Come le Sentinelle dei Fuochi di Amon Dîn, per la Vita nascente

Chi mi conosce è consapevole di quanto gli scritti di J.R.R. Tolkien abbiano segnato la mia formazione. Soprattutto quanto ispirano il mio volontariato a sostegno della vita nascente nel Movimento per la Vita. Quindi oggi, durante l’ultimo incontro del Corso di Formazione per Volontari dei Centri di Aiuto alla Vita non potevo non condividere con i presenti un passaggio de “Il Signore degli Anelli”.

Il Corso stava per terminare con la consegna degli attestati di partecipazione, un segno che tutti gli anni lasciamo ai corsisti per ricordare il percorso fatto insieme. Da lì a breve avremmo iniziato a sentire i desideri di ognuno in merito ad un eventuale inserimento nella grande famiglia del Movimento per la Vita del Lazio, in particolare nel Coordinamento dei Centri di Aiuto alla Vita (Cav) romani.

Tra le tante domande interessanti e appassionate dei futuri volontari, una più di tutte mi ha colpito: “Come porsi nel volontariato Cav?”. La risposta non poteva non contenere una citazione di Tolkien: “Come le Sentinelle dei Fuochi di Amon Dîn”.

Nell’opera di Tolkien, i fuochi di segnalazione di Gondor sono un sistema d’allarme di Arda costruito a difesa del reame di Gondor. Questi fuochi erano grandi postazioni permanenti, controllate giorno e notte da alcuni Uomini di Gondor, che stavano sempre in allerta, ed erano costruite su sette picchi sulla cima dei Monti Bianchi. Nella rappresentazione cinematografica dell’opera, nota al pubblico del grande schermo come “I fuochi di Amon Dîn”, si può notare come queste postazioni si trovano in luoghi remoti, ma tutte utili e pensate per uno scopo preciso.

Il Volontariato Cav non è un semplice volontariato. È una vocazione. È riconoscere nel concepito la sua dignità. È riconoscerlo Uno di noi. È accoglienza, solidarietà e tenerezza. Il Volontariato Cav è accogliere la mamma affinché trovi la forza di accogliere il proprio bambino. È far riscoprire alla donna di essere madre. È rendere veramente libera la mamma di scegliere la Vita.

Ed è per questo che il Volontario è come una Sentinella dei Fuochi di Amon Dîn. Paziente e pronto a rispondere alla richiesta d’aiuto. Pronto a cogliere il segnale, per trasformare la disperazione in Speranza.

Nell’opera de “Il Signore degli Anelli”, i Fuochi di Amon Dîn giocarono un ruolo fondamentale durante la Guerra dell’Anello. Ma poterono raggiungere il loro scopo grazie alla solerzia avuta dalle Sentinelle che, pazientemente, aspettavano il segnale. Vennero infatti accesi al momento del bisogno, quando Minas Tirith venne cinta d’assedio. Grazie a questo strumento di segnalazione i Cavalieri di Rohan vennero avvertiti e andarono in aiuto di Gondor, passarono accanto ai sette fuochi. Minas Tirth non venne lasciata sola.

Così il Volontario Cav deve farsi strumento, affinché la mamma possa riconoscere il Valore della Vita che porta in grembo. Agire nella richiesta d’aiuto, accendendo un fuoco di speranza, capace di scaldare quella solitudine del cuore che affrange donne e famiglie davanti a una gravidanza difficile o indesiderata. Parafrasando il saggio Gandalf: “Che la Speranza divampi!”.

Massimo Magliocchetti

Utero in affitto, Gigli: «urgente legge per fermare mercato delle donne»

«La sentenza odierna della Cassazione rende ancor più urgente un intervento legislativo per perseguire il reato di surrogazione della maternità commesso da cittadino italiano all’estero, anche se la pratica è legale nel Paese estero». È quanto dichiarato in una nota stampa Gian Luigi Gigli, deputato e presidente del Movimento per la Vita italiano, riguardo l’assoluzione definitiva di una coppia napoletana che aveva posto in essere la pratica dell’utero in affitto per avere un bambino in Ucraina. La quinta sezione penale ha confermato il verdetto assolutorio del Gip di Napoli dello scorso luglio, aprendo così un precedente capace di influenzare tanto l’opinione pubblica quanto la politica. Non tutta. Infatti, già la scorsa settimana, l’On. Gigli ha presentato una proposta di legge che chiede di «mettere fine a quello che sempre più si configura come un indegno mercato sulla pelle delle donne». Read more

Eutanasia, Gandolfini: “Non esiste diritto a morire”

“Non esiste un diritto a morire”: così Massimo Gandolfini, portavoce del Comitato difendiamo i nostri figli e leader del Family Day, risponde a un’intervista sul tema eutanasia apparsa su La Stampa[1]. Tra i temi affrontati l’accanimento terapeutico e il rapporto medico paziente.

L’eutanasia arriva alla Camera.Il 3 marzo 2016 sono stati incardinati, presso le commissioni Giustizia e Affari Sociali della Camera dei Deputati, quattro disegni di legge sull’eutanasia: tre di iniziativa parlamentare e uno di iniziativa popolare promosso dall’Associazione Luca Coscioni. La notizia, accolta con soddisfazioni dai radicali, ha riportato il dibattito, anche se non ancora in modo rilevante, sui problemi del fine vita rilevando una forte presa di posizione del mondo cattolico e conservatore.

Gandolfini: “Non esiste diritto a morire”. – Chiare e inequivocabili sono state le parole di Massimo Gandolfini, apparse sul quotidiano La Stampa. Dopo aver ribadito come non esista un diritto a morire tutelato direttamente dallo stato, aggiunge: “lo stato non può garantire ogni desiderio del paziente”. Il leader del Family Day e Portavoce del Comitato difendiamo i nostri figli ha aggiunto: “C’è anche il bene –vita da tutelare. E non è un bene materiale che il soggetto ha nella propria disponibilità”.

No accanimento terapeutico, no eutanasia. – Rigettando ogni possibilità di accanimento terapeutico, Gandolfini ha ricordato che l’interruzione delle cure e la sospensione della terapia è una “scelta legittima” che, però, non esclude l’accompagnamento del paziente che il medico è tenuto, per sua stessa natura, a perseguire. Mette in guardia, allo stesso tempo, dalle dichiarazioni anticipate di trattamento vincolanti per il medico: “diventerebbe una prescrizione e una rigidità del genere fa venir meno l’asimmetricità del rapporto medico – paziente”.

Massimo Magliocchetti
@MagliocchettiM

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[1] Fra. Mae.,“Non esiste il diritto di morire. La nuova crociata di Gandolfini”, La Stampa, 9 marzo 2016, p. 13