Case d’Accoglienza Mpv: sfide e risultati. Nel 2015 nati 28 bambini

Case d’Accoglienza: nel 2015 nati 28 bambini.
Bennati: «serve maggiore intesa con i Cav, ma siamo nelle giusta direzione»

Pubblicato su “Sì alla Vita” ed. novembre 2016
Nella foto: i delegati delle Case d’Accoglienza al 10° Workshop precongressuale di Bibione
(19 -21 novembre 2016)

«Con grande gioia ho il piacere di annunciare che lo scorso anno le nostre Case hanno contribuito a far nascere 28 bambini», così Roberto Bennati, vicepresidente MpV italiano e coordinatore nazionale delle Case d’Accoglienza, ha aperto il 10° Workshop precongressuale che ha visto riunirsi a Bibione, dal 19 al 21 ottobre, i delegati e i volontari delle 41 realtà distribuite sul territorio nazionale.

Durante i lavori sono state valutate le nuove strategie necessarie per tenere testa agli inevitabili cambiamenti dello scenario economico e sociale in cui volontari e professionisti si trovano a dare speranza alle madri con gravidanze difficili o inaspettate, spesso costrette ad allontanarsi dalle loro realtà d’origine per vivere la loro gravidanza e i primi mesi di vita del figlio in un ambiente accogliente familiare.

I dati emersi dal workshop precongressuale. – Dal 1979, anno in cui nacque la prima Casa d’Accoglienza a Belgioioso, il bilancio è certamente positivo. Nell’anno 2015 sono state accolte 314 donne, prevalentemente italiane tra 18 e 30 anni, e 355 bambini. Tra le straniere, provenienti da oltre quaranta paesi, la maggiore presenza si è registrata per donne della Nigeria, Marocco, Romania e Ucraina. Sono accolte in strutture che nella maggior parte dei casi sono gestite da Centri di Aiuto alla Vita (65%) o da altre associazioni (35%) in comodato gratuito da Diocesi e parrocchie (45%), Fondazioni o privati (18%).

Le donne sono inviate presso le Case d’Accoglienza nella maggior parte dei casi dalle Province e Regioni (59%). Anche i Tribunali e le Forze dell’Ordine contribuiscono in modo significativo nella segnalazione (21%). I Centri di Aiuto alla Vita, invece, contribuiscono solo nel 3% dei casi. Questo aspetto, infatti, è divenuto fondamentale per tutta la durata del workshop. «Al termine di queste giornate di studio e condivisione auspico un rinnovato impegno di integrazione e collegamento tra i Centri di Aiuto alla Vita e le Case d’Accoglienza, in quanto l’operato delle Case è una concreto servizio che supplice le carenze degli enti pubblici nei confronti delle mamme con gravidanze difficili», ha chiosato Bennati al termine del suo intervento.

Gli operatori impegnati nelle Case sono attualmente oltre cinquecento: la maggioranza di questi offre un servizio di volontariato. Gli operatori sono coadiuvati da una rete di professionisti altamente qualificati tra cui psicologi, assistenti sociali, medici, consulenti legali ed educatori professionali. Ogni mamma è accompagnata in un progetto personalizzato idoneo a garantire il reinserimento sociale e lavorativo: a tale scopo alcune realtà hanno attivato cooperative sociali. Le donne sono seguite anche durante il puerperio con progetti mirati per l’inserimento del bambino nel Nido.

Durante il seminario non sono mancati momenti di confronto e dibattito nei quali sono state condivise le buone pratiche, anche grazie alla preziosa esperienza pluriennale di alcuni dei partecipanti che, nei lavori di gruppo, hanno riportato esempi di progetti e metodologie di intervento. Si è rivelata di vitale importanza la creazione di percorsi di formazione sui metodi naturali e della conoscenza di sé: un metodo utile per vivere consapevolmente e liberamente la propria sessualità in modo responsabile.

Servizio civile, Gigli: «grande opportunità». – Durante il workshop precongressuale è stata posta una particolare attenzione al tema del servizio civile. «Con la nuova riforma del terzo settore le nostre Case avranno una grande opportunità per garantire uno speciale servizio a favore della vita nascente», ha dichiarato Gian Luigi Gigli, presidente del Movimento per la Vita, durante la sua relazione dal titolo “La nuova Legge di riforma del terzo settore: luce ed ombre per il futuro”. Attualmente sono 21 i volontari del servizio civile che all’interno del MpV offrono un serio servizio formativo e vocazionale che ricalca i ritmi e le attività della vita familiare: dalla preparazione al parto all’assistenza dei figli, dall’apprendimento della lingua italiana fino al sostegno per il disbrigo delle pratiche burocratiche per le donne straniere. «Vi incoraggio ad andare avanti, il vostro servizio dopo questi giorni di condivisione ha un nuovo slancio», ha puntualizzato Gigli nella conclusione del suo intervento.

Massimo Magliocchetti
@MagliocchettiM

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