Tar Lazio: «pillola giorno dopo è contraccettivo». Gigli (MPV): «perplesso su valutazioni giudici, appelleremo»

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Il Tar del Lazio ha dichiarato infondati nel merito i ricorsi presentati anche dal Movimento per la Vita italiano in merito alla riorganizzazione dei consultori.

La decisione è stata accolta come positiva da una nota del presidente della regione Lazio, Nicola Zingaretti, che ha dichiarato: «siamo soddisfatti per la sentenza del Tar del Lazio che chiarisce il territorio dell’obiezione di coscienza e della sua applicazione nel rispetto della legge». «Un cammino impegnativo – ha continuato – sul quale vogliamo proseguire per restituire dignità ai consultori e per tutelare la salute delle donne», così ha commentato la decisione dei giudici amministrativi.

Del parere contrario è Gian Luigi Gigli, presidente del Movimento per la Vita, il quale si è detto «perplesso rispetto alle valutazioni scientifiche dei giudici amministrativi e alla loro considerazione del diritto all’obiezione di coscienza». In una nota ripresa dall’Agenzia Ansa, Gigli ha precisato che il Movimento per la Vita «continuerà la sua battaglia presso il Consiglio di Stato a difesa del diritto delle donne alla corretta informazione, della dignità della professione medica e, soprattutto, della vita dell’embrione umano, considerato dall’industria del farmaco un oggetto prima che esso possa annidarsi nell’utero materno».

I giudici, rispetto ai ricorsi presentati, oltre a stabilire la natura contraccettiva delle c.d. pillole del giorno dopo, hanno deciso che l’obiezione di coscienza da parte dei medici non si può applicare alla certificazione dello stato di gravidanza poiché si configura come semplice attestazione di uno stato di salute.

Uno dei punti critici della sentenza del Tar del Lazio riguarda proprio la natura delle “pillole dei giorni dopo”. Secondo i giudici, le cui motivazioni saranno pubblicate nei prossimi giorni, tali pillole non sono propriamente farmaci abortivi, ma meri contraccettivi. Sembrerebbe che abbiano richiamato la posizione dell’Aifa, la quale a sua volta ha recepito alla lettera quella dell’Agenzia europea per il farmaco.

Secondo Gigli, però, «ciò non tiene conto dei rilievi avanzati dal Consiglio superiore di sanità e delle contraddizioni con la stessa letteratura scientifica che ha portato alla commercializzazione dei cosiddetti contraccettivi di emergenza». «Ancora una volta – ha precisato in una nota il presidente del Movimento per la Vita – gli interessi delle multinazionali del farmaco hanno prevalso sul diritto alla corretta informazione del medico prescrittore e delle pazienti che inconsapevolmente dovranno assumere il farmaco».

Per quanto riguarda l’obiezione di coscienza, secondo Gigli «appare singolare che questo diritto del medico venga aggirato con il pretesto che la certificazione dello stato di gravidanza sarebbe semplice attestazione di uno stato di salute e non già, come è evidente in questi casi, il primo indispensabile passo per l’esecuzione dell’aborto legalizzato».

Ancora una volta i diritti fondamentali dell’uomo, come quello alla vita e all’obiezione di coscienza, sono scalfiti da interessi meramente economici e individualistici. Dalle posizioni emerse nelle ultime ore si prospetta una dura battaglia in sede di appello. Spetterà quindi al Consiglio di Stato prendere nuovamente in considerazione le ragioni di merito che saranno presentate dai ricorrenti.

Massimo Magliocchetti
@MagliocchettiM

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