40° Giornata Vita: mobilitare le coscienze per promuovere la vita

Il 4 febbraio in tutta Italia il Popolo della Vita ha festeggiato la 40° Giornata per la Vita. Quest’anno l’importante anniversario ha avuto come titolo «Il Vangelo della vita, gioia per il mondo». Tanti i temi che sono stati messi al centro della giornata che si è articolata su due binari paralleli: riflessione e testimonianza.

Il 4 febbraio in tutta Italia il Popolo della Vita ha festeggiato la 40° Giornata per la Vita. Quest’anno l’importante anniversario ha avuto come titolo «Il Vangelo della vita, gioia per il mondo». Tanti i temi che sono stati messi al centro della giornata che si è articolata su due binari paralleli: riflessione e testimonianza. Continua a leggere “40° Giornata Vita: mobilitare le coscienze per promuovere la vita”

I grandi anniversari del 2018: dalla 194 all’Humanae Vitae di Paolo VI

Il 2018 è sicuramente un anno importante. Tanti sono gli anniversari che riportano alla mente fatti, personaggi, idee che hanno scritto la storia che oggi siamo chiamati a osservare, studiare, capire e su cui fare un serio discernimento per organizzare strategicamente le mosse per il futuro. Per il “popolo della Vita” il 2018 è un anno molto particolare.

Il 2018 è sicuramente un anno importante. Tanti sono gli anniversari che riportano alla mente fatti, personaggi, idee che hanno scritto la storia che oggi siamo chiamati a osservare, studiare, capire e su cui fare un serio discernimento per organizzare strategicamente le mosse per il futuro. Per il “popolo della Vita” il 2018 è un anno molto particolare. Ma può essere anche un punto di svolta. Per rinnovare il vigore fisico e intellettuale utile a non smettere di ribadire la dignità del bambino non ancora nato, colui che dal concepimento è “uno di noi”. E sono proprio alcuni di questi anniversari che vale la pena ricordare. Continua a leggere “I grandi anniversari del 2018: dalla 194 all’Humanae Vitae di Paolo VI”

Dat, la legge va avanti. I dubbi restano

Per il discusso ddl sul biotestamento si attente l’arrivo in Aula in Senato. Anche se in commissione non sono state risolte tutte le perplessità, a cominciare da idratazione e nutrizione definite sempre “trattamenti sanitari”. Ne scrivo su NOI Famiglia & Vita, edizione di novembre.

L’esame del ddl sulle Disposizioni anticipate di trattamento (Dat) procede a rilento e continua a presentare elementi oscuri che continuano a far discutere. Il testo licenziato dalla Camera lo scorso aprile è al vaglio del Senato mentre continua il braccio di ferro tra le forze politiche. Una pioggia di emendamenti fanno tremare i promotori della legge, tanto da portare alle dimissioni la relatrice De Biasi: una mossa finalizzata ad aggirare gli emendamenti. «I tempi non consentono di proseguire l’esame in commissione», ha dichiarato De Biasi in una nota, «la mia decisione ribadisce ulteriormente l’importanza di approvare una legge rilevante e attesa». Ora la palla passa alla Conferenza dei Capigruppo che deciderà la calendarizzazione in Aula. E mentre 57 sindaci e alcuni Senatori a vita continuano il pressing sui colleghi di Palazzo Madama, lo spettro di fine legislatura trasforma l’iter in una corsa contro il tempo. La partita resta aperta. «Accogliamo positivamente le dimissioni da relatrice di Emilia Grazia De Biasi», hanno ribadito Filomena Gallo e Marco Cappato, segretario e tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni, i quali in una nota si sono appellati al Presidente del Senato, Pietro Grasso, affinché «si possa arrivare a una decisione secca». Dura la reazione del fronte contrario alla legge. Il Presidente del Movimento per la Vita, Gian Luigi Gigli, ha definito il passaggio in Aula per aggirare le difficoltà in Commissione «una prova muscolare inaccettabile in una materia così delicata, come confermato dal parere della Commissione Affari Costituzionali». Continua a leggere “Dat, la legge va avanti. I dubbi restano”

Dossier Vita Cav, 8mila bambini salvati nel 2016

Nell’anno 2016 sono 8.301 i bambini nati grazie al silenzioso servizio quotidiano offerto dai volontari dei Centri di Aiuto alla Vita (Cav) di tutta Italia, 13.000 le donne gestanti assistite durante il periodo della gravidanza, oltre 17.000 le donne aiutate durante il puerperio con varie tipologie di servizi. Sono questi i numeri diffusi dalla Segreteria Nazionale di Collegamento di Padova che nel suo rapporto annuale offre un bilancio della più importante attività offerta dal Movimento per la Vita italiano (MpV) sul territorio nazionale: l’aiuto concreto alla maternità.

Nell’anno 2016 sono 8.301 i bambini nati grazie al silenzioso servizio quotidiano offerto dai volontari dei Centri di Aiuto alla Vita (Cav) di tutta Italia, 13.000 le donne gestanti assistite durante il periodo della gravidanza, oltre 17.000 le donne aiutate durante il puerperio con varie tipologie di servizi. Sono questi i numeri diffusi dalla Segreteria Nazionale di Collegamento di Padova che nel suo rapporto annuale offre un bilancio della più importante attività offerta dal Movimento per la Vita italiano (MpV) sul territorio nazionale: l’aiuto concreto alla maternità. Il rapporto curato da Luigino Corvetti, Ubaldo Camilotti e Giorgio Medici, rappresenta un indispensabile strumento di ricognizione dell’operato dei Cav, al fine di prendere coscienza delle buone pratiche attuate nei Centri, oltre che per testimoniare l’operato dei volontari che con passione aiutano la vita nascente.

Se volessimo riassumere con uno slogan l’attività dei Cav, braccio operativo del MpV, possiamo dire che «accolgono la madre affinché accolga suo figlio». La cultura dell’accoglienza nei confronti del più debole e indifeso, come il bambino non ancora nato, è la bussola che guida i «volontari per la Vita». Un servizio che continua a salvare vite da oltre quarant’anni, un accompagnamento amorevole e solidale nei confronti delle donne con gravidanze difficili o indesiderate.

Attualmente sono 349 i Cav operanti sul territorio nazionale, un dato in aumento del 49% negli ultimi venti anni. Dal 1975, anno in cui venne fondato il primo Cav nella città di Firenze in risposta alla cultura di morte diffusa dalle cliniche clandestine degli aborti gestite dai Radicali, il numero dei Centri di Aiuto alla Vita è cresciuto in modo esponenziale. Determinante è stata l’opera di diffusione culturale e di testimonianza del Movimento per la Vita in tutte regioni d’Italia. Lo slogan che accompagnò l’inizio del primo Cav fu: «le difficoltà della vita non si superano sopprimendo la vita, ma superando insieme le difficoltà». In quest’ottica, in modo progressivo, ogni Regione d’Italia ha visto nascere numerosi centri aventi l’obiettivo di garantire di promuovere e garantire, attraverso servizi mirati, l’integrale attuazione dei diritti costituzionali, primo fra tutti il diritto alla vita.

Continua a leggere “Dossier Vita Cav, 8mila bambini salvati nel 2016”

Quando i Cav donano la speranza

Una storia di Vita, una storia di un Centro di Aiuto alla Vita. Una storia di speranza.

Articolo pubblicato su “Noi Famiglia e Vita” – Dicembre 2016
Tempo di lettura: 2 minuti

«Abbiamo chiesto aiuto al Cav. Ora siamo diventati volontari»

Ci sono storie capaci di tenerti con il respiro sospeso fino alla fine. Che ti colpiscono. Ti segnano, nel profondo. Che ti fanno capire che la speranza è l’ultimo baluardo contro la cultura di morte. Come nel caso di Fabrizio e Alina, una coppia romana che abbiamo incontrato con Maria Luisa Di Ubaldo, coordinatrice dei Centri di Aiuto alla Vita (Cav) romani, presso il Cav Tiburtino.

Una coppia affiatata e molto legata. Fabrizio, romano con una situazione lavorativa part – time; Alina, una donna straniera impegnata come collaboratrice domestica. Entrambi desiderosi di un figlio. Al momento del concepimento, il buio e la preoccupazione hanno preso il sopravvento sui sentimenti positivi avuti fino a quel momento.

Continua a leggere “Quando i Cav donano la speranza”

Movimento per la vita deposita ricorso al Tar Lazio: stop Ru486 nei consultori

Il Movimento per la Vita italiano mantiene la promessa e deposita un ricorso contro il governo della Regione Lazio per fermare l’erogazione della Ru486 nei consultori familiari. I motivi sono spiegati nell’articolo pubblicato su èVita, inserto settimanale di Avvenire.

È stato depositato al Tar del Lazio il ricorso contro il provvedimento della giunta Zingaretti con il quale si autorizza a erogare la pillola abortiva  Ru486 nei consultori per un periodo sperimentale della durata di 18 mesi. Le motivazioni del ricorso, presentato dalla Fazione dei Centri e Movimenti per la vita, possono essere raggruppate in due categorie. Secondo i ricorrenti la determinazione della governo regionale sarebbe illegittima poiché non rispetta la lettera e lo spirito della L. 194 e snatura la funzione essenziale dei consultori familiari.

A ben vedere, nell’articolo 8 della legge sull’aborto i consultori non sono annoverati tra i luoghi in cui può essere eseguita l’interruzione di gravidanza. Anzi, all’articolo 2 della stessa legge la funzione consultoriale è descritta come strettamente alternativa all’esecuzione degli aborti. Infatti i consultori hanno come compito principale quello di assistere la donna affinché possa superare le cause che la inducono ad abortire. Quanto sostenuto nel ricorso trova conferma in quanto affermò la Commissione di indagine parlamentare nel 2006: verificando l’efficacia dei consultori nella prevenzione dell’aborto, confermò l’incompatibilità dell’intervento abortivo con la funzione dei consultori familiari.

La seconda motivazione del ricorso riguarda il pregiudizio che verrebbe arrecato alla salute della donna dal provvedimento della giunta Zingaretti. Infatti se l’aborto farmacologico venisse “privatizzato”, lasciando sola la donna a fronteggiare gli effetti della pillola anziché tutelarla almeno con le garanzie del ricovero ospedaliero, diventerebbe complicato controllare le possibili controindicazioni del mifepristone più volte ribadite dall’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) e dal Ministero della Salute.

Non sussistendo i presupposti tecnici per la richiesta di sospensione del provvedimento, la decisione della Regione Lazio resta in vigore, ma quanto sostenuto dal ricorso rispecchia la costante giurisprudenza della Corte Costituzionale sull’inizio vita.

Massimo Magliocchetti


Articolo pubblicato su èVita
(inserto settimanale di Avvenire), 
n. 543, 4 maggio 2017, p. 1.
Titolo originale. “Stop alla pillola abortiva nei consultori”

Lavoro, famiglia e fisco: tutele ancora in ritardo

Articolo pubblicato su NOI Famiglia & Vita nel numero di aprile 2017. Un commento su lavoro, famiglia e fisco a partire dalla parole di Papa Francesco su Sky Italia. Una proposta concreta: il Fattore Famiglia.

«Un pensiero speciale rivolgo ai lavoratori di “Sky Italia”, ed auspico che la loro situazione lavorativa possa trovare una rapida soluzione, nel rispetto dei diritti di tutti, specialmente delle famiglie». Così Papa Francesco, durante i saluti conclusivi dell’udienza dello scorso 15 marzo, ha commentato la decisione dell’azienda di riorganizzare l’organico della sede romana. «Il lavoro ci dà dignità – ha continuato il Pontefice – e  i responsabili dei popoli, i dirigenti hanno l’obbligo di fare di tutto perché ogni uomo e ogni donna possano lavorare e così avere la fronte alta, guardare in faccia gli altri, con dignità». Parole che, oltre ad avere avuto un grande risalto mediatico, hanno riacceso i riflettori su un tema spesso accantonato ma di vitale importanza per il nostro Paese: il rapporto inscindibile tra il lavoro e la famiglia. Due aspetti che hanno interessato in più occasioni il magistero di Francesco e che sono stati sintetizzati nell’Esortazione Apostolica Amoris Lætitia, dove il Santo Padre, denunciando che la «la famiglia occupa poco spazio nei progetti politici», sottolinea che «le famiglie soffrono in modo particolari i problemi che riguardano il lavoro» (n.44).

A confermare quanto sostenuto dal Pontefice è la tragica fotografia scattata dall’Istat nel rapporto diffuso a marzo che conta un milione di famiglie dove lavora soltanto la donna. A questo dato si aggiunge un tasso di natalità al minimo storico tale da non garantire neppure il ricambio naturale della popolazione. Ecco perché il quadro generale del nostro Paese si presenta sotto molti aspetti triste e scoraggiante. Tuttavia è necessario reagire, a partire dal riconoscimento della maternità come un bene sociale da tutelare, promuovere e sostenere. Tra le tante azioni politiche che andrebbero concretizzate, due non possono più aspettare. Da un lato, urgono misure politiche che nel rapporto di lavoro tengano conto della essenziale funzione familiare che svolge la donna, ampliando le nostre limitate e ingiuste tutele agli standard internazionali. Dall’altro, occorre dare slancio alla natalità con una riforma fiscale come il “Fattore Famiglia”, cioè una no tax area che tiene conto dei carichi familiari: a parità di reddito, ad esempio, una famiglia con tre figli pagherebbe meno tasse rispetto ad una senza prole.

Lavoro e famiglia sono stati da sempre considerati beni di eguale rilevanza, sia dal punto di vista sociale che giuridico,  in quanto rappresentano due fondamentali poli di realizzazione soggettiva dell’uomo. Non a caso i nostri padri costituenti, nella discussione sul progetto del testo costituzionale, delineando la strada che sarebbe stata percorsa dal futuro legislatore, si interrogarono a lungo su quale fosse la migliore soluzione per conciliare questi due delicati aspetti, con particolare riferimento alla donna lavoratrice. Infatti, se da un lato andava riconosciuta una particolare protezione al peculiare momento della maternità con le sue specifiche esigenze, dall’altro, doveva essere garantita l’aspirazione lavorativa della donna anche in virtù della volontà femminile di emancipazione e di accesso al mondo del lavoro.  La lunga elaborazione della Costituente portò alla formulazione attuale dell’art. 37 che sintetizza il problema nell’obbligo di garantire alla donna, e di conseguenza anche al bambino, una speciale e adeguata protezione, senza che questa diventi un ostacolo alla vita lavorativa.

Il dettato costituzionale, quindi, deve essere per noi la bussola che indica quale orizzonte seguire in questa delicata materia. Il riconoscimento della maternità come un prezioso bene da difendere non interessa solo la donna, o l’uomo, o la famiglia, bensì l’intera società.  Proteggere la maternità nella difficile conciliazione dei tempi di vita e di lavoro significa proteggere la società alla sua radice. Essa infatti ha come base la famiglia, la quale si costruisce proprio intorno alla madre. Infine, un dato non meno rilevante è lo stretto rapporto che intercorre tra questa impostazione e il rilancio della natalità. Infatti, soltanto riconoscendo nella maternità un bene sociale da tutelare con una «adeguata politica familiare da parte delle pubbliche autorità nell’ambito giuridico, economico, sociale e fiscale» (AL 44), allora si potrà invertire la rotta anche dal punto di vista delle nascite. La sicurezza di poter conciliare la vita e il lavoro, dunque, offre speranza alla famiglie e le aiuta a realizzare i loro desideri di genitorialità con un beneficio diretto per tutti.

Massimo Magliocchetti


Articolo pubblicato su NOI Famiglia & Vita
(mensile di Avvenire), il 30 aprile 2017, p. 24.

RU486 nei consultori. Nel Lazio battaglia in vista

Nel Lazio scoppia il caso della pillola abortiva Ru486 nei consultori. Le associazioni cattoliche insorgono. In Consiglio Regionale l’On. Olimpia Tarzia continua la battaglia contro un provvedimento “illegittimo”.

Non si fermano le polemiche per la decisione della Regione Lazio di somministrare la pillola abortiva RU486 in regime ambulatoriale nei consultori familiari. La proposta della Giunta Zingaretti sarà avviata già nel mese di maggio, in via sperimentale, per un periodo di 18 mesi. Le reazioni al provvedimento – come Avvenire ha riferito – non sono tardate ad arrivare. Dal Vicariato di Roma è partito l’appello a «riconsiderare tale decisione» che «lascia una volta di più la donna sola ad affrontare il dramma dell’aborto». «Ricorreremo al Tar – annuncia Gian Luigi Gigli, presidente del Movimento per la Vita italiano – per evitare che il silenzio sull’iniziativa della Giunta Zingaretti possa determinare uno stravolgimento della natura stessa dei consultori familiari e contribuire ad un ulteriore banalizzazione della soppressione di vite umane innocenti, rispetto alla quale la legge assegna ai Consultori il compito di suggerire risposte alternative».

Ma la Regione tira dritto e intensifica i lavori del tavolo tecnico per l’elaborazione delle linee guida da applicare al provvedimento. Il prossimo 19 aprile l’On. Olimpia Tarzia, vicepresidente della Commissione Cultura al Consiglio regionale del Lazio, presenterà una interrogazione urgente al presidente Zingaretti con la quale richiederà il ritiro della determinazione che ha introdotto la novità. È un atto «illegittimo» – spiega l’On. Tarzia – «perché l’aborto, anche chimico, non può essere praticato nei consultori, ma solamente, oltre che negli ospedali, nei poliambulatori pubblici adeguatamente attrezzati (art.8 L.194/78) e i consultori non possono essere assolutamente considerati poliambulatori pubblici, essendo istituiti dalla peculiare legge nazionale n.405/75, che ne definisce le finalità e le funzioni».

Massimo Magliocchetti


Aticolo pubblicato su:  M. Magliocchetti,  «RU486 nei consultori. Nel Lazio battaglia in vista», in E’ Vita (inserto settimanale di Avvenire), N. 540, 13 aprile 2017, p. 1. – Leggi