Suicidio assistito: 4mila medici pronti a fare obiezione di coscienza

A poche ore dalla sentenza della Corte Costituzionale sul caso Cappato sulla compatibilità con la Costituzione dell’articolo 580 del codice penale che punisce l’aiuto e l’istigazione al suicidio con la reclusione fino a 12 anni.

“Almeno 4mila medici cattolici sono pronti a fare obiezione di coscienza nel caso in cui, a seguito della pronuncia della Consulta, il Parlamento italiano legiferasse a favore del suicidio medicalmente assistito”, ha dichiarato il vicepresidente dell’Associazione medici cattolici italiani (Amci), Giuseppe Battimelli, annunciando quale sarà la risposta dei camici bianchi iscritti all’associazione ad un’eventuale legge sulla materia. Ma “la grande maggioranza dei medici italiani – afferma Battimelli – è sulla nostra posizione”. 

Fine vita: Fnomceo, la responsabilita’ non ricada sui medici Con depenalizzazione, sia lo Stato ad occuparsi dell’atto finale

In attesa della decisione della Corte Costituzionale sulla punibilita’ dell’aiuto al suicidio, che dovrebbe essere comunicata in serata, la Federazione nazionale dei medici chirurghi e odontoiatri (Fnomceo) auspica che “la responsabilita’ non ricada sui medici”.

“Se oggi la Consulta dovesse deliberare la depenalizzazione dell’aiuto al suicidio, siamo certi che lo Stato tutelera’, allo stesso modo dell’autodeterminazione del paziente, l’obiezione di coscienza di quei medici che non si sentiranno di rovesciare le loro convinzioni”, dice il presidente di Fnomceo Filippo Anelli, “noi chiediamo allo Stato di fare un ulteriore passo, e di assumersi la responsabilita’ dell’atto finale. Chiediamo che sia un rappresentante dello Stato a prendere atto della sussistenza di tutte le condizioni, certificate ovviamente dai medici, e a procurare al paziente il farmaco che dovra’ assumere”.

“Nel merito, non possiamo che ribadire la nostra posizione – spiega Anelli – e’ chiaro, ed esposto dall’articolo 3 del Codice di Deontologia Medica, il principio fondamentale su cui regge la nostra professione: “Dovere del medico e’ la tutela della vita, della salute fisica e psichica dell’uomo e il sollievo dalla sofferenza nel rispetto della liberta’ e della dignita’ della persona umana”.

“Questa affermazione porta con se’ almeno due corollari – sottolinea – il primo e’ che i medici vedono nella morte un nemico e nella malattia un’anomalia da sanare: mai si e’ pensato che la morte potesse diventare un alleato, che potesse risolvere le sofferenze della persona. Se oggi la Consulta decidesse per una depenalizzazione dell’aiuto al suicidio, verrebbe capovolto questo paradigma”. E aggiunge: “Le ripercussioni non riguarderebbero solo i medici e le altre professioni sanitarie: il meccanismo che porta ad accompagnare una persona verso il suicidio coinvolge l’intera societa’”