Il biotestamento è legge: quale reazione dal mondo prolife?

«Riconosciamo che sul terreno politico abbiamo perduto: non è questo un segno che abbiamo fatto male; è solo il segno che non avevamo la forza o arte pari a guadagnarci la vittoria. Ma è vile chi è convinto delle proprie idee e abbandona il campo per debolezza o mancanza di fiducia. Bastano i pochi che abbiano fiducia, pazienza e costanza; anzitutto la fiducia». Così scriveva Luigi Sturzo il 18 gennaio 1926 durante il suo esilio. Parole che oggi tornano attuali se pensiamo al fatto che, nonostante tutti gli sforzi possibili, fuori e dentro i palazzi delle istituzioni, quella che il Movimento per la Vita (Mpv) ha bollato da subito come proposta di legge «ingiusta e pericolosa» oggi è legge dello Stato: il biotestamento, ossia l’«eutanasia all’italiana».

I numeri in Parlamento: eclissi della ragione. – Licenziata alla Camera dei Deputati il 20 aprile 2017 con 326 voti favorevoli, 37 voti contrari e 4 astenuti, la legge sul biotestamento al Senato è passata con 180 voti a favore, 71 contrari e 6 astensioni il 14 dicembre dello stesso anno. I «pochi» di cui parlerebbe Sturzo sono stati veramente pochi: solo 108 parlamentari hanno deciso coscientemente di non celebrare insieme ai radicali e ad un fronte trasversale l’eclissi della ragione. Dopo pochi giorni, il 28 dicembre 2018, il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha sciolto le Camere. Uno degli ultimi atti di questa legislatura è stato quindi il biotestamento chiamata dai media legge sul «fine vita» in onore del politicamente corretto, quando in realtà prevede la procedura di «inizio morte».

Ha vinto il pietismo sulla ragione. – Come successe quarant’anni fa per l’aborto, anche questa volta la strategia politica e mediatica è stata quella del pietismo. Nel luglio del 1976 la nube tossica di Seveso, provocata dallo scoppio del reattore all’Icmesa, paventava possibili gravi effetti congeniti sui nascituri del luogo invitando quindi a considerare l’opportunità di abortire nel dubbio di malformazioni: il caso montato ad arte a livello mediatico ha contribuito a fomentare un dibattito durante il passaggio tra due legislature (VI e VII) era già stato infuocato. Allo stesso modo, durante il dibattito sul biotestamento la strumentalizzazione di casi particolari, primo fra tutti quello di Dj Fabo, hanno certamente contribuito ad esasperare i toni su un tema che avrebbe richiesto ben più confronto e attenzione.

Una legge con troppi punti oscuri. – Il giudizio del Movimento per la Vita, come già detto, è stato da subito negativo. Ed è continuato ad essere tale durante tutto il dibattito. Non sono mancati contributi autorevoli a sostegno delle ragioni del «No all’eutanasia omissiva»: dalle colonne del Sì alla Vita, nei dossier pubblicati su NOI Famiglia & Vita e dai comunicati diffusi dalla neonata Agenzia Vitanews il Mpv ha denunciato l’insinuazione del nostro ordinamento del principio della disponibilità della vita umana, il totale stravolgimento della professione medica dovuto alla vincolatività delle disposizioni anticipate di trattamento, la pericolosa mancanza di una chiara previsione dell’obiezione di coscienza, la libertaria assolutizzazione dell’autodeterminazione e, da ultimo, la gravissima definizione dell’idratazione e dell’alimentazione assistite (o artificiali) come trattamenti sanitari rifiutabili dal paziente senza alcuna relazione al contesto clinico.

Una reazione doverosa. –  «Bastano i pochi che abbiano fiducia, pazienza e costanza; anzitutto la fiducia», diceva Sturzo. Fiducia, pazienza e costanza saranno le parole chiave che dovranno accompagnare la strenua difesa di quei principi universali e di buon senso quali sono la promozione e la tutela della dignità umana, sebbene sempre nella sua dimensione integrale, con più forza e vigore quando è debole e indifesa: nel grembo materno e nella fase finale della vita. Se oggi le aspirazioni prometeiche dell’uomo moderno sono legittimate con leggi ingiuste come quella sull’aborto (1978) e sull’eutanasia omissiva introdotta non troppo indirettamente con il biotestamento (2017) la nostra risposta deve essere quella di testimoniare un’alternativa credibile. Il sostegno al morente, come quello alla donna con una gravidanza difficile o indesiderata, oggi più che mai sono un dovere per tutti quegli uomini di buona volontà che si sentono ispirati dai principi prolife. Dall’aborto all’eutanasia (forse) il cerchio si chiude: se è vero che la dignità di chi soffre è nello sguardo del curante, oggi più che mai siamo chiamati a farci portatori di speranza con uno sguardo capace di donare un senso alla vita. Nulla è impossibile.

Massimo Magliocchetti,
Responsabile Giovani Roma MPV


Articolo pubblicato in M. Magliocchetti, Il biotestamento è legge: quale reazione dal mondo prolife?, in Si alla Vita, 1/2018, Gennaio 2018, p. 19

foto: il tabellone di Palazzo Madama (Senato) che segna i voti che hanno permesso al disegno di legge licenziato alla Camera di divenire legge in seconda lettura.

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