L’11 settembre insieme per la Vita, contro l’eutanasia

“Eutanasia e suicidio assistito. Quale dignità della morte e del morire?”.

Questo il tema del confronto che il Tavolo “Famiglia e Vita” – composto da Aippc, Amci, Forum famiglie, Forum socio-sanitario, Movimento per la vita italiano e Scienza&Vita – promuove l’11 settembre, alle 15, a Roma, al Centro congressi Cei di via Aurelia 796.

L’incontro sul fine vita precede la probabile pronuncia di sentenza in tema di suicidio assistito da parte della Corte costituzionale prevista alla fine di settembre.

Introdurranno i lavori Alberto Gambino (presidente di Scienza e Vita) e Tonino Cantelmi (presidente dell’Associazione italiana psicologi e psichiatri cattolici). Modererà Gigi De Palo, presidente Forum famiglie.

A seguire l’intervento del cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Conferenza episcopale italiana.

I lavori proseguiranno con il dibattito moderato da Marina Casini Bandini (presidente del Movimento per la vita italiano).

Seguiranno le comunicazioni di Filippo Boscia (presidente dell’Associazione medici cattolici italiani) e di Aldo Bova (presidente del Forum socio-sanitario) che introdurranno gli altri interventi programmati delle associazioni aderenti.

Numerose le associazioni che parteciperanno all’incontro.

Sono invitati a intervenire anche i parlamentari italiani.

Tutti i contributi della giornata saranno pubblicati in un E-book.

Cosa ha detto Papa Francesco contro l’eutanasia

L’eutanasia come cultura dello scarto, visione utilitaristica della persona. Falsa libertà.

In occasione dell’incontro con i membri dell’Associazione Italiana Oncologia Medica (AIOM), Papa Francesco ha tuonato contro l’eutanasia.

Il discorso non arriva in un momento qualunque.

A pochi passi dalla Sala Clementina del Vaticano, dal Parlamento arriva un silenzio assordante. Che prova la totale incapacità di trovare un momento per una discussione che colmerebbe – quantomeno – un vuoto assurdo di democrazia, prima che il 24 settembre si pronunci la Consulta.

Di seguito riportiamo il discorso di Papa Francesco, suggerendo con l’uso del grassetto, di soffermarsi su alcuni passaggi chiave.


Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Rivolgo il mio cordiale saluto a tutti voi: alla Presidente, che ringrazio per le sue parole, ai medici e ai pazienti presenti a questo incontro, e a tutti i soci.

Dal 1973, l’Associazione Italiana di Oncologia Medica svolge una preziosa funzione in ambito sanitario, incentivando la ricerca e la prevenzione, adoperandosi per migliorare la diagnosi e le cure, e sviluppando numerose iniziative di aggiornamento e formazione per i medici e gli altri operatori del settore oncologico. Il vostro Statuto illustra le finalità dell’Associazione che, senza fini di lucro, si propone «di promuovere il progresso nel campo clinico, sperimentale e socio-assistenziale» (art. 2), in un’attiva collaborazione tra i medici delle diverse specializzazioni, gli organismi e le istituzioni. Vi impegnate a «favorire i rapporti» e a «stabilire relazioni scientifiche e di collaborazione» (ibid.) all’interno del mondo scientifico e sanitario, cercando di incentivare la condivisione degli obiettivi raggiunti e la multidisciplinarietà, non di rado ostacolate da una gelosa custodia delle conoscenze.

In un mondo come il nostro, spinto spesso a contrapposizioni in ogni sfera della convivenza umana, quello di creare e favorire le relazioni è un impegno essenziale per la costruzione del bene comune. La scelta consapevole, e spesso faticosa, di uno stile che accomuna anziché dividere è rappresentata, in tutta la vita dell’AIOM, dalla cura della relazione col malato, e oggi è manifestata proprio dalla presenza tra voi di alcuni pazienti. La scelta di partecipare insieme a questo incontro, stando seduti gli uni accanto agli altri, rappresenta un messaggio forte e un segno eloquente non solo per il mondo della sanità, ma per tutta la società, chiamata a rinnovarsi in uno stile solidale e fraterno.

Il Congresso nazionale, che celebrerete tra poche settimane, sarà dedicato proprio all’attenzione al singolo malato, alla “miglior cura per ogni paziente”, in base alle caratteristiche biologiche e cliniche di ognuno. È così che l’oncologia di precisione, che promuovete, diventa anche un’oncologia della misericordia, perché lo sforzo di personalizzare la cura rivela un’attenzione non solo alla malattia, ma al malato e alle sue caratteristiche, al modo in cui reagisce alle medicine, alle informazioni più dolorose, alla sofferenza. Un’oncologia di questo tipo va oltre l’applicazione dei protocolli e rivela un impiego della tecnologia che si pone a servizio delle persone.

La tecnologia non è a servizio dell’uomo quando lo riduce a una cosa, quando distingue tra chi merita ancora di essere curato e chi invece no, perché è considerato solo un peso, e a volte – anzi – uno scarto. La pratica dell’eutanasia, divenuta legale già in diversi Stati, solo apparentemente si propone di incentivare la libertà personale; in realtà essa si basa su una visione utilitaristica della persona, la quale diventa inutile o può essere equiparata a un costo, se dal punto di vista medico non ha speranze di miglioramento o non può più evitare il dolore. Al contrario, l’impegno nell’accompagnare il malato e i suoi cari in tutte le fasi del decorso, tentando di alleviarne le sofferenze mediante la palliazione, oppure offrendo un ambiente familiare negli hospice, sempre più numerosi, contribuisce a creare una cultura e delle prassi più attente al valore di ogni persona. Non perdetevi mai d’animo per l’incomprensione che potreste incontrare, o davanti alla proposta insistente di strade più radicali e sbrigative. Se si sceglie la morte, i problemi in un certo senso sono risolti; ma quanta amarezza dietro a questo ragionamento, e quale rifiuto della speranza comporta la scelta di rinunciare a tutto e spezzare ogni legame! A volte, noi siamo in una sorta di vaso di Pandora: tutte le cose si sanno, tutto si spiega, tutto si risolve ma ne è rimasta nascosta una sola: la speranza. E dobbiamo andare a cercare questa. Come tradurre la speranza, anzi, come darla nei casi più limite.

Il vostro servizio, allora, diventa anche un’opera di sensibilizzazione nei confronti di una società poco consapevole e a volte distratta. Ad essa voi richiamate in molti modi l’importanza della prevenzione, da intendersi sia come diagnosi precoce, capace di ridurre sensibilmente la pericolosità delle malattie oncologiche, sia come rispetto del proprio corpo e delle sue esigenze. La migliore e più vera prevenzione, infatti, è quella di un ambiente sano e di uno stile di vita rispettoso del corpo umano e delle sue leggi. Come sappiamo, questo dipende non solo dalle scelte individuali, ma anche dai luoghi in cui si vive che, soprattutto nei grandi centri, sottopongono il fisico a uno stress continuo per i ritmi di vita e l’esposizione ad agenti inquinanti. Questo riporta la nostra attenzione alla cura dell’ambiente naturale, la nostra casa comune a cui dobbiamo rispetto, perché rispetti a sua volta noi. La tutela dell’ambiente e la lotta contro i tumori diventano, allora, due facce di uno stesso problema, due aspetti complementari di una medesima battaglia di civiltà e di umanità.

Nel vostro impegno a favore dei malati, del sistema sanitario e della società tutta, vi invito a tenere sempre a mente l’esempio di Gesù, che è stato il più grande maestro di umanità, per ispirare a Lui i vostri gesti e farne il vostro compagno di cammino. La sua figura, la cui contemplazione mai si esaurisce tanto è grande la luce che ne promana, ispiri i malati e li aiuti a trovare la forza di non interrompere i legami di amore, di offrire la sofferenza per i fratelli, di tenere viva l’amicizia con Dio. Ispiri i medici – Lui che in certo modo si è detto vostro collega, come medico mandato dal Padre per guarire l’umanità – a guardare sempre al bene degli altri, a spendersi con generosità, a lottare per un mondo più solidale. Ispiri ognuno a farsi vicino a chi soffre. La vicinanza, quell’atteggiamento tanto importante e tanto necessario. Anche il Signore l’ha attuata, la vicinanza, in mezzo a noi. Ispiri ognuno a farsi vicino a chi soffre, ai piccoli anzitutto, e a mettere i deboli al primo posto, perché crescano una società più umana e relazioni improntate alla gratuità, più che all’opportunità.

Su ogni vostra attività invoco la benedizione di Dio e vi affido alla Vergine Maria, perché con l’affetto di una madre vegli su di voi, sui medici e su tutti gli ammalati. Assicurandovi di accompagnarvi con la mia preghiera, chiedo anche a voi di pregare per me. Grazie!


© Copyright – Libreria Editrice Vaticana

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G7, Trump blocca Macron su testo pro aborto

Veto sul testo a favore dell’aborto fino alla nascita

Ho avuto già il modo di dire la mia sulla figura di Donald Trump.

E’ sicuramente un personaggio complesso, anche per il ruolo delicatissimo che ricopre e per il variegato elettorato che esprime. Ritengo difficile pensare che un leader possa essere condiviso in tutto e per tutto, specialmente quando si parla dei “grandi della Terra“. Stavolta, però, ha preso una posizione condivisibilissima.

Pochi giorni fa, durante il G7 di Barritz, Emmanuel Macron ci ha provato: con un documento discutibile, ha provato a sdoganare una volta per tutte le pratiche abortive.

Ma Donald Trump ha posto un freno al tentativo del Presidente della Repubblica francese, mettendo il veto.

Ma di cosa parlava questo documento? Secondo il quotidiano Il Giornale (leggi qui), nel testo si leggeva che , “il ‘Consiglio consultivo sull’uguaglianza di genere‘ ha proposto ai leader mondiali di rimuovere tutte le tutele legali del concepito e consentire così l’aborto fino alla nascita”.

La domanda sorge spontanea: ma cosa centra questa tematica con le discussione geopolitiche del G7?

In ogni caso, questa volta, Trump ha fatto la mossa giusta.


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Pillole di Evangelium Vitae #1

Rubrica domenicale su Evangelium Vitae, #1

L’Enciclica Evangelium Vitae di San Giovanni Paolo II rappresenta il testo fondamentale per tutti coloro che vivono il loro attivismo prolife all’interno di un contesto personale e comunitario di Fede.

Anche se per essere prolife non è necessario avere Fede, questa rubrica vuole avvicinare i lettori di questo blog al testo di GPII, offrendo uno strumento di riflessione.

Introduzione a Evangelium Vitae

1. Il Vangelo della vita sta al cuore del messaggio di Gesù. Accolto dalla Chiesa ogni giorno con amore, esso va annunciato con coraggiosa fedeltà come buona novella agli uomini di ogni epoca e cultura.

All’aurora della salvezza, è la nascita di un bambino che viene proclamata come lieta notizia: «Vi annunzio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi vi è nato nella città di Davide un salvatore, che è il Cristo Signore» (Lc 2, 10-11). A sprigionare questa «grande gioia» è certamente la nascita del Salvatore; ma nel Natale è svelato anche il senso pieno di ogni nascita umana, e la gioia messianica appare così fondamento e compimento della gioia per ogni bimbo che nasce (cf. Gv 16, 21).

Presentando il nucleo centrale della sua missione redentrice, Gesù dice: «Io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza» (Gv 10, 10). In verità, Egli si riferisce a quella vita «nuova» ed «eterna», che consiste nella comunione con il Padre, a cui ogni uomo è gratuitamente chiamato nel Figlio per opera dello Spirito Santificatore. Ma proprio in tale «vita» acquistano pieno significato tutti gli aspetti e i momenti della vita dell’uomo.

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La Repubblica e la tesi dell’ aborto ecologico

Meno figli per salvare il pianeta?

Quando ho letto la notizia non mi sembra vero.

Eppure, la prima pagina del Venerdì di Repubblica propone come soluzione per salvare il pianeta Terra le tesi di J.S. Foer, che correlano il surriscaldamento terrestre, tra l’altro, alla procreazione di figli e suggeriscono di procreare di meno per salvare piante e animali.

Secondo questo teorico la soluzione è presto detta: aborto come scelta ecologica.

Una tesi non nuova, visto che da tempo viene proposta della nota paladina USA pro-aborto, Ocasio Cortez.

Proprio Ocasio Cortez, qualche mese fa, affermava sul suo profilo Instagram: «È legittimo chiederselo – ha detto ai suoi 2,5 milioni di follower – tutti gli scienziati sono d’accordo sul fatto che le vite dei nostri bambini saranno molto difficili e questo porta i giovani a porsi una domanda: è giusto continuare a fare figli?».

Sarà il caldo dell’estate? Allucinante


Per approfondire, consiglio la lettura di questo articolo pubblicato dal Centro Studi Livatino. Clicca qui per leggere.

La Cassazione stringe le maglie della legge sul biotestamento

di Massimo Magliocchetti

Torniamo a parlare della Sentenza della Corte di Cassazione, prima sezione penale, n. 26889/2018. Questa volta per evidenziarne un ulteriore aspetto utile a interpretare la delicata questione dei diritti del malato nella dimensione del ‘fine vita’.

Nello scorso numero di questo mensile abbiamo provato a delineare la differenza indicata dagli Ermellini tra la c.d. eutanasia omissiva e la sedazione palliativa profonda[1], i quali hanno evidenziato, tra l’altro, che la differenza abissale tra le due pratiche è l’ottica con cui viene valutata la dignità del paziente.

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La sedazione palliativa profonda non è eutanasia

di Massimo Magliocchetti

La Suprema Corte di Cassazione in una sua recente sentenza ha fissato importanti differenze teoriche in tema di fine vita.  La prima sezione penale con la sentenza n. 26899/2018 ha definitivamente chiarito che la sedazione palliativa profonda non può essere considerata atto eutanasico, né può essere usata come strumento per mascherare pratiche di eutanasia.

Diversamente dall’atto eutanasico ogni azione volta a eliminare il dolore provato dal paziente, seppur egli sia inquadrabile come persona inguaribile, rientra nell’alveo delle cure palliative[1]. Sul tema, proprio dalle colonne di questo mensile, nel febbraio del 2018 abbiamo dedicato un intero dossier speciale a cui si rimanda.

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Che cos’è l’eutanasia?

di Massimo Magliocchetti

La Sentenza della Corte di Cassazione, prima sezione penale, n. 26899/2018 offre al dibattito biogiuridico di fine vita una importante definizione di «eutanasia».

Secondo gli ermellini di Piazza Cavour per eutanasia[1], alla stregua della classica e condivisa definizione, si intende «un’azione od una omissione che ex se procura la morte, allo scopo di porre fine a un dolore».

In altre parole, secondo i giudici della Cassazione si è in presenza di un atto eutanasico al ricorrere simultaneo di tre elementi, che vale la pena di indagare.

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