Maternità surrogata: facciamo il punto con il prof. Sinno

di Massimo Magliocchetti

Uno dei temi più caldi nel dibattito bioetico è quello della maternità surrogata. Per approfondirlo abbiamo incontrato il Prof. Raffaele Sinno, docente di Bioetica ISSR di Benevento-Facoltà Teologica Italia meridionale e al Master in Bioetica Università degli Studi di Bari, nonché medico anestesista all’ Ospedale Fatebenefratelli di Benevento.

Professore, il tema della maternità surrogata è ormai attualissimo. È stato anche al centro di un convegno tenuto dall’Università Popolare Universo Humanitas, che l’ha vista come relatore. Professore, cosa intendiamo per maternità surrogata? 

«Maternità surrogata è un termine generico che in lingua italiana riassume diverse metodiche che sono tra loro differenti. Si devono distinguere due forme: la Motherhood Surrogate, in cui una donna riceve un gamete di un donatore mentre l’ovocita può anche essere proprio, e la Gestational Surrogate (maternità surrogata gestazionale). In questo tipo una donna, definita carrier, riceve i gameti di una coppia che può essere legata dal matrimonio, convivente, omosessuale, oppure da un single. La coppia committente, previo un contratto, nei paesi in cui tale procedura è accettata o regolamentata, è di fatto dichiarata titolare della genitorialità. Tale accordo prevede un risarcimento economico che viene giustificato come protettivo nei confronti della madre surrogata e del futuro nascituro».

Quale visione antropologica viene promossa dai promotori dell’utero in affitto? 

«Questa procedura comporta una serie di riflessioni antropologiche, oltre che biopolitiche ed etiche, che hanno fatto convergere una forte opposizione alla maternità surrogata Esse sono:

  1. Si crea una mercificazione del corpo della donna che in condizioni di necessità economica pratica questa procedura, ciò ha generato un business babies. Si calcola che dagli anni 90, ad oggi, il mercato della surrogazione produce un volume di affare dai 4 ai 6 miliardi di dollari in tutto il mondo.
  2. Si creano conflitti biopolitici: le madri surrogate si rifiutano di consegnare il bambino al momento della nascita.
  3. Nei paesi in cui vi è una regolamentazione giuridica, vi sono ulteriori questioni di assegnazione del nascituro, come riporta una vasta letteratura in U.K, dopo il Surrogacy Act del 1985».

A che punto siamo in Italia sul tema?

«In Italia è in atto il tentativo di giustificare la procedura nell’ottica di una libera e consapevole donazione da parte della donna che compie un atto solidaristico in funzione sociale. Questa è un’erronea impostazione che diverse posizioni politiche ed etiche hanno respinto: da chi sostiene la sacralità della vita e alla sua dignità, ai movimenti femministi che considerano tale sistema una riedizione di dominio patriarcale, ai pensatori neomarxisti che mettono in luce l’uso classista del corpo da parte di chi può permettersi di ricorrere a tale uso. La legge 40 vieta espressamente il ricorso alla maternità surrogata all’articolo 12, com. 6, e punisce chi compie tale atto con la reclusione da tre mesi fino a due anni, e con una multa da 600 mila a un milione di euro».

Quali possono essere le prospettive future? Crede che il Parlamento ceda alle istanze che arrivano da alcuni Paesi europei? 

«Le prospettive future sono legate alla conoscenza reale degli effetti della maternità surrogata. In parlamento vi sono depositate opposti disegni di legge. Da una proposta dei radicali in otto punti che sostiene che sia un atto spontaneo e solidaristico, a quella Cirinnà connessa ad un’estensione della legge sulla Step Child adoption, a quelle per un’abolizione senza appello della maternità surrogata. Nel mio intervento, nel convegno che si è svolto a Salerno il 27 ottobre, organizzato dall’ Università Universo Humanitas, ho sostenuto che non è lecito stravolgere il diritto naturale, confermato scientificamente dalla teoria del Bonding, del legame madre-figlio, per altri che sono di parte e imposti contro la dignità della donna e del nascituro, compreso quello di conoscere le proprie origini, sancito da tutte le carte internazionali».


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