Consulta: la dignità dell’embrione ha rilievo costituzionale

La Consulta mette un punto sulla diatriba relativa alla natura giuridica dell’embrione. “Non è certamente riconducibile a mero materiale biologico” e l’offesa “alla tutela della dignità dell’embrione (ancorché) malato […] non trova giustificazione nella tutela di altro interesse antagonista”: in questi termini la Corte costituzionale, in una sentenza che può essere definita storica, apre sempre più la strada al pieno riconoscimento dell’embrione umano come soggetto di diritto.

Il caso.I ricorrenti nel giudizio di legittimità costituzionale, sottoposti al trattamento di procreazione medicalmente assistita, hanno chiesto al Tribunale di Firenze di ordinare al centro medico al quale si erano rivolti di riconsegnargli dieci embrioni prodotti poiché, non essendo impiantabili, erano intenzionati a destinarli ad attività mediche diagnostiche e di ricerca scientifica. Inoltre, agli inizi del 2012, revocarono il consenso precedentemente prestato per il trasferimento in utero del decimo embrione, poiché – secondo la triste formula riportata in sentenza – considerato «materiale di media qualità». Come se un embrione – che abbiamo già visto essere vita a tutti gli effetti – potesse avere una qualità media da non garantirne piena dignità.

La Corte: la dignità dell’embrione ha rilievo costituzionale. – La Corte Costituzionale (Sent. 84/2016), nel giudicare i dubbi sollevati dal Tribunale di Firenze riguardo il presunto contrasto con la Costituzione di alcuni articoli della legge 40, chiarisce un aspetto fondamentale per la moderna biogiuridica che apre notevoli spiragli per il pieno riconoscimento dell’embrione nell’ordinamento italiano. Sulla premessa che l’embrione, «quale che ne sia il, più o meno ampio, riconoscibile grado di soggettività correlato alla genesi della vita, non è certamente riducibile a mero materiale biologico» ribadisce che ogni offesa «alla tutela della dignità dell’embrione (ancorché) malato, quale deriverebbe dalla sua soppressione tamquam res, non trova […] giustificazione, in termini di contrappeso, nella tutela di altro interesse antagonista».

Il giudice delle leggi, pur rimbalzando al legislatore il dovere di chiarire in quali termini deve operarsi il bilanciamento tra il rispetto del principio della vita e le esigenze della ricerca scientifica, ha concluso affermando che la dignità dell’embrione, quale entità che ha in sé il principio della vita (ancorché in uno stadio di sviluppo non predefinito dal legislatore e tuttora non univocamente individuato dalla scienza), costituisce, comunque, un valore di rilievo costituzionale riconducibile al precetto generale dell’art. 2 della Costituzione.

Massimo Magliocchetti
@MagliocchettiM

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