Sepoltura bambini non nati: si del Veneto

Titolo originale:
“Prodotto abortivo”
Lʼantilingua da cancellare

Ha riacceso le polemiche la decisione della Giunta regionale del Veneto di liberalizzare la sepoltura dei bambini non nati indipendentemente dall’età gestazionale. Un risultato ottenuto con il voto di una maggioranza trasversale. Contraria la CGIL che ha definito questa decisione «grave oltre che sbagliata». «Un traguardo importante per le mamme desiderose di ricordare il proprio figlio in un luogo fisico», ha commentato Bruna Rigoni, presidente di Federvita Veneto, ringraziando l’assessore Elena Donazzan. Il Veneto si aggiunge ad altre regioni come Lombardia, Marche, Abruzzo e Campania che, con differenze, prevedono la possibilità di ricordare il proprio bambino mai nato in un luogo preciso.

Le morti prenatali sono un fenomeno non irrilevante. Secondo le stime dell’associazione CiaoLapo, Onlus specializzata nella tutela della gravidanza e della salute prenatale, in Italia sono oltre 150.000 ogni anno le donne che vivono il lutto prenatale: una gravidanza su sei. Nella maggioranza dei casi (93%) il fatto avviene nel primo trimestre di gravidanza, più raro nel secondo (5%) e nel terzo (2%). Principali cause sono l’aborto spontaneo, morte in utero e aborto volontario.

La legislazione nazionale prevedere una precisa disciplina per il seppellimento dei bambini non nati. Nel D.P.R. 285/90 viene disposta la possibilità di sepoltura per il feto di età gestazionale compresa tra la ventesima e ventottesima settimana; dopo la ventottesima viene richiesta l’iscrizione all’anagrafe. Prima della ventesima settimana di gestazione il feto viene smaltito nei «rifiuti ospedalieri speciali» e termodistrutto. In quest’ultimo caso è prevista la sepoltura soltanto se entro 24 ore dall’espulsione o estrazione perviene alla struttura ospedaliera la richiesta della famiglia. La competenza passa al comune che in collaborazione con l’autorità ospedaliera locale (asl) rilascia le autorizzazioni e si occupa della gestione della polizia mortuaria. Il D.P.R. 285/90 viene poi reso nella prassi con leggi e regolamenti regionali.

Ad esempio in Lombardia, dal 2004, esiste l’obbligo di informativa ai genitori della possibilità di sepoltura. Dal 2009 anche le Marche hanno statuito che ogni asl ha l’obbligo di predisporre opuscoli informativi sul tema; nel caso di sepoltura le famiglie possono scegliere un nome di fantasia da apporre sulla lapide, riportando nel registro cimiteriale il nome reale del bimbo non nato. Grazie all’emendamento dello scorso 20 dicembre, in Veneto, la richiesta di sepoltura può anche essere richiesta dal singolo genitore oppure dai parenti fino al secondo grado.

Quella delle sepolture fetali è una legge di civiltà che aiuta le donne e le famiglie a elaborare il lutto e a convivere con eventuali sindromi post aborto. Desta comunque perplessità l’utilizzo dell’antilingua: termini come «prodotto del concepimento» e «prodotto abortivo» delegittimano il bambino non ancora nato che invece, dal momento del concepimento, è Uno di noi.

Massimo Magliocchetti


Articolo pubblicato in M. Magliocchetti, «Prodotto abortivo», l’antilingua da cancellare, in Noi Famiglia & Vita – Supplemento di Avvenire, 26 novembre 2017, p. 33

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