Eutanasia, Polis Pro Persona: ultimo appello al Parlamento

Le oltre settanta associazioni partecipanti al convegno “EUTANASIA E SUICIDIO ASSISTITO: quale dignità della morte e del morire?”, l’11 settembre 2019 presso il centro congressi della CEI, in Roma,  nell’avvicinarsi dell’udienza della Corte costituzionale del 24 settembre 2019, all’esito della quale – come si prospetta nell’ordinanza n. 207/18 – potrebbe venire legalizzato il suicidio anche medicalmente assistito, in quanto il Parlamento non ha legiferato sul tema nel termine assegnato, si sono appellate ai Presidenti di Camera e Senato, oltre che ad ogni singolo parlamentare, affinché:

  1. a prescindere da ogni opinione nel merito, non rifiutino il compito che la Costituzione ha assegnato in via esclusiva al Parlamento, come accadrebbe, invece, qualora la disciplina sulla liceità o meno del procurare la morte a una persona, anche a mezzo di assistenza sanitaria, non derivasse da un voto di Camera e Senato, unici rappresentanti di quella sovranità popolare che dà esistenza stessa alla Repubblica italiana;
  2. in ogni caso rappresentino alla Corte costituzionale la necessità che il prossimo 24 settembre l’udienza sia differita, atteso che disciplinare la vita e la morte e con esse la funzione e il senso stesso del Servizio Sanitario nazionale sono questioni da inserire in un dibattito parlamentare ampio e consapevole, nei tempi che si renderanno necessari a Camera e Senato senza compressioni esterne, e ciò persino a prescindere dalla oggettiva limitazione dei calendari del Legislatore a causa delle sopravvenute urgenze istituzionali emerse nella corrente estate;
  3. convengano che il tema dell’eutanasia non può dipendere dalle occasionali maggioranze politiche, bensì all’autonomia di giudizio e alla libera coscienza di ciascun rappresentante della sovranità popolare, al fine di consentire che i lavori, il dibattito e il confronto parlamentari siano sostenuti da una forte e trasparente tensione di ciascuno alla verità delle scelte antropologiche e di significato del SSN, che saranno compiute.
  4. considerino che un serio riscontro alle problematiche poste nell’ordinanza n. 207/18 della Corte costituzionale appare possibile modulando più articolatamente le fattispecie penali dell’art. 580 c.p., nonché valorizzando più congruamente la risorsa delle cure palliative.

Legge sull’eutanasia, Menorello: «il Parlamento reagisca, freni le derive eutanasiche»

Intervista a Domenico Menorello, Avvocato cassazionista e Deputato della XVII legislatura, coordinatore dell’Osservatorio parlamentare “Vera Lex?”

di Massimo Magliocchetti

È iniziato il conto alla rovescia: il 24 settembre la Corte Costituzionale riscriverà la norma sul suicidio assistito, se non sarà il Parlamento a prendere su di sé la responsabilità di farlo. In questo anomalo scenario, dove i poteri dello Stato sembrano aver mutato i loro ordinari compiti, una parte della politica preme sull’acceleratore. «Non si può più aspettare», afferma Domenico Menorello, Avvocato cassazionista e Deputato della XVII legislatura, coordinatore dell’Osservatorio parlamentare Vera Lex?, che insieme al mondo dell’associazionismo prolife e profamily sta guidando i lavori e l’organizzazione per una controffensiva politica e culturale. Menorello è stato tra i promotori dell’evento dell’11 luglio, dal titolo «“Diritto o “condanna” a morire per le vite “inutili”?», al quale hanno partecipato insieme a più di trenta associazioni, il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Giancarlo Giorgetti, il Vicepresidente del Centro Studi Rosario Livatino, Alfredo Mantovano e Assuntina Morresi del Comitato Nazionale di Bioetica. Lo abbiamo incontrato per capire meglio cosa sta accadendo sul fronte del fine vita.

Onorevole, in questi giorni è iniziato il conto alla rovescia per la decisione della Corte Costituzionale del prossimo 24 settembre in tema di suicidio assistito. Come sta vivendo questi momenti?

«Viene in mente quello stupefacente dialogo ne “Il Signore degli anelli“: “Avrei tanto desiderato che tutto ciò non fosse accaduto ai miei giorni”, esclamò Frodo. “Anch’io”, annuì Gandalf “come d’altronde tutti coloro che vivono questi avvenimenti. Ma non tocca a noi scegliere. Tutto ciò che possiamo decidere è come disporre del tempo che ci è dato”. Nel lavoro svolto in questi giorni con molti amici delle associazioni e politici ho potuto via via rendermi conto di più quanto sia grave la possibilità che l’eutanasia sia introdotta in Italia. Perché una legge indica sempre un valore ritenuto “bene”, come insegna San Tommaso. Quindi, una eventuale legalizzazione del “procurare la morte” affermerà una antropologia triste, in cui l’uomo, ciascun uomo, riceverà cura e rispetto solo fino a che sarà performante, adeguato secondo i parametri sociali ed economici della mentalità dominante e dei poteri forti che la condizionano. Quando invece arriveranno i momenti di fragilità, di malattia, di debolezza, di disabilità, di vecchiaia, ebbene una norma sull’eutanasia sarebbe lì a dire all’interessato e ai suoi cari che forse quel tempo difficile non è così importante, né lo é più la sua vita. Altro che centralità della persona! Ma noi sappiamo che non é così! Noi sappiamo che ogni istante della vita é segno di una chiamata verso un Destino buono, verso una felicità che desideriamo sempre con una insopprimibile tensione, tensione che è la cifra stessa dell’essere uomo. Anzi, proprio il dolore e la sofferenza sono il limite esistenziale in cui questa chiamata alla pienezza “grida” di più, in cui si capisce con chiarezza che “tutte le immagini portano scritto: più in là” (Montale). Vi è, poi, la grandezza dell’uomo che si prende cura di un altro uomo sofferente, che con-divide e com-partecipa con lui di questo anelito, in quel momento di debolezza. Se invece piegheremo il Servizio Sanitario Nazionale alla morte anziché alla vita, la stessa struttura sanitaria pubblica si porrà contro l’uomo, impedirà la straordinaria e commovente solidarietà umana e medica che abbiamo visto testimoniata anche nel commovente seminario dell’11 luglio, diverrà funzionale a spezzare i legami, ad aumentare la solitudine, favorendo la disperazione anziché la speranza. Siamo perciò, oggi più che mai, chiamati a vivere e testimoniare a tutti che una antropologia più bella, più umana esiste ed é possibile. È quella stessa cultura che ha costruito la civiltà occidentale, che origina nella corrispondenza inattesa e desiderata dell’Annuncio cristiano, che per ognuno di noi é possibile vivere pienamente in qualunque contingenza personale, sociale o politica».

 Lo scorso 11 luglio ha partecipato alla mobilitazione di politici e associazioni a favore della vita, ma già nell’osservatorio parlamentare Vera Lex?, di cui è il coordinatore, si è impegnato per garantire più consapevolezza al Parlamento su questo scivoloso tema. Cosa sta accadendo dentro il palazzo?

«Come Lei ha acutamente osservato, il primo problema del Palazzo sembra essere proprio quello di accorgersi di ciò che sta per capitare. Il 24 settembre la Corte costituzionale introdurrà, se rimarrà coerente con l’ordinanza n. 207/18, la legalizzazione dell’eutanasia per sentenza, dichiarando incostituzionale in tutto in parte l’art. 580 del Codice penale, che punisce l’aiuto al suicidio. Ma di questa imminente tempesta non sembrano accorgersi né le rappresentanze politiche, né i grandi media.

Inoltre, tutte le forze politiche dovrebbero convenire che è il Parlamento il luogo di scelte così dirimenti per la vita del Paese, non una camera di consiglio di un collegio giudicante, per quanto il Giudice possa essere importante e autorevole. Ci si aspetterebbe una reazione da parte delle istituzioni parlamentari, se non altro per affermare i propri ruolo e significato. Invece, tacciono.

II terzo livello di attenzione da parte del legislatore dovrebbe essere la consapevolezza per cui l’introduzione dell’eutanasia significherebbe cambiare il modello antropologico di riferimento e modificare strutturalmente il Servizio Sanitario Nazionale.

Mi preoccupa, invece, l’imbarazzante difficoltà di giudizio che caratterizza quasi tutti i gruppi parlamentari, che non sembrano nemmeno reagire a un vero e proprio “esproprio” del ruolo che spetta al legislatore. Sembra che siano bloccati di fronte a qualsiasi posizione possa sembrare non in linea con i luoghi comuni e il pensiero dominanti. Si ha l’impressione che scappino, trasversalmente, da ogni decisione che non appaia politically correct.».

Al momento sono state presentate quattro proposte di legge sul fine vita. Tuttavia, nelle due componenti del Governo sembra che ci siano distanze siderali che farebbero pensare ad un mancato accordo sui temi etici. È importante decidere prima della decisione della Consulta?

È fondamentale. E chi impedirà alla Camera di deliberare in aula tempestivamente, in realtà avrà voluto la sentenza eutanasica della Consulta. Questa volta il “non-fare” equivale al “fare”. Oramai il trucco é chiaro e non ci casca più nessuno. Chi impedirà all’Aula di Montecitorio di deliberare nei prossimi giorni sarà responsabile dell’“eutanasia per sentenza”.

Più in particolare, da questa decisione non può rimanere assente soprattutto la maggioranza di Governo! Infatti, chi dei due partiti di maggioranza lascerà spazio alla Corte costituzionale per sentenziare la legalizzazione dell’eutanasia avrà anche rotto il patto di governo. Lega e 5 Stelle reggono il loro accordo di governo anche sulla specifica intesa di NON modificare la legislazione vigente sui c.d. “temi etici”. Se invece i 5 Stelle continuassero a boicottare la possibilità di arrivare in aula a Montecitorio, consentiranno la legalizzazione dell’eutanasia per sentenza, rompendo l’accordo di Governo sulla questione più importante. A quel punto (che speriamo non si verifichi mai!), la Lega potrà davvero far finta di nulla e continuare ad autocandidarsi come difensore dei valori non negoziabili? Ci accodiamo al sommo poeta: qui si parrà la tua nobilitate …»

Nel dibattito sul fine vita l’eliminazione del paziente attraverso l’eutanasia o il suicidio assistito sembra essere l’unica soluzione. Ma in Italia abbiamo una meravigliosa (e dimenticata) legge sulle cure palliative. Cosa pensa in merito?

«La miglior risposta a questa fondamentale domanda mi sembra quella fornita da Dame Cecily Saunders, fondatrice degli Hospice, in un’intervista del 1983: “Penso che quando si comincia a parlare di modalità per abbreviare deliberatamente la vita si entra in un terreno davvero molto pericoloso. Penso che parte della risposta sia legata alla possibilità di dire alle persone: guarda, non dovrai soffrire un dolore che non può essere controllato, non diventerai meno di quello che sei a causa del trattamento che ti daremo. Puoi essere te stesso. Ma l’eutanasia è qualcosa che ha origine nella paura. E penso che molto del lavoro svolto dai geriatri e negli Hospice, ha dimostrato che si tratta veramente di una paura infondata. Ma il vero pericolo non è solo che l’eutanasia aumenterebbe la paura, se uno parlasse della necessità di introdurre una legge a proposito, ma soprattutto toglierebbe la terra sotto i piedi a un gran numero di persone vulnerabili, che molto facilmente penserebbero – Ho il diritto di abbreviare la mia vita, e dunque ora ho il dovere di farlo, perché sono un peso per altri, e la mia vita come parte della società è ormai priva di valore-. Sono davvero convinta che dobbiamo dire alle persone che hanno un valore perché ci sono, e che avranno un valore fino all’ultimo istante della loro vita. E che faremo di tutto per rendere la loro vita quanto migliore possibile. Non voglio dire che non ci siano situazioni molto difficili. E non voglio stare seduta qui a giudicare qualcuno che ha scelto di morire. Ma quello che continuiamo a vedere, più e più volte, è che il momento del fine vita può essere un’occasione fantastica per le famiglie ed i loro cari. E cosa si sarebbero persi se avessero rinunciato a quella occasione, invece di tener duro, per così dire, e scoprire quello che c’è da scoprire”. Che prospettiva umana affascinante! Altro che la disperazione di Stato travestita da cloruro di potassio!»

Massimo Magliocchetti


Articolo pubblicato su Si alla Vita web, Luglio 2019 – Dossier “Fine Vita: sempre degni, sempre curabili”.

Fine Vita, con il Governo entra in crisi anche la Democrazia

di Massimo Magliocchetti

Questa crisi istituzionale non ci voleva. E non solo perché lo scenario economico per l’Italia non è rassicurante. Ma perché se il Parlamento non si muove il 24 settembre avremo l’eutanasia per sentenza.

Da un anno la Corte Costituzionale, con una anomala ordinanza emessa nel procedimento di legittimità costituzionale sulla norma sull’aiuto al suicidio (art. 580 c.p.) nel caso Dj Fabo, ha fissato il termine del 24 settembre 2019 per far legiferare il Parlamento sul tema. Altrimenti deciderà di conseguenza. Il punto fondamentale è che, in sostanza, quello che dirà la Consulta è già scritto nell’ordinanza emessa il 24 settembre 2018. Come a dire: Parlamentare avvisato, mezzo salvato.

La Crisi di Governo, quindi, complica lo scenario. Gli sviluppi di queste ore mutano con una velocità impressionante. Ogni previsione diviene pertanto parziale e suscettibile di un margine di errore imprevedibile. Quello che è sicuro è che il conto alla rovescia continua inesorabile. I giorni passano e una discussione parlamentare sul tema è sempre più lontana.

Già con il Governo giallo-verde alla Camera si è tentata una mediazione tra le diverse sensibilità e posizioni. Ma non si è mai arrivati a un testo base, tanto che lo stesso presidente Roberto Fico, prendendo atto del fallimento, ha eliminato il tema dal calendario dei lavori dell’Aula di settembre. Un eventuale esecutivo 5Stelle/PD non sembra essere un terreno fertile per una discussione seria e lascia prevedere l’apertura a impostazioni eutanasiche radicali. L’ipotesi del Governo tecnico, neanche a dirlo: concentrerebbe gli sforzi sui temi economici. In sintesi, i temi fondamentali per l’uomo escono dal Parlamento.

La vera crisi è quella della Democrazia. È curioso che si trovi il tempo per trattare di temi tecnici, mentre con disinvoltura colpevole si evita di discutere i temi essenziali per l’uomo, senza i quali non avrebbero senso quelli tecnici. Trova un senso la Democrazia che discute sulla Tav per il “bene del Paese”, se poi liquida il malato gravemente disabile con una iniezione letale al cloruro di potassio?  

Massimo Magliocchetti

Fine vita, Pagano: «no all’eutanasia». Cure palliative? «Fondamentali, siano per tutti»

Intervista ad Alessandro Pagano, deputato, firmatario di una proposta di legge in tema di suicidio assistito

di Massimo Magliocchetti

L’estate dovrebbe essere un momento di riposo e programmazione. Invece per alcuni eroici deputati e Senatori questi ultimi giorni di luglio sono l’ultimo momento utile per evitare che in Italia a settembre arrivi l’eutanasia per sentenza, senza un serio ed ampio dibattito parlamentare. In prima linea c’è Alessandro Pagano, classe 59, originario di San Cataldo (Caltanissetta). Siede tra le fila della Lega, da mesi insieme ad altri colleghi lavora incessantemente per fermare pericolose derive eutanasiche. È primo firmatario di una proposta di legge di chiaro stampo prolife, che prova a trovare una mediazione in un nodo di dinamiche molto delicate: moniti della Corte Costituzionale, proposte di legge di iniziativa popolare di stampo radicale, una maggioranza divisa e lo scorrere inesorabile dei giorni. «Non c’è più tempo, è una fase delicatissima», sottolinea con voce ferma e decisa. Lo abbiamo incontrato per capire meglio cosa sta succedendo sul fronte del fine vita.

Onorevole, cosa sta accadendo a Montecitorio sul fronte del fine vita?

«La situazione è complessa. Lo scorso 24 settembre la Corte Costituzionale ha affidato al Parlamento il termine di un anno per legiferare sul tema dell’aiuto e l’istigazione al suicidio, stimolando alcune modifiche. L’Ordinanza 207/2018 ha destinato non poche pagine per sostenere che la norma penale impugnata ha qualche ragione di permanenza nell’ordinamento. Ha ribadito che è necessario tutelare le persone più deboli e in difficoltà, per le quali il suicidio è una tentazione da non assecondare. Allo stesso tempo, però chiede che sia rivista. Finora sono state presentate alcune proposte di legge, tra loro molto differenti. Ad oggi le Commissioni riunite Affari Sociali e Giustizia della Camera hanno incaricato i due relatori di maggioranza (Turri per la Lega e Trizzino per il Movimento 5 Stelle, ndr) per fare una sintesi da portare in Aula, capace di tenere insieme le varie sensibilità. Personalmente ha presentato una proposta di legge, la n. 1888/2019, che è stata firmata da tutti i colleghi della Lega»

Si arriverà ad una sintesi in tempi ragionevoli?

«Nonostante la voglia di fare sintesi, ci troviamo davanti ad un’impasse: i due relatori, infatti, hanno su molti aspetti due posizioni diametralmente opposte. Il testo da portare in aula tarda ad arrivare. Perché da una parte la nostra proposta esprime in modo plastico i principi della cultura prolife, mentre quella dei colleghi di maggioranza si pone come filo eutanasica».

Nella sua proposta di legge prevede la modifica minimale dell’art. 580 del codice penale. Di cosa si tratta?

 «È necessario raccogliere il monito della Consulta, altrimenti ci troveremmo l’eutanasia per sentenza. Respingendo ogni pretesa eutanasica, nellaproposta di legge prevediamo una prima risposta alla sollecitazione della Corte costituzionale. Come Lei ha osservato, la nostra proposta di legge introduce una forma attenuata di reato, individuando quale soggetto attivo chi conviva stabilmente con il malato, precisando due tipologie di condizioni che rendono meno grave l’illecito: la prima attinente all’autore del fatto, la cui condotta è condizionata dal grave turbamento determinato dalla sofferenza altrui, la seconda riguardante l’ammalato, tenuto in vita con strumenti di sostegno vitale, interessato da una patologia irreversibile fonte di intollerabile sofferenza. Attenzione, però: l’aiuto e l’istigazione al suicidio rimangono reato».

Sono previste anche modifiche della legge sulle Disposizioni anticipate di trattamento (Dat). Di cosa si tratta nello specifico?

«Alimentazione e idratazione sono cure naturali, non sono terapie. L’acqua e il cibo non diventano farmaci perché somministrati con strumenti artificiali. Su questo punto vogliamo essere molto chiari. E ci rifacciamo all’ampia letteratura scientifica che non considera trattamenti sanitari la nutrizione e l’idratazione, anche artificiali. Vogliamo quindi modificare la legge sulle Dat che invece ha effettuato tale impropria parificazione, sempre che il paziente sia in grado di assimilare quanto gli viene somministrato».

Fermo restando il monito della Corte, come si pone la Sua proposta di legge per tutelare la vita delle persone vulnerabili?

«La Corte nella sua anomala decisione ha fissato due elementi importanti. Uno di questi è l’importanza delle cure palliative, che accompagnano il malato nella fase terminale della sua vita, dando dignità alla persona. Sono già state oggetto della L. 38/2010 che, però, è stata largamente dimenticata e disapplicata, comunque non applicata pienamente. Grazie alle cure palliative il paziente allontana ogni eventuale desiderio di interrompere la sua vita, perché è possibile alleviare il dolore e le sofferenze. Nella nostra proposta puntiamo a rendere effettivo il ricorso alle cure palliative, come già previsto dall’articolo 2 della legge n. 219 del 2017 e come è richiesto dalla Consulta, con la presa in carico del paziente da parte del Servizio sanitario nazionale al fine di praticare un’appropriata terapia del dolore. In tal caso è bene indicare i requisiti specifici della sedazione profonda, che deve necessariamente seguire, in presenza di sintomi refrattari ai trattamenti sanitari, le cure palliative, allo scopo di non trasformarsi in un trattamento eutanasico».

Almeno su questo aspetto registra punti di incontro con i colleghi parlamentari?

«Sulle cure palliative siamo tutti d’accordo. Il potenziamento delle cure palliative è fondamentale, come lo diventa il potenziamento degli Hospice, cioè le strutture ospedalizzate che accompagnano i morenti nella loro più delicata fase della vita, senza intervenire attivamente per procurare la morte».  

E allora quali sono i punti su cui sarà più difficile trovare un punto di incontro?

«Uno dei punti più complessi è la modifica dell’art. 580 del codice penale, che punisce l’aiuto e l’istigazione al suicidio. Sul punto si sono impostazioni differenti. I 5Stelle vorrebbero la depenalizzazione del reato, mentre la nostra posizione è quella intervenire sulla norma tenendo in considerazione alcune circostanze del reato. La posizione del convivente, familiare in senso formale o no, è evidentemente diversa da quella di altri e tollera un trattamento distinto e una sanzione meno grave, pur mantenendosi il giudizio negativo dell’ordinamento».

E per i medici?

«Sui medici manteniamo l’idea che debba essere ferma la previsione integrale del reato di aiuto al suicidio».

La sua proposta di legge prevede il diritto all’obiezione di coscienza per medici. Sarà forse uno dei punti più controversi per il dibattito in Aula. Cosa si aspetta in merito?

«Per citare i Promessi Sposi, Manzoni in questo momento direbbe che il buon senso è il grande assente di questa società. Credo che una democrazia debba prendere le decisioni a maggioranza, ma nessuno può costringere i cittadini su temi a forte valenza etica. Il legislatore lo ha previsto per la legge sull’aborto, dovrebbe farlo anche in questo caso. Nella nostra proposta di legge lo abbiamo inserito espressamente, in coerenza con le indicazioni della Consulta, introducendo la disciplina dell’obiezione di coscienza per il medico e per il personale sanitario».

Sarebbe un grande passo in avanti, in controtendenza rispetto alla legge sulle Dat…

«Nella scorsa legislatura la maggioranza, prevalentemente il PD, si sono ostinati ad escluderla. Credo invece che l’obiezione di coscienza sia un baluardo di civiltà. Siamo contrari ad ogni esclusione del diritto all’obiezione di coscienza. Ma non è questa la battaglia principale».

Quale sarebbe, Onorevole?

«Oggi la battaglia principale è modificare l’art. 580 del codice penale e rafforzare le cure palliative. È però un territorio di scontro, inspiegabilmente e ingiustificatamente. Pe questo mi appello al buon senso».

Il Parlamento, a questo punto, può permettersi di non prendere una posizione sul tema?

«Assolutamente no. In primo luogo perché si verrebbe a creare una sorta di delega che viene lasciata alla Corte Costituzionale. Un anno di tempo non è certo il tempo giusto per discutere un tema così importante, anche tenuto conto delle diverse sensibilità, ma non legiferare sarebbe un grande autogol. Verrebbe meno un potere fondamentale del popolo sovrano, che vedrebbe non decidere i suoi rappresentanti. In secondo luogo, una decisione della Corte, peraltro annunciata nell’Ordinanza dello scorso anno, per essere modificata necessità di modifiche più complesse di quanto succederebbe con una legge ordinaria».

Mi sembra di capire che sarebbe d’accordo anche con un testo di compromesso?

«L’ideale sarebbe che passasse la nostra proposta. Ma siamo aperti anche a mediazioni: lo abbiamo apertamente detto ai nostri colleghi di maggioranza. Mi creda, anche se la nostra proposta di legge passasse con modifiche che la rendono più blanda è sempre meglio di un non pronunciamento del Parlamento. Da questo punto di vista il pronunciamento della Corte Costituzionale sarebbe di gran lunga peggiore: l’eutanasia per sentenza è una pronuncia tombale».

Intervista de 25 luglio 2019

Massimo Magliocchetti


Articolo pubblicato su Si alla Vita web, Luglio 2019 – Dossier “Fine Vita: sempre degni, sempre curabili”.

Comitato Polis Pro Persona: ultimo appello al Senato su fine vita

di Massimo Magliocchetti

«Meglio una legge imperfetta che l’eutanasia decisa dalla Corte costituzionale». Lo ha affermato il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri, nel corso della conferenza stampa indetta con Paola Binetti (Udc-Fi) a Palazzo Madama, per presentare le iniziative che intendono scongiurare la possibilità che, con una sentenza della Corte costituzionale, il prossimo 24 settembre si possa arrivare alla legalizzazione dell’eutanasia.

All’evento erano presenti anche alcuni esponenti del Comitato Polis Pro Persona, una rete di oltre trenta associazioni nazionali che si sono mobilitate per sollecitare la politica su questo delicato tema e offrire contenuti e strategie, ispirati da una visione personalista della bioetica e della biopolitica. Sono intervenuti durante la conferenza stampa Domenico Menorello, coordinatore dell’osservatorio parlamentare Vera Lex?  e già deputato nella scorsa legislatura, Marina Casini Bandini, presidente del Movimento per la Vita italiano e Alberto Maria Gambino, presidente di Scienza & Vita.

Binetti: «sì a cure palliative, no a eutanasia». –  È un «forte sì alle cure palliative e un no altrettanto forte all’eutanasia» quello lanciato da Paola Binetti, senatrice UdC durante la conferenza stampa. Una posizione vigorosa che necessita di «un sostegno altrettanto energico, affinché il Parlamento non venga espropriato della propria funzione».

Il 24 settembre, infatti, è la data di scadenza dell’ordinanza imposta dalla Corte Costituzionale al legislativo perché legiferi sul tema dell’eutanasia e del suicidio assistito. Altrimenti, come da tempo è stato rilevato da tanti commentatori, sentenzierà la Consulta. Per questo, ha annunciato Binetti ai presenti, «è stata presentata una mozione che speriamo sia calendarizzata a settembre, con le firme di tanti colleghi». La mozione in questione si propone di «correggere la rotta» dell’impostazione data dalla Legge sulle Dat e chiede per questo motivo «l’aiuto e il sostegno» di tutte le forze che sposano la posizione per cui «ogni intervento contro la vita rimane un reato».

«Dobbiamo continuare – ha affermato Binetti – a essere dalla parte della vita. Siamo per le cure palliative e non per l’eutanasia. Per sostenere la nostra battaglia con questa pdl dobbiamo coinvolgere l’Italia migliore, quella che sta in Parlamento, nelle associazioni, quella che sta dalla parte della vita»

Gasparri: «il Legislatore si assuma le sue responsabilità». – È poi intervenuto il Senatore Gasparri, che in apertura ha precisato che una decisione del Parlamento sul tema «la impongono i tempi». «Abbiamo ripresentato la proposta di legge che alla Camera si è incagliata non perché il testo sia perfetto, ma perché lo vogliamo incardinare», ha continuato Gasparri osservando che una legge “bella o brutta” potrà essere cambiata da altri legislatori, mentre «la sottrazione del potere legislativo al Parlamento con una sentenza dalla Corte costituzionale metterebbe dei condizionamenti a qualsiasi attività legislativa successiva».

Dunque, secondo Gasparri «è meglio un testo imperfetto varato dal Parlamento che una eutanasia decisa dalla Corte costituzionale con dei paletti che nessun legislatore può modificare». Nonostante i vincoli temporali e tecnici la procedura, forse, non lascia molto spazio ad una decisione in tempi rapidi. In ogni caso alcuni Senatori sta provando tutte le strategie possibili. «Io rivendico il diritto-dovere del Parlamento di pronunciarsi su un tema come questo: le Camere si occupano di qualsiasi cosa, dalle patenti nautiche alla Tav, non può non pronunciarsi sulla vita e la morte», ha chiosato Gasparri.

Menorello: «siamo a una svolta antropologica». – La conferenza stampa è continuata con l’intervento di Domenico Menorello, coordinatore dell’Osservatorio parlamentare Vera Lex?, che ha presentato il libro dal titolo «“Diritto” o “condanna” a morire per vite “inutili”?», frutto del convengo organizzato dal Comitato Polis Pro Persona lo scorso 11 luglio. Un ricco contributo per il dibattito politico e culturale: «le ragioni si documentano in una umanità di accoglienza che testimonia come ogni istante di vita sia segno di un mistero» e «chi nega questa realtà nega l’uomo stesso riducendolo a sua utilità sociale, poi chiamata dignità, venuta meno la quale può anche essere e non curato o indotto a togliere il disturbo». Ha sottolineato Menorello che «evidentemente siamo ad una svolta antropologica».

Marina Casini Bandini: «occorre fare rete, essere rete». – La presidente del Movimento per la Vita italiano, Marina Casini Bandini ha voluto porre l’attenzione sul fatto che «nel nostro Paese c’è una presenza importante che non si rassegna alla cultura della morte e dello scarto». Secondo la presidente del più grande movimento prolife italiano con questa battaglia «è in gioco veramente il bene comune e il volto pienamente umano della nostra convivenza civile». Casini Bandini ha sottolineato che «o andiamo avanti insieme, costruiamo insieme, oppure non si costruisce niente: è la sfida di oggi». L’invito, dunque, è quello a «fare rete, essere rete. Per costruire una grande voce del popolo della vita, una società della vita», ha specificato Maria Casini Baldini.

Casini Bandini ha precisato che «nessuno vuole giudicare nessuno» ma «vogliamo avere autentica compassione verso tutti coloro che attraversano i deserti della malattia, a volte inguaribile e inarrestabile, della disabilità, dell’anzianità». Quello che va giudicato è la «mentalità». «Il vero progresso civile – ha ricordato Casini Bandini – è il riconoscimento della dignità sempre presente e sempre uguale che si esprime in tutta la vita umana, dal concepimento alla morte naturale, con la stessa forza e la stessa intensità», perché «la dignità umana non si ammala».  

Gambino: «serve una maggioranza per la dignità dell’uomo». – Ha chiuso la conferenza stampa il prof. Gambino, che ha aperto il suo intervento con una «notizia»: «in Europa l’eutanasia non esiste», tranne in tre paesi. «Saremmo il quarto Paese europeo – ha aggiunto Gambino – che introduce nel suo ordinamento il suicidio assistito medicalmente assistito che pratica all’interno delle strutture sanitarie, dunque l’eutanasia». Addirittura, sottolinea Gambino, nella «laica» Francia queste forme di intervento sul fine vita non ci sono, perché rifiutano proprio l’idea che un artifizio possa condizionare gli ultimi momenti della vita umana nel bene e nel male.

«È drammatico il fatto che in due anni in Italia assistiamo all’ entrata nelle nostre corsie d’ ospedale a un’altra Crocetta nel consenso informato», quella eutanasica. Gambino ha ribadito con forza che «è fuorviante la vulgata mediatica dei cattolici e non cattolici», una contrapposizione che quindi minimizza una dibattito più ampio e serio. Per il presidente di Scienza & Vita il problema si concretizzerà quando la Corte Costituzionale deciderà per l’eutanasia, configurandolo come diritto soggettivo. Perché? Semplice, spiega Gambino: «i diritti soggettivi sono intangibili da parte degli altri con la loro libertà, che questo punto arretra e quindi anche il familiare che vuole bene a quel fratello, a quella sorella, non li potrà neanche provare dissuaderlo da quella scelta: quel diritto significa che diventa immediatamente un ordine per la struttura sanitaria e la struttura sanitaria deve porre in essere la soppressione di quell’ essere umano con una iniezione letale».

11 settembre 2019: grande convengo prolife. – La conferenza stampa si è conclusa con il lancio dell’evento dell’11 settembre 2019, data in cui sarà celebrato un grande convegno che vedrà coinvolti i vertici delle associazioni nazionali che si occupano di vita e famiglia e la Chiesa Cattolica italiana, con la presenza del Presidente della Conferenza Episcopale italiana, Card. Bassetti.  

Massimo Magliocchetti

Suicidio assistito: una seria responsabilità politica

Dopo la pubblicazione del parere del Comitato Nazionale di Bioetica (CNB) sul suicidio assistito è tornato sulla scena pubblica un tema delicatissimo. Cosa succederà ora? La palla passa alla politica, che ha una responsabilità serissima.

Dopo la pubblicazione del parere del Comitato Nazionale di Bioetica (CNB) sul suicidio assistito è tornato sulla scena pubblica un tema delicatissimo. Ecco cosa è successo.

Tutto nasce dal noto caso di DJ Fabo, per il quale il leader radicale Cappato viene processato per aiuto al suicidio. La Corte d’Assise di Milano solleva la questione di legittimità costituzionale. Il processo si sospende e la questione è rimessa alla Corte Costituzionale che, il 24 settembre 2018, deposita una propria ordinanza, la n. 207. La Corte invita il Parlamento ad approvare una legge che disciplini il suicidio medicalmente assistito entro il 23 settembre 2019. Fissa infatti la propria successiva udienza al 24 settembre 2019. Ieri il CNB ha pubblicato il suo parere sull’ ipotesi di legalizzazione del suicidio assistito. Il caos: sui media due notizie diverse. Per alcuni il CNB ha aperto al suicidio assistito, per altri il contrario. Cosa è successo veramente?

Anzitutto è necessario premettere che il documento del CNB è un «parere». Quindi non vincolante per il Parlamento, perché ha natura consultiva. È però un documento autorevole: offre un approfondimento tematico e una riflessione sui problemi di natura etica e giuridica che emergono con il progredire delle conoscenze nel campo delle scienze della vita. Il CNB svolge la sua attività anche ai fini della predisposizione di atti legislativi.

Nel caos mediatico, tra interpretazioni aperturiste e risposte di chiusura sul tema, la verità è un’altra. Ed è scritta nelle trentadue pagine del documento ufficiale. Tanto da aver indotto Palazzo Chigi ad intervenire con un comunicato che rettificasse le notizie date in modo non corretto dai più importanti organi di stampa.

Cosa ha detto il Comitato, veramente? In sintesi: il “parlamentino etico” è diviso a metà. Da una parte, alcuni autorevoli esponenti si sono detti contrari alla legittimazione sia etica che giuridica del suicidio medicalmente assistito. Convergono nel ritenere che la difesa della vita umana debba essere affermata come un principio essenziale in bioetica, al di là di posizioni filosofiche e/o religiose. Dunque credono che il compito inderogabile del medico sia l’assoluto rispetto della vita dei pazienti e che l’“agevolare la morte” segni una trasformazione inaccettabile del paradigma del “curare e prendersi cura”.

Di diverso avviso è l’altra metà del Comitato, che si è espressa in modo favorevole sul piano morale e giuridico alla legalizzazione del suicidio medicalmente assistito sul presupposto che il valore della tutela della vita vada bilanciato con altri beni costituzionalmente rilevanti, quali l’autodeterminazione del paziente e la dignità della persona. Un bilanciamento che deve tenere in particolare conto di condizioni e procedure che siano di reale garanzia per la persona malata e per il medico.

In sostanza: nessuna apertura e nessuna chiusura. Aperto rimane solo il confronto. Che ora deve diventare necessariamente politico.

Cosa fare ora? È necessario che le Aule di Montecitorio inizino un dibattito serio, consapevole, serrato e responsabile. L’unica conclusione politica che possiamo rassegnare dopo la giornata di ieri è che ora il Parlamento ha tutti gli strumenti per decidere. Alla Camera sono pronte cinque proposte di legge sul tema, tra loro diverse per contenuti e soluzioni al problema. Il dibattito sarà delicato, perché dal documento del CNB emerge che il fine vita è un tema complesso e delicato, che trascina con sé una dolorosa riflessione su diritti e interessi costituzionalmente rilevanti.

Se il Parlamento non recepisse il monito della Consulta avremmo due grandi sconfitte. La prima attiene ad un vuoto democratico: decidere di non decidere significa abdicare alla funzione legislativa che è propria del parlamento. La seconda, per certi versi più drammatica, attiene alla non remota possibilità che il 24 settembre 2019 avremo l’eutanasia e il suicidio assistito per sentenza.

Massimo Magliocchetti


Articolo pubblicato per In-formazione Politica

Il Papa non ha aperto al «fine vita»: facciamo chiarezza su alcune strumentalizzazioni

Lo scorso 16 e 17 novembre si è svolto il Meeting Regionale Europeo della “World Medical Association” sulle questioni del cosiddetto fine-vita, organizzato in Vaticano unitamente alla Pontificia Accademia per la Vita. Ecco perché il Papa non ha aperto al “fine vita” come hanno sostenuto molti giornali.

Al giorno d’oggi è sempre più frequente assistere a strumentalizzazioni di discorsi tenuti dai leader di religioni, movimenti, partiti. Il fine è sempre lo stesso: avvalorare le proprie tesi per farle passare come condivisibili anche da coloro i quali sembrerebbero essere contrari in linea di principio. L’ultima trovata dei radicali è stata quella di strattonare il bianco talare di Papa Francesco per promuovere la loro battaglia sul biotestamento che è ancora bloccata al Senato, sommersa tra emendamenti e le ultime sedute prima della fine della legislatura.

(Aggiornamento: il biotestamento è legge)

Francesco all’Accademia per la Vita: né accanimento né eutanasia. – Lo scorso 16 e 17 novembre si è svolto il Meeting Regionale Europeo della “World Medical Association” sulle questioni del cosiddetto fine-vita, organizzato in Vaticano unitamente alla Pontificia Accademia per la Vita. Continua a leggere “Il Papa non ha aperto al «fine vita»: facciamo chiarezza su alcune strumentalizzazioni”

Seppellimento bambini non nati: due annotazioni ai deliri della CGIL

La CGIL si scaglia contro la decisione della giunta del Veneto di aprire al seppellimento dei bambini non nati. Ecco perché sbaglia.

Grazie al voto di una maggioranza trasversale la Giunta regionale del Veneto ha varato una norma che permette la sepoltura dei bambini non nati indipendentemente dall’età di gestazione. Aspre polemiche si sono levate dalla CGIL che, definendo questa decisione «grave oltre che sbagliata», ritiene che coloro che vivono la drammatica esperienza di un aborto hanno «il diritto di scegliere senza costrizioni esterne, come prevede la legge 194». Un plauso all’iniziativa è arrivato da Federvita Veneto: «Un traguardo importante per le mamme desiderose di ricordare il proprio figlio in un luogo fisico», ha commentato Bruna Rigoni in una nota.

Due piccole annotazioni sulla reazione della CGIL. – Pur facendo molta fatica a comprendere la competenza della CGIL in tema di seppellimento di bambini non nati, proprio non si comprende il riferimento alla legge 194. Ad onor del vero, la legge in questione nulla dice in merito a questa tematica. È un commento del tutto falso e infondato. Non vi è nessun contrasto con la legge 194 nel ricordare il valore umano del bambino non nato. Continua a leggere “Seppellimento bambini non nati: due annotazioni ai deliri della CGIL”