Carlo Casini, riconoscere la dignità del concepito è la prima pietra di un nuovo umanesimo

«Noi oggi dobbiamo fare il primo passo verso una nuova umanità, un nuovo umanesimo… è un passo indicato da tutta la nostra storia: riconoscere che ogni essere umano anche quando è povero è uno di noi; anche quando è il più povero dei poveri, quale è il figlio concepito e non ancora nato». Questo periodo del nuovo libro di Carlo Casini, dal titolo “Vita Nascente – Prima Pietra di un Nuovo Umanesimo” (ed. San Paolo), ben sintetizza lo scopo dell’Autore: guidarci verso il traguardo di un umanesimo nuovo perché compiuto nel riconoscere a tutti, a partire dal concepimento, la voce e il volto e i diritti che appartengono ad ogni uomo.

In queste pagine cosi dense di concetti c’è tutta la passione per l’uomo che ha caratterizzato l’impegno politico e professionale del Presidente onorario del Movimento per la Vita, fin dal 1975, come ricorda l’Autore, quando fu «posto di fronte al dramma dell’aborto concreto e alla pretesa di qualificarne la legalizzazione come progresso di civiltà».

C’è anche la passione educativa del docente che guida per mano il lettore e fornisce gli strumenti culturali, le argomentazioni che possono aiutare ciascuno a meglio qualificare il proprio impegno per la vita nascente.

C’è l’esperienza di chi è da sempre sul fronte della Vita prima nel lavoro in magistratura e poi nelle aule del Parlamento Italiano ed Europeo, ed ora nella Federazione Europea Uno di Noi, il frutto maturo di un lungo lavoro di ricostruzione di un’Europa fondata sulla solida base dei diritti umani, come era stata sognata dai Padri fondatori.

Colpiscono il lettore la comprensione dei problemi cosi complessi e le intuizioni profetiche del pensiero di giganti della difesa della Vita come Giovanni Paolo II e Madre Teresa di Calcutta, eppure questo libro non è una raccolta di ricordi. Tutto è proiettato verso il futuro per offrire a ciascuno una chiara dimostrazione di quanto è davvero alta la posta in gioco, cioè la nostra umanità.

«Alla nostra epoca è imposta la missione di rispondere: Uomo o cosa? Soggetto o oggetto? Fine o mezzo? Si tratta di portare a conclusione un lungo cammino e di risvegliare e consolidare le energie per procedere verso un nuovo umanesimo». La prima sfida è e resta sempre quella della Vita e questo libro cosi aperto allo stupore della meraviglia e capace di uno sguardo unico sul figlio concepito diventa bussola per orientare le nostre scelte associative, per sostenere la famiglia, per contribuire alla costruzione del bene comune e per rifondare la politica.

Massimo Magliocchetti

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Articolo pubblicato in: M. Magliocchetti, Carlo Casini, riconoscere la dignità del concepito è la prima pietra di un nuovo umanesimo, in Si alla Vita, 1/2017, Settembre 2017, p. 46

Carlo Casini al Quarenghi 2016: «l’adozione è per dare una famiglia a un figlio, non un figlio a una famiglia»

Nella quarta giornata di studio del Life Happening “V. Quarenghi” del Movimento per la Vita è intervenuto Carlo Casini, fondatore e presidente onorario, con una relazione dal titolo “L’adozione: sguardo sull’adottato o sull’adottante?”.

Durante la Summer School di bioetica Casini ha presentato una panoramica sulla legislazione in materia di adozione che lo ha visto relatore nel corso del suo servizio al Paese come parlamentare della Repubblica. Ha quindi riflettuto sul rapporto che intercorre tra adottante e adottato: «l’adozione – ha spiegato – non serve per dare un figlio a una famiglia, bensì per dare una famiglia ad un figlio». «Il figlio – ha continuato – è la meraviglie delle meraviglie, deve essergli garantita protezione affinché sia inserito in un contesto familiare, tenendo sempre l’interesse superiore del fanciullo che deve essere una considerazione preminente». «L’adozione, quindi, è un valido strumento per garantire il diritto del minore ad una famiglia», ha chiosato.

Raccontando del suo ricordo di Madre Teresa di Calcutta si è soffermato sull’importanza dell’adozione come strumento di prevenzione dell’aborto, precisando però che tale proposta deve essere presentata alla donna che chiede aiuto ai Centri di Aiuto alla Vita solo come extrema ratio, cioè quando non si riesce a far emergere del tutto l’istinto materno della donna.

Alla fine dell’intervento ha presentato ai partecipanti il suo ultimo lavoro dal titolo “Il più povero tra i poveri: è uno di noi non ancora nato”, libro scritto in onore di Madre Teresa di Calcutta, prossima alla canonizzazione il 4 settembre 2016.

Comunicato stampa 27 luglio 2016 – 33° Life Happening “V. Quarenghi”
– Ufficio stampa : Massimo MagliocchettiAndrea Tosini


Diario Quarenghi 2016 “A.A.A. Eroi cercasi: giù la maschera ai falsi miti”:

  • [Intervento di Giuseppe Anzani, magistrato ed editorialista di Avvenire, clicca qui]
  • [Intervento di Paolo Marchionni, bioeticista e vicepresidente di Scienza e Vita, clicca qui]
  • [Intervento di Giuseppe Grande, Vicepresidente MPV e Repsonsabile di SOS Vita, clicca qui]
  • [Intervento di Bruna Rigoni, Vicepresidente MPV, clicca qui]
  • [Intervento di Matteo Cioè, Responsabile Giovani Lazio, clicca qui]
  • [Intervento di Emanuele Petrilli, provobiro MPV italiano e Movit Firenze – Siena, clicca qui]
  • [Intervento di Cristina Forestiero, Insegnante Metodo Billings, e Raffaele Marmo, Movit Firenze – Siena,clicca qui]
  • [Intervento di Carlo Casini, Fondatore e Presidente onorario del Movimento per la Vita, clicca qui]
  • [Intervento dell’Equipe giovani del Movimento per la Vita italiano, clicca qui]
  • [Intervento di Nicola Galizia, giurista del Centro studi Livatino, clicca qui]
  • [Intervento di Gian Luigi Gigli, presidente del Movimento per la Vita, clicca qui]

Le cinque prove dell’esistenza dell’uomo

Perché dobbiamo testimoniare la realtà di fronte all’ideologia

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In questa 38° Giornata per la vita dal titolo “La misericordia fa fiorire la vita” presentiamo uno di più famosi libri del fondatore e presidente onorario del Movimento per la vita: “Le cinque prove dell’esistenza dell’uomo”, di Carlo Casini[1].

«Ha scritto un filosofo: “Un tempo il problema era di dimostrare l’esistenza di Dio, oggi il problema è quello di dimostrare l’esistenza dell’uomo”»: così si apre il lungo e intenso dialogo che Casini intavola con il lettore, il quale troverà in modo chiaro e ordinato tutti gli strumenti per potersi orientare nel sempre attuale dibattito sui temi della vita, spesso furbamente presentati sotto posizioni ideologiche. Proprio in merito al clima culturale in cui il mondo prolife si trova ad essere indispensabile interlocutore, tornano facilmente alla mente le parole di Gilbert Keith Chesterton, scrittore britannico di fine ottocento, che in un suo celebre saggio intitolato “Eretici[2] scrive: «La grande marcia della distruzione mentale proseguirà. Tutto verrà negato. Tutto diventerà un credo. È un atteggiamento ragionevole negare l’esistenza delle pietre sulla strada; sarà un dogma religioso affermarla. […] Sguaineremo spade per dimostrare che le foglie sono verdi in estate».

Insomma, in questo tempo dobbiamo nuovamente ribadire con vigore la realtà dell’uomo: queste cinque prove sono lo strumento migliore.

Le cinque prove. – Il libro contiene una trattazione semplice e alla portata di tutti, senza perdere per questo il connotato del rigore scientifico. Cinque sono gli ambiti di indagine: come primo aspetto viene trattato quello biologico per poi passare a quello psicologico, giuridico, antropologico e testimoniale. Tutta la trattazione si caratterizza per essere chiara e sistematica, esauriente e stimolante sotto molti punti di vista.

La prova biologica. – Come abbiamo già avuto modo di sostenere proprio tra le pagine di questa rivista, in merito alla sentenza della Corte europea dei Diritti dell’uomo dello scorso agosto, la vita umana inizia con la fecondazione. A questa prova scientifica l’Autore arriva partendo da un aspetto pratico. Si chiede: come spiegare e provare questo assunto al cd. “uomo della strada” che si troverà a confermare o annullare leggi attinenti alla fase iniziale della vita umana, sul quale grava una porzione di sovranità popolare e quindi le sorti della popolazione?

La risposta è chiara, semplice e lapidaria: dal momento della fecondazione lo sviluppo è continuo, autonomo (autodiretto) e finalisticamente orientato, nel senso che manca un salto di qualità[3],  vi è un momento  nel quale un non-essere diviene essere. Dal momento della fecondazione, infatti, sono presenti già tutte le informazioni genetiche in grado di portare a termine il programma di sviluppo della persona in modo coordinato, continuo e graduale[4].

La prova psicologica. – «Io quando sono cominciato?»: con questa fondamentale domanda inizia il capitolo dedicato alla prova psicologica, permeato da un ragionamento molto semplice ed efficace, scevro da sottigliezze tecniche e troppo filosofiche. Ancora una volta l’arma è la concretezza: il nostro essere lo percepiamo dal momento in cui siamo. Avevamo, infatti, percezione di noi – sebbene non ci ricordiamo perfettamente – anche quando eravamo molto piccoli e ne avremo fino al momento della morte. L’uomo è ed ha percezione di sé indipendentemente dalla sua apparenza corporea e dallo stadio in cui questa si manifesta. Tant’è vero che al giorno d’oggi molti psicologi e psicanalisti sanno tirare fuori dal profondo dell’io ricordi fetali[5].

La prova giuridica: il quadro, il chiodo e il muro. – È facilmente condivisibile che il fondamento della giustizia è il riconoscimento della dignità inerente ad ogni essere appartenente alla famiglia umana e dei suoi uguali e ineliminabili diritti fondamentali. Una legge, quindi, è giusta quando riconosce, difende, promuove, garantisce tali diritti. Come un quadro – si legge – per essere appeso ha bisogno di un chiodo e un muro, così il sistema dei diritti umani ha bisogno di una definizione solida di uomo, possibile grazie a due criteri: quello di uguaglianza e precauzione. Proprio perché il diritto riconosce come persona il soggetto titolare di diritti, se questi vengono tolti viene meno il concetto di persona in senso giuridico. Viceversa, dal momento in cui vengono riconosciuti, difesi, promossi e garantiti, allora – seppur giuridicamente – vi è una persona[6].

Il principio di uguaglianza ci pone in una posizione analoga sul piano giuridico e metagiuridico per il solo fatto di essere. Allora, essendo anche l’embrione portatore delle stesse attribuzioni biologiche e psicologiche qualificanti la persona presenti anche in un soggetto in uno stadio vitale diverso, poiché a quest’ultimo vengono garantiti i diritti inviolabili dell’uomo lo stesso deve valere per l’embrione. Primo fra tutti il diritto alla vita. Quanto al principio di precauzione il paradigma è sintetizzabile in questa semplice formula: «nel dubbio sulla vita bisogna scegliere la vita, cioè bisogna comportarsi come se la vita ci fosse fino a che non è rimosso l’ultimo dubbio[7]».

La prova antropologica: il Salmista e Leopardi. – L’Autore premette che la domanda antropologica, sebbene abbia un sapore religioso, è posta dagli uomini in quanto uomini. Due sono, però, i modi di approcciarsi: quello del Salmista, che postula l’esistenza di Dio, e quella di Leopardi, che come il pastore errante dell’Asia ritiene che non vi sia alcuna risposta possibile al di là di ciò che è sperimentabile con i sensi del proprio corpo[8].  Entrambi, alla fine, riconoscono che la dignità dell’uomo è la stessa a prescindere dalle condizioni sociali e personali, per il solo fatto di appartenere alla categoria dell’umano, e che l’uomo debba essere il fine e mai il mezzo.

La prova testimoniale. – Grazie alla prova testimoniale viene dimostrata la non irragionevolezza dell’affermazione secondo la quale anche il concepito è un essere umano uguale a ogni altro essere umano[9]. Per questo motivo, anche se ci fosse un soggetto che afferma il contrario non può pretendere di imporre le conseguenze della sua visione alla collettività. Se la prova biologica è un dato di fatto, un postulato vero perché riscontrabile empiricamente, oltre che scientificamente, la sola incapacità di negare il fatto è, a sua volta, conferma di ciò che si provava a mettere in discussione. Tra i testimoni più autorevoli troviamo il Comitato Nazionale di Bioetica, la Corte Costituzionale – che, seppur permise l’aborto in stringenti condizioni, non negò la qualifica di persona dell’embrione –, numerosi trattati internazionali, il Consiglio d’Europa e il Parlamento Europeo.

Non è un caso che proprio con una prova testimoniale chiudiamo il cerchio sulle prove dell’esistenza dell’uomo. In questo tempo di ideologie e false libertà ciò che salverà le vite dei nostri bambini sono la concretezza e la testimonianza. Allora, testimoniamo quanto ci è stato testimoniato.

Massimo Magliocchetti 

©Riproduzione riservata

(Articolo pubblicato sull’ed. Febbraio 2016 – La Voce della Vita)


[1] Carlo Casini è nato a Firenze il 4 marzo 1935. Coniugato, ha quattro figli. Risiede a Firenze. È laureato in giurisprudenza. Entra in magistratura nel 1961. Dal 1963 al 1966 ricopre l’incarico di Pretore ad Empoli e dal 1966 al 1979 è Sostituto procuratore della Repubblica a Firenze. Esercita le funzioni di Consigliere presso la Suprema Corte di Cassazione dal 1999 al 2003. È docente di diritto internazionale, di diritti umani e di bioetica presso il Pontificio Ateneo Regina Apostolorum di Roma dal 2002. Autore di molte pubblicazioni in materia di diritti umani, giustizia, famiglia, bioetica. Relatore sui medesimi temi in molti congressi scientifici internazionali, oltreché in Italia, in Argentina, Brasile, Messico, Portogallo, Francia, Spagna, Germania, Polonia, Croazia, Albania, Slovacchia.

C. Casini, Le cinque prove dell’esistenza dell’uomo. Alla radice della bioetica e della biopolitica, San Paolo, 2006

[2] G.K. Chesterton, Eretici, Lindau edizioni, 2010, pag. 243.

[3] Ivi. p. 29.

[4] Comitato nazionale di Bioetica, Identità e statuto dell’embrione umano, 22 giugno 1996, p.14.

[5] C. Casini, Le cinque prove dell’esistenza dell’uomo …, p. 47.

[6] Cfr. Ivi. p.61.

[7] Cfr. Ivi. p.67.

[8] Cfr. Ivi. p.69.

[9] Cfr. Ivi. p.83