Legge sull’eutanasia, Menorello: «il Parlamento reagisca, freni le derive eutanasiche»

Intervista a Domenico Menorello, Avvocato cassazionista e Deputato della XVII legislatura, coordinatore dell’Osservatorio parlamentare “Vera Lex?”

di Massimo Magliocchetti

È iniziato il conto alla rovescia: il 24 settembre la Corte Costituzionale riscriverà la norma sul suicidio assistito, se non sarà il Parlamento a prendere su di sé la responsabilità di farlo. In questo anomalo scenario, dove i poteri dello Stato sembrano aver mutato i loro ordinari compiti, una parte della politica preme sull’acceleratore. «Non si può più aspettare», afferma Domenico Menorello, Avvocato cassazionista e Deputato della XVII legislatura, coordinatore dell’Osservatorio parlamentare Vera Lex?, che insieme al mondo dell’associazionismo prolife e profamily sta guidando i lavori e l’organizzazione per una controffensiva politica e culturale. Menorello è stato tra i promotori dell’evento dell’11 luglio, dal titolo «“Diritto o “condanna” a morire per le vite “inutili”?», al quale hanno partecipato insieme a più di trenta associazioni, il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Giancarlo Giorgetti, il Vicepresidente del Centro Studi Rosario Livatino, Alfredo Mantovano e Assuntina Morresi del Comitato Nazionale di Bioetica. Lo abbiamo incontrato per capire meglio cosa sta accadendo sul fronte del fine vita.

Onorevole, in questi giorni è iniziato il conto alla rovescia per la decisione della Corte Costituzionale del prossimo 24 settembre in tema di suicidio assistito. Come sta vivendo questi momenti?

«Viene in mente quello stupefacente dialogo ne “Il Signore degli anelli“: “Avrei tanto desiderato che tutto ciò non fosse accaduto ai miei giorni”, esclamò Frodo. “Anch’io”, annuì Gandalf “come d’altronde tutti coloro che vivono questi avvenimenti. Ma non tocca a noi scegliere. Tutto ciò che possiamo decidere è come disporre del tempo che ci è dato”. Nel lavoro svolto in questi giorni con molti amici delle associazioni e politici ho potuto via via rendermi conto di più quanto sia grave la possibilità che l’eutanasia sia introdotta in Italia. Perché una legge indica sempre un valore ritenuto “bene”, come insegna San Tommaso. Quindi, una eventuale legalizzazione del “procurare la morte” affermerà una antropologia triste, in cui l’uomo, ciascun uomo, riceverà cura e rispetto solo fino a che sarà performante, adeguato secondo i parametri sociali ed economici della mentalità dominante e dei poteri forti che la condizionano. Quando invece arriveranno i momenti di fragilità, di malattia, di debolezza, di disabilità, di vecchiaia, ebbene una norma sull’eutanasia sarebbe lì a dire all’interessato e ai suoi cari che forse quel tempo difficile non è così importante, né lo é più la sua vita. Altro che centralità della persona! Ma noi sappiamo che non é così! Noi sappiamo che ogni istante della vita é segno di una chiamata verso un Destino buono, verso una felicità che desideriamo sempre con una insopprimibile tensione, tensione che è la cifra stessa dell’essere uomo. Anzi, proprio il dolore e la sofferenza sono il limite esistenziale in cui questa chiamata alla pienezza “grida” di più, in cui si capisce con chiarezza che “tutte le immagini portano scritto: più in là” (Montale). Vi è, poi, la grandezza dell’uomo che si prende cura di un altro uomo sofferente, che con-divide e com-partecipa con lui di questo anelito, in quel momento di debolezza. Se invece piegheremo il Servizio Sanitario Nazionale alla morte anziché alla vita, la stessa struttura sanitaria pubblica si porrà contro l’uomo, impedirà la straordinaria e commovente solidarietà umana e medica che abbiamo visto testimoniata anche nel commovente seminario dell’11 luglio, diverrà funzionale a spezzare i legami, ad aumentare la solitudine, favorendo la disperazione anziché la speranza. Siamo perciò, oggi più che mai, chiamati a vivere e testimoniare a tutti che una antropologia più bella, più umana esiste ed é possibile. È quella stessa cultura che ha costruito la civiltà occidentale, che origina nella corrispondenza inattesa e desiderata dell’Annuncio cristiano, che per ognuno di noi é possibile vivere pienamente in qualunque contingenza personale, sociale o politica».

 Lo scorso 11 luglio ha partecipato alla mobilitazione di politici e associazioni a favore della vita, ma già nell’osservatorio parlamentare Vera Lex?, di cui è il coordinatore, si è impegnato per garantire più consapevolezza al Parlamento su questo scivoloso tema. Cosa sta accadendo dentro il palazzo?

«Come Lei ha acutamente osservato, il primo problema del Palazzo sembra essere proprio quello di accorgersi di ciò che sta per capitare. Il 24 settembre la Corte costituzionale introdurrà, se rimarrà coerente con l’ordinanza n. 207/18, la legalizzazione dell’eutanasia per sentenza, dichiarando incostituzionale in tutto in parte l’art. 580 del Codice penale, che punisce l’aiuto al suicidio. Ma di questa imminente tempesta non sembrano accorgersi né le rappresentanze politiche, né i grandi media.

Inoltre, tutte le forze politiche dovrebbero convenire che è il Parlamento il luogo di scelte così dirimenti per la vita del Paese, non una camera di consiglio di un collegio giudicante, per quanto il Giudice possa essere importante e autorevole. Ci si aspetterebbe una reazione da parte delle istituzioni parlamentari, se non altro per affermare i propri ruolo e significato. Invece, tacciono.

II terzo livello di attenzione da parte del legislatore dovrebbe essere la consapevolezza per cui l’introduzione dell’eutanasia significherebbe cambiare il modello antropologico di riferimento e modificare strutturalmente il Servizio Sanitario Nazionale.

Mi preoccupa, invece, l’imbarazzante difficoltà di giudizio che caratterizza quasi tutti i gruppi parlamentari, che non sembrano nemmeno reagire a un vero e proprio “esproprio” del ruolo che spetta al legislatore. Sembra che siano bloccati di fronte a qualsiasi posizione possa sembrare non in linea con i luoghi comuni e il pensiero dominanti. Si ha l’impressione che scappino, trasversalmente, da ogni decisione che non appaia politically correct.».

Al momento sono state presentate quattro proposte di legge sul fine vita. Tuttavia, nelle due componenti del Governo sembra che ci siano distanze siderali che farebbero pensare ad un mancato accordo sui temi etici. È importante decidere prima della decisione della Consulta?

È fondamentale. E chi impedirà alla Camera di deliberare in aula tempestivamente, in realtà avrà voluto la sentenza eutanasica della Consulta. Questa volta il “non-fare” equivale al “fare”. Oramai il trucco é chiaro e non ci casca più nessuno. Chi impedirà all’Aula di Montecitorio di deliberare nei prossimi giorni sarà responsabile dell’“eutanasia per sentenza”.

Più in particolare, da questa decisione non può rimanere assente soprattutto la maggioranza di Governo! Infatti, chi dei due partiti di maggioranza lascerà spazio alla Corte costituzionale per sentenziare la legalizzazione dell’eutanasia avrà anche rotto il patto di governo. Lega e 5 Stelle reggono il loro accordo di governo anche sulla specifica intesa di NON modificare la legislazione vigente sui c.d. “temi etici”. Se invece i 5 Stelle continuassero a boicottare la possibilità di arrivare in aula a Montecitorio, consentiranno la legalizzazione dell’eutanasia per sentenza, rompendo l’accordo di Governo sulla questione più importante. A quel punto (che speriamo non si verifichi mai!), la Lega potrà davvero far finta di nulla e continuare ad autocandidarsi come difensore dei valori non negoziabili? Ci accodiamo al sommo poeta: qui si parrà la tua nobilitate …»

Nel dibattito sul fine vita l’eliminazione del paziente attraverso l’eutanasia o il suicidio assistito sembra essere l’unica soluzione. Ma in Italia abbiamo una meravigliosa (e dimenticata) legge sulle cure palliative. Cosa pensa in merito?

«La miglior risposta a questa fondamentale domanda mi sembra quella fornita da Dame Cecily Saunders, fondatrice degli Hospice, in un’intervista del 1983: “Penso che quando si comincia a parlare di modalità per abbreviare deliberatamente la vita si entra in un terreno davvero molto pericoloso. Penso che parte della risposta sia legata alla possibilità di dire alle persone: guarda, non dovrai soffrire un dolore che non può essere controllato, non diventerai meno di quello che sei a causa del trattamento che ti daremo. Puoi essere te stesso. Ma l’eutanasia è qualcosa che ha origine nella paura. E penso che molto del lavoro svolto dai geriatri e negli Hospice, ha dimostrato che si tratta veramente di una paura infondata. Ma il vero pericolo non è solo che l’eutanasia aumenterebbe la paura, se uno parlasse della necessità di introdurre una legge a proposito, ma soprattutto toglierebbe la terra sotto i piedi a un gran numero di persone vulnerabili, che molto facilmente penserebbero – Ho il diritto di abbreviare la mia vita, e dunque ora ho il dovere di farlo, perché sono un peso per altri, e la mia vita come parte della società è ormai priva di valore-. Sono davvero convinta che dobbiamo dire alle persone che hanno un valore perché ci sono, e che avranno un valore fino all’ultimo istante della loro vita. E che faremo di tutto per rendere la loro vita quanto migliore possibile. Non voglio dire che non ci siano situazioni molto difficili. E non voglio stare seduta qui a giudicare qualcuno che ha scelto di morire. Ma quello che continuiamo a vedere, più e più volte, è che il momento del fine vita può essere un’occasione fantastica per le famiglie ed i loro cari. E cosa si sarebbero persi se avessero rinunciato a quella occasione, invece di tener duro, per così dire, e scoprire quello che c’è da scoprire”. Che prospettiva umana affascinante! Altro che la disperazione di Stato travestita da cloruro di potassio!»

Massimo Magliocchetti


Articolo pubblicato su Si alla Vita web, Luglio 2019 – Dossier “Fine Vita: sempre degni, sempre curabili”.