La Corte di Cassazione specifica la differenza tra eutanasia e sedazione palliativa profonda

AbstractLa Sentenza della Corte di Cassazione, prima sezione penale, n. 26899/2018 offre al dibattito biogiuridico di fine vita una importante differenza tra la pratica eutanasica e la sedazione profonda che, invece, attiene all’ambito della palliazione. Nel commento che segue si intendono offrire criteri ermeneutici per chiarire la differenza specificata dai giudici di legittimità sul tema.

Sommario – 1. Il fatto – 2. La definizione di eutanasia secondo la Corte di Cassazione – 3. La sedazione profonda come atto palliativo non eutanasico. – 4. Un criterio ermeneutico per interpretare la L. 219/2017 sulle Dat in modo restrittivo. –– 5. Palliazione ed eubiosia: per una qualità della morte.

L’articolo è stato pubblicato su Giustizia, la Rivista telematica della Scuola Forense Vittorio Emanuele Orlando dell’Ordine degli Avvocati di Roma. Per leggerlo clicca qui.

Maternità e lavoro nella Costituzione italiana. Genesi e principi dell’art. 37 della Costituzione

Abstract. – L’art. 37 della Costituzione italiana si pone come caposaldo di tutta la normativa italiana in tema di tutela della maternità nel rapporto di lavoro. Al fine di comprendere gli sviluppi della normativa attuale, come contenuta nel Testo Unico sulla tutela e sostegno della maternità e della paternità e nelle riforme apportate con il Jobs Act, occorre partire da una analisi del dettato costituzionale data la sua essenza fondativa per ogni norma ordinaria ad esso subordinata. Questo breve scritto, senza avere la pretesa di esaurire un tema così ampio e in continua evoluzione, aspira a focalizzare la genesi dell’art. 37 della Costituzione italiana, nonché i principi di fondo che questo offre per interpretare in modo costituzionalmente orientato la normativa italiana in tema di tutela della maternità.

L’articolo è stato pubblicato su Giustizia, la Rivista telematica della Scuola Forense Vittorio Emanuele Orlando dell’Ordine degli Avvocati di Roma.

Per leggerlo clicca qui.

Messi, il rigore e la giustizia

Pur non essendo un appassionato di calcio, tanto da seguirlo integralmente come alcuni miei amici fanno, rimango affascinato dalle abilità che alcuni calciatori mostrano in campo. Tra questi, le giocate del fenomeno Leo Messi mi hanno sempre divertito e, alle volte, lasciato sbalordito. Tuttavia, quanto è accaduto domenica 14 febbraio nella partita tra il Barcellona e il Celta Vigo, inaspettatamente, ha stimolato in me una riflessione: è proprio vero che ciò che è lecito non è detto che sia giusto.

Il rigore di seconda. – Sul punteggio di 3 – 1 per il Barcellona, Messi batte un rigore di seconda lasciando al compagno Suarez la realizzazione del goal così da totalizzare una tripletta. Per intendersi, non ha calciato direttamente il pallone in porta come solitamente siamo abituati a vedere, ma ha calciato il pallone in direzione del compagno che, dopo aver raggiunto il pallone, ha tirato in porta. Di per sé il rigore è stato tirato nel pieno delle regole, anche se in modo inusuale. Quindi, formalmente il gesto tecnico era lecito, previsto dal regolamento. Pur essendo lecito, è stato giusto? Ha rispettato e perseguito i canoni di giustizia?

Regolare ma ingiusto – È chiaro che le dissertazioni sulla giustizia meritano ben più profondi esempi. Tuttavia, proprio perché noi giuristi – o aspiranti tali – tante volte è come se fossimo “fuori dal mondo” e incapaci di rendere semplice ciò che alla fine dei conti lo è per natura, trovo utile partire da questo esempio, potenzialmente alla portata di tutti. Tra i banchi dell’università, circa quattro anni fa, mi è stato insegnato che la giustizia è dare a ciascuno il suo. Ho sempre trovato questa forma insuperabile perché capace di condensare una moltitudine di aspetti e variabili.

Ora, alla luce di tale definizione, meritava il portiere del Celta Vigo una così forte umiliazione? Tanto più su un punteggio in difetto di due goal? Probabilmente no. Per carità, il gesto tecnico era lecito. Ma è stato giusto?

Massimo Magliocchetti

©Riproduzione riservata