Dat, la legge va avanti. I dubbi restano

L’esame del ddl sulle Disposizioni anticipate di trattamento (Dat) procede a rilento e continua a presentare elementi oscuri che continuano a far discutere. Il testo licenziato dalla Camera lo scorso aprile è al vaglio del Senato mentre continua il braccio di ferro tra le forze politiche. Una pioggia di emendamenti fanno tremare i promotori della legge, tanto da portare alle dimissioni la relatrice De Biasi: una mossa finalizzata ad aggirare gli emendamenti. «I tempi non consentono di proseguire l’esame in commissione», ha dichiarato De Biasi in una nota, «la mia decisione ribadisce ulteriormente l’importanza di approvare una legge rilevante e attesa». Ora la palla passa alla Conferenza dei Capigruppo che deciderà la calendarizzazione in Aula. E mentre 57 sindaci e alcuni Senatori a vita continuano il pressing sui colleghi di Palazzo Madama, lo spettro di fine legislatura trasforma l’iter in una corsa contro il tempo. La partita resta aperta. «Accogliamo positivamente le dimissioni da relatrice di Emilia Grazia De Biasi», hanno ribadito Filomena Gallo e Marco Cappato, segretario e tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni, i quali in una nota si sono appellati al Presidente del Senato, Pietro Grasso, affinché «si possa arrivare a una decisione secca». Dura la reazione del fronte contrario alla legge. Il Presidente del Movimento per la Vita, Gian Luigi Gigli, ha definito il passaggio in Aula per aggirare le difficoltà in Commissione «una prova muscolare inaccettabile in una materia così delicata, come confermato dal parere della Commissione Affari Costituzionali».

I promotori del testo sul biotestamento continuano a eludere il fondamentale parere della Commissione Affari Costituzionali che alla fine di settembre ha concentrato l’attenzione su due aspetti rilevati dall’estensore del parere, il senatore Romano, il quale auspica che siano presi in considerazione nei lavori parlamentari. Al di là di tutto rimane l’ipotesi di realizzazione di un atto eutanasico di tipo omissivo per interruzione di sostegni vitali come l’idratazione e l’alimentazione artificiale.

Sotto un primo profilo Commissione Affari Costituzionali nota che nel testo è bene che ci sia un bilanciamento tra il principio della inviolabilità della libertà personale e il diritto alla salute come diritto fondamentale della singola persona e come interesse dalla collettività. Nel testo licenziato da Montecitorio si assiste ad uno sbilanciamento verso l’autodeterminazione del paziente che anticipatamente documenta la sua volontà – con tutti i problemi del caso – in un atto vincolante per il medico, il quale è tenuto a eseguire la decisione del paziente diventando un burocrate della medicina. Svanisce così quella relazione di fiducia e di cura tra paziente e medico che finora ha orientato le scelte terapeutiche.

Il secondo punto rilevato dalla Commissione Affari Costituzionali attiene alla natura della volontà anticipata. Tra le proposte del fronte intenzionato a resistere alla drammatica deriva eutanasica del testo si chiede che la parola «disposizioni» sia sostituita con «dichiarazioni», al fine di valorizzare la relazione di cura e di fiducia medico-paziente. Tale suggerimento trae le mosse da un autorevole parere del Comitato Nazionale di Bioetica (Cnb) del 2003. Il Cnb specifica che nel caso di dichiarazioni anticipate di trattamento viene escluso per il medico il rigido vincolo di eseguire quanto scritto nel documento, tanto più in mancanza dell’obiezione di coscienza. La dichiarazione anticipata di trattamento infatti rispecchia il prolungamento della relazione medico-paziente e serve al sanitario per orientare la sua attività professionale considerando anche il desiderio del paziente. Le «dichiarazioni», quindi, frenano la deriva eutanasica. Rimangono, tuttavia, importanti problemi sulla mancata contestualità tra dichiarazione e trattamento, oltre al principio della disponibilità della vita umana che, di fatto, stravolge completamente il nostro ordinamento.

«Permane un forte dibattito sul tema della nutrizione e idratazione artificiale, classificate nel disegno di legge come trattamenti sanitari, che sarà oggetto di approfondite valutazioni nel percorso della legge al Senato», ha dichiarato Romano a margine del parere. Le osservazioni approvate dalla Commissione Affari Costituzionali aprono a un concreto sviluppo della legge nell’ottica della relazione di cura, nonostante l’aberrante qualifica di alimentazione e idratazione artificiali come trattamenti sanitari – e non come cure e sostegni vitali – apre all’eutanasia omissiva, come il Movimento per la Vita ha da sempre denunciato dalle colonne di questo Mensile.

La difesa della vita è alla base della democrazia. Abdicare a questo principio significa accettare che non tutte le persone sono uguali nella loro dignità, sulla base della loro efficienza o qualità. L’abbandono del morente, come l’accanimento terapeutico, segnano una sconfitta sia per la medicina che per il diritto. Quindi una sconfitta per tutti noi.

Massimo Magliocchetti


Pubblicato in: M. Magliocchetti,  Dat, la legge va avanti. I dubbi restano, in Noi Famiglia & Vita – Supplemento di Avvenire, 26 novembre 2017, pp. 36 – 37.

Ddl Dat a un bivio: ancora troppi punti oscuri

L’esame del disegno di legge sulle Disposizioni anticipate di trattamento (Dat) si trova a un bivio. Il ddl Dat licenziato dalla Camera lo scorso aprile è al vaglio del Senato, dove nella Commissione Igiene e Sanità di Palazzo Madama continua il braccio di ferro tra le forze politiche. Una pioggia di emendamenti fanno tremare i promotori della legge. «E’ chiaro che tremila emendamenti non si possono esaminare», ha dichiarato la relatrice De Biasi paventando le sue dimissioni per «affidare alla conferenza dei capigruppo la decisione sul passaggio direttamente all’aula senza relatore». Dura reazione dell’Associazione Luca Coscioni che parla di «legge affossata», mentre la sua copresidente, Mina Welby, si dice «dispiaciuta, ma non sorpresa». Ferma la risposta del Presidente del Movimento per la Vita, Gian Luigi Gigli, che ha definito il passaggio in Aula per aggirare le difficoltà in Commissione «una prova muscolare inaccettabile in una materia così delicata, come confermato dal parere stesso della Commissione Affari Costituzionali».

Infatti a fine settembre è arrivato l’atteso parere della Commissione Affari Costituzionali che ha annebbiato le aspettative di quanti fremono per l’approvazione del testo prima della fine della legislatura. Secondo l’estensore del parere, il senatore Romano, il documento contiene due importanti osservazioni che «dovranno essere prese in considerazione nei lavori parlamentari».

Sotto un primo profilo nel testo deve esserci un bilanciamento tra il principio della inviolabilità della libertà personale e il diritto alla salute come diritto fondamentale della singola persona e come interesse dalla collettività. Aspetto finora sbilanciato verso l’autodeterminazione del paziente che documenta la sua volontà – con tutti i problemi del caso – in un atto vincolante per il medico, tenuto a eseguire la decisione del paziente diventando un burocrate della medicina.

Il secondo punto attiene alla natura della volontà anticipata. Alla luce del primo monito si chiede che la parola «disposizioni» sia sostituita con «dichiarazioni», al fine di valorizzare la relazione di cura e di fiducia medico-paziente. Tale proposta trova origine in un autorevole parere del Comitato Nazionale di Bioetica del 2003. Il CNB specifica che nel caso di dichiarazioni anticipate di trattamento viene escluso per il medico il rigido vincolo di eseguire quanto scritto nel documento, tanto più in mancanza dell’obiezione di coscienza. La dichiarazione anticipata infatti rispecchia il prolungamento della relazione medico-paziente e serve al sanitario per orientare la sua attività professionale considerando anche il desiderio del paziente. Le «dichiarazioni», inoltre, frenano la deriva eutanasica. Rimangono, tuttavia, importanti problemi sulla mancata contestualità tra dichiarazione e trattamento, oltre al principio della disponibilità della vita umana.

«Permane un forte dibattito sul tema della nutrizione e idratazione artificiale, classificate nel disegno di legge come trattamenti sanitari, che sarà oggetto di approfondite valutazioni nel percorso della legge al Senato», ha dichiarato Romano a margine del parere. Le osservazioni approvate dalla Commissione Affari Costituzionali aprono a un concreto sviluppo della legge nell’ottica della relazione di cura, nonostante l’aberrante qualifica di alimentazione e idratazione artificiali come trattamenti sanitari – e non come cure e sostegni vitali – apre all’eutanasia omissiva, come il Movimento per la Vita ha da sempre denunciato dalle colonne di questo mensile.

La difesa della vita è alla base della democrazia. Abdicare a questo principio prima e dopo la nascita, durante l’esistenza umana e nella fragile dimensione del fine vita significa accettare che non tutte le persone sono uguali nella loro dignità, sulla base della loro efficienza o qualità. L’abbandono del morente, come l’accanimento terapeutico, segnano una sconfitta sia per la medicina che per il diritto. Quindi una sconfitta per tutti noi.

Massimo Magliocchetti, Responsabile Giovani Roma Mpv


M. Magliocchetti, DDl Dat a un bivio: ancora punti oscuri, in Si alla Vita, 2/2017, Ottobre 2017, p. 19

Biotestamento, Deputati cattolici: così è stravolta la professione del medico

Una legge ingiusta con palesi profili di incostituzionalità che sviliscono la natura e la professione del medico. Questo è il quadro che emerge dalla conferenza stampa dei deputati cattolici tenutasi oggi presso la sala stampa di Montecitorio. I deputati Gian Luigi Gigli (Des-Cd), Eugenia Roccella (Idea), Alessandro Pagano (Lega), Paola Binetti (Udc), Benedetto Fucci (Cor), Raffaele Calabrò (Ap), Antonio Palmieri (Fi) e Domenico Menorello (Civici e Innovatori) hanno incontrato i giornalisti per fare il punto della situazione sul ddl che introduce il testamento biologico.

In apertura l’On Binetti ha subito sgomberato il campo dagli equivoci. «Questa legge opera una inversione di rotta, si passa dal dovere del medico di curare in scienza e coscienza al diritto del paziente al rifiuto della cura», ha spiegato Binetti qualificando il provvedimento come una «legge complessa» con diversi passaggi oscuri. Secondo la deputata centrista uno dei grandi problemi sui quali in commissione si sta consumando un acceso dibattito è quello della qualificazione dell’idratazione e nutrizione non come trattamenti di base, bensì come cure, quindi rientranti nelle disposizioni anticipate di trattamento (Dat).

Per l’occasione sono intervenuti alcuni presidi delle Facoltà di Medicina, i quali hanno dato il loro contributo tecnico – scientifico per poter chiarire i punti più problematici del provvedimento. Secondo il prof. Filetti dell’Università La Sapienza di Roma oggi assistiamo ad una «mistificazione dei concetti medici più comuni» che depistano l’opinione pubblica circa i loro veri significati: la conseguenza è che il consenso del paziente viene pregiudicato. Ed è qui che diventa necessaria, secondo il prof. Minotti dell’Università di Campus Bio – Medico, una vera «alleanza terapeutica» che educhi il paziente alla cura alla quale viene sottoposto, in un ottica dialogica con il medico specialista. A tal proposito, il prof. Pisani, neurologo del Policlinico Tor Vergata, è intervenuto paventando il rischio che l’ospedale possa diventare un «supermercato» dove è lo stesso paziente a delineare le fasi e le tipologie di cura a cui vuole sottoporsi, escludendone altre. «Con questa legge – ha incalzato Pisani – assistiamo ad uno svilimento totale dell’attività del medico e della sua dignità». Dall’impianto del provvedimento, infatti, emerge chiaramente l’impostazione secondo la quale il paziente deve essere accontentato senza possibilità di confronto con il medico che, di converso, è vincolato sua volontà.

Non sono mancate le puntuali conclusioni dell’On. Gian Luigi Gigli, presidente del Movimento per la Vita e ordinario di Neurologia a Udine, il quale ha sintetizzato alcuni punti nevralgici del provvedimento che sono ancora al vaglio del dibattito in commissione. «Stiamo assistendo ad uno stravolgimento della professione sanitaria che rischia di diventare il rapporto tra un esecutore e una pretesa di autodeterminazione dove il professionista non ha voce in capitolo», denuncia Gigli sottolineando anche il mancato riferimento normativo all’obiezione di coscienza, con la scusa che non si tratti di una legge eutanasica. Invece, secondo Gigli l’impianto della legge nasconde intenti eutanasici che possono diventare complici di istinti suicidiari. «Il compito della medicina è quello di aiutare il disabile, qualunque esso sia, decisioni arbitrarie che sono prese su di lui da interposta persona», ha chiosato Gigli al termine della conferenza stampa incoraggiando il mondo della medicina a fare proprie queste problematiche prima che sia troppo tardi.

Nell’attesa che il ddl arrivi in aula, ancora molti sono i punti oscuri su cui le forze politiche devono trovare un accordo. Secondo alcuni neanche un serrato ostruzionismo potrebbe ritardare la gestazione del provvedimento. Quello che è certo che, per ora, le disposizioni anticipate di trattamento (Dat) suonano sempre più come una prenotazione di eutanasia.

Massimo Magliocchetti
@MagliocchettiM