Perché adottare il concepito non è una forma di utero in affitto

Tanti lettori mi hanno scritto allarmati la proposta di legge in materia di adozione del concepito possa aprire all’utero in affitto. Ecco i motivi per cui lo escludo.

di Massimo Magliocchetti

Tanti lettori mi hanno scritto allarmati dopo la pubblicazione dell’articolo nel quale esprimo soddisfazione per la proposta di legge in materia di adozione del concepito. Il motivo di preoccupazione, secondo alcuni, sarebbe la possibilità di avallare la pratica dell’utero in affitto. Una preoccupazione, in un certo senso, comprensibile, data la notevole diffusione di questa aberrante pratica che ho avuto già modo di definire la «schiavitù del terzo millennio». Tuttavia, per i motivi che proverò di seguito ad evidenziare, ritengo che l’accostamento a tale pratica, nonché una apertura normativa in tal senso, sia del tutto da escludere.

Per delineare la cornice normativa e concettuale all’interno della quale ci muoviamo occorre partire dalla terminologia e, quindi, dalle definizioni.

1. La maternità surrogata

Con il termine maternità surrogata (o gestazione per altri, ovvero utero in affitto) si intende, rispetto alle ordinarie procedure di fecondazione artificiale (omologa o eterologa), «la collaborazione di una donna estranea alla coppia (che può essere la stessa donatrice dell’ovulo impiegato per la fecondazione o una donna diversa) che mette a disposizione il proprio utero per condurre la gravidanza e si impegna a consegnare il bambino, una volta nato, alla coppia “committente” (ossia alla coppia che ha manifestato la volontà di assumersi la responsabilità genitoriale nei confronti del nato)»[1].

L’ordinamento italiano mostra un fermo atteggiamento di rifiuto nei confronti della maternità surrogata, sia a livello giurisprudenziale, sia a livello normativo. La legge 40 sancisce un espresso divieto, penalmente sanzionato, di realizzare, in qualsiasi forma, la surrogazione di maternità.

Il comma 6 dell’art. 12 della legge 40/2004 vieta questa pratica disponendo che “Chiunque, in qualsiasi forma, realizza, organizza o pubblicizza la commercializzazione di gameti o di embrioni o la surrogazione di maternità è punito con la reclusione da tre mesi a due anni e con la multa da 600.000 a un milione di euro

2. L’adozione del concepito

Sebbene l’adozione del concepito ancora non ha avuto una analisi sistematica in dottrina e con la proposta di legge A.C. 1238 siamo al secondo[2] atto Parlamentare sul tema, possiamo definire l’adozione del concepito come l’alternativa concessa alla donna che, invece di fare ricorso all’interruzione volontaria di gravidanza ai sensi della L. 194/78, può dare impulso ad una procedura con la quale il Tribunale competente dichiara lo stato di adottabilità del nascituro, il quale sarà accolto da una famiglia individuata da appositi elenchi e idonea a rispondere agli standard dell’adozione nazionale.

3. Le differenze tra la maternità surrogata e l’adozione del concepito

Le considerazioni che seguono muovono dalla proposta di legge in esame. Tendenzialmente assumono carattere generale. Tuttavia, data la complessità dei rapporti che vengono alla luce in questi casi, nonché l’assoluta importanza delle posizioni dei soggetti coinvolti, è sempre bene ponderare le valutazioni sulla base dei testi legislativi che talora si presenteranno.

Mentre con la maternità surrogata la coppia stipula un contratto di surrogazione per avere un bambino e quindi si accorda con la gestante direttamente mediante il contratto, nell’adozione del concepito è il Tribunale a valutare le condizioni affinché il nascituro sia accolto nella nuova famiglia. L’adozione del concepito diventa una adozione nazionale particolare, che rispecchia il principio secondo cui la famiglia è per il bambino e non il bambino per la famiglia. Nella pratica dell’utero in affitto, invece, è il bambino ad essere cercato dalla famiglia o da un singolo soggetto.

La maternità surrogata è, tendenzialmente, un contatto a titolo oneroso, nel quale viene previsto un compenso per la gestante. Nel nostro ordinamento è vietato e, comunque, sarebbe un contratto nullo per illiceità della causa ai sensi dell’art. 1418 c.c. Nell’adozione, invece, l’aspetto economico è del tutto assente. Anzi l’esito positivo della procedura adottiva è subordinato alla sussistenza di standard entro cui le famiglie devono rientrare, affinché siano idonee a poter accogliere il nascituro.

La differenza con la maternità surrogata è presente anche nel ruolo che il genitore biologico assume nei confronti del figlio: mentre nell’utero in affitto la madre biologica porta avanti la gestazione e fa nascere il bambino per conto di altri, nella adozione del concepito la madre biologica decide di far nascere il bambino con la consapevolezza che il genitore adottante intenderà soddisfare i bisogni del nascituro. Nell’adozione del concepito lo stato di adottabilità può essere revocato entro sette giorni dalla nascita, cosicché la madre biologica che ha portato a termine la gravidanza sia sempre in tempo per tenere il bambino. Effettivamente, l’esperienza dei Centri di Aiuto alla Vita, ci insegna che il periodo della gravidanza è complesso e genera emozioni nella donna altrettanto complesse: offrire la libertà di scegliere la vita, anche con la consapevolezza di non accoglierla quando nata, sebbene possa sembrare strano agli occhi di quanti invece non aspettano altro che abbracciare il proprio bambino, diventa una alternativa affinché quella vita non sia scartata con la procedura abortiva.

Inoltre, nella previsione di una procedura virtuosa e diffusa, tale pratica adottiva diverrebbe idonea a ridurre il numero di donazioni di gameti per le pratiche di procreazione medicalmente assistita eterologa il cui tasso di riuscita è basso rispetto al numero di embrioni generati e non impiantati. Infine, aumenterebbe anche il numero di minori – sebbene concepiti – che possono essere adottati a fronte di numerose coppie pronte ad accoglierli una volta nati.

L’adozione prenatale, ancora, si qualificherebbe come una pratica costituzionalmente orientata. Ai sensi dell’art. 30 della Costituzione, infatti, la legge prevedrebbe un ulteriore caso di possibilità di ottemperare agli obblighi genitoriali per i quali il genitore biologico è impossibilitato a far fronte (si pensi le condizioni economiche e sociali previste dalla L. 194/78 come condizione per accedere alla pratica abortiva).

La possibilità che sia esclusa ogni forma di commercio tra la madre naturale e la coppia è garantita dall’interposizione del Tribunale dei minorenni tra la volontà di dare in adozione e la disponibilità ad adottare.

Infatti, a norma dell’artt. 4-5-6-7 della proposta di legge n. AC 1238/18, la donna, in alternativa all’interruzione della gravidanza per le ipotesi previste dalla legge n. 194 del 1978, può ottenere lo stato di adottabilità del concepito, che è disposto, con rito abbreviato, con decreto del Tribunale per i minorenni prima della nascita del concepito.

La donna, fino al momento della nascita e nei sette giorni successivi, può sempre e liberamente revocare il proprio consenso allo stato di adottabilità del concepito; il Tribunale per i minorenni, entro sette giorni dalla nascita del concepito dichiarato adottabile, sceglie la coppia tra un apposito elenco di coppie la cui residenza è posta a una distanza non inferiore a 500 chilometri dal luogo di nascita del concepito e dispone l’affidamento preadottivo, ai fini della successiva adozione. A poter sperare in questa scelta del Tribunale però saranno solo le coppie «la cui residenza è posta a una distanza non inferiore a 500 chilometri dal luogo di nascita del concepito», disposizione che punta a prevenire eventuali accordi extra legem o forme occulte di surrogazione di maternità.

Quindi: l’adottabilità del nascituro potrebbe aprire a forme surrettizie di utero in affitto? No, la surrogazione di maternità è impedita dal fatto che i genitori adottivi sono scelti dal giudice sulla base di una lista nazionale e non ci sono, dunque, contatti preventivi con la donna gestante. Soprattutto, gli aspiranti genitori adottivi devono dichiarare di essere disponibili ad adottare bambini con malformazioni, una situazione verosimilmente impensabile nella maternità su commissione.

Dunque, nella maternità surrogata l’atto procreativo è finalizzato a compiere una gravidanza per conto di altri, nell’adozione del concepito la coppia adottante scelta dal Giudice si pone come strumento sussidiario all’impossibilità di proseguire una gravidanza difficile o indesiderata tanto nei confronti della madre biologica – nel momento della nascita del bambino – quanto soprattutto nei confronti del nascituro a cui offre una aspettativa di vita altrimenti pregiudicata dal drammatico bilanciamento di diritti e interessi che avviene con l’interruzione della gravidanza secondo la normativa vigente.

La libertà della scelta della madre biologica, che deve passare il vaglio dell’indagine del Pubblico Ministero e quindi del Tribunale dei Minorenni, scongiura la possibilità che vi siano forme di commercializzazione del concepito, anche perché nessuna facoltà di scelta della coppia adottante è riconosciuta in capo alla madre biologica.

Le condizioni affinché sia dichiarato lo stato di adottabilità, cioè il presupposto che dà inizio a tutta la procedura, sono molto stringenti: il Tribunale dei minorenni, infatti, emette il decreto succintamente motivato previo accertamento delle condizioni che legittimerebbero l’aborto attestate dalle strutture con cui entra in contatto la donna, nonché sulla base della specifica volontà della donna liberamente raccolta presso il consultorio o la struttura socio-sanitaria. Il Tribunale, inoltre, decide su istanza del Pubblico Ministero (PM) presso il Tribunale dei minorenni: Proprio il PM è tenuto, una volta ricevuta la documentazione dal consultorio o dalla struttura socio-sanitaria, a convocare la madre ed eventualmente anche il padre per accertarsi della libertà della scelta.

In ogni modo, stante il valore dell’embrione umano e, quindi, del concepito in quanto tale, lungo tutta la fase del suo sviluppo finalisticamente orientato alla nascita, l’obiettivo primario è l’ottenimento della nascita del concepito. È quindi necessario e imprescindibile offrire alternative all’interruzione di gravidanza e trovare strumenti giuridici che – tanto nel rispetto della dignità dell’embrione quanto dei soggetti con esso coinvolti – siano idonei a realizzare questa possibilità.

Chi può adottare? La proposta di legge prevedere un espresso richiamo all’art. 6 della L. 184/1983, secondo cui possono adottare i coniugi uniti in matrimonio da almeno tre anni che, nei tre anni precedenti, non hanno avuto esperienza di separazione personale neppure di fatto; i quali devono essere affettivamente idonei e capaci di educare, istruire e mantenere i minori che intendono adottare.

L’adozione del concepito anticipa gli effetti del parto anonimo. Infatti, mentre con il parto anonimo si attiva la procedura una volta che il bambino è venuto alla luce, con l’adozione del concepito lo stato di adottabilità può essere dichiarato ancor prima della nascita, salvo che entro sette giorni dalla nascita la madre biologica revochi il consenso per tenere il bambino. In ogni caso, l’aspettativa di nascita per nascituro e la consapevolezza della madre biologica durante la gravidanza che il proprio figlio sia desiderato da una famiglia pronta a prendersene cura non può che avere effetti positivi per entrambi i soggetti coinvolti, anche tenuto conto che il consenso è revocabile nei sette giorni dopo la nascita.

Nessun problema, poi, si crea nei confronti delle aspettative della famiglia adottante nei confronti dei quali non può configurarsi un diritto all’adozione, bensì diviene rilevante il diritto alla vita del nascituro e la sua piena soggettività giuridica che, in questo caso, non subisce il pregiudizio di una decisione unilaterale della madre biologica durante il periodo della gravidanza.

Massimo Magliocchetti


[1] Cfr. B. Salone, La maternità surrogata in Italia: profili di diritto interno e risvolti internazionalprivatistici, in BioLaw Journal n. 2/2016, p. 40.

[2] Nella XVII Legislatura è stato presentato un testo analogo dai Deputati Mario Sberna e Gian Luigi Gigli, A.C. 4215.

Stop della Cassazione all’utero in affitto: reato anche se gratis

L’utero in affitto, anche se è gratis, rimane un reato in Italia. Lo ha stabilito la sesta sezione penale della Corte di cassazione, con la sentenza n. 2173, depositata il 17 gennaio 2019 (consigliere relatore Amoroso), con cui ha condannato anche la madre naturale per il reato di affidamento a terzi di un minore, in violazione dell’articolo 71, comma 1, legge 184/1983, anche se non ha ricevuto alcun compenso.

L’utero in affitto, anche se è gratis, rimane un reato in Italia. Lo ha stabilito la sesta sezione penale della Corte di cassazione, con la sentenza n. 2173, depositata il 17 gennaio 2019 (consigliere relatore Amoroso), con cui ha condannato anche la madre naturale per il reato di affidamento a terzi di un minore, in violazione dell’articolo 71, comma 1, legge 184/1983, anche se non ha ricevuto alcun compenso.

I Giudici di piazza Cavour sono stati chiamati a giudicare su una sentenza emessa dalla Corte di Appello di Napoli. Nella loro decisione hanno respinto la richiesta di una donna che chiedeva di essere assolta dopo che i giudici napoletani l’avevano condannata perché aveva concepito e partorito un figlio che, tramite un ginecologo, era stato donato, attraverso una falsa adozione, ad una coppia. In poche parole, quello che comunemente viene definito «utero in affitto».

Nel processo gli imputati erano stati tutti condannati. Ma la donna è ricorsa in Cassazione, sostenendo la sua innocenza. La tesi difensiva era la seguente: non era stato commesso alcun reato perché la maternità surrogata l’avrebbe portata a termine gratuitamente.

I giudici della Suprema Corte, si legge nella sentenza, hanno ribadito che «l’articolo 71, comma 1, della legge 184/1983 punisce con la reclusione da uno a tre anni, chiunque, in violazione delle norme di legge in materia di adozione, affida a terzi con carattere definivo un minore, ovvero lo avvia all’estero perché sia definitivamente affidato, senza ulteriori condizioni ai fini della integrazione del reato».

Dopo aver rigettato la tesi secondo la quale la donna avrebbe «affittato» il suo utero gratuitamente, i Giudici della Cassazione hanno ricordato che la fattispecie delittuosa punita dall’articolo 71 della legge sulla “Disciplina dell’adozione e dell’affidamento dei minori”, non richiede «per colui che affida il minore, la previsione di un compenso economico come corrispettivo della consegna del minore stesso».

La sentenza, in sostanza, conferma quanto i movimenti prolife di tutto il mondo sostengono da sempre: che l’utero in affitto è un reato. In particolare i Giudici della Sesta penale hanno precisato che la ricordata legge 184/1983 in Italia vieta qualunque pratica di utero in affitto, ribadisce che la mancanza di un compenso economico alla donna che “presta” il suo utero non “cancella” il reato, e sottolinea che è prevista una pena aggravata nel caso che l’affidamento illecito di un figlio a terzi sia commesso da un genitore naturale.

Una decisione di questa portata, stranamente (?), non ha scalato le prime pagine dei giornali nazionali. Anzi. Un silenzio imbarazzante ha nascosto una sentenza dalla portata storica all’opinione pubblica che ha messo una pietra tombale sulla presunta liceità dell’utero in affitto, la schiavitù del terzo millennio.

Massimo Magliocchetti

Boldrini apre all’utero in affitto

Laura Boldrini apre all’utero in affitto. Io chiuderei alla Boldrini. 
In questi giorni ha fatto molto discutere l’ultima apertura della presidente della Camera, Laura Boldrini, che in un’intervista a Repubblica TV ha dichiarato: “la maternità surrogata e’ un tema delicato. Esistono situazioni diverse, questa pratica viene esercitata sia da coppie italiane eterosessuali che coppie italiane omosessuali che vanno all’estero. Poi tornano in Italia e non c’e’ una regolamentazione. Ci va bene cosi? Vogliamo mettere la testa sotto la sabbia? Se una cosa esiste nella realtà’ bisogna regolarla anziché’ lasciarla alla libera gestione dell’individuo”.

Peccato che alla presidente della Camera sfugga un particolare non da poco. In Italia la maternità surrogata – cioè l’utero in affitto – è vietata e perseguita penalmente. Infatti è proprio la legge 40/2004 che all’articolo 12 prevede che chiunque, in qualsiasi forma, realizza, organizza o pubblicizza la commercializzazione di gameti o di embrioni o la surrogazione di maternità è punito con la reclusione da tre mesi a due anni e con la multa da 600.000 a un milione di euro. Inoltre, sono note le forme di sfruttamento che si celano dietro questa pratica barbara.

La maternità surrogata è la schiavitù del terzo millennio. E’ indecoroso che la terza carica dello Stato auspichi che sia regolamentata aprendo, di fatto, alla possibilità di introdurla nel nostro ordinamento.

Massimo Magliocchetti

Montecitorio, convegno contro utero in affitto: la Boldrini rifiuta patrocinio perché “di parte”

Si è svolto oggi presso la Sala della Regina di Montecitorio il convegno a carattere internazionale dal titolo “Maternità al bivio: dalla libera scelta alla surrogata”, organizzato dal famoso comitato femminista “Se non ora quando – Libere”. Il convegno non è passato inosservato anche per una dichiarazione della Presidente della Camera, Laura Boldrini, che nelle ultime ore sta facendo molto discutere.

Articolo pubblicato su Vitanews il 23/3/17

Si è svolto oggi presso la Sala della Regina di Montecitorio il convegno a carattere internazionale dal titolo “Maternità al bivio: dalla libera scelta alla surrogata”, organizzato dal famoso comitato femminista “Se non ora quando – Libere”. Un momento di confronto al quale hanno partecipato esperti e rappresentanti del femminismo, della scienza, della politica, della cultura e delle associazioni italiane ed europee. Scopo dell’evento era accendere i riflettori circa una formale richiesta  alle Nazioni Unite di considerare l’utero in affitto una pratica lesiva dei diritti umani delle donne e dei bambini. Il convegno non è passato inosservato anche per una dichiarazione della Presidente della Camera, Laura Boldrini, che nelle ultime ore sta facendo molto discutere.

Lorenzin: maternità surrogata sia reato universale. – L’evento ha trovato l’interesse di numerosi esponenti del mondo politico e culturale. Durante il convegno è intervenuta il Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, la quale ha sottolineato che « l’utero in affitto deve essere riconosciuto come reato universale, bandito a livello internazionale allo stesso modo delle altre forme di commercio e schiavitù degli esseri umani». «Do la mia disponibilità – ha confermato la Lorenzin in una nota riportata da Ansa – a sostenere tutte le iniziative in questo senso che saranno messe in campo». Durante il suo intervento il Ministro ha parlato di «rapina organizzata», in relazione al trasferimento del bambino nato dalla donna gestante a quella committente. «Come donna e come madre prima ancora che come ministro – ha puntualizzato la Lorenzin – non riesco a pensare a qualcosa di più crudele che privare una madre dei propri figli». Parole dure che fotografano perfettamente la pratica «aberrante» della maternità surrogata.

Boldrini: no a patrocinio all’evento perché «di parte». – A margine dell’evento non sono mancate le polemiche circa il mancato patrocinio da parte della Camera dei Deputati. Le motivazioni sono state diffuse in un comunicato da Roberto Natale, portavoce ufficiale della Presidenza della Camera, il quale ha sottolineato come non fosse chiedere alla Presidente Boldrini di «schierare l’Istituzione su una posizione di parte». La nota è stata diffusa in riposta ad un articolo apparso su Il mercoledì di La Repubblica nel quale si riportava l’imbarazzo e la delusione del comitato organizzatore a seguito della risposta negativa della Boldrini. Spiace sottolineare, però, che quanto sostenuto dalla Presidenza della Camera non è accettabile, perché il patrocinio ad un evento così importante sarebbe stato un forte segnale politico su un tema così delicato: il al patrocinio avrebbe significato un chiaro no delle istituzioni italiane alla nuova schiavitù del terzo millennio. Inoltre,  secondo Roberto Natale la decisione non è altro che «un elementare segno di terzietà dell’Istituzione Presidenza»: ma da quando criticare una pratica vietata dalla legge italiana rappresenterebbe per le istituzioni repubblicane una inopportuna «scelta di parte»?

Gigli, maternità surrogata sia perseguibile anche se commessa all’estero. – La questione della maternità surrogata interessa la politica e l’associazionismo da ormai molti anni.  «Chiediamo che venga ora calendarizzata la nostra proposta di legge perché il reato di maternità surrogata sia perseguibile anche se commesso all’estero. È l’unico modo per porre finalmente fine a un turpe traffico e allo sfruttamento di donne in condizioni di bisogno», ha commentato Gian Luigi Gigli, presidente del Movimento per la Vita, ricordando anche che la sentenza della Grande Chambre della Cedu si è pronunciata in modo inequivocabile sul tema.

Savarese, continueremo a batterci come facciamo da quattro anni. – «Da parte nostra continueremo a batterci per fare dell’utero in affitto un reato universale, come facciamo da ormai quattro anni». Lo afferma Filippo Savarese, portavoce di Generazione Famiglia – La Manif Pour Tous Italia, sottolineando che «il diniego del patrocinio per un evento di importante profilo culturale contro quello che in Italia è un reato gravissimo sarà ricordato come una grave macchia sulla Presidenza della Camera di Laura Boldrini». «Temi come l’utero in affitto – ha chiosato Savarese – toccano nervi cosi scoperti del politicamente corretto da mandare in tilt anche il mondo femminista al suo interno».

Massimo Magliocchetti
@MagliocchettiM

Utero in affitto, agenzia Usa bloccata in Italia

Un lussuoso albergo al centro di Roma, cinque coppie eterosessuali e un incalzante agente promotore per la maternità surrogata: è questo il quadro che emerge da una interessante – per quanto drammatica – inchiesta del Corriere della Sera che racconta l’operato ai limiti della legalità di una agenzia americana, la Extraordinary Conceptions.

L’agenzia californiana interrompe il tour in Italia tra le polemiche dopo le inchieste giornalistiche

Un lussuoso albergo al centro di Roma, cinque coppie eterosessuali e un incalzante agente promotore per la maternità surrogata: è questo il quadro che emerge da una interessante – per quanto drammatica – inchiesta del Corriere della Sera che racconta l’operato ai limiti della legalità di una agenzia americana, la Extraordinary Conceptions. Fondata e gestita dal promoter Mario Caballero, l’agenzia californiana da più di dieci anni si occupa di soddisfare i capricci delle coppie che intendono avviare le pratiche per l’utero in affitto in altri paesi, laddove la legislazione nazionale lo considera reato. In Italia, il 2 e il 3 giugno, Extraordinary Conceptions ha tenuto una tappa del Tour europeo 2016. Tuttavia dopo le inchieste del Corriere della Sera e Avvenire, oltre che per le interrogazioni parlamentari sollevate da numerosi deputati, il tour italiano è stato interrotto tra le polemiche. Continua a leggere “Utero in affitto, agenzia Usa bloccata in Italia”

Utero in affitto, Gigli: «urgente legge per fermare mercato delle donne»

«La sentenza odierna della Cassazione rende ancor più urgente un intervento legislativo per perseguire il reato di surrogazione della maternità commesso da cittadino italiano all’estero, anche se la pratica è legale nel Paese estero». È quanto dichiarato in una nota stampa Gian Luigi Gigli, deputato e presidente del Movimento per la Vita italiano, riguardo l’assoluzione definitiva di una coppia napoletana che aveva posto in essere la pratica dell’utero in affitto per avere un bambino in Ucraina.

«La sentenza odierna della Cassazione rende ancor più urgente un intervento legislativo per perseguire il reato di surrogazione della maternità commesso da cittadino italiano all’estero, anche se la pratica è legale nel Paese estero». È quanto dichiarato in una nota stampa Gian Luigi Gigli, deputato e presidente del Movimento per la Vita italiano, riguardo l’assoluzione definitiva di una coppia napoletana che aveva posto in essere la pratica dell’utero in affitto per avere un bambino in Ucraina. La quinta sezione penale ha confermato il verdetto assolutorio del Gip di Napoli dello scorso luglio, aprendo così un precedente capace di influenzare tanto l’opinione pubblica quanto la politica. Non tutta. Infatti, già la scorsa settimana, l’On. Gigli ha presentato una proposta di legge che chiede di «mettere fine a quello che sempre più si configura come un indegno mercato sulla pelle delle donne». Continua a leggere “Utero in affitto, Gigli: «urgente legge per fermare mercato delle donne»”

Utero in affitto, la schiavitù del terzo milennio

Quella dell’utero in affitto è la nuova schiavitù del terzo millennio. Una pratica che rende la donna un mezzo e un macchina riproduttiva volta a soddisfare i capricci di una coppia o di singoli soggetti che millantano un diritto alla paternità e alla maternità. Un business mondiale che si serve di donne di zone arretrate del mondo, spesso giovanissime, attirate in veri e propri racket riproduttivi che onorano stravaganti egoismi occidentali.

Utero in affitto

Quella dell’utero in affitto è la nuova schiavitù del terzo millennio. Una pratica che rende la donna un mezzo e un macchina riproduttiva volta a soddisfare i capricci di una coppia o di singoli soggetti che millantano un diritto alla paternità e alla maternità. Un business mondiale che si serve di donne di zone arretrate del mondo, spesso giovanissime, attirate in veri e propri racket riproduttivi che onorano stravaganti egoismi occidentali.

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