Dossier Vita Cav, 8mila bambini salvati nel 2016

Nell’anno 2016 sono 8.301 i bambini nati grazie al silenzioso servizio quotidiano offerto dai volontari dei Centri di Aiuto alla Vita (Cav) di tutta Italia, 13.000 le donne gestanti assistite durante il periodo della gravidanza, oltre 17.000 le donne aiutate durante il puerperio con varie tipologie di servizi. Sono questi i numeri diffusi dalla Segreteria Nazionale di Collegamento di Padova che nel suo rapporto annuale offre un bilancio della più importante attività offerta dal Movimento per la Vita italiano (MpV) sul territorio nazionale: l’aiuto concreto alla maternità. Il rapporto curato da Luigino Corvetti, Ubaldo Camilotti e Giorgio Medici, rappresenta un indispensabile strumento di ricognizione dell’operato dei Cav, al fine di prendere coscienza delle buone pratiche attuate nei Centri, oltre che per testimoniare l’operato dei volontari che con passione aiutano la vita nascente.

Se volessimo riassumere con uno slogan l’attività dei Cav, braccio operativo del MpV, possiamo dire che «accolgono la madre affinché accolga suo figlio». La cultura dell’accoglienza nei confronti del più debole e indifeso, come il bambino non ancora nato, è la bussola che guida i «volontari per la Vita». Un servizio che continua a salvare vite da oltre quarant’anni, un accompagnamento amorevole e solidale nei confronti delle donne con gravidanze difficili o indesiderate.

Attualmente sono 349 i Cav operanti sul territorio nazionale, un dato in aumento del 49% negli ultimi venti anni. Dal 1975, anno in cui venne fondato il primo Cav nella città di Firenze in risposta alla cultura di morte diffusa dalle cliniche clandestine degli aborti gestite dai Radicali, il numero dei Centri di Aiuto alla Vita è cresciuto in modo esponenziale. Determinante è stata l’opera di diffusione culturale e di testimonianza del Movimento per la Vita in tutte regioni d’Italia. Lo slogan che accompagnò l’inizio del primo Cav fu: «le difficoltà della vita non si superano sopprimendo la vita, ma superando insieme le difficoltà». In quest’ottica, in modo progressivo, ogni Regione d’Italia ha visto nascere numerosi centri aventi l’obiettivo di garantire di promuovere e garantire, attraverso servizi mirati, l’integrale attuazione dei diritti costituzionali, primo fra tutti il diritto alla vita.

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Quando i Cav donano la speranza

Articolo pubblicato su “Noi Famiglia e Vita” – Dicembre 2016
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«Abbiamo chiesto aiuto al Cav. Ora siamo diventati volontari»

Ci sono storie capaci di tenerti con il respiro sospeso fino alla fine. Che ti colpiscono. Ti segnano, nel profondo. Che ti fanno capire che la speranza è l’ultimo baluardo contro la cultura di morte. Come nel caso di Fabrizio e Alina, una coppia romana che abbiamo incontrato con Maria Luisa Di Ubaldo, coordinatrice dei Centri di Aiuto alla Vita (Cav) romani, presso il Cav Tiburtino.

Una coppia affiatata e molto legata. Fabrizio, romano con una situazione lavorativa part – time; Alina, una donna straniera impegnata come collaboratrice domestica. Entrambi desiderosi di un figlio. Al momento del concepimento, il buio e la preoccupazione hanno preso il sopravvento sui sentimenti positivi avuti fino a quel momento.

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Movimento per la vita deposita ricorso al Tar Lazio: stop Ru486 nei consultori

È stato depositato al Tar del Lazio il ricorso contro il provvedimento della giunta Zingaretti con il quale si autorizza a erogare la pillola abortiva  Ru486 nei consultori per un periodo sperimentale della durata di 18 mesi. Le motivazioni del ricorso, presentato dalla Fazione dei Centri e Movimenti per la vita, possono essere raggruppate in due categorie. Secondo i ricorrenti la determinazione della governo regionale sarebbe illegittima poiché non rispetta la lettera e lo spirito della L. 194 e snatura la funzione essenziale dei consultori familiari.

A ben vedere, nell’articolo 8 della legge sull’aborto i consultori non sono annoverati tra i luoghi in cui può essere eseguita l’interruzione di gravidanza. Anzi, all’articolo 2 della stessa legge la funzione consultoriale è descritta come strettamente alternativa all’esecuzione degli aborti. Infatti i consultori hanno come compito principale quello di assistere la donna affinché possa superare le cause che la inducono ad abortire. Quanto sostenuto nel ricorso trova conferma in quanto affermò la Commissione di indagine parlamentare nel 2006: verificando l’efficacia dei consultori nella prevenzione dell’aborto, confermò l’incompatibilità dell’intervento abortivo con la funzione dei consultori familiari.

La seconda motivazione del ricorso riguarda il pregiudizio che verrebbe arrecato alla salute della donna dal provvedimento della giunta Zingaretti. Infatti se l’aborto farmacologico venisse “privatizzato”, lasciando sola la donna a fronteggiare gli effetti della pillola anziché tutelarla almeno con le garanzie del ricovero ospedaliero, diventerebbe complicato controllare le possibili controindicazioni del mifepristone più volte ribadite dall’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) e dal Ministero della Salute.

Non sussistendo i presupposti tecnici per la richiesta di sospensione del provvedimento, la decisione della Regione Lazio resta in vigore, ma quanto sostenuto dal ricorso rispecchia la costante giurisprudenza della Corte Costituzionale sull’inizio vita.

Massimo Magliocchetti


Articolo pubblicato su èVita
(inserto settimanale di Avvenire), 
n. 543, 4 maggio 2017, p. 1.
Titolo originale. “Stop alla pillola abortiva nei consultori”