Legge adotta concepito: tre motivi per sostenerla

Da Marzo è iniziata alla Camera la discussione della proposta di legge sull’adozione del concepito come alternativa all’aborto. Ecco tre motivi per sostenerla.

Da marzo è iniziata alla Camera la discussione della proposta di legge sull’adozione del concepito come alternativa all’aborto. L’articolato è ora al vaglio della Commissione Giustizia e Affari Sociali. La proposta di legge che ha come primo firmatario l’On. Stefani ha un nobile obiettivo: offrire una concreta alternativa all’aborto per la donna incinta che decide di non tenere il bambino. Una misura che si affianca alla già presente possibilità di partorire in anonimato. In sintesi: per chi vuole abortire non cambierebbe nulla, mentre si introdurrebbe una nuova possibilità di scelta rispettosa della dignità del concepito. Ci sono almeno tre motivi per sostenere questa interessante proposta di legge.

Il primo riguarda l’affermazione della soggettività del concepito. Già la L. 194/78 in materia di aborto, all’art. 1, fissa il principio secondo cui lo Stato tutela la vita umana dal suo inizio, nulla specificando circa il momento giuridico di partenza per la tutela del concepito. Con la proposta di legge in discussione si riempirebbe di senso una norma apparentemente vuota. Perché se è possibile adottare il concepito, allora a questi viene riconosciuta piena dignità anche sul piano giuridico non potendosi adottare una “cosa”, bensì un “soggetto di diritto”. In altre parole: diverrebbe possibile adottare «uno di noi», come afferma in modo efficace la campagna europea promossa dal Movimento per la Vita italiano già nel 2013, quando raccolse più di due milioni di firme nei Paesi Ue per la tutela giuridica dell’embrione umano.

Il secondo motivo attiene alla c.d. libertà di scelta. Il testo di legge propone alla donna che si trova a vivere la gravidanza una concreta alternativa all’aborto, prevedendo l’attuazione di un procedimento snello ed efficace, anche con l’opportunità di revocare fino all’ultimo momento la possibilità di dare in adozione in concepito. Molte donne ricorrono alla drammatica scelta di abortire quando sono lasciate sole e non vedono altra alternativa che quella di interrompere la vita che portano in grembo. L’esperienza quarantennale dei Centri di Aiuto alla Vita è la prova che di fronte all’accoglienza, all’accompagnamento e all’aiuto concreto le donne riscoprono la bellezza di essere già madri. E poiché è libero chi può scegliere tra più opportunità, l’idea di offrire alternative senza escluderne nessuna non può che essere accolta da tutti, anche da coloro che si dicono favorevoli all’aborto. La sfida è una sola: rendere le donne libere di poter scegliere la Vita.

Il terzo motivo riguarda la previsione di un ruolo attivo e propositivo degli enti intermedi che si interfacciano con la donna in questo complesso momento della sua vita. La proposta di legge Stefani propone che il consultorio, la struttura socio-sanitaria o il medico di fiducia ai quali la donna si rivolge informino obbligatoriamente e per iscritto la donna, nonché la persona eventualmente indicata come padre, della possibilità di ricorrere alle misure alternative all’interruzione volontaria della gravidanza. Una risposta ad una non corretta attuazione dell’art. 1 della legge n. 194 del 1978 che è in gran parte disatteso, come dimostra la scarsità delle iniziative pubbliche promosse per «evitare che l’aborto sia usato ai fini della limitazione delle nascite». Anche l’articolo 2 è pressoché lettera morta, in particolare laddove consente al volontariato di collaborare con i consultori, anche informando la donna sulle possibili alternative all’aborto. Tali attività sono spesso ostacolate, senza considerare che talvolta basta un piccolo aiuto economico o l’offerta di un lavoro per restituire a una donna in difficoltà la serenità necessaria per accogliere il suo bambino.


Massimo Magliocchetti

Articolo pubblicato su Si alla Vita Maggio/giugno 2019, nella ribrica “Bioeticamente”

Curiosità: Una proposta di legge analoga, ugualmente meritoria, è stata presentata nella XVII Legislatura dai Deputati Mauro Sberna e Gian Luigi Gigli.