Utero in affitto, la schiavitù del terzo milennio

Utero in affitto

Quella dell’utero in affitto è la nuova schiavitù del terzo millennio. Una pratica che rende la donna un mezzo e un macchina riproduttiva volta a soddisfare i capricci di una coppia o di singoli soggetti che millantano un diritto alla paternità e alla maternità. Un business mondiale che si serve di donne di zone arretrate del mondo, spesso giovanissime, attirate in veri e propri racket riproduttivi che onorano stravaganti egoismi occidentali.

India, schiava dell’utero in affitto liberata dopo dieci anni. – Dopo circa dieci anni termina il lungo calvario di Phulmani, un donna indiana nota alla stampa italiana con un nome di fantasia, colpevole di essere giovane e fertile, e per questo vittima della pratica dell’utero in affitto. Individuata nel suo villaggio natale, all’età di tredici anni è stata strappata ai suoi genitori per diventare una madre surrogata, privata della sua dignità ben sei volte. «Mi hanno trattata come una macchina per fare soldi. Non hanno mai avuto interesse per quello che volevo, tutto quello che interessava loro era che facessi nascere bambini», ha dichiarato, una volta tornata in libertà, ad un quotidiano indiano. Si aggira intorno a diecimila il numero di donne, povere ed analfabete, che ogni anno sono costrette ad essere oggetto di subdole compravendite. Una vera e propria piaga sociale, ormai radicata nella cultura occidentale come necessaria al fine di garantire pseudo diritti[1].

corte ingleseInghilterra, omosessuale padre del figlio della madre. – Sembra uno scherzo, un enigma da risolvere, eppure è la storia di un ragazzo omosessuale che all’età di ventiquattro anni decide arbitrariamente di diventare padre. Single, impiegato in un supermercato, trova la soluzione al suo capriccio. Su appositi cataloghi sceglie una donatrice di ovuli e, dopo averne accuratamente selezionato le caratteristiche fisiche, impianta il materiale genetico nell’utero di sua madre. Una volta nato, il figlio, che in realtà è il fratello, è stato adottato dal ventiquattrenne anche grazie al placet dell’Alta Corte inglese. È il primo caso nel Regno Unito e nel mondo, ma l’ennesimo caso di un uomo che gioca a fare dio mosso da un delirio di onnipotenza che trasforma desideri in diritti, a discapito dei più deboli: i bambini[2].

BiotexcomUcraina: Kiev e il bambino fai-da-te. – La deriva ideologica dell’utero in affitto non ha risparmiato l’Ucraina. A Kiev è possibile scegliere il proprio bambino fai-da-te. La Biotexcom, clinica leader nel settore della riproduzione assistita in Ucraina e nel mondo, garantisce a tutti i suoi clienti il massimo risultato con prezzi adatti alle più disparate esigenze. Un vero e proprio supermercato della nascite. Permette al cliente una vasta gamma di scelta: dal pacchetto “economico” a quello “all inclusive”, ovviamente con vari prezzi e modalità di pagamento, dai 4.900 euro per il primo fino a 29.900 euro per il secondo. Insomma, il bambino diventa oggetto di una compravendita. È garantita anche l’assistenza legale, cosicché subito dopo la nascita al figlio viene concesso un passaporto presso il Consolato italiano.

Anche se la neolingua del politicamente corretto tende ad ammorbidire il concetto di utero in affitto con la locuzione “gestazione di sostegno” tutto ciò, nei fatti, non muta la sostanza: è una moderna forma di schiavitù legittimata da irragionevoli ideologie che rendono la vita di donne e bambini indifesi merce di scambio, attori di storie di sofferenza.

Massimo Magliocchetti

©Riproduzione riservata

[1] Fonte: Stefano Vecchia, “India, liberata «schiava» dell’utero in affitto”, in Avvenire del 28 febbraio 2015.

[2] Fonte: Leone Grotti, “Suo padre è suo fratello e sua madre è sua nonna”, in Tempi.it del 4 marzo 2015

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