“40 anni per il futuro”: un messaggio di speranza

CASINI_40 anni per il futuro_front cover«Il quarantesimo anniversario della legge che ha legalizzato l’aborto in Italia – Legge n. 194 del 22 maggio 1978 – non deve passare sotto silenzio. Vorremmo, però, che lo sguardo fosse principalmente rivolto non al passato (i quarant’anni alle nostre spalle), ma al futuro, ricavando dall’esperienza i suggerimenti opportuni per continuare il servizio alla vita, renderlo più efficace e, alla fine, vittorioso». È il messaggio carico di consapevolezza e speranza con cui si apre “40 anni per il futuro”, l’ultimo libro scritto da Carlo Casini in collaborazione con Marina Casini (Cantagalli, 2018).

Accoglienza, accompagnamento, cultura della vita e preghiera. Sono queste le parole chiave che aiutano a sintetizzare questo prezioso contributo offerto da Carlo Casini alle migliaia di volontari del Movimento per la Vita e a tutti gli uomini di buona volontà che, quotidianamente, scelgono di riconoscere nel concepito un soggetto titolare di diritti, primo fra tutti quello alla vita. «La risposta più giusta è che è stato il valore della vita nascente a risvegliare nel cuore di molti il desiderio di fare qualcosa», ricorda Casini nel rispondere alla domanda sui fondatori del Movimento per la Vita.

Il libro, come del resto l’operato quarantennale del Mpv, si articola in due direttrici, diverse ma complementari al tempo stesso. La prima attiene alla cultura della Vita. Infatti lungo le pagine dell’opera vengono ripercorsi, con una sempre attuale elaborazione della bioetica personalista di inizio vita, le principali argomentazioni che il Mpv propone e approfondisce da sempre nella scena pubblica italiana: la centralità e l’importanza di riconoscere la dignità del concepito come «uno di noi», vera prima pietra per costruire un nuovo umanesimo fondato sui diritti umani. La difesa della vita incipiente è un fatto culturale, un dato scientifico incontrovertibile che non può più essere eluso da sofismi, e il valore dell’esistenza umana deve essere colto nella sua radicalità, senza distinzioni motivate dal diverso grado del suo sviluppo. Infatti, se il concepito è uno di noi a venti settimane, lo è anche a otto e dieci settimane, e lo è necessariamente anche quando comincia a esistere.

La seconda direttrice è quella della testimonianza. Una testimonianza concreta, quella dei Centri di Aiuto alla Vita (Cav) che, dal 1975 ad oggi, hanno aiutato oltre 700mila donne e fatto nascere oltre 200mila bambini. Il Movimento per la Vita italiano ha sempre cercato di rendere persuasivo il suo messaggio evitando parole di condanna e di divisione e parlando più della bellezza della vita che dell’orrore dell’aborto, nonostante culturalmente la sua condanna non è mai stata messa in discussione. Ed è stata proprio questa la sua forza. Il libro racconta e riporta importante testimonianze. Non storie, ma storie vere. Pianti e sorrisi di donne che grazie alla mano tesa dei volontari dei Cav hanno potuto accogliere il proprio bambino.

“40 anni per il futuro” non è un semplice libro. È uno scrigno di scienza, amore, storia e speranza. Perché se è vero che le grandi idee hanno bisogno di teorici coraggiosi che le rendano fruibili a tutti, senza perdere la loro dignità e autorità scientifica, è altrettanto vero che senza cuori e gambe tenaci e instancabili queste idee non si trasformano in realtà.

Massimo Magliocchetti


L’articolo è stato pubblicato su M. Magliocchetti,  Una lezione lunga 40 anni per rendere sempre più efficace il servizio alla vita, in NOI Famiglia & Vita – Supplemento di Avvenire, 27 maggio 2018, pp. 26 – 27.

Maternità e lavoro nella Costituzione italiana. Genesi e principi dell’art. 37 della Costituzione

Abstract. – L’art. 37 della Costituzione italiana si pone come caposaldo di tutta la normativa italiana in tema di tutela della maternità nel rapporto di lavoro. Al fine di comprendere gli sviluppi della normativa attuale, come contenuta nel Testo Unico sulla tutela e sostegno della maternità e della paternità e nelle riforme apportate con il Jobs Act, occorre partire da una analisi del dettato costituzionale data la sua essenza fondativa per ogni norma ordinaria ad esso subordinata. Questo breve scritto, senza avere la pretesa di esaurire un tema così ampio e in continua evoluzione, aspira a focalizzare la genesi dell’art. 37 della Costituzione italiana, nonché i principi di fondo che questo offre per interpretare in modo costituzionalmente orientato la normativa italiana in tema di tutela della maternità.

L’articolo è stato pubblicato su Giustizia, la Rivista telematica della Scuola Forense Vittorio Emanuele Orlando dell’Ordine degli Avvocati di Roma.

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Se il «problema» dell’obiezione di coscienza è una fake news

Dal 1978 assistiamo ad un attacco continuo all’obiezione di coscienza dei medici che decidono di difendere la vita e non sopprimerla con l’aborto. Sono quarant’anni che sentiamo ripetere dai media del mainstream che in Italia la legge sull’aborto (l. 194/78) non è pienamente applicata a causa dei medici obiettori. Da ultimo ci hanno pensato i membri del direttivo della CGIL della Basilicata. «La situazione relativa alla applicazione della Legge 194/1978 in Basilicata, già di norma nei fatti estremamente difficoltosa a causa di una strutturale carenza di organico nei consultori del territorio, nonché dalla presenza di 9 medici obiettori su 10 presenti sembra aggravarsi ulteriormente, nella sostanziale indifferenza delle istituzioni preposte», si legge nel documento diffuso a marzo scorso dai vertici del sindacato.

Ma la situazione lucana è veramente drammatica come denuncia la CGIL? Per rispondere basta indagare i dati offerti dalla Relazione Ministeriale sull’attuazione della L. 194 redatta annualmente dal Ministero della Salute. Nell’ultimo documento diffuso il 22 dicembre 2017 in relazione ai dati definitivi dell’anno 2016, emerge che in Basilicata i punti IVG, cioè le strutture abilitate ad eseguire l’aborto, sono quattro (80%) rispetto alle cinque strutture ospedaliere con reparto di ostetricia e/o ginecologia. Di per sé questo dato esclude che si possa attribuire alla Basilicata una carenza di stabilimenti in cui è possibile interrompere la gravidanza. Anzi, al contrario, il documento Ministeriale giudica la copertura «più che soddisfacente» (p. 46).

Un secondo dato che contribuisce a sgonfiare la denuncia della CGIL attiene all’offerta del servizio IVG, tenuto conto del diritto di obiezione di coscienza degli operatori sanitari, in relazione al numero medio settimanale di aborti effettuati da ogni ginecologo non obiettore, secondo il quale in Basilicata sono compiete mediamente 2.5 aborti ogni settimana. Un trend costante negli ultimi sei anni (2.8 nel 2021, 2.0 nel 2013, 2.9 nel 2014, 2.5 nel 2016) che quindi esclude la paventata «strutturale carenza di organico».

A conferma di quanto detto la Relazione specifica (p. 51) che a livello regionale il numero dei non obiettori sembra congruo rispetto al numero delle IVG effettuate, e il numero di obiettori di coscienza non dovrebbe impedire ai non obiettori di svolgere anche altre attività oltre le IVG. Nel 2016 i dati definitivi rilevano 1.481 medici non obiettori i quali hanno eseguito una media di 57.3 aborti nell’anno (p. 52). Secondo gli ultimi dati afferenti al 2013, in Basilicata sono 37 i ginecologi obiettori presenti nelle strutture in cui si effettua l’IVG, 44 sono anestesisti e 64 appartengono al personale non medico

Anzi, secondo la rilevazione ministeriale, nonostante il numero assoluto dei ginecologi non obiettori sia in aumento negli ultimi due anni, dato anche il dimezzamento delle IVG, il numero globale dei ginecologi che non esercita il diritto all’obiezione di coscienza è quindi sempre stato congruo al numero degli interventi di IVG complessivo (p. 52). In altre parole, nessun allarme.

Andando a fondo sulle statistiche offerteci dal Ministero della Salute emerge che il problema, non essendo in alcun modo il numero di obiettori, deve essere ricondotto – semmai fosse presente – ad una inadeguata organizzazione territoriale (p. 51).

Per i motivi sopra esposti sembra che la denuncia della CGIL sia una vera e propria fake news. La (vera) notizia è un’altra: sono sempre i più i medici che scelgono di testimoniare il loro sì alla vita. Secondo i dati ministeriali (p. 45), a livello nazionale, gli obiettori sono passati dal 58.7 del 2005 al 70.9 del 2016. Un dato impressionante che aiuta a rappresentare la presa di coscienza che colui che cresce nel grembo materno non è un «grumo di cellule» ma «uno di noi».

Massimo Magliocchetti,
Responsabile Giovani Roma MPV


Articolo pubblicato in: M. Magliocchetti, Se il «problema» dell’obiezione di coscienza è una fake news, in Si alla Vita web, 3/2018, http://www.siallavitaweb.it, pp. 1-2.