“Papà, come sono nato?”: risponde “U-Nico”

“Papà, ma io come sono nato?”, è una delle classiche domande che i bambini pongono ai propri genitori ad un certo momento della loro esistenza. Spesso è difficile rispondere. Spiegare la meraviglia della vita è sempre un compito arduo. Raccontarlo con una storia e con immagini può essere un ottimo modo per trasmettere ai nostri piccoli la bellezza della Vita e il mistero che la avvolge. Questo è l’obiettivo che il libro dal titolo “Mi chiamo U-Nico” aspira a raggiungere.

La versione inglese, dal titolo “Unique”, è stata prodotta dalla FIAMC, la Federazione Internazionale delle Associazioni dei Medici Cattolici, con il contributo dell’aturice Patricia Diaz e le illustrazioni dalla nota disegnatrice Marietina. Il Movimento per la Vita ha ottenuto la possibilità di tradurlo e diffonderlo in Italia. L’edizione italiana, dal titolo “Mi chiamo U-Nico” è stata interamente curata dalla redazione della neonata Agenzia Vitanews (www.vitanews.org), grazie al minuzioso lavoro di Elena Lecci, Melissa Maioni e Flavia Magliocchetti.

 Il libro racconta la storia di Nico, una piccolo embrione nato dall’amore dei propri genitori che durante tutta la gravidanza narra il suo viaggio continuo, graduale e orientato al momento della nascita. Speranzoso di riuscire a vedere il volto della propria “mammina” – come ama chiamarla durante il suo racconto – spiega in uno stile agile e comprensibile a tutti le meraviglie della gestazione, con estrema precisione scientifica nonostante il linguaggio puramente divulgativo. Nico durante il suo viaggio comprende di essere “U-Nico” e irripetibile, desiderato e amato dalla sua famiglia. Quella di Nico è la nostra storia. Nico siamo noi.

 La traduzione del libro risponde alla necessità di produrre un valido materiale informativo, rigorosamente corretto dal punto di vista scientifico, che possa diventare un efficace sostegno per le famiglie, docenti ed educatori e tutti coloro che quotidianamente si trovano a dover rispondere alle domande interessate dei bambini. “Mi chiamo U-Nico” è soprattutto finalizzato a contribuire alla diffusione di un’autentica cultura della vita sin dalla tenera età, arginando visioni antropologiche e ideologiche che disorientano i bambini in un’età delicata come quella dei primi anni di vita.

 “Mi chiamo U-Nico” è anzitutto una sfida di cui il Movimento per la Vita italiano vuole continuare a farsi pioniere. Saper argomentare la bellezza e la meraviglia della vita,  a tutti e con tutti. Perché se è vero – anzi verissimo – che ogni vita è degna e va difesa, dobbiamo anche predisporre aggiornati strumenti culturali per ribadire l’importanza di questo messaggio. Come scrive nella prefazione il presidente del Movimento per la Vita italiano, Gian Luigi Gigli, questa sfida vogliamo portarla avanti perché «nessuno come il bambino è in grado di provare stupore di fronte alla meraviglia della vita umana, prima che interessi e deformazioni ideologiche corrompano la semplice e sconvolgente verità della natura».

 Massimo Magliocchetti, Responsabile Agenzia Vitanews


Articolo pubblicato in: M. Magliocchetti, “Papà, come sono nato?”: risponde “U-Nico”, in Si alla Vita, 2/2017, Ottobre 2017, p. 47.

Pontificia Accademia per la Vita: perplessità e riflessioni

A metà maggio è stato reso noto il nuovo consesso dei membri della Pontificia Accademia per la Vita, l’istituzione voluta da Papa S. Giovanni Paolo II con lo scopo di difendere e promuovere il valore della vita umana e la dignità della persona, dal concepimento fino alla morte naturale. Istituita dal papa polacco con il Motu Proprio Vitae mysterium, la Pontificia Accademia per la Vita (Pav) ha inoltre come compito primario quello di formare una cultura della vita nel rispetto del Magistero della Chiesa. La nuova composizione della Pav vanta tra i suoi membri, detti Servitori della Vita, insigni personalità del mondo accademico di fama mondiale, alcuni come membri onorari, come ad esempio i Presidenti Emeriti Elio Sgreccia e Ignacio Carrasco, e il Card. Caffarra, quest’ultimo recentemente scomparso ancora vivo tra noi grazie ai suoi mirabili scritti di bioetica. Tante le conferme del precedente elenco, come Roberto Colombo, Francesco D’Agostino, Bruno Dellapiccola, Alain F. G. Lejeune, Jean-Marie Le Méné, e altri bioeticisti di altissimo profilo. Tuttavia alcuni dei nuovi accademici hanno destato perplessità quanto al loro profilo controverso.

A innescare un’aspra polemica sui quotidiani tanto nazionali che internazionali è stata la figura di Niggel Biggar, docente di morale e di teologia pastorale, nonché direttore del McDonald Center for Teology, Ethics and Public Life, all’Università di Oxford. Il motivo dello scandalo sono alcune esternazioni del moralista anglicano, riportate dal settimanale britannico Catholic Herald, nel quale si leggono dichiarazioni di Biggar possibiliste in tema di aborto. In un dialogo con Peter Singer, noto bioeticista d’impostazione sensista e utilirarista, teorizzatore dell’eutanasia infantile e dell’aborto postnatale per neonati con malformazioni congenite, il prof. Biggar ha dichiarato di essere favorevole all’aborto fino a diciotto settimane di gravidanza. Cioè quando il concepito, durante il suo sviluppo continuo, autonomo e finalisticamente orientato arriva a manifestare attività cerebrale e con essa una presumibile coscienza, oltre che possedere i genitali definiti e un cuore che pulsa la sua volontà di vivere e sprigiona la speranza di abbracciare la madre. La posizione di Biggar appare difficilmente conciliabile con il Magistero della Chiesa che, invece, riconosce la dignità di persona ad ogni essere umano dal concepimento alla morte naturale (Dignitas Personae, 1) e di conseguenza condanna quanti tentano di giustificare l’aborto sostenendo che il frutto del concepimento, almeno fin a un certo numero di giorni, non può essere ancora considerato una vita umana personale, tanto da ribadire con forza che dal primo momento della sua esistenza, va garantito il rispetto incondizionato che è moralmente dovuto all’essere umano nella sua totalità e unità corporale e spirituale (Evangelium Vitae, 60).

Il secondo accademico che presenta un profilo problematico è il rabbino prof. Avraham Steinberg, direttore dell’Unità di Etica della Medicina presso lo Shaare Zedek Medical Center di Gerusalemme ed editore di letteratura talmudica. Anche in questo caso il prof. Steinberg, secondo quanto riportato da un’intervista che ha rilasciato alla australiana Radio National, si è detto scettico sulla natura dell’embrione, che secondo l’accademico israeliano prima dei quaranta giorni non «non possiede lo status di persona umana», al termine dei quali avrebbe «un certo qual status, anche se non completo». Inoltre nella medesima intervista si è detto d’accordo con lo screening per gli embrioni affetti da disabilità, approvando di fatto l’eugenetica. Anche in questo caso tali posizioni mal si conciliano con il Magistero, secondo cui «una simile mentalità è ignominiosa e quanto mai riprovevole, perché pretende di misurare il valore di una vita umana soltanto secondo parametri di “normalità” e di benessere fisico, aprendo così la strada alla legittimazione anche dell’infanticidio e dell’eutanasia» (Evangelium Vitae, 60).

Anche il profilo di Anne-Marie Pelletier, biblista e teologa presso lo Studium Théologique Inter-monastères, non offre garanzie. Infatti proprio a ridosso del Sinodo sulla famiglia, come riportato dall’agenzia specialistica Life Site News, la biblista francese ha espresso posizioni possibiliste in tema di divorzio e ha paventato la possibilità di una apertura della Chiesa in tema di divorzio e di secondo matrimonio in determinate occasioni.

Infine destano alcune perplessità anche le posizioni in tema di fine vita espresse da Padre Maurizio Chiodi, docente di Teologia Morale Fondamentale presso l’Istituto Superiore di Scienze Religiose di Bergamo e presso la Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale. In un recente articolo di Aggioramenti Sociali, rivista dei gesuiti italiani di cui il prof. Chiodi è membro del gruppo di studio di Bioetica, si è detto favorevole alla legge sulle Disposizioni Anticipate di Trattamento (Dat) attualmente al vaglio del Senato, paragonando alimentazione e idratazione artificiali ai trattamenti sanitari e come tali rifiutabili in casi limite. Nonostante sia un tema su cui continua un vivo dibattito, è bene ricordare che il fatto che il nutrimento sia fornito attraverso strumenti artificiali non rende l’acqua o il cibo un preparato artificiale. La scriminante non è la modalità dell’atto che si compie rispetto alla persona malata, non è come si nutre o idrata: alimentazione e idratazione sono atti dovuti in quanto supporti vitali di base, nella misura in cui consentono al malato di restare in vita. In altre parole, acqua e cibo non diventano presidi medici per il solo fatto che vengono somministrati artificialmente, quindi interromperli non è come sospendere una terapia, ma è un atto volto a lasciar morire di fame e di sete chi semplicemente non è in grado di alimentarsi autonomamente. Tuttavia, è bene ricordare che anche idratazione e alimentazione sono sottoposte al giudizio medico di proporzionalità e appropriatezza, quindi dovranno essere sospese soltanto se il quadro clinico le trasforma in un atto di accanimento, ossia inutile dal punto di vista dei benefici (si pensi al paziente in condizione di malassorbimento o di rigetto). In quest’ottica Papa Francesco ha puntualizzato che «difendere la vita umana, soprattutto quando è ferita dalla malattia, é un impegno d’amore che Dio affida ad ogni uomo» (Tweet del 30/6/17). Inoltre, la posizione del prof. Chiodi presenta anche aperture in tema di contraccezione e fecondazione artificiale: va rilevato che nel caso di fecondazione artificiale numerosi problemi sorgono quanto agli embrioni soprannumerari che vengono lesi irrimediabilmente nella loro dignità umana.

Se il potenziamento della composizione interreligiosa del consesso della Pav deve essere salutata  positivamente, come testimonianza del fatto che la riflessione bioetica deve impegnare non soltanto i cattolici ma tutti gli uomini di buona volontà che intendono diffondere una cultura della rispettosa dell’uomo È lecito chiedersi, tuttavia, se questo obiettivo non poteva essere raggiunto ugualmente inserendo persone in linea con le finalità istitutive. Come soluzione alternativa, l’Accademia avrebbe potuto trasformarsi, diventando un areopago per il libero confronto delle idee. Nessuno si sarebbe sorpreso per posizioni eterodosse o avrebbe potuto dedurre che esse avessero qualsivoglia implicito avallo. Invece ci si è limitati a non richiedere più dai membri il giuramento dei Servitori della Vita, con qualche sconcerto e ragionevoli dubbi sulla possibilità che l’Accademia possa continuare a essere il luogo della riflessione più elevata del pensiero pro-life.

Massimo Magliocchetti


Articolo pubblicato in: M. Magliocchetti, Pontificia Accademia per la Vita: perplessità e riflessioni, in Si alla Vita, 1/2017, Settembre 2017, pp. 13 – 14

RU486 nei consultori. Nel Lazio battaglia in vista

Non si fermano le polemiche per la decisione della Regione Lazio di somministrare la pillola abortiva RU486 in regime ambulatoriale nei consultori familiari. La proposta della Giunta Zingaretti sarà avviata già nel mese di maggio, in via sperimentale, per un periodo di 18 mesi. Le reazioni al provvedimento – come Avvenire ha riferito – non sono tardate ad arrivare. Dal Vicariato di Roma è partito l’appello a «riconsiderare tale decisione» che «lascia una volta di più la donna sola ad affrontare il dramma dell’aborto». «Ricorreremo al Tar – annuncia Gian Luigi Gigli, presidente del Movimento per la Vita italiano – per evitare che il silenzio sull’iniziativa della Giunta Zingaretti possa determinare uno stravolgimento della natura stessa dei consultori familiari e contribuire ad un ulteriore banalizzazione della soppressione di vite umane innocenti, rispetto alla quale la legge assegna ai Consultori il compito di suggerire risposte alternative».

Ma la Regione tira dritto e intensifica i lavori del tavolo tecnico per l’elaborazione delle linee guida da applicare al provvedimento. Il prossimo 19 aprile l’On. Olimpia Tarzia, vicepresidente della Commissione Cultura al Consiglio regionale del Lazio, presenterà una interrogazione urgente al presidente Zingaretti con la quale richiederà il ritiro della determinazione che ha introdotto la novità. È un atto «illegittimo» – spiega l’On. Tarzia – «perché l’aborto, anche chimico, non può essere praticato nei consultori, ma solamente, oltre che negli ospedali, nei poliambulatori pubblici adeguatamente attrezzati (art.8 L.194/78) e i consultori non possono essere assolutamente considerati poliambulatori pubblici, essendo istituiti dalla peculiare legge nazionale n.405/75, che ne definisce le finalità e le funzioni».

Massimo Magliocchetti


Aticolo pubblicato su:  M. Magliocchetti,  «RU486 nei consultori. Nel Lazio battaglia in vista», in E’ Vita (inserto settimanale di Avvenire), N. 540, 13 aprile 2017, p. 1. – Leggi