Radicali all’attacco su obiezione di coscienza: i dati li smentiscono

In occasione della polemica sollevata dai Radicali riguardo la mancata presentazione secondo i termini di legge della Relazione ministeriale sull’attuazione della L.194 in tema di aborto, non è mancata la solita criminalizzazione dei medici obiettori di coscienza. Una storia già vista che continua da quarant’anni, ma che nell’ultimo periodo si sta facendo sempre più accesa e vigorosa.

Il fatto. Il Ministro Lorenzin non presenta la relazione in tempo. – A norma dell’art. 16 della L. 194/78 entro il mese di febbraio il Ministro della Sanità presenta al Parlamento una relazione sull’attuazione della legge e dei suoi effetti, anche in riferimento al problema della prevenzione.

I dati contengono una plastica fotografia della situazione italiana sulle interruzioni di gravidanza, anche se ancora manca una seria considerazione degli aborti precoci effettuati con le pillole impropriamente chiamate «contraccettivi d’emergenza», oggi in continuo aumento. Durante il 2017, prima che le Camere venissero sciolte, il Ministero non ha pubblicato alcuna relazione.

L’ira dei Radicali: «criticità» per l’obiezione di coscienza. – Dura è stata la reazione dei Radicali: «non sappiamo quali risposte il Ministero della Salute abbia provato a dare alle criticità emerse nella relazione precedente: prima fra tutte il dilagare dell’obiezione di coscienza, che interessa ben il 70% dei ginecologi negli ospedali italiani», denunciano in una nota. Insomma, ancora una volta il problema sono gli obiettori e non la totale inefficienza di una legge che (solo a parole) dichiara di tutelare la maternità ed evitare che l’aborto diventi un mezzo per il controllo delle nascite (art.1). L’accusa è sempre la stessa: troppi obiettori intralciano la richiesta e l’esecuzione di interruzioni volontarie di gravidanza (Ivg).

Obiezioni ai Radicali. – Nonostante le accuse dei fautori dell’aborto libero continuino instancabilmente ad essere urlate ovunque sia possibile, i dati offerti dalla rilevazione ministeriale confermano il contrario. Secondo gli ultimi dati disponibili, pubblicati il 16 dicembre 2016 in riferimento agli anni 2014 e 2015, dove è maggiore il numero dei non obiettori minore è il numero delle Ivg compiute; mentre nelle regioni dove vie è un numero elevato di obiezioni corrispondono una maggiore esecuzione di aborti (cfr. Tabella p. 53). Negli ultimi sei anni, in media, gli obiettori sono aumentati (dal 69.2% al 70.7%) e i tempi di attesa diminuiti, cioè migliorati.

Questi dati, al tempo stesso, sfatano anche un altro mito: quello per cui i medici non obiettori sarebbero costretti a stressanti turni di lavoro. Infatti, valutando le Ivg settimanali a carico di ciascun ginecologo non obiettore, considerando 44 settimane lavorative in un anno, a livello nazionale ogni non obiettore ne effettua 1.6 a settimana, un valore medio fra il minimo di 0.4 della Val d’Aosta e il massimo di 4.7 del Molise. Meno di due aborti settimanali, che in media durano venti minuti ciascuno. Questo stesso parametro, calcolato a livello sub-regionale, mostra che anche nelle regioni in cui si rileva una variabilità maggiore, cioè in cui si rilevano ambiti locali con valori di carico di lavoro che si discostano molto dalla media regionale. Si tratta comunque di un carico di Ivg per ciascun non obiettore che non dovrebbe impegnare tutta la sua attività lavorativa. Addirittura, in undici regioni italiane una quota di non obiettori, corrispondente all’11% a livello nazionale, non è assegnata ai servizi Ivg, probabilmente perché, in gran parte di questi casi, il numero dei non obiettori viene ritenuto superiore a quello necessario a rispondere adeguatamente alle richieste di Ivg, e quindi parte di questo personale viene assegnato ad altri servizi. In altre parole, esiste un esubero di medici abortisti (cfr. p. 7).

L’obiezione di coscienza conferma la realtà. – L’obiezione di coscienza non rappresenta un capriccio del medico ma un suo inviolabile diritto umano, come confermato dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’uomo (art. 18) e dalla Corte Costituzionale italiana (Sent. 476/1991). I continui attacchi su questo fronte non sono altro che la forma più estrema dell’ideologia libertaria che decide di sminuire la più profonda testimonianza sulla identità umana del concepito. Una aggressione ideologica che elude una domanda fondamentale – chi è il concepito? – nascondendosi dietro il vessillo della libertà e dell’autodeterminazione della donna. Libertà che, nella maggioranza dei casi, non esiste: perché se è vero che è libero chi ha alternative per scegliere, l’attuazione della legge 194 si dimentica della dissuasione con la quale le strutture dovrebbero aiutare la dona a «rimuovere le cause che la porterebbero alla interruzione della gravidanza […] offrendole tutti gli aiuti necessari sia durante la gravidanza sia dopo il parto» (art. 5). Posto che è il diritto alla vita a fondare tutti i diritti e l’ordinamento stesso, l’obiettore decidendo di non ottemperare all’eccezione – cioè l’aborto – decide di confermare la regola.

Massimo Magliocchetti,
Responsabile Giovani Roma Mpv


Articolo pubblicato in  M. Magliocchetti, Aborto, Radicali all’attacco su obiezione di coscienza. I dati li smentiscono, in Si alla Vita, 1/2018, Gennaio 2018, p. 28 – 29

Foto copertina: pixabay.com

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