Grazie per la fiducia

Il 25 aprile 2019 ho ricevuto un incarico molto importante, che mi riempie il cuore di Gioia e che un po’ mi spaventa. Quello di Segretario del Movimento per la Vita del Lazio, la Federazione Regionale dei Movimenti per la Vita, Centri di Aiuto alla Vita e Case d’Accoglienza. Un compito delicato che mi impegno a portare avanti con dedizione e amore per la difesa della Vita nascente.

Il 25 aprile 2019 ho ricevuto un incarico molto importante, che mi riempie il cuore di Gioia e che un po’ mi spaventa. Quello di Segretario del Movimento per la Vita del Lazio, la Federazione Regionale dei Movimenti per la Vita, Centri di Aiuto alla Vita e Case d’Accoglienza. Un compito delicato che mi impegno a portare avanti con dedizione e amore per la difesa della Vita nascente.

Mi tornano in mente le parole di Gandalf, celebre personaggio Tolkeniano: «[…] Ma non tocca a noi dominare tutte le maree del mondo, il nostro compito è di fare il possibile per la salvezza degli anni nei quali viviamo, sradicando il male dai campi che conosciamo, al fine di lasciare a coloro che verranno dopo una terra sana e pulita da coltivare».

Viviamo un tempo complesso, in cui gli attentati alla vita umana devono trovare una risposta culturale ragionevole e testimoni credibili. Lavorerò con tutte le mie forze in questa di direzione. Inizia quindi un periodo di semina, affinché si levi un vento di speranza e alle mamme in difficoltà arrivino risposte concrete ai problemi reali.

Voglio ringraziare i tanti volontari delle Associazioni locali che in queste ore mi stanno dimostrando il loro affetto e la loro fiducia; il Presidente Roberto Bennati che ha creduto in me fin da subito; la Segretaria uscente Maria Luisa Di Ubaldo, donna straordinaria che mi ha insegnato cosa significa amare il Volontariato per la Vita. Un ringraziamento speciale lo devo a Ilaria, senza la cui comprensione e sostegno non avrei potuto fare la metà di quello che ho fatto finora.

Roma, 25 aprile 2019

Colombia, eutanasia per bambini di 6 anni

Dall’America latina arriva una notizia raccapricciante. Dai dati diffusi dall’agenzia BioEdge in Colombia emerge che ormai è possibile l’eutanasia, anche sui bambini di 6 anni.

Dall’America latina arriva una notizia raccapricciante. Dai dati diffusi dall’agenzia BioEdge in Colombia emerge che ormai è possibile l’eutanasia, anche sui bambini di 6 anni.

La Colombia non ha una legge sull’eutanasia. Ma la decisione di aprire a questa pratica è stata promossa dalla Corte costituzionale che, fin dal dicembre del 2014, ha dichiarato che fosse in linea con l’ordinamento giuridico colombiano con la Sentencia T-970/14. Dopo tre anni, nel 2017 un’altra sentenza ha fatto breccia nel sistema giuridico colombiano. Con la sentenza T-544 la Corte ha ordinato al Dipartimento della salute e della protezione sociale di emanare regolamenti che “garantiscano il diritto alla morte degno di bambini e adolescenti“.

Fino a questo momento la classe medica d’oltreoceano era abbastanza riluttante ad applicare le pratiche eutanasiche, nonostante la corte costituzionale della Colombia si fosse già pronunciata a favore dell’eutanasia già nel 1997. Il motivo dell’astensione da pratiche eutanasiche era la legge che puniva gli «omicidi di pietà» con sei mesi o tre anni di reclusione.

A marzo dello scorso anno il Dipartimento per la salute e la protezione sociale ha emanato la Risoluzione n. 825 che autorizzava l’eutanasia per i bambini di età superiore a 6 anni. È scoppiata la polemica in tutto il Paese. Ma il Dipartimento ha spiegato che prima di quell’età i bambini non capiscono l’idea della propria morte.

Oggi i bambini di età compresa tra 7 e 12 anni possono accedere all’eutanasia con l’approvazione dei genitori. I bambini tra i 12 e i 14 anni possono accedervi anche se i loro genitori non sono d’accordo. Dopo i 14 anni, non è necessario il coinvolgimento dei genitori, a condizione che tutti i requisiti per l’eutanasia siano soddisfatti. Come gli adulti, il bambino deve avere una condizione inguaribile, avere un dolore ingestibile e la capacità mentale di acconsentire. «Fare questo per i bambini è un mondo completamente nuovo», ha dichiarato al Globe and Mail il Dr. Ricardo Luque Nunez, medico e bioeticista che è un consulente del Ministero della Sanità della Colombia e si occupa di osservare questo problema. Secondo il Dr Luque solo 38 persone hanno richiesto l’eutanasia attraverso il sistema sanitario nei quattro anni da quando è diventato legale. Non mancano le critiche degli attivisti pro eutanasia che vogliono spingersi oltre, prevedendo sistemi meno stringenti per accedere alla cd. “buona morte”.

Fonte: http://www.bioedge.org

Come le Sentinelle dei Fuochi di Amon Dîn, per la Vita nascente

Chi mi conosce è consapevole di quanto gli scritti di J.R.R. Tolkien abbiano segnato la mia formazione. Soprattutto quanto ispirano il mio volontariato a sostegno della vita nascente nel Movimento per la Vita. Quindi oggi, durante l’ultimo incontro del Corso di Formazione per Volontari dei Centri di Aiuto alla Vita non potevo non condividere con i presenti un passaggio de “Il Signore degli Anelli”.

Chi mi conosce è consapevole di quanto gli scritti di J.R.R. Tolkien abbiano segnato la mia formazione. Soprattutto quanto ispirano il mio volontariato a sostegno della vita nascente nel Movimento per la Vita. Quindi oggi, durante l’ultimo incontro del Corso di Formazione per Volontari dei Centri di Aiuto alla Vita non potevo non condividere con i presenti un passaggio de “Il Signore degli Anelli”.

Il Corso stava per terminare con la consegna degli attestati di partecipazione, un segno che tutti gli anni lasciamo ai corsisti per ricordare il percorso fatto insieme. Da lì a breve avremmo iniziato a sentire i desideri di ognuno in merito ad un eventuale inserimento nella grande famiglia del Movimento per la Vita del Lazio, in particolare nel Coordinamento dei Centri di Aiuto alla Vita (Cav) romani.

Tra le tante domande interessanti e appassionate dei futuri volontari, una più di tutte mi ha colpito: “Come porsi nel volontariato Cav?”. La risposta non poteva non contenere una citazione di Tolkien: “Come le Sentinelle dei Fuochi di Amon Dîn”.

Nell’opera di Tolkien, i fuochi di segnalazione di Gondor sono un sistema d’allarme di Arda costruito a difesa del reame di Gondor. Questi fuochi erano grandi postazioni permanenti, controllate giorno e notte da alcuni Uomini di Gondor, che stavano sempre in allerta, ed erano costruite su sette picchi sulla cima dei Monti Bianchi. Nella rappresentazione cinematografica dell’opera, nota al pubblico del grande schermo come “I fuochi di Amon Dîn”, si può notare come queste postazioni si trovano in luoghi remoti, ma tutte utili e pensate per uno scopo preciso.

Il Volontariato Cav non è un semplice volontariato. È una vocazione. È riconoscere nel concepito la sua dignità. È riconoscerlo Uno di noi. È accoglienza, solidarietà e tenerezza. Il Volontariato Cav è accogliere la mamma affinché trovi la forza di accogliere il proprio bambino. È far riscoprire alla donna di essere madre. È rendere veramente libera la mamma di scegliere la Vita.

Ed è per questo che il Volontario è come una Sentinella dei Fuochi di Amon Dîn. Paziente e pronto a rispondere alla richiesta d’aiuto. Pronto a cogliere il segnale, per trasformare la disperazione in Speranza.

Nell’opera de “Il Signore degli Anelli”, i Fuochi di Amon Dîn giocarono un ruolo fondamentale durante la Guerra dell’Anello. Ma poterono raggiungere il loro scopo grazie alla solerzia avuta dalle Sentinelle che, pazientemente, aspettavano il segnale. Vennero infatti accesi al momento del bisogno, quando Minas Tirith venne cinta d’assedio. Grazie a questo strumento di segnalazione i Cavalieri di Rohan vennero avvertiti e andarono in aiuto di Gondor, passarono accanto ai sette fuochi. Minas Tirth non venne lasciata sola.

Così il Volontario Cav deve farsi strumento, affinché la mamma possa riconoscere il Valore della Vita che porta in grembo. Agire nella richiesta d’aiuto, accendendo un fuoco di speranza, capace di scaldare quella solitudine del cuore che affrange donne e famiglie davanti a una gravidanza difficile o indesiderata. Parafrasando il saggio Gandalf: “Che la Speranza divampi!”.

Massimo Magliocchetti

Aborto: quello che non dice la Relazione ministeriale e una proposta concreta

Un coro (quasi) unanime ha salutato con commenti positivi la pubblicazione della Relazione sull’applicazione della legge 194/78, pubblicata ad inizio anno dal ministro della Salute Giulia Grillo. Rimangono molte ombre. Nell’articolo trovi tutto quello che la Relazione ministeriale non dice e una proposta concreta.

Un coro (quasi) unanime ha salutato con commenti positivi la pubblicazione della Relazione sull’applicazione della legge 194/78, pubblicata ad inizio anno dal ministro della Salute Giulia Grillo. Rimangono tuttavia inalterate le ombre che da quarant’anni il Movimento per la Vita italiano denuncia.

Secondo i dati contenuti nel documento emerge che nel 2017 sono state notificate 80˙733 IVG, confermando il continuo andamento in diminuzione del fenomeno, in misura leggermente maggiore rispetto a quello osservato nel 2016 (4.9% rispetto al dato del 2016 e -65.6% rispetto al 1982, anno in cui si è osservato il più alto numero di IVG in Italia pari a 234˙801 casi). Secondo il rapporto il ricorso all’aborto nel 2017 è diminuito in tutte le classi di età, in particolare tra le giovanissime, e i tassi di abortività più elevati restano fra le donne di età compresa tra i 25 e i 34 anni. Il Ministero della Salute rileva inoltre che è in aumento l’uso dell’aborto farmacologico. Nel corso del 2017 il mifepristone è stato adoperato nel 17.8% dei casi con successiva somministrazione di prostaglandine (rispetto al 15.7% del 2016 e al 12.9% del 201).

Consultori, in aumento i certificati abortivi. Abuso della procedura d’urgenza? – Continua la tendenza all’aumento del ricorso alla procedura d’urgenza: è avvenuto nel 19.2% nel 2017 rispetto al 17.8% dei casi del 2016, al 16.7% dei casi nel 2015, l’11.6% del 2011. Percentuali superiori alla media nazionale si sono osservate, come negli anni passati, in Puglia (38.9%), Piemonte (34.6%), Lazio (34.4%), Abruzzo (24.6%), Emilia Romagna (24.2%) e in Toscana (22.3%). Anche per il 2017 il consultorio familiare ha rilasciato più documenti e certificazioni (43.6%) degli altri servizi.

Incrociando questi due dati è necessario rilevare un abuso della procedura d’urgenza e uno stravolgimento della funzione essenziale dei consultori. Infatti, la L. 194/78 prevede il caso di urgenza come eccezione alla regola che prevede un periodo tra il rilascio del certificato e il giorno dell’intervento abortivo. Questo aspetto conferma l’idea dell’inesistenza di un diritto all’autodeterminazione assoluta, che però nei fatti viene aggirato, violando la lettera della legge.

Quando il medico del consultorio o della struttura socio-sanitaria, o il medico di fiducia, riscontra l’esistenza di condizioni tali da rendere urgente l’intervento abortivo, rilascia immediatamente alla donna un certificato attestante l’urgenza con il quale la donna stessa può presentarsi ad una delle sedi autorizzate a praticare la interruzione della gravidanza. La prima puntualizzazione deve essere fatta in merito al termine «urgenza». Sebbene la norma nulla preveda in merito è ragionevole sostenere, anche sulla base di una lettura complessiva della legge, che non si possa far rientrare nel caso summenzionato la c.d. urgenza cronologica, bensì soltanto una urgenza clinica che presuppone un pericolo effettivo e immediato per la salute o la vita della madre. Deve ritenersi quindi accolta la tesi di coloro i quali sostengono che nel caso di urgenza clinica si debba riferire la fattispecie dell’emergenza propriamente detta, se non altro per escludere l’idea che sia legittimo soprassedere al periodo di sette giorni per il solo fatto che la gravidanza sia giunta ad un’epoca prossima al novantesimo giorno (urgenza cronologica).

Sul punto la Relazione ministeriale espone una tesi alquanto stravagante. A pag. 35 evidenzia che «questo aumento (della procedura d’urgenza, n.d.a) negli anni può essere un indicatore di problemi di liste di attesa, di servizi disponibili per l’effettuazione dell’IVG o di necessità di ricorso all’urgenza per poter svolgere l’intervento con il Mifepristone e prostaglandine entro i tempi previsti nel nostro Paese (49 giorni di gestazione)». Viene dunque da pensare che l’abuso di cui si parlava nelle righe precedenti poi, di fatto, non è soltanto un’ipotesi dottrinale ed astratta, bensì la realtà.

Una possibile inversione di marcia? Una proposta – Tra le pagine della Relazione, forse, emerge uno spiraglio di luce. Viene registrato infatti un numero di colloqui IVG superiore al numero di certificati rilasciati (48˙769 colloqui vs 34˙800 certificati rilasciati). Ciò potrebbe indicare l’effettiva azione per aiutare la donna “a rimuovere le cause che la porterebbero all’interruzione della gravidanza” (art. 5 L.194/78).

Tornano attuali le obiezioni che il Movimento per la Vita ( MPV) ha da sempre presentato in merito alla effettiva natura di questi colloqui. Se si volesse, veramente, perseguire il fine preventivo indicato dalla L. 194/78 all’art. 5, sarebbe utile iniziare a lavorare sui contenuti di questi colloqui, magari riportati in via documentale con le dovute garanzie per la riservatezza delle donne che li compiono, in modo tale da poter elaborare efficaci modalità preventive, soprattutto alla luce delle buone pratiche presenti lungo il territorio italiano.

Obiettori in aumento: una testimonianza preziosa. – Nel 2017, si rilevano valori più elevati di obiezione di coscienza tra i ginecologi (68.4%) rispetto agli anestesisti (45.6%). Ancora inferiore è la proporzione di personale non medico che ha presentato obiezione (38.9%). Sette medici su dieci sono quindi obiettori. Il dato non è certamente trascurabile.

In primo luogo perché non incide sull’effettivo esercizio del ricorso all’IVG, come del resto ribadito da sempre dai dati ministeriali. In secondo luogo, un dato così alto di obiettori è la più grande testimonianza della dignità del concepito. Perché è proprio la scienza medica a riconoscere che dal concepimento siamo in presenza di un individuo appartenente alla specie umana, unico e irripetibile. L’obiezione di coscienza, quindi, è la più grande testimonianza della dignità del nascituro.

L’obiezione non è «il» problema. – Riguardo l’esercizio dell’obiezione di coscienza e l’accesso ai servizi IVG, i dati ministeriali, pur rilevando una percentuale di obiezione tra i ginecologi pari al 68.4%, per quanto riguarda i carichi di lavoro per ciascun ginecologo non obiettore, sia su base regionale che considerando le singole strutture, anche in presenza di casi che si discostano dalla media, non evidenziano particolari criticità nei servizi di IVG. In altre parole, gli obiettori non sono il problema all’accesso alle pratiche abortive.

L’aborto precoce con la RU486. – Da ormai più di 10 anni (2005) alcuni istituti in Italia hanno iniziato per l’interruzione della gravidanza l’utilizzo dell’approccio farmacologico con Mifepristone (RU486) e prostaglandine (anche definito aborto medico in alternativa all’aborto chirurgico), così come già presente da diversi anni in altri Paesi e come raccomandato per gli aborti precoci nelle linee guida elaborate dall’OMS e da altre Agenzie internazionali. Fino al 2009 questo farmaco non era tuttavia in commercio in Italia ed era necessario acquistarlo all’estero.

Tuttavia, secondo i dati raccolti dal MPV, nonostante le interruzioni volontarie di gravidanza siano diminuite, ciò di per sé non significa che sia in diminuzione il fenomeno abortivo, in quanto lo stesso risultato (cioè la morte del concepito) viene perseguito mediante anche altre forme che non sono esclusivamente quelle individuate dal Ministero della Salute. L’aborto diminuisce in termini percentuali, ma non in termini assoluti: mentre diminuisce la popolazione femminile in età fertile e si restringono le possibilità che le donne abbiano una gravidanza, d’altro canto aumenta l’uso dei «contraccettivi d’emergenza», farmaci che ostacolano l’annidamento dell’embrione nell’utero materno (EllaOne e Norlevo) e che quindi producono aborti precoci.

Massimo Magliocchetti