The Lancet: nel mondo 56 milioni di aborti ogni anno

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) stima 56 milioni di aborti ogni anno, in aumento di 6 milioni rispetto ai dati rilevati negli ultimi decenni del novecento. Un genocidio silenzioso che non indigna i sacerdoti del politicamente corretto. È questo il triste bilancio diffuso dal periodico “The Lancet”[1].Ragionare su questi numeri disarmanti è fondamentale per comprendere appieno la situazione che, in proporzione, viviamo in Italia.

Lo studio: 56 milioni di aborti ogni anno. – L’Oms e il Guttmacher Institute statunitense hanno condotto una ricerca sul numero degli aborti nel mondo dalla quale emergono dati impressionanti. Nello studio pubblicato su “Lancet”, autorevole e prestigiosa rivista scientifica di ambito medico, viene registrato che tra il 2010 e il 2014 sarebbero circa 56 milioni i casi di interruzione di gravidanza ogni anno, una cifra che secondo le proiezioni si stima drammaticamente in crescita. Infatti, a differenza del periodo tra il 1990 e il 1994 è stato registrato un incremento di circa sei milioni di aborti a livello mondiale. Un numero veramente pazzesco equivalente a quasi dieci volte l’Olocausto, circa quanto la popolazione dell’intera Inghilterra. Per rendere ancora meglio la drammaticità di questi dati basta applicare una semplice operazione matematica: 56 milioni di aborti ogni anno, significa 153.424 interruzioni di gravidanza praticate ogni giorno, 6.392 ogni ora e 106 al minuto. Un genocidio silenzioso che difficilmente indigna le manifestazioni o fiaccolate del politicamente corretto.

In Italia: dal 1978 oltre 6 milioni di aborti. – I dati italiani non sono meno drammatici. Infatti, secondo la Relazione del Ministero della Salute pubblicata ogni anno in base all’art. 16 della Legge 194/78, si stima che nel 2015 il numero di IVG è inferiore a 90.000, infatti sono state notificate dalle Regioni 87.639 IVG, una diminuzione del 9,3% rispetto al dato del 2014, pari a 96.578 (-6.0% rispetto al 2013, quando erano stati registrati 102.760 casi). Le IVG cioè si sono più che dimezzate rispetto alle 234.801 del 1983, anno in cui si è riscontrato il valore più alto in Italia.

Tuttavia nella Relazione, come il MpV denuncia fin dalla fine degli anni Settanta[2], non si tiene conto dell’effetto antinidatorio delle pillole abortive chiamate impropriamente “contraccettivi d’emergenza”. Solo nel 2016 sono state vendute oltre 700.000 confezioni della “pillola del giorno dopo” e dei “cinque giorni dopo”, farmaci con effetti antinidatori che rendono inospitale per l’embrione la parete dell’endometrio e realizzano un aborto precocissimo, come viene spiegato da autorevoli studiosi in materia[3]. Dal 1978 sono stati registrati oltre 6milioni di aborti[4], a cui vanno sommati i dati sommersi delle pillole. Un numero pari alla somma della popolazione delle città di Roma, Milano, Napoli e Bologna.

Esiste una alternativa credibile all’aborto. – In questo proliferare di cultura di morte ci sono anche dati che alimentano speranza: 8301 bambini salvati, 13 mila gestanti assistite durante la gravidanza, quasi 18mila donne aiutate anche se non gestanti. Sono questi i risultati del dossier “Vita Cav” pubblicato nel 2017 da Movimento per la Vita[5]. Grazie alla sinergia tra il servizio di ascolto h24 di Sos Vita e la capillare rete dei Centri di Aiuto alla Vita (Cav) è possibile accogliere e sostenere le madri con gravidanze difficili o indesiderate. I dati diffusi dal Mpv testimoniano che prevenire l’aborto è possibile se davvero si offrono alternative a donne spesso costrette dal bisogno, dalla solitudine o dalla ignoranza. A partire dalla fondazione del primo Centro di Aiuto alla Vita (Firenze, 1975) grazie al silenzioso servizio quotidiano dei Cav sono nati oltre 190.000 bambini e sono state aiutate oltre 700.000 donne, delle quali poco meno della metà gestanti[6].

Alle porte dei 40 anni della legge sull’aborto. – E’ ormai noto come si sia giunti alla promulgazione della Legge 194. Negli anni difficili del terrorismo, dopo il toccante evento di Seveso nel luglio del 1976, forte anche delle menzogne propinate sui mezzi di informazione e nelle piazze dai radicali[7], il Parlamento pochi anni dopo varò una legge ingiusta, ipocrita e contraddittoria. Durante questi anni non sono mancate riflessioni, studi e dibattiti che ne hanno evidenziato le problematiche. Dopo quarant’anni la biologia ha continuato a confermare che dalla fecondazione è vero esiste un essere umano unico e irripetibile, in relazione con la madre (c.d. cross talk), che compie un meraviglioso sviluppo graduale, autonomo, continuo e finalisticamente orientato. Dopo quarant’anni, anche grazie al dinamismo prorompente della petizione europea “Uno di Noi”, possiamo sostenere che è giusto difendere la dignità del concepito[8], colui al quale nessuna responsabilità può essere addebitata, anche quando le condizioni della famiglia e della donna che lo porta in grembo sono difficili. Dopo quarant’anni, grazie agli studi di coraggiosi professionisti[9], possiamo gridare con forza, e a ragione, che nell’aborto, oltre al bambino, la vittima è anche la madre: gli effetti della sindrome post-aborto sono ormai una evidenza scientifica che non può eludere la realtà.

Dopo quarant’anni, però, assistiamo al ritorno dei sofisti che con le loro argomentazioni sembrano abdicare la ragione per lasciare spazio all’ideologia. Alle porte del quarantesimo anniversario della L. 194, dunque, dobbiamo ribadire con forza e carità che la difesa il concepito è la prima pietra per costruire un nuovo umanesimo.

Massimo Magliocchetti, Responsabile Giovani Roma MpV


 

[1] Cfr. AA.VV., Abortion incidence between 1990 and 2014: global, regional, and subregional levels and trends, in The Lancet, Vol. 388, n. 10041, pp. 258–267, 16 Luglio 2016. Un sommario dell’articolo è consultabile su http://www.thelancet.com.

[2] Si veda sul tema C. Casini (a cura di), Dopo 40 anni per una prevenzione vera dell’aborto volontario, in Commissione Biodiritto MPV, X Rapporto sull’attuazione della legge 194/1978. Esame della relazione del Ministro per la Salute per gli anni 2014 e 2015, 7 dicembre 2016.

[3] Cfr. fra tutti B. Mozzanega, Da vita a vita. Viaggio alla scoperta della riproduzione umana, Universo, Como, 2013. Per una rassegna di dati aggiornati sul tema si segnala http://www.sipre.eu.

[4] Per una stima, sulla base delle rilevazioni condotte dal Movimento per la Vita sulla base dei dati diffusi dal Ministero della Salute, si veda Si alla Vita, 5.437.553 le vittime della 194, Gennaio 2014, pp. 30 – 31.

[5] Movimento per la Vita, Vita Cav 2016. Bilancio sociale sull’attività della rete dei Centri di Aiuto alla Vita e delle Case d’Accoglienza, Padova – Aprile 2017. Per un approfondimento sul tema si rinvia a M. Magliocchetti,  Cav, 8mila piccoli salvati nel 216, in Noi Famiglia & Vita – Supplemento di Avvenire, 25 giugno 2017, p. 26 – 29.

[6] Per una ricostruzione dell’esperienza dei Cav, si veda: C. Casini (intervistato da R. Agasso), Sì alla Vita. Storia e prospettive del Movimento per la Vita, San Paolo, 2011.

[7] Cfr. E. Bonicelli, Gli anni di Erode. Il caso aborto in Italia (1973 – 1981), Supplemento al n. 12 de Il Sabato, 21  marzo 1981, Editoriale, 1981, pp. 29 – 46.

[8] Cfr. C. Casini, Uno di noi. La prima iniziativa dei cittadini europei. Uno di noi: è vero, è giusto, è necessario, Cantagalli, 2014, pp. 59 – 60.

[9] Tra i tanti si segnala: C. Cacace – T. Cantelmi, La traumatizzazione in seguito ad aborto volontario, in T. Cantelmi – C. Cacace – E. Pittino, Maternità interrotte. Le conseguenze psichiche dell’IGV, San Paolo, 2011, pp. 9 – 43. Si veda anche D. Cavanna, Le dimensioni psicologiche dell’interruzione di gravidanza, in E. Gius – D. Cavanna, Maternità negata. Ricerca su vissuti e atteggiamenti nell’interruzione di gravidanza, Giuffrè, 1988, pp.  5 – 32. Per una autorevole ricostruzione su quali possono essere le scelte che portano la donna a interrompere una gravidanza, si veda: G. R. Brera, La scelta di abortire: motivazioni e sequele psichiche, Edizioni Amici per la Vita, 1981.

 

Articolo pubblicato su M. Magliocchetti, The Lancet: nel mondo 56 milioni di aborti ogni anno, in Si alla Vita, 4/2017, Dicembre 2017, pp. 40-41.

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