Belgio, lo strano caso del prof anti-abortista e il «fuoco amico»

Sguaineremo spade per dire che d’estate le foglie sono verdi, scriveva Chesterton agli inizi del novecento. Dopo un secolo la storia di ripete. Questa volta in Belgio, all’Università Cattolica di Lovanio (UCL), dove un professore di filosofia è stato licenziato dall’Ateneo per i contenuti delle sue lezioni. Il docente, durante uno degli incontri con i suoi studenti, ha definito l’aborto «un omicidio di una persona innocente».

Protagonista di questa storia è un giovane professore di filosofia, Stéphane Mercier, autore di un pamphlet dal titolo “La filosofia per la vita”, in cui affronta «da un punto di vista filosofico e non teologico» il problema dell’interruzione di gravidanza. «Nelle mie lezioni – ha spiegato il docente in una esclusiva testimonianza all’Agenzia Vitanews – alternavo lezioni di storia delle idee a presentazioni filosofiche su argomenti di attualità». Un modo per stimolare gli studenti e «spingerli a riflettere in modo serio tra di loro», i quali «non devono necessariamente essere d’accordo con me» ma «devono solamente accettare di riflettere». «Dal punto di vista filosofico – precisa Mercier – ho l’impressione che il diritto alla vita sia indiscutibile». Se anche solo per un brevissimo momento ammettessimo che non sia così, è del tutto legittimo porsi la domanda sul contrario, tanto più in un corso di filosofia, soprattutto in una Università cattolica.

Le posizioni del professore di Lovanio non sono passate inosservate. Infatti, un gruppo di femministe ha segnalato il caso ai media e il quotidiano belga Le Soir ha montato il caso. L’Università ha sospeso il docente motivando la decisione in quanto la nota diffusa appariva «in contrasto con i valori dell’Università». «Il fatto di veicolare posizioni contrarie a questi valori nel quadro della docenza è inaccettabile», ha chiosato l’Ateneo in una nota ufficiale. La risposta di Mercier non si è fatta attendere: «qual è la posizione dell’UCL circa la questione dell’aborto?». La risposta è stata il licenziamento. Durante la bagarre in Belgio si festeggiava la “Marcia per la Vita” nella quale è intervenuto anche il prof. Mercier, il quale ha difeso le sue dichiarazioni in nome della libertà di insegnamento e di espressione. «Le parole di Stéphane Mercier mi paiono caricaturali», ha commentato Tommy Schoitès, portavoce della Conferenza episcopale belga. Secondo il portavoce definire l’aborto come un «omicidio» significava non tenere conto della situazione concreta delle donne che, spesso, si trovano in gravissime difficoltà.

La storia di Mercier stimola una riflessione che possiamo articolare in due punti. Il primo possiamo svilupparlo a partire da un documento del Magistero che rappresenta un caposaldo del pensiero della Chiesa Cattolica sul tema dell’aborto. San Giovanni Paolo II nella preziosa Enciclica Evangelium vitae (EV) ribadisce – con una formula in cui la dottrina canonista suole riconoscere l’autorità di magistero universale – che «l’uccisione diretta e volontaria di un essere umano innocente è sempre gravemente immorale» (EV, 52). Al tempo stesso, però, in un emozionante e «speciale» pensiero alle donne che hanno fatto ricorso all’aborto, pur ribadendo che «quanto è avvenuto è stato e rimane profondamente ingiusto», le invita a «comprendere, piuttosto, ciò che si è verificato e interpretatelo nella sua verità» (EV, 99). Verità che deve essere elaborata – sempre secondo il monito del Papa polacco – «per costruire una nuova cultura della vita umana» dagli intellettuali «chiamati a rendersi attivamente presenti nelle sedi privilegiate dell’elaborazione culturale, nel mondo della scuola e delle università» (EV, 98). Qui è il punto focale: se da una parte è indubbia la misericordia nel perdonare laddove ci sia pentimento, non può essere messo in discussione il dovere di chi ricopre ruoli istituzionali di testimoniare con vigore e serie argomentazione la realtà delle cose.

Il secondo aspetto che merita di essere ribadito attiene alla libertà accademica e di insegnamento che si basa per sua stessa natura sull’uso della ragione. Il compito dei docenti, quindi, è quello di mettere gli studenti in condizione di assumere con pienezza le responsabilità,culturali, sociali e renderli consapevoli delle implicazioni etiche e morali delle loro ricerche. Dunque, quanto proposto dal prof. Mercier non può che essere accolto come uno sforzo lecito e doveroso, nonché in perfetta linea con quei valori che una Università cattolica deve portare avanti se vuol dirsi tale.

Massimo Magliocchetti


Articolo pubblicato sul Menisile di Avvenire
“NOI Famiglia & Vita” del 28 maggio 2017, ed. Maggio., p. 36 -37.
Foto: fonte Aleteia

Si ringrazia il Porf. Mercier per aver accettato di fornire all’Agenzia Vitanews dichiarazioni sul caso, e di avermi permesso di pubblicarle.

2 thoughts on “Belgio, lo strano caso del prof anti-abortista e il «fuoco amico»

  1. COSA SUCCEDE A LOVANIO ? LA RISPOSTA DI MGR DE KLEVE
    Porto il contributo della risposta ottenuta (in soli due giorni) alla petizione che avevo sottoscritto quando la notizia è stata resa nota, nello scorso aprile.

    L’errore umoristico (“madame”) può essere comprensibile, ma non fa velo alla sostanza.
    Per quanto capisco, dopo aver distinto tra la posizione teologico-pastorale della Chiesa (che corrisponde a quanto sostenuto dal prof. Mercier) e l’ambito della filosofia, entro il quale si colloca il corso, per cui le affermazioni del professor Mercier vengono contestate dal punto di vista pedagogico e metodologico, cioè in un certo senso per ragioni “pastorali”, in forza di una dichiarazione dei Vescovi belgi che lascia all’università la responsabilità di giudicare.
    Passando in modo contraddittorio dal piano pastorale al piano filosofico si arriva così all’assurdità di giustificare un licenziamento per il modo di proporre in un’aula universitaria un contenuto filosofico che per se stesso non viene mai contestato.

    Rimane il fatto: in una università cattolica, ma si potrebbe dire in una università qualsiasi, è possibile affermare nell’ambito di un corso di filosofia morale che l’aborto costituisce un omicidio, oppure no ? E una tale affermazione, che può avere il sostegno razionale di dati medici e scientifici certi, può costituire causa per la sospensione del corso e il licenziamento del docente ?

    Ecco la risposta di Mgr. De Kesel:

    Chère Madame le Professeur Andrea Tomasi,

    Vous avez envoyé aux évêques francophones de Belgique une pétition lancée par la Fédération Pro Europa Christiana à propos de M. Stéphane Mercier, chargé de cours invité à l’Université catholique de Louvain (UCL). Vous nous écrivez que S. Mercier « ne fait qu’exprimer la position officielle de l’Église catholique en ce qui concerne l’avortement ». Or, M. Mercier précise dans ses notes de cours : « Ce qui est proposé ici est un argument philosophique, pas un argument théologique » (La philosophie pour la vie. Contre un prétendu ‘droit de choisir’ l’avortement , § 2). M. Mercier se situe au point de vue philosophique.
    Le point de vue de l’Église implique, par contre, une approche théologique et pastorale. Ainsi le pape François écrit-il, dans sa lettre apostolique « Misericordia et misera » (2016), au § 12, qu’il accorde à tout prêtre la faculté d’absoudre du péché d’avortement ; il ajoute : « Je voudrais redire de toutes mes forces que l’avortement est un péché grave, parce qu’il met fin à une vie innocente. Cependant, je peux et je dois affirmer avec la même force qu’il n’existe aucun péché que la miséricorde de Dieu ne puisse rejoindre et détruire quand elle trouve un cœur contrit qui demande à être réconcilié avec le Père. »
    Telle est la position de l’Église. M. Mercier ne la développe pas car son objectif est d’ordre philosophique et non théologique. C’est pourquoi les évêques de Belgique francophone, formant le pouvoir organisateur de l’Université catholique de Louvain, appuient les autorités académiques de l’UCL dans leur démarche consistant à vérifier si M. Mercier a répondu aux exigences pédagogiques du cours d’initiation à la philosophie qu’il devait donner. Les autorités académiques n’ont pas à se prononcer sur une question théologique ou religieuse, mais sur la mise en œuvre d’un cours de philosophie. Cela est parfaitement conforme à la Constitution apostolique de S. Jean-Paul II « Ex corde ecclesiae », sur le fonctionnement et la mission des Universités catholiques. Dans cette optique les évêques ont publié ce 28 mars le communiqué suivant.

    Déclaration des évêques francophones suite à la suspension des cours de M. Stéphane Mercier, chargé de cours invité, à l’UCL.

    « Concernant la suspension des cours de M. Stéphane Mercier, chargé de cours invité à l’UCL, les évêques font confiance à la procédure interne menée actuellement par l’UCL.
    Les évêques espèrent que la discussion qui vient de surgir contribuera à une discussion sereine sur l’avortement dans la société. »
    « Les évêques sont opposés à l’avortement en raison du respect pour la vie.
    Selon le droit belge, il n’existe pas de droit à l’avortement. La loi prévoit que l’avortement peut être pratiqué moyennant certaines conditions stipulées par la loi sans entraîner de poursuites pénales. La loi prévoit ainsi dans quels cas l’avortement est autorisé ou non. Mais comme tel, l’avortement est un délit et relève toujours du droit pénal. »
    « Même si l’Eglise est opposée à l’avortement, elle fait la distinction entre la personne et l’acte. L’Eglise comprend que certaines femmes en arrivent à décider d’un avortement quand elles sont dans des situations pénibles, difficiles voire désespérées. La gravité de l’avortement est un drame pour l’enfant, pour ses parents et pour la société. Par compréhension pour ces situations dramatiques, les évêques tiennent à ce que l’on parle toujours avec nuance et tact des personnes et des couples qui font le choix de l’avortement. Bruxelles, le 28 mars 2017. »

    Les évêques resteront vigilants par rapport à la mise en œuvre de cette déclaration.

    En vous remerciant de votre contribution à la clarification de cette question très actuelle, nous vous prions d’agréer, chère Madame, l’expression de nos salutations distinguées.

    Les évêques francophones de Belgique
    Bruxelles, le 30 mars 2017

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