Aborto: aspetti biogiuridici e normativi

Da poche ore è stato pubblicato il “Trattato sulla Famiglia. Tra natura, diritto e nuove istanze” (Key Editore, 2018), realizzato con i contributi dei docenti formatori della Scuola di Alta Formazione e Studi Specializzati per Professionisti.

Sono felice e onorato di aver contribuito anche io con un capitolo dal titolo “Aborto: aspetti biogiuridici e normativi” (pp. 573-614).

Il libro si può ordinare a questo link.

Dall’Introduzione del mio saggio: 

All’interno del Corso di Alta Formazione in “Bioetica: aspetti filosofici, etici, fisiologici, giuridici e politici”[1],organizzato dalla Scuola di Alta Formazione e Studi Specializzati per Professionisti, il tema biogiuridico dell’aborto e della relativa normativa ha assunto una posizione di grande importanza, tenuto conto del contesto storico-culturale in cui si colloca. Infatti, l’anno in cui si è svolta la prima edizione del corso coincide con il quarantesimo anniversario dalla promulgazione della legge del 22 maggio 1978, n. 194, recante “Norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza”.

Le pagine che seguono, senza avere la pretesa di esaurire un tema così vasto e interdisciplinare, intendono offrire al lettore una analisi critica relativamente tre temi collegati alla L. 194 del 1978, oggi tornati attuali.

I primi due, di carattere generale,sono la questione sul diritto alla vita del concepito e l’interrogativo se esista o meno un diritto all’aborto. Il terzo aspetto oggetto della trattazione attiene ai problemi applicativi della legge in esame con un particolare riferimento all’aborto nel primo trimestre di gravidanza e l’aborto c.d.terapeutico oltre il novantesimo giorno.

Nelle more della trattazione saranno inseriti riferimenti circa il prezioso servizio culturale reso in questi quarant’anni dal Movimento per la Vita italiano (MPV) e dai Centri di Aiuto alla Vita (CAV). In relazione ai temi giuridici in esame il MPV e i CAV, sin dal 1975 hanno contribuito ad alimentare una coscienza critica capace di coniugare l’aspetto scientifico a quello esperienziale di concreta assistenza alla donna e al nascituro, al fine di scegliere la Vita.

Il presente elaborato, però, presenta il limite di non esaurire tutta la tematica dell’aborto che avrebbe, invece, bisogno di una più ampia trattazione.

Tuttavia la scelta è strumentale alle esigenze didattiche perseguite con la speranza di poter dare al lettore gli strumenti di base per districarsi in questo delicato ma appassionante tema.

Dunque, senza tralasciare l’evoluzione dottrinale circa l’istituto giuridico dell’interruzione volontaria di gravidanza, il quadro costituzionale e normativo di riferimento, nonché le decisioni della Corte Costituzionale che si sono susseguite nel tempo, si proverà anche ad abbozzare una riflessione bioetica e biogiuridica su un tema che tutt’ora divide gli studiosi e l’opinione pubblica. A tal fine, proprio in virtù della qualificazione interdisciplinare che caratterizza la bioetica,verranno poste a fondamento di alcune argomentazioni anche prove che, in primo momento, esulano dalla scienza giuridica. Ciò in virtù del fatto che quando ci interroghiamo sulle discipline giuridiche che intervengono così fortemente sull’uomo e i suoi diritti, non possiamo non prendere in considerazione le altre scienze che con l’uomo hanno a che fare. Tanto più oggi che ci troviamo a valutare, dopo quarant’anni, una legge che già nei lavori preparatori aveva registrato lacune, contraddizioni e prese di posizioni ideologiche che non hanno saputo tener conto della realtà dei progressi scientifici del tempo.Questo valore aggiunto che si è solidificato e innovato nel tempo diviene un utile strumento al servizio di un vaglio critico delle norme contenute nella L.194/78, come del resto viene richiesto agli interpreti e agli operatori del diritto, con l’intento di evidenziare i contenuti problematici e le relative implicazioni bioetiche, a partire dalla Sent. 27 del 1975, ossia la controversa decisione della Consulta che ha posto le basi teoriche per la L. 194 del 1978[2],che di lì a poco sarebbe stata promulgata in un clima politico e culturale rovente[3].A scanso di equivoci, è bene sottolineare fin da subito che il giudizio sulla L. 194/78 non può che essere estremamente negativo. In linea con quanto espresso al suo tempo La Pira, la L. 194/78 ritengo sia una legge “integralmente iniqua” e intrinsecamente ingiusta[4].

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[1]Le pagine seguenti sono una sintesi delle lezioni tenute dall’Autore nel Corsodi Alta Formazione summenzionato, circa gli aspetti giuridici e normatividell’aborto e della sua disciplina contenuta nella L. 194 del 1978.
[2]Repubblica Italiana, L. 22 maggio 1978, n. 194: Norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza, in Gazz. Uff., 22 maggio 1978, n. 140.D’ora in poi abbreviata in: L. 194.
[3]Per una completa ricostruzione storica di quegli anni: E. Bonicelli, Gli annidi erode. Il caso aborto in Italia (1973-1981), in Suppl. Il Sabato, n. 12, 21 marzo 1981; P. G. Liverani, Aborto anno uno, Ares, Milano, 1979.
[4]Per una raffinata ricostruzione sugli inganni della L. 194/78 si veda C. Casini, I tre inganni della legge sull’aborto, in fase di pubblicazione in Studi Cattolici, ed. marzo 2018. Si ringrazia l’On. Carlo Casini, Fondatore e Presidente Onorario del Movimento per la Vita italiano per avermi permesso di consultare il lavoro prima della sua pubblicazione.


Citazione bibliografica: 

M. Magliocchetti, Aborto:aspetti biogiuridici e normativi, in D. Leone – L. P. Martina (a cura di), Trattato sulla famiglia. Tra natura, diritto e nuove istanze, Key Editore, 2018, pp. 573 – 614.