Prostituzione, in aumento le vittime minorenni. Agp23, Ramonda: «inaccettabile»

A Verona il 50% è minorenne, nigeriane e arrivano con i barconi

Grazie al prezioso lavoro che la Comunità Papa Giovanni XXIII effettua ormai da anni viene alla luce un problema che spesso resta nascosto al grande pubblico. Secondo l’ultima rilevazione, tra dicembre 2016 e gennaio 2017, emerge un aumento delle minorenni indotte alla prostituzione, che in alcune zone arriva al 50% delle presenze in strada.

Dati impressionanti che fotografano una realtà che molte volte si intreccia con il dramma dell’immigrazione. Infatti, dalle rilevazioni si può constatare che il fenomeno riguarda soprattutto minorenni nigeriane che arrivano in Italia con i flussi migratori. Anche se non mancano ragazze vittime della tratta di esseri umani.

Una istantanea del problema la offre il coraggioso lavoro dei volontari dell’associazione che hanno osservato una presenza di 26 vittime di tratta stimate su un totale di 40, nella zona si Settimo Torinese. A Verona, invece, sono 20 le ragazze presunte minorenni su un totale di 45. «Quelle che incontriamo in questo periodo sono tutte nuove», spiegano i responsabili dell’Unità di strada di Verona in una nota diffusa dalla Comunità Giovanni XXIII. Secondo le ricostruzioni, le vittime arrivano in Italia con i barconi, dopo essere passate dalla Libia.

Gli aiuti e il sostegno sono possibili anche grazie alle segnalazioni delle stesse prostitute maggiorenni che spesso hanno vissuto lo stesso dramma negli anni precedenti.

Dura è la reazione dei vertici della associazione. «Questa violenza protratta nei confronti di ragazzine è un fatto inaccettabile», dichiara in una nota Giovanni Paolo Ramonda, responsabile generale della Comunità Papa Giovanni XXIII. «Chiediamo ai responsabili delle forze dell’ordine – continua Ramonda – di  applicare l’articolo 600 bis del Codice Penale che punisce con pena da 1 a 6 anni di reclusione chiunque commette atti sessuali nei confronti di minorenni dietro pagamento di corrispettivo con persone di età compresa tra i 14 e i 18 anni, mentre sotto i 14 anni è previsto il reato di pedofilia».

Una richiesta più che legittima, volta a colpire i clienti che ogni volta negano a queste ragazze il diritto di essere donna.

Per non far calare l’attenzione su un tema così importante e per sensibilizzare l’opinione pubblica e le istituzioni, la Comunità Papa Giovanni XXIII ha organizzato una serie di eventi per l’8 febbraio, giornata internazionale contro la tratta delle donne. In Italia si stima che siano tra le 75.000 e le 120.000 le vittime della prostituzione. Il 65% è in strada, il 37% è minorenne, tra i 13 e i 17 anni.

Per combattere questa drammatica piaga sociale è stata lanciata negli scorsi mesi la campagna “Questo è il mio corpo”. La campagna propone delle azioni per chiedere al parlamento e al governo italiani una legge che sanzioni il cliente, sulla scia del “modello nordico”, adottato in Svezia, Norvegia, Islanda, Francia, e auspicato dall’Unione europea.

Massimo Magliocchetti

@MagliocchettiM

Per maggiori info: http://www.apg23.org/

Amnesty International e la prostituzione: la Ong dei diritti (dis)umani.

Il Settimanale Tempi, in un articolo pubblicato online, racconta che la ricca e potente Organizzazione non governativa (Ong) Amnesty International intende dichiarare la prostituzione un «diritto umano». E’ giusto riconoscere come diritto umano una pratica disumana che non è altro che la mercificazione del corpo e della dignità della donna?

prostituta

LA NEOLINGUA ORWELLIANA – Legittimare ciò che nell’opinione pubblica è sempre stato una realtà negativa per la donna è un obiettivo difficile da raggiungere. Perciò occorre trovare una soluzione: manipolare le coscienze creando una neolingua. Quale miglior escamotage di questo?

Infatti, durante il trentaduesimo International Council Meeting, l’assemblea discuterà l’approvazione di una proposta volta ad identificare come diritto umano non la prostituzione, ma il “sex work, il lavoro sessuale. Secondo la Ong dei diritti (dis)umani, vietare il sex work equivale a violare i diritti umani «di chi vende prestazioni sessuali» – come riporta puntualmente Tempi – aumentando «l’oppressione, la discriminazione, la marginalizzazione e la violenza». Insomma, la prostituzione sfrutta la donna, il lavoro sessuale invece la nobilita. Pazzesco. La neolingua colpisce ancora.

PSEUDO DIRITTI E CONTROSENSIAffermare che la donna abbia il diritto umano a prostituirsi è un controsenso che alimenta soltanto i traffici miliardari del mercato sessuale mondiale. La donna, il suo corpo e, soprattutto, la sua dignità non possono essere monetizzate, perché il loro valore non è quantificabile. Al contrario, attribuire un valore in base alle qualità e ad altre variabili del tutto soggettive significa svalutare, snaturare colei che ha, in sé, un valore assoluto. In quest’ultimo caso si verificherebbe una vera e propria discriminazione: banalmente, ci sarebbero donne che valgono più di altre. Evidentemente la deriva ideologica che abbiamo provato a spiegare, nei suoi sviluppi paradossali non è accettabile.

SE QUESTO E’ UN UOMO – Parafrasando il celebre titolo dell’opera di Primo Levi, viene da chiedersi se chi permette la prostituzione – perché, non me ne vogliano gli amici di Amnesty, così si chiama – può essere definito un vero uomo, nel senso più alto del termine. Senza cadere in un becero e superficiale razzismo, la domanda è lecita. Tanto i clienti quanto i criminali che gestiscono i mercati del sesso riducono la donna ad un oggetto, una merce, un prodotto da usare fin quando si dimostra efficiente. In ragione dei loro desideri – o capricci, che dir si voglia – disumanizzano la loro vittima, togliendole  libertà e dignità.

E’ mai possibile che nel ventunesimo secolo ancora dobbiamo ribadire che le persone non sono cose e che non possono essere oggetto dei capricci altrui? Legalizzare la prostituzione non è la soluzione. Non lo sarà mai.

Massimo Magliocchetti

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