Politiche familiari: conciliare vita e lavoro come strumento di prevenzione dell’aborto

L’indagine sul rapporto tra maternità e mondo del lavoro è stata al centro di uno dei quattro gruppi di lavoro della Terza Conferenza Nazionale della Famiglia. Il Movimento per la Vita ha partecipato con alcuni delegati per contribuire a sintetizzare le varie proposte che sono state messe al centro del documento preparatorio all’evento. La conciliazione dei tempi di famiglia, vita e lavoro è una tema che attualmente interessa le politiche sociali e del lavoro, tanto da essere stato al centro di uno dei recenti decreti attuativi del Jobs Act.

Appunti per una bioetica del lavoro. – L’approfondimento della conciliazione dei tempi di vita e lavoro interroga anche il volontariato del Movimento per la Vita in quanto una sintesi dei problemi e delle proposte può essere di sostegno per ridare speranza alle donne che si rivolgono ai Centri di Aiuto alla Vita. Seppur con le difficoltà di un’analisi che non riesce a trattare esaurientemente tutti i complessi temi del diritto del lavoro, il presente contributo aspira ad iniziare a costruire le basi di una bioetica del lavoro, cioè una riflessione critica sulle scelte giuridiche e politiche che hanno dirette conseguenze sulla donna e sul figlio durante il complesso periodo della gravidanza e del puerperio all’interno del rapporto di lavoro[1]. Continua a leggere

Inverno demografico: sfatiamo il mito dell’immigrazione come soluzione. Pesano troppi aborti

Uno dei mantra che sentiamo ripetere quasi allo sfinimento sui media italiani è che l’immigrazione è una delle possibili soluzioni all’inverno demografico che sta vivendo il nostro Paese. Nulla di più sbagliato, parola di uno dei massimi esperti italiani di demografia, il prof. Giancarlo Blangiardo.

Durante la presentazione del Dossier “Vita Cav” organizzata dal Movimento per la Vita italiano presso la Camera dei Deputati è intervenuto Giancarlo Blangiardo, professore ordinario di demografia dell’Università di Milano Bicocca. «I bambini stranieri non ci salvano», ha commentato il demografo denunciando l’enfasi che comunemente viene usata in tema di ricostruzione delle cause dell’attuale inverno demografico, in relazione alle nascite dei figli di genitori stranieri. «Si sottolinea che nel 2016 sono nati 69mila stranieri, ignorando però i circa 90mila bambini che non sono venuti al mondo grazie agli aborti effettuati» ha spiegato Blangiardo, ricordando anche nell’anno appena trascorso sono nati 474mila bambini, mentre fino a poco tempo fa la cifra superava il milione.

Un trend in forte calo da molti anni, tanto da registrare negli ultimi vent’anni un deficit ormai diventato strutturale. Inoltre, ai dati delle Igv devono essere aggiunti quelli relativi all’assunzione della pillola Ru-486: lo scorso anno, secondo le stime diffuse da riviste specializzate, sono state vendute oltre 700.000 confezioni di pillole con palesi effetti abortivi. A questa somma non possono non mancare gli aborti clandestini ancora effettuati a conseguenza del caporalato sessuale.

Secondo il prof. Blangiardo, dunque, sebbene le nascite dei bambini stranieri siano un buon segnale, non possono essere considerate determinanti. In tema di denatalità la variabile determinante che viene sapientemente nascosta nel dibattito pubblico è – ancora una volta – la piaga dell’aborto. Una fotografia estremamente negativa se si pensa che, secondo le stime del demografo, nei prossimi vent’anni le donne in età feconda si ridurranno di circa 3 milioni. Questo determinerà, a fecondità invariata, circa 60 mila nati in meno rispetto a oggi.

Come reagire a questo problema che tra non pochi anni metterà in ginocchio l’Italia? Presa coscienza che l’immigrazione non è la soluzione, bisogna tornare a investire seriamente sulla famiglia, oltre che sostenere i corpi intermedi che hanno come missione il concreto sostegno alla maternità. L’esperienza di oltre 40anni di associazionismo del Movimento per la Vita al fianco delle madri, ad esempio,  è la prova inconfutabile che laddove ci sia un sostegno concreto, anche in caso di gravidanza difficile o indesiderata, la vita fiorisce. E senza figli l’Italia non ha futuro.

Una ricetta esiste, anche se non facile. Tuttavia necessaria, anzi: doverosa. Secondo gli studi del prof. Blangiardo l’Italia può risollevarsi soltanto se rimette al centro delle sue politiche la famiglia, se ripensa la natalità come investimento sociale non più procrastinabile. In secondo luogo deve passare dalla fase dell’accoglienza solidale alla valorizzazione di un’immigrazione socialmente inserita e «sostenibile». Infine, oltre a non disperdere il giovane capitale umano, deve riuscire a raccontare la crisi demografica sui media, sensibilizzare la popolazione.

Massimo Magliocchetti