Prima diagnosi pre – impianto su embrioni. Gigli: «selezione eugenetica»

Cortona, dopo il via libera della Consulta eseguita la prima amniocentesi anticipata su embrioni

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Una clinica pubblica di Cortona, un comune toscano in provincia di Arezzo, ha eseguito per la prima volta una diagnosi pre – impianto su embrioni. Ribattezzata dalla stampa come «amniocentesi anticipata», apre scenari bioetici problematici: se prima l’eugenetica era possibile ora è un dato di fatto.

Il centro di procreazione medicalmente assistita dell’Ospedale di Cortona è il primo in Italia ad eseguire la diagnosi genetica pre – impanto su embrioni, pratica vietata fino alla decisione di una famosa sentenza della Corte Costituzionale (Sent. 69/2015) che nel maggio dello scorso anno ha dato il via libera di eseguirla se finalizzata a evitare l’impianto di embrioni affetti da gravi malattie trasmissibili che possono determinare gravi pericoli per la salute fisica e psichica della donna.

Tuttavia emergono due profili altamente critici. Il primo attiene alle «gravi malattie trasmissibili», poiché il concetto di gravità non è molto determinato, quindi idoneo a ricomprendere molteplici possibilità. Il secondo, invece, pur essendo sempre legato al concetto di gravità, interessa i pericoli per la salute psichica della donna, aspetto anch’esso poco determinato che apre a operazioni basate puramente su percezioni soggettive.

L’ospedale toscano ha posto in essere una biopsia su tre embrioni al fine di identificare la presenza di patologie ereditarie o cromosomiche prima dell’impianto in utero. La procedura permette di identificare la presenza di malattie genetiche mendeliane o di alterazioni cromosomiche di tipo numerico o strutturali in embrioni generati in vitro da coppie a elevato rischio riproduttivo (Ansa).

Commenti positivi sono arrivati dall’assessore toscano alla salute, Stefania Saccardi, fiero del primato conquistato dall’ospedale toscano definito «apripista» per le altre regioni italiane.

Per Gian Luigi Gigli, presidente del Movimento per la Vita, si tratta invece di una «selezione eugenetica». In un comunicato stampa, poi ripreso anche dal Sir, ha aggiunto: «in quale altro modo, infatti, può essere definita l’individuazione dell’embrione sano tra i tre disponibili se non come selezione della specie?».

Le perplessità sollevate da Gigli sono del tutto condivisibili. Anzi, le avevamo profetizzate all’indomani di un’altra sentenza storica della Consulta proprio in tema di procreazione medicalmente assistita. Tornano quindi i dubbi sul presunto diritto al figlio sano, con il relativo problema di indicare i limiti entro cui un individuo può dirsi sano o meno: le stesse considerazioni che cercammo di spiegare in un articolo pubblicato su La Voce della Vita si sono tristemente avverate.

Massimo Magliocchetti
@MagliocchettiM

©Riproduzione riservata

 

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