Brexit: non solo un referendum inglese. Spiraglio per una nuova Europa?

Tempo di lettura: 3 min

I cittadini britannici oggi sono chiamati a decidere se uscire o rimanere dentro l’Unione Europea. Una scelta che va oltre il quesito referendario, capace di creare un precedente o comunque una tappa importante della storia europea.

La scelta tra il «remain» (restare) o «leave» (uscire) che si sta compiendo in queste ore nei seggi britannici rappresenta comunque una frattura, una inversione di marcia rispetto alla sacrale idea d’Europa che si è andata a delineare negli anni passati. Nel caso di uscita, infatti, verrebbe meno l’unità europea peraltro già instabile da tempo con il rischio di un effetto domino che porterebbe secondo alcuni analisti all’uscita di altri Paesi; mentre laddove vincesse il no alla Brexit avremmo comunque una larga fetta di euroscettici con i quali sarà necessario convivere.

L’omicidio di Jo Cox, la giovane parlamentare inglese, uccisa giorni fa per mano di un estremista al grido «la Gran Bretagna per prima!» è la sintesi del quadro inglese: insofferenza e forte emotività giocheranno un ruolo fondamentale in questo referendum. Lo hanno dimostrato il rafforzamento delle posizioni per il «remain» e l’aumento di tre punti percentuali nei sondaggi in pochissimi giorni.

Al di là delle ricadute economiche e politiche che seguiranno tanto alla scelta del sì quanto a quella del no, resta un dato fondamentale: i britannici hanno sicuramente aperto la strada ad una riflessione che da tempo si cercava di relegare tra le ultime pagine dei giornali o nei talk da seconda serata. Riassumiamo il problema in una domanda: l’idea d’Europa come voluta dai padri fondatori ha fallito? La riposta è presto detta: si, ha fallito, ma va ricostruita.

Se oggi mi trovassi a dover votare una ipotetica uscita dell’Italia dall’Europa sarei molto combattuto. Se l’emotività avesse la meglio sulla razionalità sarei tentato a scegliere di uscire, perché di questa Europa non mi piace proprio nulla. Allo stesso tempo, credo profondamente nell’ideale europeo per come era stato concepito dai fondatori, primo fra tutti De Gasperi.

Dobbiamo però avere il coraggio di affermare che l’Europa, ad oggi, ha fallito e va ricostruita. Questa impostazione, sono convinto, è l’arma vincente per rimettere insieme la spaccatura tra euroscettici ed europeisti delusi.

Da dove ricominciare? Anche in questo caso, la risposta è immediata: dobbiamo riscoprire i valori che erano alla base dell’idea europea. Tornare alle nostre radici, tuttavia, non sarà facile perché il nichilismo dominante si pone come primo ostacolo. Avere il coraggio di ricostruire un Europa con i principi cristiani che l’hanno fondata è indispensabile. De Gasperi parlava di un «internazionalismo cristiano», intendendo una politica capace di creare unità nei principi di democrazia e libertà, una Europa che fosse baluardo di pace. Una restauro europeo deve muovere dall’idea che la soluzione al problema che attanaglia questa Europa non è meramente economico, ma un problema morale e di giustizia.

Insomma, il risultato del referendum britannico mette in moto una riflessione dalla quale può rinascere una nuova Europa. Partecipiamo, perché serve l’aiuto di tutti.

Massimo Magliocchetti
@MagliocchettiM

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