Eutanasia, soluzione alla sofferenza?

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La breve riflessione che segue cerca di mettere in luce come la pratica dell’eutanasia non è una soluzione per la sofferenza dell’uomo. Ultimamente, infatti, il numero dei cittadini olandesi che chiedono l’eutanasia alla clinica Levenseindekliniek è duplicato in un solo anno. Il movente di questa scelta è il voler porre fine alla proprie sofferenze.

1.1 Nietzsche: il suicidio è una virtù? E quello assistito?

Perché dovrebbe essere più lodevole per un uomo invecchiato, che sente il declino delle sue forze, attendere la propria lenta consumazione e il disfacimento, che non porre termine in piena coscienza alla propria vita?[1]

Nietzsche, padre della filosofia Nichilista, nella sua opera “Umano, troppo umano” mette in luce come la scelta del suicidio sia una virtù dell’uomo che non vuole attendere la sua “consumazione e il disfacimento”. Questo paradigma può essere facilmente applicato anche al tema dell’eutanasia, essendo questa un vero e proprio “suicidio assistito”, che si pone in linea con quanto esposto dal filosofo tedesco. Infatti, la volontà di non soffrire, la volontà di non vivere una vita scadente, una vita che non è vita, diventa il presupposto che porta l’uomo a scegliere di porre fine alla sua esistenza.

1.2 Montanelli e l’eutanasia come diritto umano

Della stessa idea era un celebre giornalista italiano del secolo scorso, Indro Montanelli. Egli sostiene:“Ritengo che tra i diritti dell’uomo ci sia anche, anzi soprattutto, quello di congedarsi dalla vita quando questa sia diventata per lui soltanto un calvario di sofferenze senza speranza e, mettendolo alla mercé degli altri, gli abbia tolto anche la possibilità di difendere il proprio pudore, e quindi la propria dignità”.[2]

E’ doveroso porsi una domanda. Può essere la sofferenza l’aspetto determinante a legittimare la soppressione di un essere umano? Obiettivamente, anche se lo spessore culturale di Indro Montanelli è invidiabile, spiace dover riscontrare come un ragionamento del genere può portare a derive molto pericolose. Se, come sostiene il giornalista toscano, la sofferenza diventasse il parametro per legittimare l’eutanasia allora, essendo questa un aspetto puramente soggettivo, tutte le tipologie di sofferenza consentirebbero il suicidio assistito. Ad esempio, in Olanda «è sorta proprio per le persone che non rientrano nelle categorie per cui la pratica è ammessa (specialmente malati di mente, dementi e anziani) e che vengono raggiunte a domicilio da 40 squadre mobili, tutte fornite di esperti legali in grado di aggirare la legge. La stessa clinica ha dichiarato in un comunicato di lavorare per gli “esclusi”, dato che “i malati di cancro, fra tutte le persone che richiedono l’eutanasia, sono quelli che invece hanno le migliori possibilità di ottenerla dal loro medico di famiglia”»[3].

Lo abbiamo già sostenuto: l’unica vera soluzione alla sofferenza e alla malattia è la compassione. Nel corso della vita, chi più chi meno, chi in un modo e chi in un altro ha vissuto una sofferenza, grave o meno. Proprio per questo, la mera sofferenza non può essere il modello da prendere in considerazione. Si pone poi un altro problema, anch’esso non da poco: come fare a misurare la sofferenza per la quale è legittima l’eutanasia? Anche questa riflessione apre a soluzioni puramente soggettive che, quindi, non possono porsi come modelli universali.

Viviamo in un momento storico – culturale che ricerca in maniera quasi ossessiva l’eliminazione del dolore e della morte, come se questa non dovesse far parte dell’esperienza di vita. A parer di chi scrive non è difficile non accettare una semplice ma efficace locuzione, coniata da Schinella, che prova a riassumere questo pensiero: la «cultura della negazione della morte», la sofferenza è un vero e proprio tabù.[4]

Massimo Magliocchetti

©Riproduzione riservata


[1] F. Nietzsche, Umano, troppo umano, n. 80, in G.Colli, M.Montinari (a.c. di), Opere di Friedrich Nietzsche,Adelphi, Milano 1964 ss., vol. 4/2, p. 67.

[2] I. Montanelli, in Corriere della Sera”, 23 febbraio 2000.

[3] Frigerio, “Olanda. Crescono i numeri dell’eutanasia, grazie anche alla “dolce morte a domicilio”, in Tempi.it, 11 agosto 2015.

[4] Cfr. I. Schinella, “Condivisione della verità all’ammalato”, in Rassegna di Teologia, 31 (1990) – n. 5, pag.487 – 488.

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