Una ecografia che cambia la Vita

Secondo “March for Life” il 78% delle donne che considerano l’aborto poi scelgono la vita dopo aver visto l’ecografia del proprio bambino

Sono giorni che rifletto su una testimonianza che ho avuto modo di ascoltare personalmente durante i tanti incontri che facciamo come Movimento per la Vita del Lazio.

Eravamo nel bel mezzo di una discussione sulle alternative all’aborto. Un momento di confronto nel quale sono solito presentare l’attività dei Cav, per poi passare agli aspetti più importanti della Legge in materia di aborto.

Statisticamente in questi eventi la maggioranza dei presenti è di sesso femminile. Perciò cerco di pesare ogni parola, perché molto spesso davanti ci ritroviamo donne che hanno sperimentato la drammatica dinamica dell’aborto.

Durante il mio intervento ho raccontato di come la comunicazione dei medici con i quali le future mamme entrano in contatto è fondamentale. A quel punto una ragazza, giovane, delicata ed educata alza la mano. Mi fermo. Lei chiede scusa per aver interrotto l’esposizione. Con una sconvolgente naturalezza, si alza in piedi e decide di raccontare la sua esperienza, a riprova di quello che avevo appena accennato.

Marta (nome di fantasia), ci ha raccontato che anni prima aveva avuto una gravidanza. Quando si accorse di essere incinta entrò nel panico: la gravidanza non era programmata. Era assalita dai dubbi, come capita spesso alle future mamme che si rivolgono ai nostri Centri di Aiuto alla Vita. Sembrava di ascoltare la storia di “Cenerentola Innamorata”, famoso brano di Marco Masini

Della storia di Marta un passaggio mi ha colpito più di tutti. Ci ha infatti raccontato che il momento in cui tutti i dubbi e le paure sono sono svanite è stato l’attimo in cui ha guardato l’ecografia. Il suo Francesco era lì. Una storia simile a quella di Alina.

Ecco, questo passaggio mi ha molto colpito. E proprio oggi ho trovato una conferma. Secondo il profilo Twitter della March for Life, una delle più grandi organizzazioni prolife a livello internazionale, addirittura il 78% delle donne che considerano l’aborto poi scelgono la vita dopo aver visto l’ecografia del proprio bambino.

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Quanto raccontava Marta era vero,anche perché oggi Francesco è un bimbo felice e con due occhi meravigliosi. La storia di Marta continua a stupirmi ancora oggi. E offre il fianco per una breve riflessione.

Viviamo un momento culturale dove parlare di libertà è molto frequente. Ma cos’è la libertà? Senza entrare in disquisizioni filosofiche, mi permetto di sintetizzare il concetto con uno slogan: è libero chi può scegliere tra due o più opportunità. Se Marta l’ecografia non l’avesse vista, probabilmente la paura avrebbe limitato la sua libertà. Ma la vera libertà è quella di scegliere la vita. E il nostro compito è proprio quello di offrire alternative, per la Vita.

L’esperienza del Movimento per la Vita italiano ci testimonia che nessuna mamma si è mai pentita di aver dato alla luce il proprio bambino, mentre lo stesso non possiamo dire di quante hanno fatto ricorso alla drammatica scelta dell’aborto.

Insomma, una ecografia cambia la Vita.

Massimo Magliocchetti

Per la Cassazione il feto è persona

Con la sentenza n. 27539/2019 la Cassazione ha stabilito che il feto, anche se ancora nell’utero durante il travaglio deve essere considerato una persona. Le motivazioni della sentenza offrono spunti per cancellare l’inquietudine giuridica di fondo: se l’embrione non è un oggetto, allora chi è?

di Massimo Magliocchetti

Con la sentenza n. 27539/2019 la Cassazione ha stabilito che il feto, anche se ancora nell’utero durante il travaglio deve essere considerato una persona. L’ostetrica negligente che ha provocato la morte di un bambino risponderà di omicidio colposo e non aborto colposo.

È rimbalzato su tutte le pagine dei quotidiani il caso dell’ostetrica che è stata condannata per omicidio colposo a un anno e nove mesi di reclusione – con pena sospesa – per non aver adeguatamente monitorato il battito cardiaco di un feto mentre la madre era in travaglio e le era stata somministrata l’ossitocina per aumentare le contrazioni. Il processo, finito in Cassazione, ha permesso ai Giudici di legittimità, di prendere una netta posizione su un tema da anni dibattuto.

La Corte di Cassazione nella motivazione della sentenza ha preso una posizione storica, affermando senza dubbio alcuno che durante il travaglio il feto è persona. Rigettando la richiesta della difesa di qualificare il fatto come aborto colposo, anziché come omicidio colposo, i Giudici hanno ribadito che «il reato di omicidio e di infanticidio-feticidio tutelano lo stesso bene giuridico, e cioè la vita dell’uomo nella sua interezza. Ciò si desume anche dalla terminologia adoperata dall’art. 578 cod. pen. – “cagiona la morte” – identica a quella adottata per il reato di omicidio, in quanto evidentemente “si può cagionare la morte soltanto di un essere vivo”. Il legislatore, quindi, ha sostanzialmente riconosciuto anche al feto la qualità di uomo vero è proprio, giacché “la morte è l’opposto della vita”. I due reati, quindi, vigilano sul bene della vita umana fin dal suo momento iniziale e il dies a quo, da cui decorre la tutela predisposta dall’uno e dall’altro illecito è il medesimo». Con la locuzione «durante il parto» – ricorda la Cassazione – l’art. 578 cod. pen. specifica cosa sia da comprendere nel concetto di «uomo» quale soggetto passivo del reato di cui all’art. 575 cod. pen., in cui «deve essere incluso anche il «feto nascente».

Secondo i Giudici va osservato che tale disciplina appare «priva di profili di incostituzionalità, innestandosi in un quadro normativo e giurisprudenziale italiano ed internazionale di totale ampliamento della tutela della persona e della nozione di soggetto meritevole di tutela, che dal nascituro e al concepito si è poi estesa fino all’embrione».

Infatti, proprio nella sentenza 27/1975, la Corte Costituzionale – non senza equivoche conclusioni che aprirono di fatto la strada all’aborto in Italia – aveva riconosciuto l’embrione come titolare dei diritti umani inviolabili previsti, riconosciuti e garantiti dall’art. 2 della Costituzione. Ne aveva però escluso la personalità.

Da ultimo, invece, si sono registrati passi in avanti verso il riconoscimento del concepito come essere umano, con la Sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, nel caso Parrillo contro Italia, nonché dalla Corte Costituzionale nelle Sentenze n. 229/2015 e 84/2016. In tutti i casi viene sancito il principio secondo il quale «gli embrioni non sono cose». Infatti, se l’embrione non è una cosa o un oggetto, allora è un soggetto (v. art. L.40/2004). Quello che nel 1975 è stato messo in dubbio è stato riaffermato dopo un travagliato approdo interpretativo, in quanto non possono esistere nel nostro ordinamento individui appartenenti alla specie umana che non sono riconosciuti come persone.

L’inquietudine giuridica secondo cui si è sempre evitato di affermare chiaramente questa verità sembra oggi essersi sopita con la sentenza della Cassazione 27539/2019 che con estrema lucidità riconosce la personalità del feto. Se il feto dunque è persona allora lo è il concepito in quanto tale, senza distinzioni durante il suo sviluppo coordinato, continuato, graduale e finalisticamente orientato. Diversamente opinando, ci troveremmo davanti ad una violazione del principio di solidarietà e uguaglianza (artt. 2 e 3 Cost.), in quanto sarebbero proprio le “condizioni personali” ad escludere la parità di trattamento e il riconoscimento dei diritti umani, primo fra tutti il diritto alla vita.

Massimo Magliocchetti


Articolo pubblicato su Si alla Vita Luglio/Agosto 2019, nella Rubrica “Bioeticamente”

Legge adotta concepito: tre motivi per sostenerla

Da Marzo è iniziata alla Camera la discussione della proposta di legge sull’adozione del concepito come alternativa all’aborto. Ecco tre motivi per sostenerla.

Da marzo è iniziata alla Camera la discussione della proposta di legge sull’adozione del concepito come alternativa all’aborto. L’articolato è ora al vaglio della Commissione Giustizia e Affari Sociali. La proposta di legge che ha come primo firmatario l’On. Stefani ha un nobile obiettivo: offrire una concreta alternativa all’aborto per la donna incinta che decide di non tenere il bambino. Una misura che si affianca alla già presente possibilità di partorire in anonimato. In sintesi: per chi vuole abortire non cambierebbe nulla, mentre si introdurrebbe una nuova possibilità di scelta rispettosa della dignità del concepito. Ci sono almeno tre motivi per sostenere questa interessante proposta di legge.

Il primo riguarda l’affermazione della soggettività del concepito. Già la L. 194/78 in materia di aborto, all’art. 1, fissa il principio secondo cui lo Stato tutela la vita umana dal suo inizio, nulla specificando circa il momento giuridico di partenza per la tutela del concepito. Con la proposta di legge in discussione si riempirebbe di senso una norma apparentemente vuota. Perché se è possibile adottare il concepito, allora a questi viene riconosciuta piena dignità anche sul piano giuridico non potendosi adottare una “cosa”, bensì un “soggetto di diritto”. In altre parole: diverrebbe possibile adottare «uno di noi», come afferma in modo efficace la campagna europea promossa dal Movimento per la Vita italiano già nel 2013, quando raccolse più di due milioni di firme nei Paesi Ue per la tutela giuridica dell’embrione umano.

Il secondo motivo attiene alla c.d. libertà di scelta. Il testo di legge propone alla donna che si trova a vivere la gravidanza una concreta alternativa all’aborto, prevedendo l’attuazione di un procedimento snello ed efficace, anche con l’opportunità di revocare fino all’ultimo momento la possibilità di dare in adozione in concepito. Molte donne ricorrono alla drammatica scelta di abortire quando sono lasciate sole e non vedono altra alternativa che quella di interrompere la vita che portano in grembo. L’esperienza quarantennale dei Centri di Aiuto alla Vita è la prova che di fronte all’accoglienza, all’accompagnamento e all’aiuto concreto le donne riscoprono la bellezza di essere già madri. E poiché è libero chi può scegliere tra più opportunità, l’idea di offrire alternative senza escluderne nessuna non può che essere accolta da tutti, anche da coloro che si dicono favorevoli all’aborto. La sfida è una sola: rendere le donne libere di poter scegliere la Vita.

Il terzo motivo riguarda la previsione di un ruolo attivo e propositivo degli enti intermedi che si interfacciano con la donna in questo complesso momento della sua vita. La proposta di legge Stefani propone che il consultorio, la struttura socio-sanitaria o il medico di fiducia ai quali la donna si rivolge informino obbligatoriamente e per iscritto la donna, nonché la persona eventualmente indicata come padre, della possibilità di ricorrere alle misure alternative all’interruzione volontaria della gravidanza. Una risposta ad una non corretta attuazione dell’art. 1 della legge n. 194 del 1978 che è in gran parte disatteso, come dimostra la scarsità delle iniziative pubbliche promosse per «evitare che l’aborto sia usato ai fini della limitazione delle nascite». Anche l’articolo 2 è pressoché lettera morta, in particolare laddove consente al volontariato di collaborare con i consultori, anche informando la donna sulle possibili alternative all’aborto. Tali attività sono spesso ostacolate, senza considerare che talvolta basta un piccolo aiuto economico o l’offerta di un lavoro per restituire a una donna in difficoltà la serenità necessaria per accogliere il suo bambino.


Massimo Magliocchetti

Articolo pubblicato su Si alla Vita Maggio/giugno 2019, nella ribrica “Bioeticamente”

Curiosità: Una proposta di legge analoga, ugualmente meritoria, è stata presentata nella XVII Legislatura dai Deputati Mauro Sberna e Gian Luigi Gigli.

Come le Sentinelle dei Fuochi di Amon Dîn, per la Vita nascente

Chi mi conosce è consapevole di quanto gli scritti di J.R.R. Tolkien abbiano segnato la mia formazione. Soprattutto quanto ispirano il mio volontariato a sostegno della vita nascente nel Movimento per la Vita. Quindi oggi, durante l’ultimo incontro del Corso di Formazione per Volontari dei Centri di Aiuto alla Vita non potevo non condividere con i presenti un passaggio de “Il Signore degli Anelli”.

Chi mi conosce è consapevole di quanto gli scritti di J.R.R. Tolkien abbiano segnato la mia formazione. Soprattutto quanto ispirano il mio volontariato a sostegno della vita nascente nel Movimento per la Vita. Quindi oggi, durante l’ultimo incontro del Corso di Formazione per Volontari dei Centri di Aiuto alla Vita non potevo non condividere con i presenti un passaggio de “Il Signore degli Anelli”.

Il Corso stava per terminare con la consegna degli attestati di partecipazione, un segno che tutti gli anni lasciamo ai corsisti per ricordare il percorso fatto insieme. Da lì a breve avremmo iniziato a sentire i desideri di ognuno in merito ad un eventuale inserimento nella grande famiglia del Movimento per la Vita del Lazio, in particolare nel Coordinamento dei Centri di Aiuto alla Vita (Cav) romani.

Tra le tante domande interessanti e appassionate dei futuri volontari, una più di tutte mi ha colpito: “Come porsi nel volontariato Cav?”. La risposta non poteva non contenere una citazione di Tolkien: “Come le Sentinelle dei Fuochi di Amon Dîn”.

Nell’opera di Tolkien, i fuochi di segnalazione di Gondor sono un sistema d’allarme di Arda costruito a difesa del reame di Gondor. Questi fuochi erano grandi postazioni permanenti, controllate giorno e notte da alcuni Uomini di Gondor, che stavano sempre in allerta, ed erano costruite su sette picchi sulla cima dei Monti Bianchi. Nella rappresentazione cinematografica dell’opera, nota al pubblico del grande schermo come “I fuochi di Amon Dîn”, si può notare come queste postazioni si trovano in luoghi remoti, ma tutte utili e pensate per uno scopo preciso.

Il Volontariato Cav non è un semplice volontariato. È una vocazione. È riconoscere nel concepito la sua dignità. È riconoscerlo Uno di noi. È accoglienza, solidarietà e tenerezza. Il Volontariato Cav è accogliere la mamma affinché trovi la forza di accogliere il proprio bambino. È far riscoprire alla donna di essere madre. È rendere veramente libera la mamma di scegliere la Vita.

Ed è per questo che il Volontario è come una Sentinella dei Fuochi di Amon Dîn. Paziente e pronto a rispondere alla richiesta d’aiuto. Pronto a cogliere il segnale, per trasformare la disperazione in Speranza.

Nell’opera de “Il Signore degli Anelli”, i Fuochi di Amon Dîn giocarono un ruolo fondamentale durante la Guerra dell’Anello. Ma poterono raggiungere il loro scopo grazie alla solerzia avuta dalle Sentinelle che, pazientemente, aspettavano il segnale. Vennero infatti accesi al momento del bisogno, quando Minas Tirith venne cinta d’assedio. Grazie a questo strumento di segnalazione i Cavalieri di Rohan vennero avvertiti e andarono in aiuto di Gondor, passarono accanto ai sette fuochi. Minas Tirth non venne lasciata sola.

Così il Volontario Cav deve farsi strumento, affinché la mamma possa riconoscere il Valore della Vita che porta in grembo. Agire nella richiesta d’aiuto, accendendo un fuoco di speranza, capace di scaldare quella solitudine del cuore che affrange donne e famiglie davanti a una gravidanza difficile o indesiderata. Parafrasando il saggio Gandalf: “Che la Speranza divampi!”.

Massimo Magliocchetti

SOS Vita: sostegno e solidarietà da oltre 25 anni

Da oltre 25 anni i volontari dell’emergenza di “SOS Vita” offrono ascolto h24 alle mamme e le famiglie con gravidanze difficili o indesiderate. Il compito fondamentale del servizio è soprattutto quello di offrire sostegno e solidarietà attraverso la rete degli oltre 300 Centri di Aiuto Alla Vita (Cav) distribuiti sul territorio nazionale alle sempre più numerose e diversificate richieste di aiuto.

La rete di Sos Vita si compone di tre servizi essenziali. Il primo consiste nel numero verde 800.813.000, attivo h24, il cui compito fondamentale è quello di fare da ponte tra le richieste di aiuto e i Centri di Aiuto alla Vita più vicini. Grazie al quotidiano servizio di volontari formati per far fronte alle più disparate domande è possibile sostenere concretamente storie di disperazione e sofferenza, al fine di dare speranza e conforto a chi si sente disorientato. Alla base di tutto c’è la consapevolezza che la vita nascente è preziosa e i problemi delle mamme e delle famiglie si possono condividere e vincere insieme.

Il secondo servizio di Sos Vita è quello della mail help@sosvita.it, strumento di allerta della squadra poiché riceve le informazioni dei tentativi di ingresso in chat quando, per diverse ragioni, la chat non è operativa. Il primo operatore disponibile quindi entra in chat e si mette a servizio. La mail è utilizzata anche come strumento di contatto per richieste di aiuto come nel caso di Valeria, nome di fantasia, che inizia la sua corrispondenza preoccupata della salute del suo bambino poiché ha fatto gran uso di alcolici alle feste con amici, quando ancora non sapeva della sua gravidanza ed è spaventata al punto di non sapere cosa fare. Poi tranquillizzata da un medico nostro collaboratore, all’ennesima richiesta scrive: «ho già utilizzato il vostro servizio più volte in quanto mi ha dato tanto sollievo in momenti di ansia e preoccupazione». Oppure Franca, nome di fantasia, che racconta ad una delle volontarie: «Ho da poco subito un Ivg. E questa cosa mi ha fatto star male, in tutti i sensi. Vorrei poter parlare con qualcuno. E vorrei sentire e poi vedere un ginecologo che non abbia tanti pregiudizi su quello che ho fatto e mi possa aiutare ad affrontare tutti i dubbi e i problemi fisici che sto avendo in modo sereno. Purtroppo non vivo bene questa situazione, anzi passo molte notti letteralmente in bianco».

Da alcuni anni, infine, è attiva una chat, ON-life (in http://www.sosvita.it). «Serve per far fronte alle esigenze delle nuove generazioni», spiega Marialuisa Ranallo, responsabile operativa di SOS Vita. Un altro servizio preziosissimo per la rete dei Cav. «In tutte le storie che viviamo nella Chat – spiega Rita, operatrice SOS Vita – notiamo un denominatore comune: la solitudine e il bisogno di essere ascoltate». «Mi stupisce ogni volta notare come si instauri immediatamente una certa confidenza e quanto le ragazze confidino paure, dubbi, sentimenti tanto intimi», racconta Rita, precisando che ogni «Sì alla Vita» di queste donne offre a loro e al bambino l’inizio di tante novità positive.

Massimo Magliocchetti


Pubblicato in Si alla Vita, Gennaio 2019. 

Aborto: aspetti biogiuridici e normativi

Da poche ore è stato pubblicato il “Trattato sulla Famiglia. Tra natura, diritto e nuove istanze” (Key Editore, 2018), realizzato con i contributi dei docenti formatori della Scuola di Alta Formazione e Studi Specializzati per Professionisti.

Da poche ore è stato pubblicato il “Trattato sulla Famiglia. Tra natura, diritto e nuove istanze” (Key Editore, 2018), realizzato con i contributi dei docenti formatori della Scuola di Alta Formazione e Studi Specializzati per Professionisti.

Sono felice e onorato di aver contribuito anche io con un capitolo dal titolo “Aborto: aspetti biogiuridici e normativi” (pp. 573-614).

Il libro si può ordinare a questo link.

Dall’Introduzione del mio saggio: 

All’interno del Corso di Alta Formazione in “Bioetica: aspetti filosofici, etici, fisiologici, giuridici e politici”[1],organizzato dalla Scuola di Alta Formazione e Studi Specializzati per Professionisti, il tema biogiuridico dell’aborto e della relativa normativa ha assunto una posizione di grande importanza, tenuto conto del contesto storico-culturale in cui si colloca. Infatti, l’anno in cui si è svolta la prima edizione del corso coincide con il quarantesimo anniversario dalla promulgazione della legge del 22 maggio 1978, n. 194, recante “Norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza”.

Le pagine che seguono, senza avere la pretesa di esaurire un tema così vasto e interdisciplinare, intendono offrire al lettore una analisi critica relativamente tre temi collegati alla L. 194 del 1978, oggi tornati attuali.

I primi due, di carattere generale,sono la questione sul diritto alla vita del concepito e l’interrogativo se esista o meno un diritto all’aborto. Il terzo aspetto oggetto della trattazione attiene ai problemi applicativi della legge in esame con un particolare riferimento all’aborto nel primo trimestre di gravidanza e l’aborto c.d.terapeutico oltre il novantesimo giorno.

Nelle more della trattazione saranno inseriti riferimenti circa il prezioso servizio culturale reso in questi quarant’anni dal Movimento per la Vita italiano (MPV) e dai Centri di Aiuto alla Vita (CAV). In relazione ai temi giuridici in esame il MPV e i CAV, sin dal 1975 hanno contribuito ad alimentare una coscienza critica capace di coniugare l’aspetto scientifico a quello esperienziale di concreta assistenza alla donna e al nascituro, al fine di scegliere la Vita.

Il presente elaborato, però, presenta il limite di non esaurire tutta la tematica dell’aborto che avrebbe, invece, bisogno di una più ampia trattazione.

Tuttavia la scelta è strumentale alle esigenze didattiche perseguite con la speranza di poter dare al lettore gli strumenti di base per districarsi in questo delicato ma appassionante tema.

Dunque, senza tralasciare l’evoluzione dottrinale circa l’istituto giuridico dell’interruzione volontaria di gravidanza, il quadro costituzionale e normativo di riferimento, nonché le decisioni della Corte Costituzionale che si sono susseguite nel tempo, si proverà anche ad abbozzare una riflessione bioetica e biogiuridica su un tema che tutt’ora divide gli studiosi e l’opinione pubblica. A tal fine, proprio in virtù della qualificazione interdisciplinare che caratterizza la bioetica,verranno poste a fondamento di alcune argomentazioni anche prove che, in primo momento, esulano dalla scienza giuridica. Ciò in virtù del fatto che quando ci interroghiamo sulle discipline giuridiche che intervengono così fortemente sull’uomo e i suoi diritti, non possiamo non prendere in considerazione le altre scienze che con l’uomo hanno a che fare. Tanto più oggi che ci troviamo a valutare, dopo quarant’anni, una legge che già nei lavori preparatori aveva registrato lacune, contraddizioni e prese di posizioni ideologiche che non hanno saputo tener conto della realtà dei progressi scientifici del tempo.Questo valore aggiunto che si è solidificato e innovato nel tempo diviene un utile strumento al servizio di un vaglio critico delle norme contenute nella L.194/78, come del resto viene richiesto agli interpreti e agli operatori del diritto, con l’intento di evidenziare i contenuti problematici e le relative implicazioni bioetiche, a partire dalla Sent. 27 del 1975, ossia la controversa decisione della Consulta che ha posto le basi teoriche per la L. 194 del 1978[2],che di lì a poco sarebbe stata promulgata in un clima politico e culturale rovente[3].A scanso di equivoci, è bene sottolineare fin da subito che il giudizio sulla L. 194/78 non può che essere estremamente negativo. In linea con quanto espresso al suo tempo La Pira, la L. 194/78 ritengo sia una legge “integralmente iniqua” e intrinsecamente ingiusta[4].

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[1]Le pagine seguenti sono una sintesi delle lezioni tenute dall’Autore nel Corsodi Alta Formazione summenzionato, circa gli aspetti giuridici e normatividell’aborto e della sua disciplina contenuta nella L. 194 del 1978.
[2]Repubblica Italiana, L. 22 maggio 1978, n. 194: Norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza, in Gazz. Uff., 22 maggio 1978, n. 140.D’ora in poi abbreviata in: L. 194.
[3]Per una completa ricostruzione storica di quegli anni: E. Bonicelli, Gli annidi erode. Il caso aborto in Italia (1973-1981), in Suppl. Il Sabato, n. 12, 21 marzo 1981; P. G. Liverani, Aborto anno uno, Ares, Milano, 1979.
[4]Per una raffinata ricostruzione sugli inganni della L. 194/78 si veda C. Casini, I tre inganni della legge sull’aborto, in fase di pubblicazione in Studi Cattolici, ed. marzo 2018. Si ringrazia l’On. Carlo Casini, Fondatore e Presidente Onorario del Movimento per la Vita italiano per avermi permesso di consultare il lavoro prima della sua pubblicazione.


Citazione bibliografica: 

M. Magliocchetti, Aborto:aspetti biogiuridici e normativi, in D. Leone – L. P. Martina (a cura di), Trattato sulla famiglia. Tra natura, diritto e nuove istanze, Key Editore, 2018, pp. 573 – 614.

40° Giornata Vita: mobilitare le coscienze per promuovere la vita

Il 4 febbraio in tutta Italia il Popolo della Vita ha festeggiato la 40° Giornata per la Vita. Quest’anno l’importante anniversario ha avuto come titolo «Il Vangelo della vita, gioia per il mondo». Tanti i temi che sono stati messi al centro della giornata che si è articolata su due binari paralleli: riflessione e testimonianza.

Il 4 febbraio in tutta Italia il Popolo della Vita ha festeggiato la 40° Giornata per la Vita. Quest’anno l’importante anniversario ha avuto come titolo «Il Vangelo della vita, gioia per il mondo». Tanti i temi che sono stati messi al centro della giornata che si è articolata su due binari paralleli: riflessione e testimonianza. Continua a leggere “40° Giornata Vita: mobilitare le coscienze per promuovere la vita”

Comunicare un nuovo umanesimo con la pedagogia del dubbio

Rifondare la bioetica per comunicare un nuovo umanesimo. Una proposta: la pedagogia del dubbio.

Rifondare la bioetica per comunicare un nuovo umanesimo.
L’esperienza della rivista “Sì alla Vita”

Premessa. – I mass media parlano di bioetica, dunque i bioeticisti devono interrogarsi sul rapporto tra la loro disciplina e i mass media[1]. Quello della ricerca bioetica e dell’informazione sono diventati due mondi necessariamente complementari, perché se da una parte i mass media non possono ignorare le tematiche bioetiche di forte impatto sociale come, ad esempio, l’aborto e l’eutanasia, al tempo stesso essendo uscite dalla nicchia degli accademici per il loro diretto interesse sull’uomo devono essere correttamente portate a conoscenza di tutti mediante gli strumenti della comunicazione[2]. Dal punto di vista logico sarebbe scorretto interrogarsi su come comunicare la bioetica senza indagare quali debbano essere i pilastri su cui si fonda la bioetica. Tra i tanti contributi offerti dalla dottrina è da considerare positiva, a parer di chi scrive, l’impostazione secondo cui la bioetica deve basarsi e rifondarsi su due elementi essenziali che, in definitiva, sono facce della stessa medaglia: la ragione e l’esperienza del reale[3].

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