Aborto, legge bavaglio francese: Sos Vita aprirà sezione per aggirare il veto

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Lo scorso febbraio i deputati francesi hanno approvato in via definitiva la legge che censura le pagine internet che offrono informazioni «false» sull’interruzione di gravidanza. Il provvedimento è stato duramente criticato dall’opposizione conservatrice, dai movimenti prolife e dalla Conferenza episcopale d’oltralpe. È stato quindi introdotto il reato di ostacolo digitale all’aborto per i siti web francesi che forniscono «informazioni parziali o errate»: la pena prevista può arrivare fino a due anni di carcere e 30mila euro di multa. In altre parole, l’aborto è diventato un dogma di fronte al quale non è più possibile offrire una alternativa alle gestanti in difficoltà.

Se è vero che per la sua applicazione la legge è strettamente legata ai confini nazionali, non può dirsi lo stesso per la solidarietà e il servizio alla libertà di poter scegliere la vita. Sos vita (www.sosvita.it), il servizio italiano di ascolto e accoglienza h24 su telefono e web per le gestanti italiane, ha offerto la propria organizzazione per continuare a garantire la meritoria opera di informazione e supporto che, ad esempio, veniva offerta in Francia dal famoso sito Sos Bébé. I vertici nazionali di Sos Vita si stanno mobilitando per ospitare il servizio in lingua francese, al fine di non disperdere l’indispensabile servizio alla verità e alla libertà, precedentemente garantito alle gestanti francesi in difficoltà e ormai censurato con una manovra legislativa illiberale e liberticida.

«Siamo contenti di poter offrire un contributo qualificato che possa dare speranza a queste donne, spesso impaurite da un futuro che si palesa come problematico», commenta Maria Luisa Ranallo, responsabile operativa dell’equipe di Sos Vita. «Il nostro compito – precisa la Ranallo – è quello di ascoltare le donne con gravidanze difficili o inaspettate, accoglierle e costruire con loro un progetto che possa metterle in condizione di scegliere la vita che portano in grembo». «Sos Vita compenserà l’assenza di luoghi di ascolto e il suo successo in Italia prova che risponde ad un’attesa che, specialmente in Francia, da ora in poi sarà sempre maggiore», ha ribadito Maria Luisa Ranallo.

Il presidente del Movimento per la Vita, Gian Luigi Gigli, si è detto «onorato» di poter ospitare una sezione in lingua francese sul sito italiano. «Il servizio di Sos Vita – ha commentato Gigli – diventerà la risposta concreta alla liberticida legge francese: i nostri operatori si faranno carico di offrire alternative credibili all’aborto, forti della loro esperienza di volontariato di ormai trent’anni. Confidiamo anche di mostrare tutta l’inapplicabilità di una legge bavaglio in un Paese dell’Ue, a meno che l’Europa non voglia creare barriere sulla rete, come l’Iran o la Cina».

Il servizio di Sos Vita è una peculiarità del Movimento per la Vita, nato con l’avanzare della digitalizzazione. Infatti, la forza di questi servizi di supporto web è la capacità di intercettare donne connesse virtualmente ma isolate nella vita, spesso lasciate sole in balìa dei problemi legati al loro particolare momento fisico ed emotivo. Il ponte digitale con la Francia, quindi, diventa essenziale visto che la congiura contro la vita ha deciso di imbavagliare i principali protagonisti del mondo virtuale d’oltralpe.

Massimo Magliocchetti


Articolo pubblicato su Noi Famiglia & Vita
Supplemento di Avvenire, ed. Marzo 2017

Montecitorio, convegno contro utero in affitto: la Boldrini rifiuta patrocinio perché “di parte”

Articolo pubblicato su Vitanews il 23/3/17

Si è svolto oggi presso la Sala della Regina di Montecitorio il convegno a carattere internazionale dal titolo “Maternità al bivio: dalla libera scelta alla surrogata”, organizzato dal famoso comitato femminista “Se non ora quando – Libere”. Un momento di confronto al quale hanno partecipato esperti e rappresentanti del femminismo, della scienza, della politica, della cultura e delle associazioni italiane ed europee. Scopo dell’evento era accendere i riflettori circa una formale richiesta  alle Nazioni Unite di considerare l’utero in affitto una pratica lesiva dei diritti umani delle donne e dei bambini. Il convegno non è passato inosservato anche per una dichiarazione della Presidente della Camera, Laura Boldrini, che nelle ultime ore sta facendo molto discutere.

Lorenzin: maternità surrogata sia reato universale. – L’evento ha trovato l’interesse di numerosi esponenti del mondo politico e culturale. Durante il convegno è intervenuta il Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, la quale ha sottolineato che « l’utero in affitto deve essere riconosciuto come reato universale, bandito a livello internazionale allo stesso modo delle altre forme di commercio e schiavitù degli esseri umani». «Do la mia disponibilità – ha confermato la Lorenzin in una nota riportata da Ansa – a sostenere tutte le iniziative in questo senso che saranno messe in campo». Durante il suo intervento il Ministro ha parlato di «rapina organizzata», in relazione al trasferimento del bambino nato dalla donna gestante a quella committente. «Come donna e come madre prima ancora che come ministro – ha puntualizzato la Lorenzin – non riesco a pensare a qualcosa di più crudele che privare una madre dei propri figli». Parole dure che fotografano perfettamente la pratica «aberrante» della maternità surrogata.

Boldrini: no a patrocinio all’evento perché «di parte». – A margine dell’evento non sono mancate le polemiche circa il mancato patrocinio da parte della Camera dei Deputati. Le motivazioni sono state diffuse in un comunicato da Roberto Natale, portavoce ufficiale della Presidenza della Camera, il quale ha sottolineato come non fosse chiedere alla Presidente Boldrini di «schierare l’Istituzione su una posizione di parte». La nota è stata diffusa in riposta ad un articolo apparso su Il mercoledì di La Repubblica nel quale si riportava l’imbarazzo e la delusione del comitato organizzatore a seguito della risposta negativa della Boldrini. Spiace sottolineare, però, che quanto sostenuto dalla Presidenza della Camera non è accettabile, perché il patrocinio ad un evento così importante sarebbe stato un forte segnale politico su un tema così delicato: il al patrocinio avrebbe significato un chiaro no delle istituzioni italiane alla nuova schiavitù del terzo millennio. Inoltre,  secondo Roberto Natale la decisione non è altro che «un elementare segno di terzietà dell’Istituzione Presidenza»: ma da quando criticare una pratica vietata dalla legge italiana rappresenterebbe per le istituzioni repubblicane una inopportuna «scelta di parte»?

Gigli, maternità surrogata sia perseguibile anche se commessa all’estero. – La questione della maternità surrogata interessa la politica e l’associazionismo da ormai molti anni.  «Chiediamo che venga ora calendarizzata la nostra proposta di legge perché il reato di maternità surrogata sia perseguibile anche se commesso all’estero. È l’unico modo per porre finalmente fine a un turpe traffico e allo sfruttamento di donne in condizioni di bisogno», ha commentato Gian Luigi Gigli, presidente del Movimento per la Vita, ricordando anche che la sentenza della Grande Chambre della Cedu si è pronunciata in modo inequivocabile sul tema.

Savarese, continueremo a batterci come facciamo da quattro anni. – «Da parte nostra continueremo a batterci per fare dell’utero in affitto un reato universale, come facciamo da ormai quattro anni». Lo afferma Filippo Savarese, portavoce di Generazione Famiglia – La Manif Pour Tous Italia, sottolineando che «il diniego del patrocinio per un evento di importante profilo culturale contro quello che in Italia è un reato gravissimo sarà ricordato come una grave macchia sulla Presidenza della Camera di Laura Boldrini». «Temi come l’utero in affitto – ha chiosato Savarese – toccano nervi cosi scoperti del politicamente corretto da mandare in tilt anche il mondo femminista al suo interno».

Massimo Magliocchetti
@MagliocchettiM