensì nella vita concreta, sorge una domanda altrettanto concreta: come risolvere il problema dell’indigenza economica davanti alla nascita di una nuova vita?

Ecco, la soluzione sono proprio i Centri di Aiuto alla Vita. Proprio perché la vita umana è troppo preziosa per essere “scartata”, i Cav aiutano le donne e le loro famiglie dal punto di vista economico, oltre che morale. Inoltre, grazie al Movimento per la Vita nel 1994 è nato il “Progetto Gemma”, un servizio per l’adozione prenatale a distanza di madri in difficoltà, tentate di non accogliere il proprio bambino. Attraverso questo servizio, con un contributo minimo mensile di centosessanta euro, si può adottare per diciotto mesi una mamma e il suo bambino. Insomma, una risposta concreta ad un problema concreto.

denatalità - culla vuotaInfine, come terzo aspetto, vi è la mancanza di politiche familiari capaci di favorire la maternità e la paternità. In Italia, ormai da troppo tempo, questa carenza ha generato un tasso di fecondità che, secondo i dati riportati dalle Nazioni Unite, è pari a 1.38, molto al di sotto della soglia di 2.1 che permette la costanza della popolazione.

Serve un cambio di paradigma. Non si può in alcun modo lasciare che il termine “gioia” venga tradotto in “problema”. La nascita di una nuova vita non può diventare un problema, un ostacolo da superare, un muro da abbattere a qualsiasi costo. Con questa cultura dello scarto, figlia dell’individualismo e di ideologie travestite da verità, la vita perde la sua sacralità, anche nella concezione più laica del termine; perde la sua importanza, la sua inviolabilità, la sua indisponibilità.

Ecco, l’Evangelium Vitae già vent’anni fa decide di mettere alla base del suo messaggio, non solo cristiano ma anche sociale, l’idea che la nascita di una nuova vita, come quella di Gesù Cristo, è fonte inesauribile di gioia.

(Pubblicato in http://www.cavromatalenti.it – Rubrica “Pillole di Evangelium Vitae”, Commento all’introduzione – il 30-03-2015)

Massimo Magliocchetti

©Riproduzione riservata

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