Biotestamento: con le Dat si introduce l’eutanasia in Italia

Una delle dichiarazioni che in questi giorni si sente ripetere con più frequenza è che la legge sul biotestamento non introduce l’eutanasia in Italia. Niente di più falso. Infatti è proprio in virtù di questa ipotesi che il fronte contrario alla legge si sta mobilitando per fermare quello che secondo alcuni è un cavallo di Troia per l’eutanasia in Italia.

Cosa dice la legge. – Per capire appieno le motivazioni che spingono i contrari alla legge sulle Disposizioni anticipate di trattamento a denunciare il “rischio eutanasia” è bene rifarsi al testo che attualmente è al vaglio del Senato. Ai sensi dell’art. 1, quinto comma, si prevede che «ogni persona capace di agire ha il diritto di rifiutare, in tutto o in parte, con le stesse forme di cui al comma 4, qualsiasi accertamento diagnostico o trattamento sanitario indicato dal medico per la sua patologia o singoli atti del trattamento stesso». Più avanti si specifica che «ai fini della presente legge, sono considerati trattamenti sanitari la nutrizione artificiale e l’idratazione artificiale, in quanto somministrazione, su prescrizione medica, di nutrienti mediante dispositivi medici». In altre parole, la nutrizione e l’alimentazioni assistite (Nia), attraverso lo strumento normativo, vengono indicate come terapie e non come cure, o meglio sostegni minimi vitali quali sono.

Da un punto di vista tecnico è vero che non si può escludere che talvolta la Nia non siano più in grado di raggiungere lo scopo di procurare nutrimento al paziente o di lenirne le sofferenze, come nel caso della malattia oncologica terminale, oppure quando in virtù della condizione clinica del paziente non rispondono ai caratteri di proporzionalità. La situazione appare diversa, ad esempio, in caso di un paziente in stato vegetativo persistente, dove invece non appare in alcun modo condivisibile l’opinione secondo la quale la Nia possa essere sospesa dal momento in cui il paziente abbia dichiarato in precedenza come no accettabile tale condizione.

Cosa dice la medicina. – Quanto appena detto evidenzia che nella scivolosa e particolare dimensione del fine vita è difficile inquadrare l’intervento della Nia in modo univoco tra le pratiche terapeutiche o assistenziali, in quanto solo lo specialista è in grado di valutarne la natura, sulla base della sua scienza e coscienza, sempre tenendo conto della sintesi derivante dalla relazione medico-paziente che ne orienta l’operato[1]. In sostanza è il contrario di quanto affermato dalla legge sul biotestamento nella quale il criterio dominante è l’autodeterminazione del malato e la vincolatività delle disposizioni del paziente che il medico «è tenuto» a rispettare.

La contraddizione. – Sulla base di quanto appena detto nel caso di un paziente non terminale sospendere la Nia implica la decisione di affrettare intenzionalmente la morte di un paziente in condizioni stabilizzate che, diversamente, in quel momento, non morirebbe per la sua malattia. Si configurerebbe, a seconda dei casi[2], la realizzazione della fattispecie dell’omicidio del consenziente oppure il suicidio assistito. A prova di ciò, infatti, il testo depenalizza (art. 1, comma 6) in modo contorto l’istigazione al suicidio (art. 580 c.p.) e l’omicidio del consenziente (art. 579 c.p.) prevedendo una zona di esenzione da responsabilità civili o penali per i sanitari che accettano di assecondare decisioni di sospensione di trattamenti da cui può derivare inevitabilmente solo la morte del paziente. È naturale chiedersi: se nell’ottica dei promotori viene dichiarata l’assenza della fattispecie eutanasica nelle Dat, perché si prevede l’esenzione delle responsabilità civili e penali?

In realtà, non essendoci alcun vincolo che limita la sospensione della Nia a situazioni cliniche di fine vita, in linea di principio, diviene lecito fruire di tale aspetto da chiunque decida di non alimentarsi o idratarsi artificialmente, per lasciarsi morire.

Massimo Magliocchetti, Responsabile Giovani Roma MpV


[1] Sul punto si veda l’autorevole parere del Prof. Gianni Biolo, Direttore della Clinica medica dell’Università di Trieste e già presidente della Società italiana di nutrizione artificiale e metabolismo. Cfr. G. Biolo, Nutrire e idratare, una scelta in bilico tra aiuto e terapia, in Noi Famiglia & Vita, febbraio 2017, p. 26 – 27. Da ultimo si veda G. L. Gigli, L’ora di mettere l’accento sulla relazione di cura, in Avvenire, 2 dicembre 2017, p. 3.

[2] «La linea di demarcazione tra suicidio medicalmente assistito ed eutanasia propria è stabilità infatti dal soggetto che agisce per ultimo dal punto di vista causale nel produrre la morte del paziente»: Così G. Gozzi, Senso e responsabilità nel suicidio assistito e nell’eutanasia. Una riflessione biogiuridica, Editrice Veneta, Venezia, 2010, p. 54.

Articolo pubblicato in🙂 M. Magliocchetti, Biotestamento: con le Dat si introduce l’eutanasia in Italia, in Si alla Vita, 4/2017, Dicembre 2017, p. 43

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