Virus Zika: cavallo di Troia per liberalizzare l’aborto

In Brasile scoppia l’allarme epidemiologico. OMS: «consentire aborto».
L’eugenetica e i diritti (dis)umani si fanno strada per combattere Zika.

 Agli inizi di febbraio tra le pagine della stampa nazionale è stato lanciato l’allarme del virus zika, un flavivirus trasmesso dalle zanzare Aedes Aegypti presente in modo massiccio in alcune zone del Sud America, tra cui il Brasile. Il tam tam mediatico si è concentrato maggiormente sulla possibilità che dalle gravidanze portate avanti dopo aver contratto il virus potessero nascere bambini affetti da microcefalia.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità, dopo averlo indicato come epidemia, ha immediatamente proposto una triste e radicale soluzione per far fronte al problema: ha trasformato il virus in un pericoloso cavallo di Troia per legalizzare l’aborto.

Il Virus: caso mediatico. – Le notizie sulla diffusione del virus zika in Brasile risalgono a settembre dello scorso anno, quando il Ministero della Salute brasiliano ha lanciato l’allarme per un inspiegabile alto tasso di casi di microcefalia presumibilmente legati alla contrazione del virus da parte delle gestanti. Sebbene al tempo non vi fosse alcuna prova che collegava la microcefalia al virus, verso la metà di novembre l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha dichiarato l’allarme epidemiologico.

La microcefalia: possibile conseguenza. – La microcefalia è una malformazione neurologica che comporta uno sviluppo ridotto del cranio. Dal punto di vista sintomatologico il soggetto presenta un ritardo mentale – generalmente più frequente -, oppure nanismo, iperattività, epilessia, difficoltà di coordinazione ed equilibrio, giusto per citarne alcuni.

Quale soluzione? L’aborto. – L’Oms non ha tardato a proporre la sua triste ricetta al problema. Forte e chiaro è arrivato il messaggio dell’Alto commissario delle nazioni unite per i diritti umani, Zeid Ra’ad Al Hussein, che in un comunicato stampa ha affermato: «bisogna consentire, nei Paesi colpiti da Zika, l’aborto e la contraccezione». Ha poi continuato, «le leggi e le politiche che limitano l’accesso a questi servizi dovrebbero essere urgentemente riesaminate in conformità con i diritti umani, al fine di garantire, in pratica, il diritto alla salute per tutti». Tutti tranne il nascituro. Per farla breve, senza tanti giri di parole: al fine di garantire i diritti umani l’Oms propone l’aborto, cioè l’uccisione del più debole dei deboli, di colui che non ha voce, di colui che senza colpa alcuna è reo di non essere perfetto. Colpevole, una volta nato, di essere affetto da ritardo mentale.

L’eugenetica e i diritti (dis)umani. – È terribile pensare che l’Oms, invece di predisporre tutti i necessari interventi per aiutare, anche medicalmente, queste donne e i loro bambini decida di utilizzare questa situazione per affermare un diritto universale all’aborto. Come se la vita di queste creature sia meno dignitosa delle altre, tanto da proporne l’uccisione.

Queste derive antiumane devono essere denunciate. Allo stesso tempo, dobbiamo avere il coraggio e la determinazione di riportare continuamente nel dibattito pubblico, nazionale e internazionale, l’idea che non è possibile parlare di pace senza una concreta difesa della vita, a partire da quella nascente. Consapevoli che la vita è preziosa, impegniamoci a difenderla dalla cultura di morte. È vero: primo tra i diritti umani è quello alla vita, di tutti. Ma proprio tutti.

Massimo Magliocchetti
@MagliocchettiM

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