Cocoricò, Severgnini e la «strategia dello struzzo»

Dopo la morte di Lamberto Lucaccioni, sedicenne morto per overdose di Mdma al Cocoricò di Riccione, il Questore di Rimini, Maurizio Improta, ha disposto la chiusura del locale per quattro mesi. Molte e variegate sono state le prese di posizione di politici e intellettuali, o pseudo tali. Anche il web si è diviso. L’analisi più di Bebbe Severgnini sul Corriere della Sera è la più lucida e sincera. Condivido e sottoscrivo in pieno.

Discoteca Cocoricò

Dopo la morte di Lamberto Lucaccioni, il sedicenne morto per overdose di Mdma al Cocoricò di Riccione, il Questore di Rimini, Maurizio Improta, ha disposto la chiusura del locale per quattro mesi. Molte e variegate sono state le prese di posizione di politici e intellettuali, o pseudo tali. Anche il web si è diviso. L’analisi più di Bebbe Severgnini sul Corriere della Sera è la più lucida e sincera. Condivido e sottoscrivo in pieno.

IL CASO – La miccia che ha fatto esplodere la bomba mediatica è stato un tragico fatto che, sebbene sia purtroppo all’ordine del giorno, ha smosso l’opinione pubblica e messo al centro dei riflettori il famoso locale di Riccione: il Cocoricò. Il giovane sedicenne, Lamberto Lucaccioni, è morto per overdose da ecstasy (Mdma). La sostanza stupefacente è stata acquistata durante la serata in discoteca. Dispiace per la morte del giovane, ma cinicamente viene da dire: nulla di nuovo.

L’ANALISI DI SEVERNINILo scrittore, opinionista e editorialista del Corriere Bebbe Severgninidella Sera, tra tutti i giornalisti, politici, intellettuali o pseudo tali è l’unico, a parere di chi scrive, ad aver elaborato un’analisi lucida e sincera sul tema. Innanzitutto, zittisce abilmente il mood di questi giorni che sostiene che «chiudere le discoteche per lo sballo è come chiudere le strade per gli incidenti», facendo notare una differenza determinante: mentre – dice Severgnini – «sulle strade, gli incidenti sono l’eccezione, e tutti cercano di evitarli. In molte discoteche lo sballo è la regola, tutti lo sanno, ma si fa finta di niente». Una scomoda verità che la maggior parte dei commentatori tende ad insabbiare.

Il giornalista lombardo passa poi a una forte e coraggiosa accusa ai «virginali disco-imprenditori» che si dimostrano apparentemente attenti al problema. Severgnini fa notare come difficilmente impediscono di far entrare minorenni (come nel caso del giovane Lamberto), come puntualmente non rispettano i limiti di età per la vendita di alcolici, come non si prodigano per seri controlli al fine di contrastare lo spaccio di sostanze stupefacenti. Ovviamente non è giusto generalizzare, ma non si può neanche non denunciare il problema.

Nella maggior parte dei casi i «virginali disco-imprenditori» – per dirla con le parole di Severgnini – sono complici. A tal proposito è riproposta una dichiarazione di Bebbe Riboli, progettista di locali notturni, rilasciata nel 2012 sempre al Corriere della Sera: «Le discoteche sono arredate anche per il tipo di stupefacenti che si consumano. Gli enormi stanzoni neri per l’ecstasy hanno lasciato il posto ai privé della cocaina, con pista da ballo piccolissima e tanto colore bianco». Insomma, non prendiamoci in giro! Nessuno vieta ai giovani di divertirsi, ma tutto deve avere una misura. Dobbiamo altresì riconoscere le colpe, ma quelle di tutti.

«LA STRATEGIA DELLO STRUZZO» – Secondo l’editorialista del Corriere della Sera dietro la «strategia dello struzzo» si nasconde «l’ignavia» di molti rispetto al «perbenismo della trasgressione». Un modo tipicamente italiano di affrontare i problemi.

Vedremo come andrà a finire …

Massimo Magliocchetti

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Cristiani nel mondo: perseguitati e uccisi nel silenzio

Esistono uomini, donne e bambini che in molte parti del mondo vivono quotidianamente una realtà molto particolare: la persecuzione anticristiana. La recente pubblicazione del dossier “Perseguitati, cristiani e minoranze nella morsa tra terrorismo e migrazioni forzate”, a firma della Caritas italiana, accende i riflettori su una dinamica di rilievo mondiale, spesso taciuta dalla stampa nazionale e internazionale laica oppure timidamente o parzialmente presa in considerazione.

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Esistono uomini, donne e bambini che in molte parti del mondo vivono quotidianamente una realtà molto particolare: la persecuzione anticristiana. La recente pubblicazione del dossier Perseguitati, cristiani e minoranze nella morsa tra terrorismo e migrazioni forzate, a firma della Caritas italiana, accende i riflettori su una dinamica di rilievo mondiale, spesso taciuta dalla stampa laica nazionale e internazionale oppure timidamente o parzialmente presa in considerazione.

BREVE NOTA STORICA – Le persecuzioni dei cristiani nascono con il cristianesimo stesso. Proprio l’evangelista Matteo fu il primo a trattare questa tematica in un passo della sua narrazione (Mt 10,16-33). Alcuni imperatori romani, addirittura, si distinsero per un particolare odio verso le comunità cristiane, come riportato in una famosa opera di Hans Küng: «le persecuzioni degli imperatori Decio (249-251) e Valeriano (253-260), che avevano ravvisato il pericolo per lo stato pagano e cercavano di sradicare il cristianesimo con ogni sorta di misure imperiali, non erano più soltanto sporadiche e regionali, le prime persecuzioni generali contro i cristiani dovevano procurare alla cristianità un intero decennio di terrore».[1]

I DATI DEL DOSSIER – I dati che emergono dal Dossier della Caritas, sono veramente terrificanti. Si legge che «sono oltre 100 milioni i cristiani vittime di discriminazioni, persecuzioni e violenze messe in atto da regimi totalitari o adepti di altre religioni».[2] Tornano subito alla mente, ad esempio, le Chiese e simboli cristiani distrutti in Iraq dagli jihadisti dell’Isis, le irruzioni e gli attentati avvenuti in Nigeria durante le funzioni religiose.

LA COREA DEL NORD E I CAMPI DELL’ODIO – Secondo la World Watch List, che elenca i cinquanta paesi in cui i cristiani sono oggetto di violenze in ordine decrescente secondo l’intensità della persecuzione, al primo posto vi è la Corea del Nord.
Numeri raccapriccianti
: le stime sui cristiani imprigionati nei campi di detenzione nordcoreani oscillano fra le 50 mila e le 70 mila persone.[3] La causa di tali barbarie è prettamente politica, come riporta il dossier. Infatti, nei «paesi non governati da un sistema democratico, chi sta al potere ha tutto l’interesse a non garantire la tutela dei diritti fondamentali, tra cui la libertà di espressione religiosa, e favorire così i gruppi etnici o religiosi su cui il potere si appoggia e trae consenso».[4] L’unica colpa è quella di essere fedeli alla loro religione come abbiamo già sostenuto in un altro nostro contributo.

UNA DINAMICA IN FORTE AUMENTO – Il Card. Jean-Louis Tauran, presidente del Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso, in occasione del cinquantesimo anniversario dell’enciclica Pacem in Terris,  affermò che «questa cifra (tra 100 e 150 milioni, ndr), in continuo aumento, fa del cristianesimo la religione più perseguitata del pianeta».

Dobbiamo avere il coraggio di guardare in faccia la realtà. Le persecuzioni dei cristiani non sono un lontano retaggio del passato, come banalmente si crede. Sono una triste realtà. Nel frattempo, mentre il web si indigna per la morte del leone Cecil milioni di persone sono perseguitate e uccise nel silenzio.

Massimo Magliocchetti

©Riproduzione riservata


[1] Hans Küng, Cristianesimo, essenza e storia, Rizzoli, 1994, p.177

[2] Caritas italiana, “Perseguitati, cristiani e minoranze nella morsa tra terrorismo e migrazioni forzate”, 2015, p. 3

[3] Caritas italiana, “Perseguitati, cristiani e minoranze nella morsa tra terrorismo e migrazioni forzate”, 2015, p. 3

[4] Caritas italiana, “Perseguitati, cristiani e minoranze nella morsa tra terrorismo e migrazioni forzate”, 2015, p. 9


Come immagine in evidenza ho usato: Il marchio della vergogna sulle case dei cristiani a Mosul: N, come Nazareno cioè appunto cristiano. Un marchio della vergogna non per chi lo subisce  ma per i jiahdisti che lo impongono ( Fonte: Avvenire)