Il Papa non ha aperto al «fine vita»: facciamo chiarezza su alcune strumentalizzazioni

Al giorno d’oggi è sempre più frequente assistere a strumentalizzazioni di discorsi tenuti dai leader di religioni, movimenti, partiti. Il fine è sempre lo stesso: avvalorare le proprie tesi per farle passare come condivisibili anche da coloro i quali sembrerebbero essere contrari in linea di principio. L’ultima trovata dei radicali è stata quella di strattonare il bianco talare di Papa Francesco per promuovere la loro battaglia sul biotestamento che è ancora bloccata al Senato, sommersa tra emendamenti e le ultime sedute prima della fine della legislatura.

(Aggiornamento: il biotestamento è legge)

Francesco all’Accademia per la Vita: né accanimento né eutanasia. – Lo scorso 16 e 17 novembre si è svolto il Meeting Regionale Europeo della “World Medical Association” sulle questioni del cosiddetto fine-vita, organizzato in Vaticano unitamente alla Pontificia Accademia per la Vita. In quell’occasione Papa Francesco ha inviato un suo messaggio nel quale ha ricordato che «la medicina ha infatti sviluppato una sempre maggiore capacità terapeutica, che ha permesso di sconfiggere molte malattie, di migliorare la salute e prolungare il tempo della vita». Il Santo Padre ha sottolineato che «oggi è anche possibile protrarre la vita in condizioni che in passato non si potevano neanche immaginare». Perciò, puntualizza Francesco, «occorre quindi un supplemento di saggezza, perché oggi è più insidiosa la tentazione di insistere con trattamenti che producono potenti effetti sul corpo, ma talora non giovano al bene integrale della persona». Pur confermando l’illiceità della pratica eutanasica[1], Francesco ribadisce che «è dunque moralmente lecito rinunciare all’applicazione di mezzi terapeutici, o sospenderli, quando il loro impiego non corrisponde a quel criterio etico e umanistico che verrà in seguito definito “proporzionalità delle cure”». In sostanza Papa Francesco ha confermato un Magistero consolidato che, da una parte, non ammette l’eutanasia perché si configura come uno dei «sintomi più allarmanti della “cultura di morte”, che avanza soprattutto nelle società del benessere, caratterizzate da una mentalità efficientistica che fa apparire troppo oneroso e insopportabile il numero crescente delle persone anziane e debilitate[2]»; dall’altra rifiuta l’accanimento terapeutico, inteso come l’insieme degli «interventi medici non più adeguati alla reale situazione del malato, perché ormai sproporzionati ai risultati che si potrebbero sperare o anche perché troppo gravosi per lui e per la sua famiglia[3]».

Il Papa non è diventato Radicale. – Tempo che le agenzie battano la notizia e scoppia già il caso. Le parole del Papa su eutanasia e accanimento terapeutico vengono usate per forzare sul fine vita e sulla proposta all’ esame del Senato. All’indomani i giornali gridano all’apertura della Chiesa sul fine vita. Non sono pochi i titoli che segnalano la presunta «svolta»[4], «apertura»[5], secondo alcuni un «cambiamento epocale». Addirittura Il Manifesto titola in prima pagina «Parole Sante», affidando l’analisi del discorso del Pontefice all’editoriale di Marco Cappato[6], leader dell’associazione Luca Coscioni e ora imputato in un processo per l’aiuto alla morte di Dj Fabo. Nel suo commento Cappato presenta il messaggio del Papa come un rovesciamento radicale e rivoluzionario della posizione della Chiesa[7]. Niente di tutto questo. Anzitutto perché il Papa in ogni suo discorso non parla solo ed esclusivamente per la realtà italiana, bensì per la Chiesa Universale. Inoltre nel discorso non vi è nessun riferimento alla testo di legge attualmente al vaglio del Senato. Infine, se vogliamo proprio essere precisi, nulla di quanto sostenuto dal Pontefice può essere paragonato al contenuto del ddl sulle disposizioni anticipate di trattamento, di cui i radicali sono orgogliosi promotori. Come se non bastasse, per mascherare le reali intenzioni del Pontefice nel proprio discorso, nella maggior parte dei quotidiani si è assistito ad un uso improprio di alcuni termini fondamentali usati nel dibattito bioetico sul fine vita.

Perché il discorso di Francesco non spiana la strada alla legge. – Dalle colonne di Repubblica il vaticanista Rodari scrive: «e anche se Francesco non si intromette nelle vicende italiane – così il Vaticano – il messaggio da lui inviato […]  mostra, probabilmente non a caso, una sintonia di fondo proprio col testo della legge». Quanto sostenuto da Rodari non è condivisibile per una serie di motivi. Anzitutto, il Pontefice nel suo messaggio precisa che «quando ci immergiamo nella concretezza delle congiunture drammatiche e nella pratica clinica, i fattori che entrano in gioco sono spesso difficili da valutare». Proprio per questo la figura del medico diventa la garanzia specialistica nei confronti del problemi clinici. Solo con una relazione medico-paziente capace di sintetizzare la volontà del paziente con la prudente scienza del medico si può giungere ad un intervento sanitario capace di rispettare la dignità della persona. Infatti, quando si parla di «fine vita» ci troviamo in un terreno scivoloso dove i confini spesso sono sfumati dal susseguirsi delle condizioni mediche del paziente. In altre parole, ciò che in un dato momento può configurasi come intervento terapeutico proporzionato può diventare accanimento in un secondo momento. E proprio la relazione medico-paziente, come abbiamo più volte ribadito dalle colonne di questo mensile[8], viene svilita nel testo sul biotestamento, nel quale il consenso informato diventa l’unico margine di azione del medico nei confronti del paziente. In secondo luogo, mentre nel testo sul biotestamento vengono equiparate l’alimentazione e l’idratazione artificiali a trattamenti sanitari, per questo sottoposti alla possibilità di sospensione, nulla viene specificato nel discorso di Papa Francesco. Anzi, sul punto, il Magistero è chiaro nel configurarli come mezzi minimi di sostegno vitale che, in linea di principio, sono da ritenersi cure proporzionate[9], la cui sottrazione equivale a provocare l’eutanasia del paziente.

In conclusione, sarebbe auspicabile che i Senatori, superando un approccio ideologico finora confermato in ogni dibattito pubblico, modificassero il testo sul biotestamento pervenuto dalla Camera per tener conto dell’invito del Papa e del diritto alla vita dei soggetti più fragili.

 

Massimo Magliocchetti,

Responsabile giovani Roma Mpv

 


[1] Cfr. Congregazione per la Dottrina della Fede, Dichiarazione sull’eutanasia, 5 maggio 1980, IV: AAS 57 (1980), 542-552.

[2] Cfr. Giovanni Paolo II, Enc. Evangelium Vitae, 25 marzo 1995, n. 64: AAS 87 (1995).

[3] Cfr. Congregazione per la Dottrina della Fede, Dichiarazione sull’eutanasia, 5 maggio 1980, IV: AAS 57 (1980), 551. Sul punto si veda anche G. Miranda, Eutanasia ed Evangelium Vitae, in E. Sgreccia – D. Sacchini (a cura di), Evangelium Vitae e bioetica. Un approccio multidisciplinare, Vita e Pensiero, 1996, pp. 77 – 96.

[4] Cfr. Paolo Rodari, Biotestamento la svolta di Francesco, in La Repubblica, 17 novembre 2017, p. 2; vedi pure Franca Giansoldati, Svolta del Papa: lecito sospendere le cure quando sono inutili, in Il Messaggero, 17 novembre 2017, p. 2;

[5] Andrea Tornielli, Fine vita, l’apertura di papa Francesco, in La Stampa, 17 novembre 2017, p. 2.

[6] Marco Cappato, Un duro colpo per i «più papisti del Papa», in Il Manifesto, 17 novembre 2017, p. 1.

[7] Così si esprime anche Massimo Introvigne, Un segnale politico chiaro da un messaggio pastorale, in Il Mattino, 17 novembre 2017, p. 1.

[8] Si consenta un rinvio a M. Magliocchetti, Biotestamento, la via italiana all’eutanasia. Quattro ragioni per ritenere questa legge ingiusta, in Si alla Vita, 1/2017, Settembre 2017, pp. 27 28; M. Magliocchetti, DDl Dat a un bivio: ancora punti oscuri, in Si alla Vita, 2/2017, Ottobre 2017, p. 19.

[9] Congregazione per la Dottrina della Fede, Risposte a quesiti della Conferenza Episcopale Statunitense circa l’alimentazione e l’idratazione artificiali, 1 agosto 2007, AAS 99 (2007), p. 820. Per un approfondimento si veda D. De Luca – A. Virdis – M. L. Di Pietro, Incapacità di alimentazione e idratazione autonoma: un confronto fra il neonato, il lattante e il soggetto in stato vegetativo, in Medicina e Morale,  60 (2010), pp. 647 – 662.

articolo pubblicato in: M. Magliocchetti, Fine Vita, non strumentalizzare le parole del Papa, in Si alla Vita, 3/2017, Novembre 2017, pp. 44 – 45

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