Il Papa non ha aperto al «fine vita»: facciamo chiarezza su alcune strumentalizzazioni

Al giorno d’oggi è sempre più frequente assistere a strumentalizzazioni di discorsi tenuti dai leader di religioni, movimenti, partiti. Il fine è sempre lo stesso: avvalorare le proprie tesi per farle passare come condivisibili anche da coloro i quali sembrerebbero essere contrari in linea di principio. L’ultima trovata dei radicali è stata quella di strattonare il bianco talare di Papa Francesco per promuovere la loro battaglia sul biotestamento che è ancora bloccata al Senato, sommersa tra emendamenti e le ultime sedute prima della fine della legislatura.

(Aggiornamento: il biotestamento è legge)

Francesco all’Accademia per la Vita: né accanimento né eutanasia. – Lo scorso 16 e 17 novembre si è svolto il Meeting Regionale Europeo della “World Medical Association” sulle questioni del cosiddetto fine-vita, organizzato in Vaticano unitamente alla Pontificia Accademia per la Vita. Read more

Comunicare un nuovo umanesimo con la pedagogia del dubbio

Rifondare la bioetica per comunicare un nuovo umanesimo.
L’esperienza della rivista “Sì alla Vita”

Premessa. – I mass media parlano di bioetica, dunque i bioeticisti devono interrogarsi sul rapporto tra la loro disciplina e i mass media[1]. Quello della ricerca bioetica e dell’informazione sono diventati due mondi necessariamente complementari, perché se da una parte i mass media non possono ignorare le tematiche bioetiche di forte impatto sociale come, ad esempio, l’aborto e l’eutanasia, al tempo stesso essendo uscite dalla nicchia degli accademici per il loro diretto interesse sull’uomo devono essere correttamente portate a conoscenza di tutti mediante gli strumenti della comunicazione[2]. Dal punto di vista logico sarebbe scorretto interrogarsi su come comunicare la bioetica senza indagare quali debbano essere i pilastri su cui si fonda la bioetica. Tra i tanti contributi offerti dalla dottrina è da considerare positiva, a parer di chi scrive, l’impostazione secondo cui la bioetica deve basarsi e rifondarsi su due elementi essenziali che, in definitiva, sono facce della stessa medaglia: la ragione e l’esperienza del reale[3].

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Come i «Big Data» hanno rivoluzionato la politica

Il futuro delle scelte politiche è tutto scritto, basta saperlo leggere

Ormai la tecnologia è diventata parte integrante della nostra vita, anche politica. I sondaggi, classico strumento per cercare di prevenire o capire le mosse degli elettori, stanno lasciando spazio ai «big data»: un preziosissimo universo di informazioni capace di fotografare idee, gusti e simpatie che gli utenti mostrano sul web.

Cosa sono i Big Data? – È in atto una rivoluzione nella comunicazione politica senza precedenti. Lo strumento innovativo utilizzato dagli analisti di partito sono i Big Data: una nuova tecnica di analisi di informazioni dettagliate presenti in rete e frutto dell’attività digitale degli utenti. Ad esempio, ogni post, commento o condivisione che gli utenti si trovano a digitare nel mondo della rete viene raccolto e analizzato. I risultati, grazie al lavoro dei Data Scientist, diventano criteri di scelta utili ad assumere decisioni e strategie valide al fine di perseguire gli obiettivi prestabiliti. Insomma, uno strumento molto prezioso che può diventare determinante, ad esempio, in una campagna elettorale. Read more