Se il «problema» dell’obiezione di coscienza è una fake news

Dal 1978 assistiamo ad un attacco continuo all’obiezione di coscienza dei medici che decidono di difendere la vita e non sopprimerla con l’aborto. Sono quarant’anni che sentiamo ripetere dai media del mainstream che in Italia la legge sull’aborto (l. 194/78) non è pienamente applicata a causa dei medici obiettori. Da ultimo ci hanno pensato i membri del direttivo della CGIL della Basilicata. «La situazione relativa alla applicazione della Legge 194/1978 in Basilicata, già di norma nei fatti estremamente difficoltosa a causa di una strutturale carenza di organico nei consultori del territorio, nonché dalla presenza di 9 medici obiettori su 10 presenti sembra aggravarsi ulteriormente, nella sostanziale indifferenza delle istituzioni preposte», si legge nel documento diffuso a marzo scorso dai vertici del sindacato.

Ma la situazione lucana è veramente drammatica come denuncia la CGIL? Per rispondere basta indagare i dati offerti dalla Relazione Ministeriale sull’attuazione della L. 194 redatta annualmente dal Ministero della Salute. Nell’ultimo documento diffuso il 22 dicembre 2017 in relazione ai dati definitivi dell’anno 2016, emerge che in Basilicata i punti IVG, cioè le strutture abilitate ad eseguire l’aborto, sono quattro (80%) rispetto alle cinque strutture ospedaliere con reparto di ostetricia e/o ginecologia. Di per sé questo dato esclude che si possa attribuire alla Basilicata una carenza di stabilimenti in cui è possibile interrompere la gravidanza. Anzi, al contrario, il documento Ministeriale giudica la copertura «più che soddisfacente» (p. 46).

Un secondo dato che contribuisce a sgonfiare la denuncia della CGIL attiene all’offerta del servizio IVG, tenuto conto del diritto di obiezione di coscienza degli operatori sanitari, in relazione al numero medio settimanale di aborti effettuati da ogni ginecologo non obiettore, secondo il quale in Basilicata sono compiete mediamente 2.5 aborti ogni settimana. Un trend costante negli ultimi sei anni (2.8 nel 2021, 2.0 nel 2013, 2.9 nel 2014, 2.5 nel 2016) che quindi esclude la paventata «strutturale carenza di organico».

A conferma di quanto detto la Relazione specifica (p. 51) che a livello regionale il numero dei non obiettori sembra congruo rispetto al numero delle IVG effettuate, e il numero di obiettori di coscienza non dovrebbe impedire ai non obiettori di svolgere anche altre attività oltre le IVG. Nel 2016 i dati definitivi rilevano 1.481 medici non obiettori i quali hanno eseguito una media di 57.3 aborti nell’anno (p. 52). Secondo gli ultimi dati afferenti al 2013, in Basilicata sono 37 i ginecologi obiettori presenti nelle strutture in cui si effettua l’IVG, 44 sono anestesisti e 64 appartengono al personale non medico

Anzi, secondo la rilevazione ministeriale, nonostante il numero assoluto dei ginecologi non obiettori sia in aumento negli ultimi due anni, dato anche il dimezzamento delle IVG, il numero globale dei ginecologi che non esercita il diritto all’obiezione di coscienza è quindi sempre stato congruo al numero degli interventi di IVG complessivo (p. 52). In altre parole, nessun allarme.

Andando a fondo sulle statistiche offerteci dal Ministero della Salute emerge che il problema, non essendo in alcun modo il numero di obiettori, deve essere ricondotto – semmai fosse presente – ad una inadeguata organizzazione territoriale (p. 51).

Per i motivi sopra esposti sembra che la denuncia della CGIL sia una vera e propria fake news. La (vera) notizia è un’altra: sono sempre i più i medici che scelgono di testimoniare il loro sì alla vita. Secondo i dati ministeriali (p. 45), a livello nazionale, gli obiettori sono passati dal 58.7 del 2005 al 70.9 del 2016. Un dato impressionante che aiuta a rappresentare la presa di coscienza che colui che cresce nel grembo materno non è un «grumo di cellule» ma «uno di noi».

Massimo Magliocchetti,
Responsabile Giovani Roma MPV


Articolo pubblicato in: M. Magliocchetti, Se il «problema» dell’obiezione di coscienza è una fake news, in Si alla Vita web, 3/2018, http://www.siallavitaweb.it, pp. 1-2.

40° Giornata Vita: mobilitare le coscienze per promuovere la vita

Il 4 febbraio in tutta Italia il Popolo della Vita ha festeggiato la 40° Giornata per la Vita. Quest’anno l’importante anniversario ha avuto come titolo «Il Vangelo della vita, gioia per il mondo». Tanti i temi che sono stati messi al centro della giornata che si è articolata su due binari paralleli: riflessione e testimonianza. Continua a leggere “40° Giornata Vita: mobilitare le coscienze per promuovere la vita”

«Mi rifiutai di abortire»: così è nato Andrea Bocelli

Toscana, una donna in stato interessante si precipita in ospedale per un presunto attacco di appendicite. Dopo il trattamento d’urgenza i medici la informano di essere incinta. La gioia si manifesta visibile sul volto. Arriva, poi, una seconda notizia: il bambino è affetto da una grave disabilità, il glaucoma congenito, che lo renderà poi cieco in giovane età. I medici propongono alla donna la scelta più facile: abortire. La donna si rifiuta e nasce uno dei più amati e importanti tenori al mondo, Andrea Bocelli.

È proprio il tenore di Volterra a raccontare del virtuoso gesto della «giovane e coraggiosa sposa», come amò chiamare la madre, Edi Arighieri, in occasione di una esibizione durante una serata organizzata dalla Nph-Italia nel 2009. L’accaduto è stato riproposto su Rai1 lo scorso 21 gennaio, durante la trasmissione Domenica In.

Questa storia ci offre due spunti di riflessione. Il primo attiene al rischio di giudicare non degna di essere vissuta una vita soltanto sulla base delle condizioni in cui può o potrà vivere. È un rischio che ormai è sempre più facile riscontrare. Basti pensare a quante donne arrivano nei nostri Centri di Aiuto alla Vita disorientate da discutibili consigli dati da medici a seguito di diagnosi problematiche circa la gravidanza. Sono le storie come quelle di Andrea Bocelli che ci insegnano che anche un non vedente può fare della sua vita un capolavoro.

La seconda riflessione attiene alla corresponsabilità che abbiamo nei confronti di queste donne e dei bambini che portano in grembo, soprattutto se in condizioni di disabilità. È grazie ad una mano tesa che spesso le paure lasciano spazio alla speranza. L’opera dei Centri di Aiuto alla Vita diviene in questo fondamentale. E in quest’ottica non dobbiamo mai smettere di ribadire che ogni vita è degna di essere vissuta.

Massimo Magliocchetti

 

Foto: ©Huffington Post