RU486 nei consultori. Nel Lazio battaglia in vista

Non si fermano le polemiche per la decisione della Regione Lazio di somministrare la pillola abortiva RU486 in regime ambulatoriale nei consultori familiari. La proposta della Giunta Zingaretti sarà avviata già nel mese di maggio, in via sperimentale, per un periodo di 18 mesi. Le reazioni al provvedimento – come Avvenire ha riferito – non sono tardate ad arrivare. Dal Vicariato di Roma è partito l’appello a «riconsiderare tale decisione» che «lascia una volta di più la donna sola ad affrontare il dramma dell’aborto». «Ricorreremo al Tar – annuncia Gian Luigi Gigli, presidente del Movimento per la Vita italiano – per evitare che il silenzio sull’iniziativa della Giunta Zingaretti possa determinare uno stravolgimento della natura stessa dei consultori familiari e contribuire ad un ulteriore banalizzazione della soppressione di vite umane innocenti, rispetto alla quale la legge assegna ai Consultori il compito di suggerire risposte alternative».

Ma la Regione tira dritto e intensifica i lavori del tavolo tecnico per l’elaborazione delle linee guida da applicare al provvedimento. Il prossimo 19 aprile l’On. Olimpia Tarzia, vicepresidente della Commissione Cultura al Consiglio regionale del Lazio, presenterà una interrogazione urgente al presidente Zingaretti con la quale richiederà il ritiro della determinazione che ha introdotto la novità. È un atto «illegittimo» – spiega l’On. Tarzia – «perché l’aborto, anche chimico, non può essere praticato nei consultori, ma solamente, oltre che negli ospedali, nei poliambulatori pubblici adeguatamente attrezzati (art.8 L.194/78) e i consultori non possono essere assolutamente considerati poliambulatori pubblici, essendo istituiti dalla peculiare legge nazionale n.405/75, che ne definisce le finalità e le funzioni».

Massimo Magliocchetti


Aticolo pubblicato su:  M. Magliocchetti,  «RU486 nei consultori. Nel Lazio battaglia in vista», in E’ Vita (inserto settimanale di Avvenire), N. 540, 13 aprile 2017, p. 1. – Leggi

Montecitorio, convegno contro utero in affitto: la Boldrini rifiuta patrocinio perché “di parte”

Articolo pubblicato su Vitanews il 23/3/17

Si è svolto oggi presso la Sala della Regina di Montecitorio il convegno a carattere internazionale dal titolo “Maternità al bivio: dalla libera scelta alla surrogata”, organizzato dal famoso comitato femminista “Se non ora quando – Libere”. Un momento di confronto al quale hanno partecipato esperti e rappresentanti del femminismo, della scienza, della politica, della cultura e delle associazioni italiane ed europee. Scopo dell’evento era accendere i riflettori circa una formale richiesta  alle Nazioni Unite di considerare l’utero in affitto una pratica lesiva dei diritti umani delle donne e dei bambini. Il convegno non è passato inosservato anche per una dichiarazione della Presidente della Camera, Laura Boldrini, che nelle ultime ore sta facendo molto discutere.

Lorenzin: maternità surrogata sia reato universale. – L’evento ha trovato l’interesse di numerosi esponenti del mondo politico e culturale. Durante il convegno è intervenuta il Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, la quale ha sottolineato che « l’utero in affitto deve essere riconosciuto come reato universale, bandito a livello internazionale allo stesso modo delle altre forme di commercio e schiavitù degli esseri umani». «Do la mia disponibilità – ha confermato la Lorenzin in una nota riportata da Ansa – a sostenere tutte le iniziative in questo senso che saranno messe in campo». Durante il suo intervento il Ministro ha parlato di «rapina organizzata», in relazione al trasferimento del bambino nato dalla donna gestante a quella committente. «Come donna e come madre prima ancora che come ministro – ha puntualizzato la Lorenzin – non riesco a pensare a qualcosa di più crudele che privare una madre dei propri figli». Parole dure che fotografano perfettamente la pratica «aberrante» della maternità surrogata.

Boldrini: no a patrocinio all’evento perché «di parte». – A margine dell’evento non sono mancate le polemiche circa il mancato patrocinio da parte della Camera dei Deputati. Le motivazioni sono state diffuse in un comunicato da Roberto Natale, portavoce ufficiale della Presidenza della Camera, il quale ha sottolineato come non fosse chiedere alla Presidente Boldrini di «schierare l’Istituzione su una posizione di parte». La nota è stata diffusa in riposta ad un articolo apparso su Il mercoledì di La Repubblica nel quale si riportava l’imbarazzo e la delusione del comitato organizzatore a seguito della risposta negativa della Boldrini. Spiace sottolineare, però, che quanto sostenuto dalla Presidenza della Camera non è accettabile, perché il patrocinio ad un evento così importante sarebbe stato un forte segnale politico su un tema così delicato: il al patrocinio avrebbe significato un chiaro no delle istituzioni italiane alla nuova schiavitù del terzo millennio. Inoltre,  secondo Roberto Natale la decisione non è altro che «un elementare segno di terzietà dell’Istituzione Presidenza»: ma da quando criticare una pratica vietata dalla legge italiana rappresenterebbe per le istituzioni repubblicane una inopportuna «scelta di parte»?

Gigli, maternità surrogata sia perseguibile anche se commessa all’estero. – La questione della maternità surrogata interessa la politica e l’associazionismo da ormai molti anni.  «Chiediamo che venga ora calendarizzata la nostra proposta di legge perché il reato di maternità surrogata sia perseguibile anche se commesso all’estero. È l’unico modo per porre finalmente fine a un turpe traffico e allo sfruttamento di donne in condizioni di bisogno», ha commentato Gian Luigi Gigli, presidente del Movimento per la Vita, ricordando anche che la sentenza della Grande Chambre della Cedu si è pronunciata in modo inequivocabile sul tema.

Savarese, continueremo a batterci come facciamo da quattro anni. – «Da parte nostra continueremo a batterci per fare dell’utero in affitto un reato universale, come facciamo da ormai quattro anni». Lo afferma Filippo Savarese, portavoce di Generazione Famiglia – La Manif Pour Tous Italia, sottolineando che «il diniego del patrocinio per un evento di importante profilo culturale contro quello che in Italia è un reato gravissimo sarà ricordato come una grave macchia sulla Presidenza della Camera di Laura Boldrini». «Temi come l’utero in affitto – ha chiosato Savarese – toccano nervi cosi scoperti del politicamente corretto da mandare in tilt anche il mondo femminista al suo interno».

Massimo Magliocchetti
@MagliocchettiM

Case d’Accoglienza Mpv: sfide e risultati. Nel 2015 nati 28 bambini

Case d’Accoglienza: nel 2015 nati 28 bambini.
Bennati: «serve maggiore intesa con i Cav, ma siamo nelle giusta direzione»

Pubblicato su “Sì alla Vita” ed. novembre 2016
Nella foto: i delegati delle Case d’Accoglienza al 10° Workshop precongressuale di Bibione
(19 -21 novembre 2016)

«Con grande gioia ho il piacere di annunciare che lo scorso anno le nostre Case hanno contribuito a far nascere 28 bambini», così Roberto Bennati, vicepresidente MpV italiano e coordinatore nazionale delle Case d’Accoglienza, ha aperto il 10° Workshop precongressuale che ha visto riunirsi a Bibione, dal 19 al 21 ottobre, i delegati e i volontari delle 41 realtà distribuite sul territorio nazionale.

Durante i lavori sono state valutate le nuove strategie necessarie per tenere testa agli inevitabili cambiamenti dello scenario economico e sociale in cui volontari e professionisti si trovano a dare speranza alle madri con gravidanze difficili o inaspettate, spesso costrette ad allontanarsi dalle loro realtà d’origine per vivere la loro gravidanza e i primi mesi di vita del figlio in un ambiente accogliente familiare.

I dati emersi dal workshop precongressuale. – Dal 1979, anno in cui nacque la prima Casa d’Accoglienza a Belgioioso, il bilancio è certamente positivo. Nell’anno 2015 sono state accolte 314 donne, prevalentemente italiane tra 18 e 30 anni, e 355 bambini. Tra le straniere, provenienti da oltre quaranta paesi, la maggiore presenza si è registrata per donne della Nigeria, Marocco, Romania e Ucraina. Sono accolte in strutture che nella maggior parte dei casi sono gestite da Centri di Aiuto alla Vita (65%) o da altre associazioni (35%) in comodato gratuito da Diocesi e parrocchie (45%), Fondazioni o privati (18%).

Le donne sono inviate presso le Case d’Accoglienza nella maggior parte dei casi dalle Province e Regioni (59%). Anche i Tribunali e le Forze dell’Ordine contribuiscono in modo significativo nella segnalazione (21%). I Centri di Aiuto alla Vita, invece, contribuiscono solo nel 3% dei casi. Questo aspetto, infatti, è divenuto fondamentale per tutta la durata del workshop. «Al termine di queste giornate di studio e condivisione auspico un rinnovato impegno di integrazione e collegamento tra i Centri di Aiuto alla Vita e le Case d’Accoglienza, in quanto l’operato delle Case è una concreto servizio che supplice le carenze degli enti pubblici nei confronti delle mamme con gravidanze difficili», ha chiosato Bennati al termine del suo intervento.

Gli operatori impegnati nelle Case sono attualmente oltre cinquecento: la maggioranza di questi offre un servizio di volontariato. Gli operatori sono coadiuvati da una rete di professionisti altamente qualificati tra cui psicologi, assistenti sociali, medici, consulenti legali ed educatori professionali. Ogni mamma è accompagnata in un progetto personalizzato idoneo a garantire il reinserimento sociale e lavorativo: a tale scopo alcune realtà hanno attivato cooperative sociali. Le donne sono seguite anche durante il puerperio con progetti mirati per l’inserimento del bambino nel Nido.

Durante il seminario non sono mancati momenti di confronto e dibattito nei quali sono state condivise le buone pratiche, anche grazie alla preziosa esperienza pluriennale di alcuni dei partecipanti che, nei lavori di gruppo, hanno riportato esempi di progetti e metodologie di intervento. Si è rivelata di vitale importanza la creazione di percorsi di formazione sui metodi naturali e della conoscenza di sé: un metodo utile per vivere consapevolmente e liberamente la propria sessualità in modo responsabile.

Servizio civile, Gigli: «grande opportunità». – Durante il workshop precongressuale è stata posta una particolare attenzione al tema del servizio civile. «Con la nuova riforma del terzo settore le nostre Case avranno una grande opportunità per garantire uno speciale servizio a favore della vita nascente», ha dichiarato Gian Luigi Gigli, presidente del Movimento per la Vita, durante la sua relazione dal titolo “La nuova Legge di riforma del terzo settore: luce ed ombre per il futuro”. Attualmente sono 21 i volontari del servizio civile che all’interno del MpV offrono un serio servizio formativo e vocazionale che ricalca i ritmi e le attività della vita familiare: dalla preparazione al parto all’assistenza dei figli, dall’apprendimento della lingua italiana fino al sostegno per il disbrigo delle pratiche burocratiche per le donne straniere. «Vi incoraggio ad andare avanti, il vostro servizio dopo questi giorni di condivisione ha un nuovo slancio», ha puntualizzato Gigli nella conclusione del suo intervento.

Massimo Magliocchetti
@MagliocchettiM