Amnesty International e la prostituzione: la Ong dei diritti (dis)umani.

Il Settimanale Tempi, in un articolo pubblicato online, racconta che la ricca e potente Organizzazione non governativa (Ong) Amnesty International intende dichiarare la prostituzione un «diritto umano». E’ giusto riconoscere come diritto umano una pratica disumana che non è altro che la mercificazione del corpo e della dignità della donna?

prostituta

LA NEOLINGUA ORWELLIANA – Legittimare ciò che nell’opinione pubblica è sempre stato una realtà negativa per la donna è un obiettivo difficile da raggiungere. Perciò occorre trovare una soluzione: manipolare le coscienze creando una neolingua. Quale miglior escamotage di questo?

Infatti, durante il trentaduesimo International Council Meeting, l’assemblea discuterà l’approvazione di una proposta volta ad identificare come diritto umano non la prostituzione, ma il “sex work, il lavoro sessuale. Secondo la Ong dei diritti (dis)umani, vietare il sex work equivale a violare i diritti umani «di chi vende prestazioni sessuali» – come riporta puntualmente Tempi – aumentando «l’oppressione, la discriminazione, la marginalizzazione e la violenza». Insomma, la prostituzione sfrutta la donna, il lavoro sessuale invece la nobilita. Pazzesco. La neolingua colpisce ancora.

PSEUDO DIRITTI E CONTROSENSIAffermare che la donna abbia il diritto umano a prostituirsi è un controsenso che alimenta soltanto i traffici miliardari del mercato sessuale mondiale. La donna, il suo corpo e, soprattutto, la sua dignità non possono essere monetizzate, perché il loro valore non è quantificabile. Al contrario, attribuire un valore in base alle qualità e ad altre variabili del tutto soggettive significa svalutare, snaturare colei che ha, in sé, un valore assoluto. In quest’ultimo caso si verificherebbe una vera e propria discriminazione: banalmente, ci sarebbero donne che valgono più di altre. Evidentemente la deriva ideologica che abbiamo provato a spiegare, nei suoi sviluppi paradossali non è accettabile.

SE QUESTO E’ UN UOMO – Parafrasando il celebre titolo dell’opera di Primo Levi, viene da chiedersi se chi permette la prostituzione – perché, non me ne vogliano gli amici di Amnesty, così si chiama – può essere definito un vero uomo, nel senso più alto del termine. Senza cadere in un becero e superficiale razzismo, la domanda è lecita. Tanto i clienti quanto i criminali che gestiscono i mercati del sesso riducono la donna ad un oggetto, una merce, un prodotto da usare fin quando si dimostra efficiente. In ragione dei loro desideri – o capricci, che dir si voglia – disumanizzano la loro vittima, togliendole  libertà e dignità.

E’ mai possibile che nel ventunesimo secolo ancora dobbiamo ribadire che le persone non sono cose e che non possono essere oggetto dei capricci altrui? Legalizzare la prostituzione non è la soluzione. Non lo sarà mai.

Massimo Magliocchetti

©Riproduzione riservata

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