Biotestamento, Deputati cattolici: così è stravolta la professione del medico

Una legge ingiusta con palesi profili di incostituzionalità che sviliscono la natura e la professione del medico. Questo è il quadro che emerge dalla conferenza stampa dei deputati cattolici tenutasi oggi presso la sala stampa di Montecitorio. I deputati Gian Luigi Gigli (Des-Cd), Eugenia Roccella (Idea), Alessandro Pagano (Lega), Paola Binetti (Udc), Benedetto Fucci (Cor), Raffaele Calabrò (Ap), Antonio Palmieri (Fi) e Domenico Menorello (Civici e Innovatori) hanno incontrato i giornalisti per fare il punto della situazione sul ddl che introduce il testamento biologico.

In apertura l’On Binetti ha subito sgomberato il campo dagli equivoci. «Questa legge opera una inversione di rotta, si passa dal dovere del medico di curare in scienza e coscienza al diritto del paziente al rifiuto della cura», ha spiegato Binetti qualificando il provvedimento come una «legge complessa» con diversi passaggi oscuri. Secondo la deputata centrista uno dei grandi problemi sui quali in commissione si sta consumando un acceso dibattito è quello della qualificazione dell’idratazione e nutrizione non come trattamenti di base, bensì come cure, quindi rientranti nelle disposizioni anticipate di trattamento (Dat).

Per l’occasione sono intervenuti alcuni presidi delle Facoltà di Medicina, i quali hanno dato il loro contributo tecnico – scientifico per poter chiarire i punti più problematici del provvedimento. Secondo il prof. Filetti dell’Università La Sapienza di Roma oggi assistiamo ad una «mistificazione dei concetti medici più comuni» che depistano l’opinione pubblica circa i loro veri significati: la conseguenza è che il consenso del paziente viene pregiudicato. Ed è qui che diventa necessaria, secondo il prof. Minotti dell’Università di Campus Bio – Medico, una vera «alleanza terapeutica» che educhi il paziente alla cura alla quale viene sottoposto, in un ottica dialogica con il medico specialista. A tal proposito, il prof. Pisani, neurologo del Policlinico Tor Vergata, è intervenuto paventando il rischio che l’ospedale possa diventare un «supermercato» dove è lo stesso paziente a delineare le fasi e le tipologie di cura a cui vuole sottoporsi, escludendone altre. «Con questa legge – ha incalzato Pisani – assistiamo ad uno svilimento totale dell’attività del medico e della sua dignità». Dall’impianto del provvedimento, infatti, emerge chiaramente l’impostazione secondo la quale il paziente deve essere accontentato senza possibilità di confronto con il medico che, di converso, è vincolato sua volontà.

Non sono mancate le puntuali conclusioni dell’On. Gian Luigi Gigli, presidente del Movimento per la Vita e ordinario di Neurologia a Udine, il quale ha sintetizzato alcuni punti nevralgici del provvedimento che sono ancora al vaglio del dibattito in commissione. «Stiamo assistendo ad uno stravolgimento della professione sanitaria che rischia di diventare il rapporto tra un esecutore e una pretesa di autodeterminazione dove il professionista non ha voce in capitolo», denuncia Gigli sottolineando anche il mancato riferimento normativo all’obiezione di coscienza, con la scusa che non si tratti di una legge eutanasica. Invece, secondo Gigli l’impianto della legge nasconde intenti eutanasici che possono diventare complici di istinti suicidiari. «Il compito della medicina è quello di aiutare il disabile, qualunque esso sia, decisioni arbitrarie che sono prese su di lui da interposta persona», ha chiosato Gigli al termine della conferenza stampa incoraggiando il mondo della medicina a fare proprie queste problematiche prima che sia troppo tardi.

Nell’attesa che il ddl arrivi in aula, ancora molti sono i punti oscuri su cui le forze politiche devono trovare un accordo. Secondo alcuni neanche un serrato ostruzionismo potrebbe ritardare la gestazione del provvedimento. Quello che è certo che, per ora, le disposizioni anticipate di trattamento (Dat) suonano sempre più come una prenotazione di eutanasia.

Massimo Magliocchetti
@MagliocchettiM

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