Cina, gli effetti collaterali della politica del figlio unico

Cina figlio unico

L’abolizione della politica del figlio unico in Cina ha riportato il tema sotto i riflettori dell’opinione pubblica nazionale e internazionale. La pianificazione familiare cinese si è rivelata una devastante macchina mortale: sono stati stimati più di 400 milioni di aborti in trentacinque anni e numerose sterilizzazioni femminili forzate. Questa politica fallimentare ha avuto effetti collaterali delicatissimi.

LA SVOLTA. – Sulla maggior parte dei quotidiani italiani e internazionali, nelle ultime ore, viene proposta la notizia dell’agenzia Nuova Cina (Xinhua) – la più antica agenzia di stampa della Repubblica Popolare Cinese – che riporta quanto scritto in un comunicato del Comitato centrale del Partito Comunista Cinese: la famosissima politica del figlio unico sarà abolita, ogni famiglia potrà avere massimo due figli. Il gigante demografico e della finanza mondiale ha deciso modificare la politica di pianificazione familiare consapevole dei repentini sviluppi sociali ed economici. Dopo l’esperienza ultratrentennale il Paese asiatico è ritornato sui suoi passi. Come nasce la famosa politica del figlio unico?

BREVE CRONISTORIA DI UNA SCELTA FALLIMENTARE. – A pochi mesi dalla prima metà del ventesimo secolo, il 1 ottobre 1949, l’allora presidente Mao Zedong proclama la nascita della Repubblica Popolare Cinese attuando una serie di misure politiche volte a favorire la natalità. Egli, fedele sostenitore della filosofia di Confucio, portò avanti una politica familiare che fece raddoppiare il numero della popolazione cinese. Alla sua morte, nel 1976, il gigante asiatico contava quasi un miliardo di persone.

Dopo pochi anni, nel 1979, il Governo cinese iniziò a promuovere una serie di politiche di pianificazione familiare note al mondo occidentale come la politica del figlio unico.

Sin da subito le famiglie erano registrate e distinte tra urbane e rurali: alle prime era vietato avere più di un figlio, mentre alle seconde era concesso avere un secondo figlio solo se dal primo parto fosse nata una femmina. Non mancava la previsione di stringenti sanzioni per i trasgressori del diktat comunista: la più comune era la pena pecuniaria che era diversamente applicata nelle zone della Repubblica, erano applicate anche salate diminuzioni dei salari e, spesso, la perdita del posto di lavoro (alle famiglie “urbane”). Per l’occasione, fu lanciata anche una potentissima campagna mediatica e il Paese fu tappezzato di manifesti che “invitavano” a regolare le nascite: fu creata una Commissione di Stato per la Pianificazione Familiare con migliaia di ufficiali predisposti per i controlli in tutta la Repubblica.

Nel 2013 furono apportate delle modifiche per cercare di riequilibrare il tasso di fecondità sceso sotto il livello di sostituzione. Per cercare di evitare un’implosione demografica e la scomparsa di alcune etnie minoritarie il numero di figli per ogni famiglia viene portato a due soltanto se uno dei coniugi è figlio unico. I motivi che hanno portato Xi Jinping, presidente Repubblica Popolare Cinese dal 2013, ad apportare queste modifiche sono la necessità di nuovi consumi e l’aumento della forza lavoro capace di sostenere la popolazione sempre più vecchia.

Le modifiche apportate nei giorni scorsi dal Partito Comunista Cinese sembrano essere una svolta dell’epoca, ma alcuni osservatori si dimostrano scettici. Trentacinque anni di massiccia pianificazione familiare hanno comportato delicatissimi effetti collaterali, numerose vittime e un gap che difficilmente potrà essere colmato.

I TRAGICI EFFETTI COLLATERALI. – La politica del figlio unico, unicum mondiale, ha avuto durata ultratrentennale. Gli effetti collaterali sono stati drammatici: aborti selettivi, sterilizzazioni forzate, vite anonime, una sproporzione tra la popolazione femminile e quella maschile, un elevato tasso di anzianità non bilanciato dalle nascite per via di un tasso di fecondità molto basso.

Dal 1979 a oggi, secondo le stime del Ministero della Salute di Pechino, come conseguenza della politica di pianificazione familiare sono stati perpetrati più di 400 milioni di aborti. Un genocidio silenzioso. Anche se basterebbe questo dato per capire la scelleratezza di questo crimine contro l’umanità, possiamo affermare che quanto scritto sopra equivale a sessantasei volte la Shoah e otto volte i morti della seconda guerra mondiale. Ripeto, non esiste altro termine per definire questo scempio: genocidio. Tutto ciò avveniva e avviene nell’indifferenza e con il placet delle autorità. Anche se la Cina ancora resta fedele agli ideali del confucianesimo, sembra ormai averli dimenticati. Una delle celebri frasi da sempre attribuite al filosofo cinese afferma: “Più bambini significa più felicità, i bambini avuti presto portano presto la felicità”. Ecco, dai dati emersi, la Cina dovrebbe essere un Paese tristissimo.

Tasso di natalità Cina - www indexmundi com

Gli effetti negativi non finiscono qui. Secondo le stime di numerosi osservatori, legato al dramma degli aborti indotti, vi è un grande numero di donne costrette alla sterilizzazione. Anche in questo caso ci troviamo di fronte ad una violazione dei diritti umani, oltre che a una privazione della dignità che già di per sé basterebbe a condannare questa pratica.

Come abbiamo detto, a seguito dell’entrata in vigore della politica di pianificazione familiare, venivano censite e registrate le famiglie distinguendole in urbane e rurali. Nelle campagne, spesso, le famiglie non denunciavano le nascite all’anagrafe crescendo così «figli anonimi». In assenza di regolare documentazione non potevano frequentare scuole e non avevano accesso alle strutture sanitarie.

Altra conseguenza della politica del figlio unico è la sproporzione tra il numero di popolazione femminile rispetto a quella maschile. Infatti, essendo la nascita della figlia femmina un aspetto negativo per l’ereditarietà del nome di famiglia e della dote in caso di matrimonio, si preferiva abortire selettivamente per garantire la nascita di un figlio maschio. Secondo i dati di alcuni osservatori, prima del 2013, anno in cui la politica del figlio unico ha subito modifiche sostanziali, il numero di nascite di figli maschi rispetto alle femmine era pari a 1,13.
La Cina è un paese di anziani. Il numero dei giovani è sempre più basso: i dati del 2013 riportano che il 10% della popolazione è ultrasessantenne. Il gap di età si moltiplicherà esponenzialmente con il passare degli anni, visto l’esponenziale numero di aborti ogni anno (circa 1500 ogni ora). Il censimento nazionale del 2015 effettuato dalle autorità cinesi ha stimato circa 1.401.586.000 persone. I numeri negli ultimi dieci anni, nonostante la politica di pianificazione familiare, sono stati in costante aumento.

Popolazione Cinese - index mundi

Il risultato di quanto detto sopra è un bassissimo tasso di fecondità, cioè il numero medio di figli per donna. Secondo le stime la media di figli per donna è 1.55, molto al di sotto del livello di stabilizzazione, pari a 2.1, che permetterebbe la conservazione delle popolazioni. Questo dato apre scenari e riflessioni importanti.

Tasso di fecondità Cinese - ultimi quindici anni - index mundi

BREVE RIFLESSIONE. – Insomma, i dati emersi non sono certamente rassicuranti, denunciano un trentennio di fallimenti e di soprusi. La svolta annunciata giorni fa porterà una vera inversione di marcia? Il tempo ci risponderà.

È chiaro come il modello di economia proposto dal gigante asiatico in questi anni non sia stato a misura d’uomo, anzi l’uomo è stato plasmato in base alle necessità economiche.
I risultati parlano chiaro: ritornare a pensare un’economia che metta al centro l’uomo come fine e non come mezzo è la soluzione. È difficile, anzi difficilissimo ma è altrettanto doveroso.

Massimo Magliocchetti

©Riproduzione riservata


Fonti: i dati contenuti nell’articolo sono stati confrontati con i seguenti siti:

  • logai.it: piattaforma sulla quale sono presenti dati relativi al mondo e alla cultura cinese, oltre che numerosi articoli e notizie sul tema della politica del figlio unico.
  • indexmundi.com: tutti i grafici presenti nell’articolo sono stati elaborati dal presente sito.

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