Aborto, il cuore del padre può salvare una vita

Il rapporto dell’uomo con il dramma dell’aborto è stato al centro dell’intervento del prof. Antonello Vanni che in uno dei gruppi di lavoro del 37° Convegno nazionale dei Centri di Aiuto alla Vita (Cav) ha presentato il suo libro, dal titolo «Lui e l’aborto. Viaggio nel cuore maschile» (San Paolo Ed., 2013). La proposta offerta dal Vanni agli operatori dei Cav italiani è quella di rinnovare l’attenzione verso la figura dell’uomo che, di fatto, viene esclusa dal dibattito sull’aborto sia sulla base dell’art. 5 della legge 194/78 in cui il padre è privato di ogni decisione riguardante la vita del figlio concepito, sia a causa di pregiudizi e stereotipi che hanno accompagnato l’eclisse del padre nella società odierna. A questa mancanza secondo Vanni è necessario intendere l’attenzione al padre come un proficuo «sguardo supplementare», che trova il suo fondamento in ricerche che provano come il maggiore coinvolgimento dei padri può salvare la vita di un maggior numero di figli destinati all’aborto.

In diversi Paesi del mondo, come ad esempio negli Stati Uniti, questa strategia viene adottata da tempo. Esistono infatti siti internet, associazioni, gruppi di mutuo aiuto, pubblicazioni scientifiche e divulgative su questo tema, volte a sensibilizzare l’opinione pubblica al fine di riavvicinare l’uomo alla vita di cui è co-autore insieme alla madre. Non solo, presso i consultori sono offerti volantini e brochure sul rapporto padre-madre-figlio concepito per far riflettere sull’importanza del legame che entrambi i genitori hanno con la vita concepita. Durante la sua relazione il prof. Vanni ha presentato la documentazione scientifica da lui elaborata comprovante l’esistenza della sindrome post – aborto anche nell’uomo. Dall’evento abortivo possono infatti derivare gravi danni psicologici anche nel padre del concepito. Le conseguenze sono diverse e dipendono dalla posizione che l’uomo stesso ha avuto nella vicenda. Secondo le statistiche 4 uomini su 10 che hanno vissuto l’aborto soffrono del disturbo post-traumatico da stress di tipo cronico che si manifesta in media entro i primi 15 anni dopo l’evento; su 100 uomini che presentano questo disturbo l’88% soffre di depressione, l’82% di forte senso di colpa, il 77% di turbe dell’aggressività, il 64% di stati ansiosi, il 68% di autoisolamento e emarginazione, il 38% di mancanza di interesse e motivazione per la vita, il 40% di disturbi sessuali tra cui l’impotenza. Alcuni uomini, a seguito della perdita del bambino, soffrono di disperazione, senso di impotenza e diverse forme di depressione cronica. Ciò dimostra che gli uomini provano un maggiore attaccamento al concepito e un sentimento più profondo della paternità di quanto normalmente si ritenga.

Vanni a conclusione della sua relazione ha presentato alcune iniziative che si stanno svolgendo in Italia su questi temi, tra cui il “Documento per il padre” firmato dallo psicanalista Claudio Risé (www.claudio-rise.it) e da diverse anime della società civile, con cui si chiede che «al padre sia consentito di assumere le responsabilità che gli toccano in quanto coautore del processo riproduttivo» dopo anni di silenzio sulla figura paterna. La pubblicazione della brochure dal titolo “Uomini e aborto. Molte storie diverse”, utile da consultare e diffondere anche presso i Cav, offre una maggiore conoscenza di questi problemi. Infine la pagina facebook “Uomini Pro-Life Italia”, primo riferimento social di impegno maschile in Italia «per costruire una nuova generazione di uomini e padri in difesa della vita concepita sotto il cuore della madre: un percorso di bene per la vita umana».

Massimo Magliocchetti

Pubblicato in: M. Magliocchetti,  Il cuore del padre può salvare una vita in Noi Famiglia & Vita – Supplemento di Avvenire, 17 dicembre 2017, pp. 28-29.

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