Suicidio assistito: una seria responsabilità politica

Dopo la pubblicazione del parere del Comitato Nazionale di Bioetica (CNB) sul suicidio assistito è tornato sulla scena pubblica un tema delicatissimo. Cosa succederà ora? La palla passa alla politica, che ha una responsabilità serissima.

Dopo la pubblicazione del parere del Comitato Nazionale di Bioetica (CNB) sul suicidio assistito è tornato sulla scena pubblica un tema delicatissimo. Ecco cosa è successo.

Tutto nasce dal noto caso di DJ Fabo, per il quale il leader radicale Cappato viene processato per aiuto al suicidio. La Corte d’Assise di Milano solleva la questione di legittimità costituzionale. Il processo si sospende e la questione è rimessa alla Corte Costituzionale che, il 24 settembre 2018, deposita una propria ordinanza, la n. 207. La Corte invita il Parlamento ad approvare una legge che disciplini il suicidio medicalmente assistito entro il 23 settembre 2019. Fissa infatti la propria successiva udienza al 24 settembre 2019. Ieri il CNB ha pubblicato il suo parere sull’ ipotesi di legalizzazione del suicidio assistito. Il caos: sui media due notizie diverse. Per alcuni il CNB ha aperto al suicidio assistito, per altri il contrario. Cosa è successo veramente?

Anzitutto è necessario premettere che il documento del CNB è un «parere». Quindi non vincolante per il Parlamento, perché ha natura consultiva. È però un documento autorevole: offre un approfondimento tematico e una riflessione sui problemi di natura etica e giuridica che emergono con il progredire delle conoscenze nel campo delle scienze della vita. Il CNB svolge la sua attività anche ai fini della predisposizione di atti legislativi.

Nel caos mediatico, tra interpretazioni aperturiste e risposte di chiusura sul tema, la verità è un’altra. Ed è scritta nelle trentadue pagine del documento ufficiale. Tanto da aver indotto Palazzo Chigi ad intervenire con un comunicato che rettificasse le notizie date in modo non corretto dai più importanti organi di stampa.

Cosa ha detto il Comitato, veramente? In sintesi: il “parlamentino etico” è diviso a metà. Da una parte, alcuni autorevoli esponenti si sono detti contrari alla legittimazione sia etica che giuridica del suicidio medicalmente assistito. Convergono nel ritenere che la difesa della vita umana debba essere affermata come un principio essenziale in bioetica, al di là di posizioni filosofiche e/o religiose. Dunque credono che il compito inderogabile del medico sia l’assoluto rispetto della vita dei pazienti e che l’“agevolare la morte” segni una trasformazione inaccettabile del paradigma del “curare e prendersi cura”.

Di diverso avviso è l’altra metà del Comitato, che si è espressa in modo favorevole sul piano morale e giuridico alla legalizzazione del suicidio medicalmente assistito sul presupposto che il valore della tutela della vita vada bilanciato con altri beni costituzionalmente rilevanti, quali l’autodeterminazione del paziente e la dignità della persona. Un bilanciamento che deve tenere in particolare conto di condizioni e procedure che siano di reale garanzia per la persona malata e per il medico.

In sostanza: nessuna apertura e nessuna chiusura. Aperto rimane solo il confronto. Che ora deve diventare necessariamente politico.

Cosa fare ora? È necessario che le Aule di Montecitorio inizino un dibattito serio, consapevole, serrato e responsabile. L’unica conclusione politica che possiamo rassegnare dopo la giornata di ieri è che ora il Parlamento ha tutti gli strumenti per decidere. Alla Camera sono pronte cinque proposte di legge sul tema, tra loro diverse per contenuti e soluzioni al problema. Il dibattito sarà delicato, perché dal documento del CNB emerge che il fine vita è un tema complesso e delicato, che trascina con sé una dolorosa riflessione su diritti e interessi costituzionalmente rilevanti.

Se il Parlamento non recepisse il monito della Consulta avremmo due grandi sconfitte. La prima attiene ad un vuoto democratico: decidere di non decidere significa abdicare alla funzione legislativa che è propria del parlamento. La seconda, per certi versi più drammatica, attiene alla non remota possibilità che il 24 settembre 2019 avremo l’eutanasia e il suicidio assistito per sentenza.

Massimo Magliocchetti


Articolo pubblicato per In-formazione Politica

Autore: Massimo Magliocchetti

Appassionato di bioetica, diritto e politica. Studio e scrivo per passione.

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