Aborto: quello che non dice la Relazione ministeriale e una proposta concreta

Un coro (quasi) unanime ha salutato con commenti positivi la pubblicazione della Relazione sull’applicazione della legge 194/78, pubblicata ad inizio anno dal ministro della Salute Giulia Grillo. Rimangono molte ombre. Nell’articolo trovi tutto quello che la Relazione ministeriale non dice e una proposta concreta.

Un coro (quasi) unanime ha salutato con commenti positivi la pubblicazione della Relazione sull’applicazione della legge 194/78, pubblicata ad inizio anno dal ministro della Salute Giulia Grillo. Rimangono tuttavia inalterate le ombre che da quarant’anni il Movimento per la Vita italiano denuncia.

Secondo i dati contenuti nel documento emerge che nel 2017 sono state notificate 80˙733 IVG, confermando il continuo andamento in diminuzione del fenomeno, in misura leggermente maggiore rispetto a quello osservato nel 2016 (4.9% rispetto al dato del 2016 e -65.6% rispetto al 1982, anno in cui si è osservato il più alto numero di IVG in Italia pari a 234˙801 casi). Secondo il rapporto il ricorso all’aborto nel 2017 è diminuito in tutte le classi di età, in particolare tra le giovanissime, e i tassi di abortività più elevati restano fra le donne di età compresa tra i 25 e i 34 anni. Il Ministero della Salute rileva inoltre che è in aumento l’uso dell’aborto farmacologico. Nel corso del 2017 il mifepristone è stato adoperato nel 17.8% dei casi con successiva somministrazione di prostaglandine (rispetto al 15.7% del 2016 e al 12.9% del 201).

Consultori, in aumento i certificati abortivi. Abuso della procedura d’urgenza? – Continua la tendenza all’aumento del ricorso alla procedura d’urgenza: è avvenuto nel 19.2% nel 2017 rispetto al 17.8% dei casi del 2016, al 16.7% dei casi nel 2015, l’11.6% del 2011. Percentuali superiori alla media nazionale si sono osservate, come negli anni passati, in Puglia (38.9%), Piemonte (34.6%), Lazio (34.4%), Abruzzo (24.6%), Emilia Romagna (24.2%) e in Toscana (22.3%). Anche per il 2017 il consultorio familiare ha rilasciato più documenti e certificazioni (43.6%) degli altri servizi.

Incrociando questi due dati è necessario rilevare un abuso della procedura d’urgenza e uno stravolgimento della funzione essenziale dei consultori. Infatti, la L. 194/78 prevede il caso di urgenza come eccezione alla regola che prevede un periodo tra il rilascio del certificato e il giorno dell’intervento abortivo. Questo aspetto conferma l’idea dell’inesistenza di un diritto all’autodeterminazione assoluta, che però nei fatti viene aggirato, violando la lettera della legge.

Quando il medico del consultorio o della struttura socio-sanitaria, o il medico di fiducia, riscontra l’esistenza di condizioni tali da rendere urgente l’intervento abortivo, rilascia immediatamente alla donna un certificato attestante l’urgenza con il quale la donna stessa può presentarsi ad una delle sedi autorizzate a praticare la interruzione della gravidanza. La prima puntualizzazione deve essere fatta in merito al termine «urgenza». Sebbene la norma nulla preveda in merito è ragionevole sostenere, anche sulla base di una lettura complessiva della legge, che non si possa far rientrare nel caso summenzionato la c.d. urgenza cronologica, bensì soltanto una urgenza clinica che presuppone un pericolo effettivo e immediato per la salute o la vita della madre. Deve ritenersi quindi accolta la tesi di coloro i quali sostengono che nel caso di urgenza clinica si debba riferire la fattispecie dell’emergenza propriamente detta, se non altro per escludere l’idea che sia legittimo soprassedere al periodo di sette giorni per il solo fatto che la gravidanza sia giunta ad un’epoca prossima al novantesimo giorno (urgenza cronologica).

Sul punto la Relazione ministeriale espone una tesi alquanto stravagante. A pag. 35 evidenzia che «questo aumento (della procedura d’urgenza, n.d.a) negli anni può essere un indicatore di problemi di liste di attesa, di servizi disponibili per l’effettuazione dell’IVG o di necessità di ricorso all’urgenza per poter svolgere l’intervento con il Mifepristone e prostaglandine entro i tempi previsti nel nostro Paese (49 giorni di gestazione)». Viene dunque da pensare che l’abuso di cui si parlava nelle righe precedenti poi, di fatto, non è soltanto un’ipotesi dottrinale ed astratta, bensì la realtà.

Una possibile inversione di marcia? Una proposta – Tra le pagine della Relazione, forse, emerge uno spiraglio di luce. Viene registrato infatti un numero di colloqui IVG superiore al numero di certificati rilasciati (48˙769 colloqui vs 34˙800 certificati rilasciati). Ciò potrebbe indicare l’effettiva azione per aiutare la donna “a rimuovere le cause che la porterebbero all’interruzione della gravidanza” (art. 5 L.194/78).

Tornano attuali le obiezioni che il Movimento per la Vita ( MPV) ha da sempre presentato in merito alla effettiva natura di questi colloqui. Se si volesse, veramente, perseguire il fine preventivo indicato dalla L. 194/78 all’art. 5, sarebbe utile iniziare a lavorare sui contenuti di questi colloqui, magari riportati in via documentale con le dovute garanzie per la riservatezza delle donne che li compiono, in modo tale da poter elaborare efficaci modalità preventive, soprattutto alla luce delle buone pratiche presenti lungo il territorio italiano.

Obiettori in aumento: una testimonianza preziosa. – Nel 2017, si rilevano valori più elevati di obiezione di coscienza tra i ginecologi (68.4%) rispetto agli anestesisti (45.6%). Ancora inferiore è la proporzione di personale non medico che ha presentato obiezione (38.9%). Sette medici su dieci sono quindi obiettori. Il dato non è certamente trascurabile.

In primo luogo perché non incide sull’effettivo esercizio del ricorso all’IVG, come del resto ribadito da sempre dai dati ministeriali. In secondo luogo, un dato così alto di obiettori è la più grande testimonianza della dignità del concepito. Perché è proprio la scienza medica a riconoscere che dal concepimento siamo in presenza di un individuo appartenente alla specie umana, unico e irripetibile. L’obiezione di coscienza, quindi, è la più grande testimonianza della dignità del nascituro.

L’obiezione non è «il» problema. – Riguardo l’esercizio dell’obiezione di coscienza e l’accesso ai servizi IVG, i dati ministeriali, pur rilevando una percentuale di obiezione tra i ginecologi pari al 68.4%, per quanto riguarda i carichi di lavoro per ciascun ginecologo non obiettore, sia su base regionale che considerando le singole strutture, anche in presenza di casi che si discostano dalla media, non evidenziano particolari criticità nei servizi di IVG. In altre parole, gli obiettori non sono il problema all’accesso alle pratiche abortive.

L’aborto precoce con la RU486. – Da ormai più di 10 anni (2005) alcuni istituti in Italia hanno iniziato per l’interruzione della gravidanza l’utilizzo dell’approccio farmacologico con Mifepristone (RU486) e prostaglandine (anche definito aborto medico in alternativa all’aborto chirurgico), così come già presente da diversi anni in altri Paesi e come raccomandato per gli aborti precoci nelle linee guida elaborate dall’OMS e da altre Agenzie internazionali. Fino al 2009 questo farmaco non era tuttavia in commercio in Italia ed era necessario acquistarlo all’estero.

Tuttavia, secondo i dati raccolti dal MPV, nonostante le interruzioni volontarie di gravidanza siano diminuite, ciò di per sé non significa che sia in diminuzione il fenomeno abortivo, in quanto lo stesso risultato (cioè la morte del concepito) viene perseguito mediante anche altre forme che non sono esclusivamente quelle individuate dal Ministero della Salute. L’aborto diminuisce in termini percentuali, ma non in termini assoluti: mentre diminuisce la popolazione femminile in età fertile e si restringono le possibilità che le donne abbiano una gravidanza, d’altro canto aumenta l’uso dei «contraccettivi d’emergenza», farmaci che ostacolano l’annidamento dell’embrione nell’utero materno (EllaOne e Norlevo) e che quindi producono aborti precoci.

Massimo Magliocchetti

Aiuto alla gravidanza: a Roma corso gratuito per volontari dei Centri Aiuto alla Vita

Partirà il 12 gennaio 2019 il IX° Corso di Formazione per operatori e volontari dei Centri di Aiuto alla Vita di Roma. Anche quest’anno la Federvita Lazio ha organizzato il consueto corso di formazione, rivolto a tutti gli uomini e donne di buona volontà che vogliono avvicinarsi al mondo della bioetica in modo concreto, al fine di apprendere gli strumenti di base per mettersi al servizio della gravidanza difficile o indesiderata.
Tutte le info nell’articolo.

Partirà il 12 gennaio 2019 il IX° Corso di Formazione per operatori e volontari dei Centri di Aiuto alla Vita di Roma. Anche quest’anno la Federvita Lazio ha organizzato il consueto corso di formazione, rivolto a tutti gli uomini e donne di buona volontà che vogliono avvicinarsi al mondo della bioetica in modo concreto, al fine di apprendere gli strumenti di base per mettersi al servizio della gravidanza difficile o indesiderata.

Il corso si svolgerà presso la sede nazionale del Movimento per la Vita italiano (Lungotevere dei Vallati, 2 – 00186 Roma) il sabato mattina, dalle 9.30 alle 12.30 (Clicca qui per il programma). 

Una equipe di formatori di diverse discipline offriranno gratuitamente gli strumenti teorici e pratici per accogliere e sostenere le mamme che chiedono aiuto ai Cav Romani. Il Corso è curato da Maria Luisa Di Ubaldo, Coordinatrice dei Cav Romani, e Massimo Magliocchetti, Responsabile Giovani Roma Mpv.

Quest’anno al corso di formazione parteciperanno anche i volontari che già fanno servizio presso i Cav Romani, per aggiornare le loro conoscenze e condividere con i partecipanti buone pratiche ed esperienze.

Il Corso è gratuito. E’ necessario iscriversi scrivendo a federvitalazio@gmail.com o chiamando il 3388571871.

Per SCARICARE il volantino del Corso Cav 2019 CLICCA QUI.

Programma

1 – VOLONTARIATO PER LA VITA: DOPO 40 ANNI DI ATTIVITÀ – 12 GENNAIO 2019

  • Storia del Mpv e strategie prolife per il futuro.
    Marina Casini, Presidente nazionale Mpv
  • I Mpv e i Cav del Lazio: da 40 anni accanto alle mamme e alle famiglie.
    Roberto Bennati, Vicepresidente nazionale Mpv e Presidente Federvita Lazio
    Introduce e modera Maria Luisa Di Ubaldo, Segretaria Federvita Lazio e Coordinatrice Cav Roma
  1. CAV E GIOVANI PROLIFE: IL COORDINAMENTO SI CONFRONTA – 26 GENNAIO 2019
  • Tavola rotonda con presidenti Cav: quali aspettative dal corso per il nostro volontariato.
    Anna Spurio Consoli, Siena Francesca, Chiara Nardi, Daniela Ferrara, Silvana Scialpi, Francesca Puglisi
  • Concorso scolastico 2019: “Avrò cura di te. Il modello della maternità
    Presentazione del tema: Massimo Magliocchetti, Responsabile giovani Roma
    Testimonianze: Matteo CioèResponsabile Giovani Lazio e Davide RapinesiResponsabile giovani Viterbo: viaggio a Strasburgo 2019
  1. – IL FENOMENO ABORTO: STORIA E SVILUPPI IN ITALIA – 9 FEBBRAIO 2019
  • Come arriviamo alla L. 194/78: influenze straniere e dibattito italiano
    Massimo Magliocchetti, Giurista Bioeticista e Responsabile giovani Roma Mpv
  • Cosa dice la L. 194/78: problemi e falsi diritti
    Arturo Buongiovanni, Avvocato e membro Direttivo Federvita Lazio

– VOLONTARI H24 – 16 FEBBRAIO 2019

  • Sos Vita: volontari h24 e prevenzione burnout
    Michele Grano, Psicologo delle emergenze
  • La sindrome post abortiva
    Francesca Bennati, Psicoterapeuta della famiglia

5– COME COMUNICARE LA VITA NELLA DISPERAZIONE – 2 MARZO 2019

  • Il colloquio di dissuasione
    Isabella Nuboloni, Psicolterapeuta Trainer e Supervisore IIPA
    Maria Luisa Di Ubaldo, Segretaria Federvita Lazio e Coordinatrice Cav Roma

6 – COLLOQUIO DI DISSUASIONE: SIMULAZIONE PRATICA – 16 MARZO 2019

  • Simulazioni e confronto su storie vere
    Isabella Nuboloni, Psicolterapeuta Trainer e Supervisore IIPA
    Maria Luisa Di Ubaldo, Segretaria Federvita Lazio e Coordinatrice Cav Roma

7 – CONOSCERE LA FERTILITÀ PER PREVENIRE L’ABORTO – 30 MARZO 2019

  • Metodi naturali: il rispetto e la conoscenza del proprio corpo
    Maria Fanti, Presidente Cav Viterbo e insegnante di metodi naturali
  • Aspetti medici dell’IVG
    Giuseppe Grande, Medico endocrinologo e Segretario Generale Mpv italiano

8 – COME APRIRE UN CENTRO DI AIUTO ALLA VITA: ASPETTI OPERATIVI – 13 APRILE 2019

  • Come si costituisce una associazione: aspetti giuridico organizzativi
    Massimo Magliocchetti, Giurista Bioeticista e Responsabile giovani Roma
  • I Cav nella rete del Movimento per la Vita italiano
    Maria Luisa Di Ubaldo, Coordinatrice Cav Roma e Segretaria Federvita Lazio

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La Corte di Cassazione specifica la differenza tra eutanasia e sedazione palliativa profonda

La Sentenza della Corte di Cassazione, prima sezione penale, n. 26899/2018 offre al dibattito biogiuridico di fine vita una importante differenza tra la pratica eutanasica e la sedazione profonda che, invece, attiene all’ambito della palliazione.

AbstractLa Sentenza della Corte di Cassazione, prima sezione penale, n. 26899/2018 offre al dibattito biogiuridico di fine vita una importante differenza tra la pratica eutanasica e la sedazione profonda che, invece, attiene all’ambito della palliazione. Nel commento che segue si intendono offrire criteri ermeneutici per chiarire la differenza specificata dai giudici di legittimità sul tema.

Sommario – 1. Il fatto – 2. La definizione di eutanasia secondo la Corte di Cassazione – 3. La sedazione profonda come atto palliativo non eutanasico. – 4. Un criterio ermeneutico per interpretare la L. 219/2017 sulle Dat in modo restrittivo. –– 5. Palliazione ed eubiosia: per una qualità della morte.

L’articolo è stato pubblicato su Giustizia, la Rivista telematica della Scuola Forense Vittorio Emanuele Orlando dell’Ordine degli Avvocati di Roma. Per leggerlo clicca qui.

40° Giornata Vita: mobilitare le coscienze per promuovere la vita

Il 4 febbraio in tutta Italia il Popolo della Vita ha festeggiato la 40° Giornata per la Vita. Quest’anno l’importante anniversario ha avuto come titolo «Il Vangelo della vita, gioia per il mondo». Tanti i temi che sono stati messi al centro della giornata che si è articolata su due binari paralleli: riflessione e testimonianza.

Il 4 febbraio in tutta Italia il Popolo della Vita ha festeggiato la 40° Giornata per la Vita. Quest’anno l’importante anniversario ha avuto come titolo «Il Vangelo della vita, gioia per il mondo». Tanti i temi che sono stati messi al centro della giornata che si è articolata su due binari paralleli: riflessione e testimonianza. Continua a leggere “40° Giornata Vita: mobilitare le coscienze per promuovere la vita”

Il Papa non ha aperto al «fine vita»: facciamo chiarezza su alcune strumentalizzazioni

Lo scorso 16 e 17 novembre si è svolto il Meeting Regionale Europeo della “World Medical Association” sulle questioni del cosiddetto fine-vita, organizzato in Vaticano unitamente alla Pontificia Accademia per la Vita. Ecco perché il Papa non ha aperto al “fine vita” come hanno sostenuto molti giornali.

Al giorno d’oggi è sempre più frequente assistere a strumentalizzazioni di discorsi tenuti dai leader di religioni, movimenti, partiti. Il fine è sempre lo stesso: avvalorare le proprie tesi per farle passare come condivisibili anche da coloro i quali sembrerebbero essere contrari in linea di principio. L’ultima trovata dei radicali è stata quella di strattonare il bianco talare di Papa Francesco per promuovere la loro battaglia sul biotestamento che è ancora bloccata al Senato, sommersa tra emendamenti e le ultime sedute prima della fine della legislatura.

(Aggiornamento: il biotestamento è legge)

Francesco all’Accademia per la Vita: né accanimento né eutanasia. – Lo scorso 16 e 17 novembre si è svolto il Meeting Regionale Europeo della “World Medical Association” sulle questioni del cosiddetto fine-vita, organizzato in Vaticano unitamente alla Pontificia Accademia per la Vita. Continua a leggere “Il Papa non ha aperto al «fine vita»: facciamo chiarezza su alcune strumentalizzazioni”

Comunicare un nuovo umanesimo con la pedagogia del dubbio

Rifondare la bioetica per comunicare un nuovo umanesimo. Una proposta: la pedagogia del dubbio.

Rifondare la bioetica per comunicare un nuovo umanesimo.
L’esperienza della rivista “Sì alla Vita”

Premessa. – I mass media parlano di bioetica, dunque i bioeticisti devono interrogarsi sul rapporto tra la loro disciplina e i mass media[1]. Quello della ricerca bioetica e dell’informazione sono diventati due mondi necessariamente complementari, perché se da una parte i mass media non possono ignorare le tematiche bioetiche di forte impatto sociale come, ad esempio, l’aborto e l’eutanasia, al tempo stesso essendo uscite dalla nicchia degli accademici per il loro diretto interesse sull’uomo devono essere correttamente portate a conoscenza di tutti mediante gli strumenti della comunicazione[2]. Dal punto di vista logico sarebbe scorretto interrogarsi su come comunicare la bioetica senza indagare quali debbano essere i pilastri su cui si fonda la bioetica. Tra i tanti contributi offerti dalla dottrina è da considerare positiva, a parer di chi scrive, l’impostazione secondo cui la bioetica deve basarsi e rifondarsi su due elementi essenziali che, in definitiva, sono facce della stessa medaglia: la ragione e l’esperienza del reale[3].

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I Cav in Italia: dopo quarant’anni oltre 190.000 bambini aiutati a nascere

Dopo quarant’anni i Centri di Aiuto alla Vita continuano a donare speranza alle mamme. Oltre 190.000 i bambini aiutati a nascere.

«Ti garantisco che tra dieci anni grazie ai radicali e ai laici non sentirai più parlare del dramma dell’aborto». Così Marco Pannella, storico leader dei Radicali, rispondeva a Carlo Casini in un dibattito sul referendum sull’aborto che in quegli anni stava per essere votato[1]. Era l’autunno del 1980 e durante la trasmissione «Ping-pong», diretta da Bruno Vespa, si alternavano le ragioni riguardo le richieste di referendum sull’aborto proposte dai Radicali, da una parte, e dal Movimento per la Vita, dall’altra. Dopo quarant’anni il tema dell’aborto non è scomparso, anzi. Ancor prima della legge sull’aborto del 1978, l’intuizione dei Centri di Aiuto alla Vita (Cav) aveva compreso la necessità di offrire riposte concrete ad una domanda allora, come oggi, attuale: come far fronte ad una gravidanza difficile o indesiderata? Continua a leggere “I Cav in Italia: dopo quarant’anni oltre 190.000 bambini aiutati a nascere”

Biotestamento: con le Dat si introduce l’eutanasia in Italia

Una delle dichiarazioni che in questi giorni si sente ripetere con più frequenza è che la legge sul biotestamento non introduce l’eutanasia in Italia. Niente di più falso. Infatti è proprio in virtù di questa ipotesi che il fronte contrario alla legge si sta mobilitando per fermare quello che secondo alcuni è un cavallo di Troia per l’eutanasia in Italia. Ne scrivo sul Si alla Vita di dicembre.

Una delle dichiarazioni che in questi giorni si sente ripetere con più frequenza è che la legge sul biotestamento non introduce l’eutanasia in Italia. Niente di più falso. Infatti è proprio in virtù di questa ipotesi che il fronte contrario alla legge si sta mobilitando per fermare quello che secondo alcuni è un cavallo di Troia per l’eutanasia in Italia.

Cosa dice la legge. – Per capire appieno le motivazioni che spingono i contrari alla legge sulle Disposizioni anticipate di trattamento a denunciare il “rischio eutanasia” è bene rifarsi al testo che attualmente è al vaglio del Senato. Ai sensi dell’art. 1, quinto comma, si prevede che «ogni persona capace di agire ha il diritto di rifiutare, in tutto o in parte, con le stesse forme di cui al comma 4, qualsiasi accertamento diagnostico o trattamento sanitario indicato dal medico per la sua patologia o singoli atti del trattamento stesso». Più avanti si specifica che «ai fini della presente legge, sono considerati trattamenti sanitari la nutrizione artificiale e l’idratazione artificiale, in quanto somministrazione, su prescrizione medica, di nutrienti mediante dispositivi medici». In altre parole, la nutrizione e l’alimentazioni assistite (Nia), attraverso lo strumento normativo, vengono indicate come terapie e non come cure, o meglio sostegni minimi vitali quali sono.

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